La Tunisia tenta di preservare il suo ‘Islam tollerante’

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Pubblichiamo, nella traduzione curata dal “Chiosco” di Arabnews, questo articolo di Mourad Sellami ( su Le Temps del 13 05 08 )

L’Islam tunisino tradizionalmente tollerante, che ha sempre favorito la pacifica convivenza tra le diverse comunità religiose, è oggi minacciato dall’ascesa del fenomeno fondamentalista. Tuttavia, l’adozione di norme coercitive che limitano le libertà personali è controproducente, rischiando di alimentare questo fenomeno invece di combatterlo.
In Tunisia, le sinagoghe e le chiese cristiane convivono con le moschee. Le minoranze ebraiche e cristiane praticano liberamente il proprio culto religioso. Questo contesto di tolleranza è assicurato dalla costituzione, che garantisce l’inviolabilità della persona umana, assicura la libertà di coscienza e protegge il libero esercizio del culto. Un Islam di tolleranza e apertura, che è stato messo in pericolo, negli ultimi anni, dall’ascesa dell’islamismo radicale nel mondo arabo-musulmano.

Decine di giovani tunisini hanno raggiunto le zone di combattimento in Afghanistan, in Cecenia o in Bosnia, ed oggi in Iraq. All’interno del paese, i « kamis » (abito lungo indossato dagli uomini in Afghanistan ed in Pakistan) hanno fatto, da qualche anno, la loro timida apparizione per le strade delle città tunisine, in segno di approvazione di queste idee estremiste. Le donne, hanno iniziato a preferire il velo islamico al tradizionale « safsari » tunisino (ampio drappo di stoffa bianca che copre la testa e gli abiti).

Questo cambiamento preoccupa molti tunisini poiché va a toccare quelle che sono le basi della loro società, fondata sulla diversità religiosa e su una legislazione (quasi) laica. Questi due principi vengono oggi attaccati dai musulmani radicali, che li considerano incompatibili con l’Islam.

In quale altro luogo, nel mondo arabo, si può ancora oggi trovare una comunità ebraica di quasi 6.000 persone? In Tunisia, essa risiede in parte sull’isola di Djerba. Analogamente, troviamo una comunità cristiana che supera le 20.000 persone, tra cattolici, protestanti e greci ortodossi. Queste comunità condividono tutte un mutuo rispetto della cultura e dei riti di ciascuno, a tal punto che i tunisini musulmani assistono alle feste cristiane ed ebraiche, soprattutto in occasione del Natale e del pellegrinaggio ebraico alla Gheriba (Djerba).

Questo approccio tollerante e liberale riguarda anche la condizione della donna.
Il primo presidente della Tunisia, Habib Bourghiba, promulgò nel 1956 il Codice sullo statuto personale (CSP), l’unica legislazione che istituisce la monogamia nel mondo arabo-musulmano.
Il CSP è stato ulteriormente rafforzato dall’attuale presidente Ben Ali. Inoltre, la Tunisia, è uno dei rari paesi al mondo dove non esiste il matrimonio religioso. Solo un’autorità civile può proclamare il matrimonio anche se, a volte, esso si svolge nelle moschee.

I tunisini non sono disposti a perdere questi diritti sotto la pressione di un islamismo radicale che si serve dei programmi televisivi satellitari per condannare la libertà di culto e la presenza dei turisti non musulmani in Tunisia, e che invoca l’abrogazione delle leggi laiche del paese. La società civile difende la modernità sociale e la tolleranza. Le università hanno organizzato conferenze sulla coesistenza religiosa ed il rispetto delle differenze culturali; dozzine di petizioni sono state messe in circolazione per ribadire l’attaccamento alle conquiste sociali delle donne tunisine, e per rafforzarle ulteriormente.

Il governo ha adottato misure di sicurezza molto severe. Ha messo a tacere tutte le attività e le riviste che rischiano di essere infiltrate dagli integralisti, ha vietato alcune manifestazioni religiose, come i circoli in cui vengono spiegati l’Islam e le parole del profeta Muhammad. L’utilizzo delle moschee è stato limitato alle cinque preghiere quotidiane. Agli imam sospettati di appartenere a circoli integralisti è stato vietato di pronunciare le prediche del venerdì (il venerdì, la preghiera di metà giornata è preceduta da due prediche dell’imam che comportano raccomandazioni sulla vita quotidiana). E’ stato anche introdotto il divieto, per le donne, di indossare il velo all’interno delle scuole, delle università e degli uffici governativi.

Secondo numerosi esperti di diritti umani, queste misure coercitive assumono una forma arbitraria e vanno contro la libertà individuale e di culto. Inoltre, è proprio dando agli estremisti il ruolo di vittime che si rafforza l’attrattiva dell’estremismo agli occhi di quei giovani in cerca di un’identità o di una forma di opposizione, contrastando solo in maniera apparente l’ascesa del fenomeno.

Per sradicare le ramificazioni dell’integralismo in seno alla società, è necessaria una lotta di fondo, basata sulla tolleranza religiosa. Bisognerebbe sfruttare la moderazione dell’Islam malikita (la scuola teologico-giuridica più diffusa in Nordafrica (N.d.T.) ) e far leva sulla cultura popolare tollerante affinché si affermi la coesistenza pacifica di tutti gli strati sociali, ed il rispetto dell’altro nella diversità. La Tunisia è sempre stata un crocevia di civiltà; questa ricchezza culturale dovrebbe contribuire a favorire la coesistenza pacifica di tutte le culture e le religioni, nel rispetto reciproco.

Solamente una politica di questo genere permetterà di scoraggiare gli eventuali sentimenti di simpatia che potrebbero suscitare gli estremisti, i quali vogliono seminare la discordia nella società definendo miscredenti coloro che non li seguono. Un atteggiamento troppo duro nei loro confronti rischierebbe di far apparire questi estremisti come vittime dell’intolleranza, punite per le loro convinzioni religiose.

La lotta per la tolleranza, in Tunisia, è oggi più sfumata di quella condotta per la liberazione della donna. Ma, oggi come allora, è di vitale importanza vincere questa battaglia con la forza degli argomenti.

Mourad Sellami è un giornalista tunisino; scrive sul quotidiano in lingua francese « Le Temps »
Titolo originale: La Tunisie tente de préserver son islam tolérant

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Un pensiero riguardo “La Tunisia tenta di preservare il suo ‘Islam tollerante’

    virginio fogliazza ha detto:
    22 giugno 2008 alle 8:31 am

    Condivido !
    Questa situazione sta diffondendosi.
    Ricordo l’ultima volta che ho visitato Tunisi e mi recai alla Moschea, nel cuore del vecchio mercato.
    Fui cacciato come un ladro.
    Tentai allora di dire al custore che nella mia casa a Lodi, in Italia,ospitavo diversi giovani tunisini senza tetto e lavoro e a loro era stato riservata una stanza per la preghiera.
    Mi rispose ” Allah l ti guarderà con occhi misericordiosi ! , ma qui non puoi entrare .
    Rimasi un pò male . Ma così vanno le cose ..a questo mondo !

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