In attesa dell’edizione italiana dei “Colloqui notturni a Gerusalemme”

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M’è capitato, in questi giorni, di legger l’articolo, segnalatomi da un caro amico al quale avevo chiesto informazioni sulla edizione italiana del libro scritto dal Cardinale Martini uscito in lingua tedesca,  riportato su Internet, scritto dal sig.  Antonio Socci, su “Libero”,  giornale che non conosco, perché non m’interessa, e di cui non ho acquistato mai neanche una copia. Cosa della quale, dopo aver letto l’articolo del sig. Socci, credo che per i prossimi sessant’anni della mia vita non proverò il benché minimo rimpianto.

Il sig. Socci lancia, attraverso il suo articolo, un attacco personale a dir poco violentissimo contro S.E. il Cardinale Carlo Maria Martini, Arcivescovo Emerito di Milano, al quale si riferisce sprezzantemente, evitando persino di citarne per intero nome e cognome, come all’ “ex arcivescovo di Milano“, lasciando malignamente intendere, a chi lo voglia, che abbia -per qualche oscura ragione- perso il titolo: cosa, questa, del tutto falsa.

Conoscendo il quotidiano solo attraverso qualche dichiarazione in tv del suo direttore sig. Feltri (e tanto mi basta per non sentirmi in difetto per il fatto di non aver mai letto il suo giornale) e non avendo la benché minima idea di chi fosse l’autore dell’articolo, ho pensato che dovesse trattarsi d’uno dei soliti anticlericali a libro paga d’uno dei tanti (forse troppi) giornali che, lautamente sovvenzionati dalle entrate del pubblico erario, dispensano biada “ad abundantiam” destinata a quelli che evidentemente, almeno nell’immaginario di certi pingui valvassini del Gran Neufeudalesimo Peninsulare,  sono soltanto asini. Lettori, insomma, “ignoranti e ciuchi”, come s’usava un tempo dir dalle mie parti, dove suonava “il bel si”, quando si voleva indicare dei soggetti ai quali si pensa (o si crede) di poter dare a bere qualsiasi sciocchezza senza che essi abbiano minimamente ad accorgersene.
Ma se l’ignoranza asinina di questi lettori è, grazie a Dio,  più immaginaria che reale, reali e sonanti sono invece i quattrini che lo Stato dispensa agli editori di questa carta stampata che (fortuna nella disgrazia) passa quasi sempre, e per buona parte, dalle rotative della tipografia direttamente al macero.

Il sig. Antonio Socci
Il sig. Antonio Socci

L’inizio dell’articolo,datato 21 Maggio 2008, è tutto un programma. Cito testualmente:
“Ormai ogni sortita dell’ex arcivescovo di Milano è sempre più desolante. Come una deriva solitaria, sempre più triste e incomprensibile… In questa esternazione, di cui parlo qua sotto, ce ne sono di cose incredibili (per esempio quanto dice sul Corano: ne ha scritto Camillo Langone sul Foglio del 21 maggio), ma io ho dovuto concentrarmi su ciò che dice a proposito di Lutero e della Chiesa….
E qui il vivacissimo scrivano a un tanto al mese ci da subito un assaggio del suo rigoroso stile di giornalista: non potendo soffermarsi troppo sulle “cose incredibili” dette sul Corano dal Card. Martini, rimanda il lettore a quanto il sig. Camillo Langone ha scritto in proposito, sempre il 21 Maggio, sul Foglio di Ferrara, altro giornale sul quale, per non ripetermi, evito di far commenti.
A questo punto, dato il mio, ancorché modesto e assolutamente non specialistico, interesse per la cultura islamica (dovuta più che altro al fatto che vivo, ininterrottamente da quindici anni ormai, nella capitale d’un paese arabo mussulmano e appartengo a una diocesi governata da un Vecovo di origine Giordana, Mons. Maroun Lahham, che amo e che stimo il quale si definisce “Vescovo cattolico di cultura araba mussulmana“) mi son sentito un po’ a disagio, visto che del sig. Camillo Langone, citato evidentemente come auctoritas in materia, non ho mai sentito parlare.

Sentendomi come un don Abbondio alle prese con Carneade, cosa che a dire il vero mi garba poco, son corso subito ai ripari e, grazie ad Internet, ho avuto l’insperata fortuna di scoprire che il sig. Langone ha un proprio sito personale.

Il sig. Camillo Langone
Il sig. Camillo Langone

Ho aperto, dunque, il “link” che Google mi ha prontamente servito, ma non ho trovato nulla che attesti la competenza specifica in Islamistica del sig. Langone e sono rimasto un po’ perplesso. Ho cercato, come si dice, “navigando” nel sito, di comprendere in quale disciplina si distingue per competenza il sig. Langone. Scopro che è autore di libri e mi dico: finalmente ci siamo! Cerco inutilmente qualcosa che riguardi l’Islam o il Corano. Niente. In compenso scopro che ha scritto un libro dal titolo, come dire?, un po’ “particolare”:
“Scambio coppie con uso di cucina”

cui fa seguito il commento, davvero illuminante, che trascrivo di seguito:

“Forse un tentativo di pornografia cattolica, forse un romanzo-documento capace di fotografare una realtà oscena con il filtro dell’ironia e della malinconia, forse soltanto “purissima pornografia” come ha scritto Paolo Poli, “Scambio coppie con uso di cucina” è considerato un piccolo classico della letteratura erotica italiana.”

Resto alquanto perplesso e comincio seriamente a dubitare di avere equivocato: penso lì per lì a un banale caso di omonimia, ma quel riferimento al cattolicesimo, sia pure in un contesto che mi par quanto meno inappropriato, mi fa pensare, o piuttosto, temere d’aver còlto nel segno.

Trovo, infine, la presentazione di sé stesso, che mi toglie ogni dubbio:
Camillo Langone, divorato dallo zelo per la casa di Dio, ha inaugurato in Italia la figura del critico liturgico. La sua Guida delle Messe, che appare ogni mese sul “Foglio” grazie alla sensibilità di Giuliano Ferrara, recensisce la componente umana della divina liturgia: il sacramento è sempre valido (Cristo è presente nell’ostia anche in caso di prete indegno o di canti strazianti) ma il suo potenziale di conversione ben di rado è sfruttato appieno.
Come ha scritto Joseph Ratzinger: “Sono convinto che la crisi ecclesiale in cui oggi ci troviamo dipende in gran parte dal crollo della liturgia”. La Guida delle Messe vuole stimolare sacerdoti e comunità a rialzare la liturgia, affiancando il Papa nella sua azione. L’obiettivo è la celebrazione di messe più belle per avere preghiere più fervide, chiese più affollate e una società più cristiana. Niente di meno.
Per segnalare messe particolarmente significative (sia in senso positivo che negativo) scrivere a …”
(segue indirizzo email che non riporto; potete comunque verificare il tutto da qui).

In vita mia ne ho sentite e me ne son passate davanti agli occhi di tutti i colori, ma questa mi mancava davvero: un ‘Critico Liturgico’ per giunta pornografo di professione! Il fatto che non ci sia stata, almen che si sappia, censura ecclesiastica alcuna mi fa pensare a come sia davvero sorprendente questa straordinaria modernità che si respira in certi ambienti ecclesistici chic dai quali i salotti dei cosiddetti ‘talk-show’ televisivi attingono volentieri per assicurarsi la presenza di un ecclesiastico ‘à la page’. Intendiamoci: salotti perbene, condotti da ossequiosi videocefali ai quali (chissà come e a che prezzo) giungono telefonate in diretta di pontefici e primi ministri, e dove sfilano abrronzati ed elegantissimi monsignori dal fisico atletico che indossano clergyman, presumibilmente griffati, dalle cui maniche si vedono far capolino luccicanti gemelli (forse d’oro, e dico ‘forse’ perché si sa, non è tutto oro quel che luccica),  ispirati, evidentemente, più alla cultura dell’ “esse est percipi”, di Berkleyana memoria che a quella del severo monito evangelico di nostro Signore contenuto nelle famosissime “sette maledizioni agli scribi e ai farisei” delle quali tutti ricordano quella contro i cosiddetti “seplocri imbiancati” (Mt. 23, 13:32).

Il sig. Giuliano Ferrara
Il sig. Giuliano Ferrara

Ma l’iniziale stupore per questa incredibile trovata, che se fosse solo una barzelletta farebbe anche ridere, si trasforma in sbigottimento quando leggo che il sig. Langone cita, a sostegno della sua bizzarra invenzione, nientemeno che Joseph Ratzinger. A questo punto vorrei tranquillizzare chi mi legge facendo notare che il sig. Langone nel citare quella frase estrapolata dal contesto (J. Ratzinger La mia vita: ricordi, 1927-1977,  Cinisello Balsamo: San Paolo, 1997, 110-113.) compie un’operazione totalmente abusiva, ed è da attribuirsi alla sola responsabilità del sig. Langone medesimo il fatto che quell’espressione assuma, monca delle conclusioni a cui giunge, un senso molto prossimo al ridicolo.

Questo non è giusto né nei confronti dell’allora Cardinale Joseph Ratzinger né, tanto meno, in quelli di Sua Santità Benedetto XVI. Ma non è giusto neppure nei confronti di chi legge. Riporto, dunque, per amor di verità e di chiarezza, il contesto completo:

Sono convinto che la crisi ecclesiale in cui oggi ci troviamo dipende in gran parte dal crollo della liturgia, che talvolta viene addirittura concepita “etsi Deus non daretur”: come se in essa non importasse più se Dio c’è e se ci parla e ci ascolta. Ma se nella liturgia non appare più la comunione della fede, l’unità universale della Chiesa e della sua storia, il mistero del Cristo vivente, dov’è che la Chiesa appare ancora nella sua sostanza spirituale?
Allora la comunità celebra solo se stessa, senza che ne valga la pena. E, dato che la comunità in se stessa non ha sussistenza, ma, in quanto unità, ha origine per la fede dal Signore stesso, diventa inevitabile in queste condizioni che si arrivi alla dissoluzione in partiti di ogni genere, alla contrapposizione partitica in una Chiesa che lacera se stessa. Per questo abbiamo bisogno di un nuovo movimento liturgico, che richiami in vita la vera eredità del concilio Vaticano II.” (Potete leggere il seguito qui).

Mi par che da questo discorso tutto si possa concludere tranne che giustificare il fatto di essersi inventata la professione di “critico liturgico” per contribuire a risolvere i problemi di quella “crisi ecclesiale” di cui parla l’allora Cardinale Ratzinger nel suo libro.

Credo che se Papa Ratzinger venisse messo a conoscenza (e forse sarebbe il caso che qualcuno se ne facesse promotore, visto che questa roba va sui giornali e su internet) che, per tutta conclusione del suo ragionamento teologico sulla Santa Liturgia, e in risposta all’appello finale per “un nuovo movimento liturgico, che richiami in vita la vera eredità del concilio Vaticano II“, è stata lanciata dal Sig. Langone  (che forse per il fatto d’esser scrittore di libri del genere “Scambio coppie con uso di cucina” si sente collega dello scrittore Joseph Ratzinger) l’idea d’istituire un “Critico Liturgico” autore d’una “Guida alle Messe”, non esulterebbe gridando “Alleluja”.

L’uso disinvolto di una frase avulsa dal contesto è una delle tattiche più abusate da certi malandrini per cercar di tirare l’acqua al proprio mulino. Anche se posso ben immaginare, e altresì non difficilmente comprendere, le ragioni del sig. Langone il quale ha, evidentemente, tutto l’interesse a sostenere la fondatezza teologica di questa sua nuova “professione”, non posso fare a meno di osservare che a tutto c’è un limite, e che non è tollerabile far cadere nel ridicolo, come ha fatto lui, né un cardinale teologo che esprime un concetto complesso e profondo, né un povero parroco di periferia che ogni domenica s’ingegna come meglio può di celebrare la Santa Messa, magari in uno scantinato o in un garage dove, a costo di crepar dal freddo d’inverno e dal caldo l’estate, non si rinuncia a vivere il Mistero Eucaristico. Non è giusto. Vorrei invitare il sig. Langone, e proprio in nome di quello zelo che, come egli stesso tiene a sottolineare nella sua presentazione, tanto lo divora, ad aver maggior rispetto per la Casa di Dio. Sia essa maestosamente eretta su disegno d’un architetto del Rinascimento, sia essa l’umile grotta di Betlemme dove a nessun “critico liturgico” , può starne certo il sig. Langone, nostro Signore avrebbe perdonato la stupidaggine di giudicare indegna la presenza d’un somaro e d’una vacca a far compagnia, come vuole la tradizione, a Lui appena nato, alla Madonna e a San Giuseppe. Forse non era proprio una vacca, ma che si trattase esattamente d’un bue, almeno in questo caso, è tutto da dimostrare, mentre in altri (e mi par superfluo far degli esempi adesso) non ce n’è affatto bisogno.

Trascuro infine volutamente, per amor di decenza e per cristiana carità, di far commenti sulla ‘sensibilità di Giuliano Ferrara’ ; ciò che, invece, è più insopportabile, e su cui non posso, e non voglio, tacere, è quell’invito, non meno odioso che blasfemo, a “segnalare messe particolarmente significative (sia in senso positivo che negativo)”.

Questo è, davvero, troppo! Ma cosa fanno i Pastori della Chiesa? Dormono? Non si rendono forse conto che è -quanto meno- incomprensibile il non intervenire da parte loro in modo chiaro e netto per impedire che si faccia della Sacra Liturgia un prodotto da mercato con il ragionamento fasullo secondo il quale se ne può astrarre tranquillamente una parte (di fatto indissociabile dal “mysterium fidei” eucaristico) per farne polpette?. Quella parte essenziale, ‘entitativa’, che il sig. Langone si permette tranquillamente di dissociare dal “divino” definendola sfacciatamente “componente umana”, come se si trattasse d’una materia prima rimpiazzabile senza problemi per giungere a un prodotto finito ben confezionato e pronto da esporre sui banchi del mercato. No, sig. Langone, lei è del tutto fuori strada: quella che lei chiama “componente umana” della divina liturgia, altro non è, infatti, se non quella “humanitas” che riflette e ripropone, nella Celebrazione Eucaristica, vale a dire nella “Messa”, un vero e proprio “pilastro” del mistero stesso dell’Incarnazione.
Ma vogliamo scherzare su queste cose?
E tutto questo zibaldone pseudoteologico -il che, francamente è stomachevole- per giustificare un comportamento inaudito, assolutamente -questo si, eccome, e severamente!- degno d’una severa “critica”: vale il permettersi di trattare fedeli e celebrante, coro e magari anche l’organista, e i chierichetti come “componente umana” e, dunque, “criticabili” alla stregua di attori della filodrammatica del teatrino parrocchiale.

A coronamento e sublime perfezionamento della sua geniale intuizione teologica il sig. Langone ha avuto la folgorante idea di redigere una “Guida delle Messe” pubblicata su un giornale che fa capo a un personaggio la cui consolidata abitudine è quella di ripiegare sulla politica quando zoppica come giornalista e sul giornalismo quando vacilla come  politico, più celebre per la sua stazza e per la sua abilità nel prendere al volo ogni occasione, di quanto non lo sia per l’eleganza del suo stile o per la sua dimensione di statista. Avremo la gioia, quindi, a partire da questa illuminata intuizione del sig. Langone, collaboratore del Foglio, citato come autorità in campo coranico dal sig. Antonio Socci, giornalista di Libero, per bacchettar come si deve l’ “ex vescovo di Milano”,  di poter sfogliare una “Guida” indispensabile per orientarci, come si usa fare per ristoranti, trattorie, bettole e bistrot, anche per assistere ad una “messa a cinque stelle”,  la cui “componente umana” non esca massacrata dalla fantasiosa penna del Sig. Langone stesso, pornografo di professione e “Critico Liturgico” perché “arso dallo zelo per la casa di Dio“.
Magari a qualche buontempone, stuzzicato dalla autorevolissima “critica liturgica” del sig. Langone, salterà il ghiribizzo d’andare proprio a divertirsi in una delle chiese prese di mira dalla sua “Guida”, dove potrà assistere a una misera messuccia, per il gusto di verificarne di persona la mediocrità della ‘componente umana‘.

Se questa non è “irrisio sacramenti” chiedo a voi, amici che mi leggete, di spiegarmi allora cos’altro sia. L’approfondimento delle qualità personali e professionali del sig. Langone, citato come fonte autorevole per dimostrare la fondatezza delle critiche a S.E. il Card. Martini mi ha fatto cascar le braccia, e non ho avuto stomaco a sufficienza per procedere oltre nell’approfondimento sulle presunte eresie luterane del Cardinal Carlo Maria Martini, denunciate così severamente dal Sig. Antonio Socci. Soprattutto dopo che l’amico che me ne ha suggerito la lettura mi ha detto che si tratta di un giornalista di punta, cattolico militante e tenuto in gran considerazione da parte di autorevoli esponenti della moderna gerarchia cattolica.

Mi rifiuto di pensare che tutto questo corrisponda al progresso spirituale e culturale che ci si poteva aspettare dopo il Santo Concilio Vaticano Secondo, e sento crescere in me una tristezza infinita, e una malinconia profonda, e infine anche molto dolore e risentimento nel constatare che, delle parole di S. E. il Carinale Carlo Maria Martini, Arcivescovo Emerito di Milano, si è volutamente scelto di cogliere e sottolineare il senso peggiore che queste possono assumere, una volta riportate e stravolte a proprio comodo, trascurandone il significato più immediato, più fruibile dall’intelligenza semplice di chi sa ascoltare meditando e, soprattutto, da chi ha il buon gusto di porsi con il rispetto dovuto di fronte alla persona, all’uomo “che ha servito con passione, sincerità e lealtà la Chiesa-Popolo di Dio. Un uomo che continua a porsi domande anche nel crepuscolo della vita. Un uomo che non comunica certezze, non si adagia, come gli uomini di potere politico o religioso, ma che continua a porsi in un atteggiamento biblico, ricalcando le posizioni che furono di Giobbe (che tanto scandalizzavano chi era accorso a consolarlo), le posizioni di Giacobbe che lotta con l’angelo inviato da Dio.Riporto queste frasi dall’articolo che trovate ( con un po’ di pazienza) qui.

S.E. il Cardinale Carlo Maria Martini Arcivescovo Emerito di Milano

Un uomo, un pastore che non merita d’esser oggetto di tanto disprezzo da parte d’un barbuto giovinotto che, quando affronta certi argomenti, e soprattutto quando s’accosta a certe persone, potrebbe certamente meglio fare e meglio dire se si preoccupasse meno di compiacere a qualche potente (non escluso qualche elegante monsignore lateranense in più o meno paziente attesa del cardinalato), e si facesse maggiormente carico d’ascoltare con umiltà le parole di un Cardinale, Vescovo Emerito (non “ex vescovo”) che ha illuminato tante coscienze e che, ci auguriamo e auguriamo a lui, possa continuare a farlo ancora a lungo.

Guardi la Luna, signor Socci. Ci faccia e faccia a sé stesso il piacere di guardar la Luna e non il dito che la indica, se non vuol rischiare di far la figura del meschino personaggio così ben descritto dall’arcinoto proverbio indiano. E, almeno in omaggio alla decenza minima richiesta in casi del genere, veda di evitare di approfittar della prima occasione che le si presenta per gettar fango -per questioni di risentimento e astio personale (come lei stesso dichiara apertamente nel suo articolo consacrato quasi per intero a questa non certo nobilissima causa)- su una persona che ha meritato, e continua a meritare tutta la stima e l’affetto di quanti lo ricordano ancora non solo come Pastore, ma come uomo di Dio, Maestro e Guida per lunghi anni d’una delle più importanti Diocesi italiane. Se, in passato, lei ha avuto modo di sperimentare una certa severità da parte dell’Arcivescovo, rifletta con umiltà su questo episodio cercando, se le è possibile, di coglierne il senso e, soprattutto, il significato che, nel contesto, assumeva la cosa. In ogni caso non mi par che lei, sig. Socci, esprima il meglio delle qualità di cattolico, quale è avvezzo, a quel che mi si dice, a dichiararsi, quando, a distanza di anni, rivanga un episodio d’un passato che la vide protagonista d’un richiamo severo da parte dell’Arcivescovo per gettar fango su di una persona le cui doti umane, culturali ed intellettuali sono state riconosciute ed apprezzate universalmente. Il fatto che a difender la sua posizione in modo pittoresco e vivace, com’è sempre stato suo costume, fosse, allora, l’indimenticabile Indro Montanelli non l’aiuta certo oggi a trovar solidarietà, mi creda. Toscano come lei (credo), e come me, il buon Indro -all’epoca non ancora dissociato dalle posizioni di colui che avrebbe definito, solo qualche anno dopo, come ‘appartenente alla categoria più pericolosa dei mentitori”- da sempre provocatorio (ma mai becero e volgare) avversario d’ogni istanza che a lui apparisse “modernista”, non si lasciava scappare mai l’occasione per sfoggiare quell’anticlericalismo, del quale ogni toscano, soprattutto se di buona penna, ha sempre la civetteria di far mostra. Solo che lui lo ha sempre fatto misurando le dosi come solo lui sapeva fare. E quando aveva un sassolino nella scarpa non pazientava vent’anni per levarselo, aspettando che l’avversario fosse inoffensivo. Montanelli aveva l’abitudine,  e il coraggio, di affrontare l’avversario combattendolo a viso aperto e, soprattutto, quando era ancora in sella. Ho, quindi, fondata ragione di ritenere che Indro Montanelli, se fosse ancora fra noi, non si sentirebbe esaltato dal fatto d’esser tirato in ballo  da lei, sig. Socci, in questo non certo “montanelliano” articolo pubblicato, per giunta, sul quotidiano diretto da quello stesso Feltri al quale, se non ricordo male, poco prima di morire, non mancò di contestare direttamente, nel tono e nei modi vivaci che gli erano affini, una scarsa obiettività, nel riferire fatti e circostanze che lo riguardavano direttamente, intervenendo piuttosto risentito per telefono nel corso d’una trasmissione in diretta televisiva condotta da Santoro.

Quanto al Sig. Langone, ‘Critico Liturgico‘, gli consiglierei, per finire in fraternità, di andare a rileggersi il Vangelo, soffermandosi in particolar modo sulle parole di Gesù, riportate da Matteo(6 : 5):
“E quando pregate, non fate come gli ipocriti che si mettono a pregare nelle sinagoghe o agli angoli delle piazze per farsi vedere dalla gente. Vi assicuro che questa è l’unica loro ricompensa.
Tu invece, quando vuoi pregare, entra in camera tua e chiudi la porta. Poi prega Dio presente anche in quel luogo nascosto. E Dio tuo Padre che vede anche ciò che è nascosto, darà la ricompensa.”
Lei, sig. Langone, se fosse davvero, come ella dichiara, “divorato dallo zelo per la casa di Dio”, non dovrebbe, neanche per errore, solo lontanamente immaginare di potersi permettere di fare il “critico liturgico”: di fronte alla Sacra Liturgia, sia essa celebrata dall’ultimo dei “preti spiccioli”, come li chiamava il Fucini, o dal Sommo Pontefice in persona, sia essa accompagnata dai canti eseguiti dalla Corale di Santa Cecilia o dalle voci stonate del più sgangherato coro parrocchiale; di fronte alla Sacra Litrugia Lei, sig. Langone l’unica cosa che deve fare è quello che ogni cattolico, sia di rito romano, sia di altro rito, deve fare: partecipare e unirsi al misteryum ecclesiae, ringraziando umilmente Dio che glielo concede. E ringraziando anche i fratelli e le sorelle che, secondo le proprie capacità, esprimono -come possono e come sentono- la loro partecipazione. Lei, caro sig. Langone, non ha nessun diritto di umiliare le comunità ecclesiali locali con una “Guida” che mi rammenta tanto una frase del Vangelo di Matteo: “Si caecus caeco ducatum praestet, ambo in foveam cadunt”: “Se un cieco guida un altro cieco, cascan tutt’e due nella fossa”. Non so se valga più la pena di rammentargliela per illuminarle la coscienza o perché abbia, cristianamente s’intende, esser d’augurio a lei, sig. Langone, e ai lettori della sua “Guida”.
Aspettiamo, intanto, con buona pace di questi giganti dello scriver su gazzette, l’edizione italiana di “Colloqui notturni di Gerusalemme“, un libro che, almeno per quanto mi riguarda, trovo sicuramente di maggior interesse di quanto possa esserlo il capolavoro del sig. Langone “Scambio coppie con uso di cucina” la cui approfondita lettura deve, invece, aver persuaso il sig. Antonio Socci dell’indiscutibile autorità del sig. Langone stesso in materia d’Islamistica e di Telogia Cattolica. Tanto da rimandare alle di lui profonde considerazioni il lettore interessato a saperne di più sulle cose incredibili dette sul Corano da S.E. il Cardinal Martini.
In queste pochi minuti sottratti al sonno per buttar giù l’articolo m’è sembrato di trovarmi a far da comparsa in un Film di Luis Bunuel, passando dalle dotte citazioni del sig. Socci, che ha scomodato persino Oscar Cullmann a sostegno della sua invettiva, agli acrobatici virtuosismi dell’incredibile Sig. Langone, sua tragica “spalla” che ha commentato le “cose incredibili del Card. Martini sul Corano” fra una pausa e l’altra della “Guida alle Messe” e un piccante paragrafo del prevedibile seguito dello “Scambio coppie con uso di cucina“.
Vorrei dire a S.E. il Cardinal Martini che, dopo la stroncatura che questa fantastica accoppiata di critici ha affibbiato al suo libro, prima ancora di leggerne l’edizione italiana (che vuol farci Eminenza, il genio è genio!), può star tranquillo e, magari, sorriderci anche un po’. Ci farebbe piacere immaginarla proprio così, sorridente come siamo spesso stati avvezzi a vederla.

Intanto restiamo in attesa di leggerlo, il suo libro, dal quale ci aspettiamo di trarre spunto per una nuova meditazione sul senso del nostro esser credenti oggi, e un nuovo insegnamento per procedere verso quell’UNUM SINT, ostacolando il quale, come hanno potuto ben constatare i lettori che hanno avuto la pazienza di leggermi sino a qui, non si va proprio da nessuna parte.

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14 pensieri riguardo “In attesa dell’edizione italiana dei “Colloqui notturni a Gerusalemme”

    virginio fogliazza ha detto:
    24 giugno 2008 alle 7:06 am

    Giacomo, stamane evito di far meditazione, dopo aver letto le tue riflessioni! Grazie di cuore.
    Trovo al di là della dovuta stima per S.Em.il card Martini, la freschezza e la chiara comprensione della situazione ecclesiale di oggi.
    Certo sarebbe molto provvidenziale che la s. Congregazione per la Fede avesse un organismo, che con moderno stile giornalistico, puntualizzasse il pensiero della Chiesa su certe problematiche, che diventano invece, molto spesso, riserve per improvvisati “soloni”, molto presenti in alcuni quotidiani, che hanno la pretesa di essere non solo degli opinionisti ma unici portatori della verità.
    Certamente Antonio Socci, che ben conosco, sopratutto per la polemica con il Card Bertone e il mio ex parrocchiano, il vaticanista dott. G. De Carli circa il segreto di Fatima, porta la bandiera davanti a tutti.

    ASERE ha detto:
    24 giugno 2008 alle 8:17 pm

    E’ tardi, per caso ho aperto questo blog.
    Di S. E. Cardinale Martini, che ho sempre apprezzato, mi piace la sua difesa.
    Del sig. Antonio Socci, avevo una certa fiducia, anche perchè ho letto un suo libro su Padre Pio che ho apprezzato molto.
    Di tutto il resto non sono aggiornata, perchè, come lei non leggo nè Il Foglio nè il Giornale.
    Non dico altro perchè ho sonno, e quindi auguro buona notte.
    Asere.

    angelo ha detto:
    28 giugno 2008 alle 11:13 pm

    “Ormai ogni sortita dell’ex arcivescovo di Milano è sempre più desolante. Come una deriva solitaria, sempre più triste e incomprensibile…”

    Caro Socci, ho l’impressione che l’effetto serra ti giochi brutti scherzi. Ma chi ti autorizza a dire sciocchezze nei confronti di uno che – fino a prova contraria – è successore degli Apostoli, per grazia e dono di quello Spirito di cui ti senti tanto invaso e possessore.

    Ma chi sei? Perché dovremmo pendere dalle tue labbra e restare invece desolati dai ragionamenti di un Pastore che avrà anche il Parkinson, ma al quale dovresti chiedere lezioni private serali di sana teologia morale pasquale, ossia liberante, e di Sacra Scrittura?

    Vade retro satana, presuntuoso e giustizialista. Non vuoi o non puoi condividere? Bene: vai per i fatti tuoi e tira dritto…
    Studia, studia il Camillo Langone e, quando lo hai ben assimilato, torna a riferirci che moriamo dalla voglia di sapere…

    Ma, per favore, lascia stare il nostro Arcivescovo al quale non sei degno nemmeno di lucidargli le scarpe. Ignorante! E perciò presuntuoso.

    Non l’hai mai sentita questa? “Confortate, confortate il mio Popolo…” Chi l’ha scritta? Uno inviato da Dio un po’ di tempo fa. E Martini lo sa bene di avre questo mandato che viene dall’Alto. Cosa vuoi isegnargli, barbone!

    Caro Giacomo, il tuo è fiato sprecato e tempo perso. Socci non lo sposti di un millimetro neanche se ti metti a fare miracoli. Lui è un critico tutto d’un pezzo che non colloquia nè di giorno nè di notte con le persone ma che “impone” la sua teologia arcana. E chi non è con lui è contro di lui & Company.

    La prossima volta cita il Martini che ci farà bene per il corpo e per l’anima e lascia perdere i “critici” di teologia, di liturgia o di cucina afrodisiaca e relativi scambi di coppie.

    AMEN.

    PS. E adesso mi tocca anche andare a confessarmi per non aver saputo sopportare pazientemente le persone moleste, per bacco!

    Calibano ha risposto:
    28 giugno 2008 alle 11:24 pm

    Caro Angelo, mentre ti ringrazio per il tuo commento, voglio rassicurarti di una cosa: per me è stata la prima volta che mi occupo di questa allucinante coppia di critici, e sarà anche l’ultima (almeno lo spero).
    Trovo anch’io infinitamente più interessante riportare il pensiero del Card. Martini, una personalità gigantesca sotto ogni punto di vista, che è rimasto nel cuore di tante persone che lo hanno amato e stimato, non solo nella “sua” Milano, ma in ogni parte del mondo.
    Aspetto, come tanti altri, di avere fra le mani l’edizione italiana del suo libro.
    Un caro saluto,
    Giacomo

    incompiutezza ha detto:
    2 luglio 2008 alle 12:33 pm

    ringrazio Calibano che mi ha evidenziato questo blog e questo post, che ho letto con piacere assieme ad inquitudine.
    Ho letto il quarto segreto di Fatima (Socci) che ho trovato di una boiata pazzesca, me lo aveva prestato un’amica che era rimasta sconvolta dalla lettura, e mi chiedeva parere sulla Chiesa che disegnava Socci.
    Mi fa piacere nel rendermi conto che nonstante tutta la gran cassa che viene fatta su Socci, non sono solo a vedere “certe follie”.
    Ma oggi Socci vende! fa audience! con i cristiani devoti e con gli atei devoti.
    Comunque mi sto rifacendo.
    L’ultima lettura che mi sto facendo è di un libricino di Paolo Giuntella “l’aratro, l’i-pod e le stelle”, bellissimo libro che diventa persino di fortissima riflessione di un laico cattolico, mentre si avvia al tramonto della vita. Lo regalerò spesso, perchè dà un bellissimo messaggio di speranza, ma dice pane al pane e vino al vino.
    Complimenti.
    matteo

    marta ha detto:
    24 luglio 2008 alle 3:58 pm

    Mah! Tutto quello che mi verrebbe da dire è solo questo. Onestamente mi viene anche un po’ da ridire perchè è la solita, vecchissima storia: lo scoop sulla Chiesa peccatrice! E che sarà mai? Sai che novità! E successo 2000 anni fa e continua a succedere. Di più, è Gesù Cristo stesso (e proprio con le letture di questo anno che vanno da Pentecoste ad oggi) che ce lo dice attraverso il Vangelo e per voce Sua. Caspita, già la “concorrenza” divina fa i numeri per fare chiasso ed attirare lo sguardo sullo sbagliato, ora poi ci si mettono pure i media (o forse è una new entry nello staff della concorrenza) …
    Il Cardinale è forse uno dei pochi che ha il coraggio di sporcarsi le mani e di spaccarsi la faccia, e lo fa anche senza premunirsi di scegliere le strutture idonee per la divulgazione dei suoi pensieri … libero … è completamente libero da ogni obbligo o prudenza … E’ il famoso “bambino” o “piccolo” evangelico (e non nel senso dell’ingenuità o della bontà parecchio false applicate ad un bimbo … basta avere a che fare con i bambini per saperlo!). Dicevo, che ha la stessa passione, urgenza, desiderio di sapere e conoscere, desiderio di cercare, franchezza e non diplomazia nel dire, realismo sano ed obiettivo e … gran sognatore ad occhi aperti e quindi realizzatore di sogni … come un bambino!!!
    Ho tanto desiderio di leggere questo libro perchè so con certezza che il meglio è oltre, è tutto intorno a quelle 4 parole buttate sui giornali. Sino ad ora avverto solo una gran sofferenza e passione del Cardinale … Insomma gente, qui abbiamo un Cardinale da consolare. E quella sconsolazione dentro ad una sofferenza atroce per cose provate … le ho passate anch’io … per quello che dico “Sai che novità!”. Ma la Chiesa è ANCHE questo, ma non SOLO questo … il meglio è molto di più, tanto di più!
    Bene siamo stati presi in ostaggio da uno scoop giornalistico, ora attendo il colpo di genio divino, ora attendo lo scoop di Dio, ora attendo di leggere la “sicura” medicina che il Cardinale suggerirà nelle sue pagine. Perchè lo ha sempre fatto e sempre lo farà! Non è mai stato un uomo che si nasconde dietro un indice accusatore.
    Un’ultima cosa, perchè qui ci sta benissimo; evitiamo di guardare troppo indietro, rischieremmo di andare a sbattere; evitiamo di guardare troppo in basso, rischieremmo di vedere solo i nostri piedi; evitiamo di guardare troppo in cielo, non vedremmo dove stiamo mettendo i piedi e spesso ci sono cuori sulla nostra strada; guardiamo ovunque ma il più spesso possibile davanti a noi, perchè è lì che il Signore ci aspetta, è lì che il Signore si incontra dentro gli occhi di altri, è lì che la Luce diventa non solo guardabile, ma anche ne veniamo inondati.
    … e per Socci … beh! che altro ci aspettavamo, ma d’altra parte dobbiamo credere che, anche lui, in qualche modo ha in sè l’immagine di Dio. Forse perchè anch’io per anni e per cause ben precise ho avuto un comportamento di cane rabbioso e arrabbiato, ma posso garantire a tutti che prima o poi salta fuori “the best” dell’uomo … non basta solo l’intelligenza all’uomo serve che l’intelligenza sia guidata dalla saggezza!
    Grazie a tutti … e sarebbe proprio bello continuare questi discorsi … mi sono un po’ stancata di denunce senza proposizioni perchè la Chiesa si arena su questo, come si è sempre arenata nella storia.

    Redazione ha risposto:
    24 luglio 2008 alle 5:21 pm

    Cara Marta, la ringrazio per questo ricco e articolato commento. La sua riflessione è profonda e toccante: ha regalato a me e, mi auguro, a tutti i lettori di questa pagina, l’occasione per riflettere più a fondo e in modo appropriato, con una conclusione splendida, che io non ero riuscito ad offrire.
    Grazie, grazie di cuore!
    Giacomo

    marta ha detto:
    24 luglio 2008 alle 10:28 pm

    No, no! Niente ringraziamenti! E lo dico a tutti. E’ solo un semplice caso di associazione con il Vangelo di domenica prossima letto per caso. Quell’ultima frase del Vangelo di Matteo che inizia così “Lo scriba discepolo del Signore ….”
    ha chiarito tutto!
    Se preferite, prendetelo come Vangelo applicato o teologia applicata … fate voi. Ma è talmente lampante l’associazione che tutto mi è venuto fuori di colpo.
    Davvero di mio non c’è nulla.
    Quello che vorrei tanto è che tutte queste nostre parole arrivassero al Card. Martini giusto per fargli sentire che le mani della Chiesa hanno le dita intrecciate e mai sono mani chiuse. E’ quella tanta sognata unione di cuore e di teste e di preghiere fatte di pensieri.
    Tutto qui, ma davvero se qualcuno può farlo, portate queste nostre parole al Cardinale
    …. e sono io che ringrazio tutti! … ma dovremmo anche ribattere sulla liturgia però … anche perchè è una cosa che ci tocca in prima persona. Ma anche su questo argomento che conta è una sola cosa capita da tutti: l’abbraccio dell’accoglienza (e parlo con cognizione di causa).
    Grazie a tutti e soprattutto alla redazione che, a quanto pare, è “Scriba discepolo del Signore ….”

    MAURO ha detto:
    11 settembre 2008 alle 6:14 pm

    Il Cardinal Martini non ha bisogno di essere difeso perchè per lui parla la vita, la sua testimonianza di uomo di Dio e di figlio della Chiesa.
    Le parole di chi cerca di offuscarne la grandezza rimangono nella polvere e quelle sì vengono dimenticate senza lasciare traccia. E’ sempre stato nello stile di Martini non dar peso a ciò che non ne possiede, vanità senza consistenza. Quando era Vescovo di Milano non ha mai prestato il fianco a chi lo dipingeva come uomo di parte oppure come antipapa. Sempre da vero intercessore stava nel mezzo, nel cuore delle vicende, lì dove la burrasca è più forte e ci stava e ci rimane ancora oggi con grande coraggio perchè è di Gesù, è suo discepolo e cerca di strare lì dove sta il maestro. Aspettiamo il suo nuovo libro e gli auguriamo ogni bene.

    Redazione ha risposto:
    11 settembre 2008 alle 6:27 pm

    Ringrazio Mauro di questo commento che esprime nel migliore dei modi i sentimenti di ciascuno di noi nei confronti di questo autentico pastore della Chiesa.
    Anche noi aspettiamo di leggere il suo libro e ci uniamo nel rinnovargli l’augurio di ogni bene.

    Al Fat ha detto:
    9 luglio 2009 alle 1:54 am

    Quanta tristezza. Che fine ha fatto la Chiesa. Una paginata di attacchi ad personam a Socci e soprattutto ad altre persone che in qualche modo dovrebbero sporcarlo colla frequentazione o la citazione. E neanche un rigo sulle improponibili, abbondanti, rivoltanti parole di Martini.
    Avanti così, in processione col vessillo del cattolico alla moda.
    Candidi come colombe ed astuti come lemming.
    Scusate, io invece sto col Papa.

      Redazione ha risposto:
      9 luglio 2009 alle 8:40 am

      De gustibus non est disputandum.
      Lei ha manifestato la sua tristezza. Io la mia.
      Anch’io sto col Papa, e non mi risulta che il Papa abbia in disprezzo la persona del Cardinale Martini come, evidentemente, lei dimostra di avere.

        Al Fat ha detto:
        9 luglio 2009 alle 7:29 pm

        Il Papa non disprezza Martini perchè è un santo.
        Quando uno dice bianco, l’altro dice grigio per intendere nero senza essere accusabile di non aver detto bianco…
        Abbiamo veramente perso la bussola se non ci rendiamo conto che le cose che dice Martini non sono cattoliche.
        Non a caso i nemici della Chiesa lo portano in trionfo appena possono: sanno che se prevalesse il suo pensiero, la Chiesa crollerebbe su se stessa dopo 2000 anni e tanti tentativi di abbatterla. Non è questione di gusti, Martini ha messo in discussione la dottrina cattolica.

    Redazione ha risposto:
    9 luglio 2009 alle 9:30 pm

    Mi sembra che Lei, gentile signor Al Fat, stia coltivando, al pari del Sig. Socci e altri, un’opinione poco rispettosa della santità della Chiesa e dei suoi pastori.
    La santità, e soprattutto la pazienza, del Papa credo sia messa duramente alla prova, oggi, da quelle frange di fratelli e sorelle che, al pari dei cosiddetti lefebvriani (tanto per fare un esempio), vorrebbero far tornare indietro di un millennio la storia dell’umanità, riducendo la Chiesa stessa a mero fenomeno storico-culturale.
    In breve la invito fraternamente a prendere seriamente in considerazione il fatto -indiscutibile almeno per chi intende vivere nell’ortodossia- che S. E. il Cardinale Carlo Maria Martini è un cardinale di Santa Romana Chiesa. Tanto dovrebbe esser sufficiente a suggerire -quanto meno- un minimo di rispetto nei suoi confronti da parte di chi si professa cattolico.

    Credo che a tutto ci sia un limite. Non ritengo giusto permettere di esprimere, da queste pagine, giudizi denigratori nei confronti del Cardinale Martini. Chi ama coltivare questi sentimenti lo può fare benissimo da uno dei numerosi siti anticattolici, i peggiori dei quali sono quelli che si mascherano dietro una facciata di cattolicità fasulla.
    Avverto quindi che non daremo più ospitalità a quanti insistono ad offendere le persone nelle quali noi cattolici riconosciamo, per fede e per dottrina, i successori degli apostoli.

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