29 Giugno: Solennità dei SS. Apostoli Pietro e Paolo

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I Santi Pietro e Paolo

A sinistra, Valentin de Boulogne (ca.1594-1632), “San Paolo scrive le sue epistole” (ca. 1620), olio su tela, cm 97 x 133, Sarah Campbell Blaffer Foundation, Rice University, Houston, Texas.
A destra, Masaccio, San Pietro, particolare di un affresco della cappella Brancacci, Firenze, 1425-1428

Si celebra il 29 Giugno la solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo. Proponiamo, di seguito, le biografie dei due Santi Apostoli, autentiche “colonne” della Chiesa.

San Pietro
San Pietro è l’apostolo investito della dignità di primo papa da Gesù Cristo stesso: “Tu sei Pietro e su questa pietra fonderò la mia Chiesa”. Pur non essendo stato il primo a portare la fede a Roma, ne divenne insieme a s. Paolo, fondatore della Roma cristiana, stabilizzando e coordinando la prima Comunità, confermandola nella Fede e testimoniando con il martirio la sua fedeltà a Cristo.
Nacque a Bethsaida in Galilea, pescatore sul lago di Tiberiade, insieme al fratello Andrea, il suo nome era Simone, che in ebraico significava “Dio ha ascoltato”; sposato e forse vedovo perché nel Vangelo è citata solo la suocera, mentre nei Vangeli apocrifi è riportato che aveva una figlia, la leggendaria santa Petronilla; il fratello Andrea, dopo aver ascoltato l’esclamazione di Giovanni Battista: “Ecco l’Agnello di Dio!” indicando Gesù, si era recato a conoscerlo ed ascoltarlo e convintosi, disse poi a Simone “Abbiamo trovato il Messia!” e lo condusse con sé da Gesù.
Pietro fu chiamato da Cristo a seguirlo dicendogli “Tu sei Simone il figlio di Giovanni; ti chiamerai Cefa = Pietro (che in latino è tradotto Petrus); in seguito dopo la pesca miracolosa, avrà la promessa da Cristo che diventerà pescatore di anime.
Fu tra i più intraprendenti e certamente il più impulsivo degli Apostoli, per cui ne divenne il portavoce e capo riconosciuto, con la celebre promessa del primato: “E io ti dico che sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa. Ti darò le chiavi del regno dei cieli e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”.
Ciò nonostante anche lui fu preso da grande timore durante l’arresto e il supplizio di Gesù, e lo rinnegò tre volte. Ma si pentì subito di ciò e pianse lagrime amare di rimorso; egli non è un’asceta, un diplomatico, anzi è uno che afferma drasticamente le cose e le dice, protesta come quando il Maestro preannuncia la sua imminente morte, Pietro pensa e poi afferma: “Il Maestro deve morire? Assurdo!”, come altrettanto decisamente si rifiuta di farsi lavare i piedi da Gesù, durante l’ultima cena, ma in questa ed altre occasioni riceve i rimproveri del Maestro ed egli pur non comprendendo, accetta sempre, perché sapeva od aveva intuito di trovarsi davanti alla Verità.
È un uomo semplice, schietto, diremmo sanguigno, agisce d’impeto come quando cerca con la spada, di opporsi alla cattura di Gesù, che ancora una volta lo riprende per queste sue reazioni di essere umano, non ancora conscio, del grande evento della Redenzione e quindi, privato delle sue forze solo umane, non gli resta altro che fuggire ed assistere impotente ed angosciato agli episodi della Passione di Cristo.
Dopo la crocifissione e la Resurrezione, Pietro ormai convinto della missione salvifica del suo Maestro, riprende coraggio e torna quindi a radunare gli altri Apostoli e discepoli dispersi, infondendo coraggio a tutti, fino alla riunione nel Cenacolo cui partecipa anche Maria.
Lì ricevettero lo Spirito Santo, ebbero così la forza di affrontare i nemici del nascente cristianesimo e con il miracolo della comprensione delle lingue, uscirono a predicare le Verità della nuova Fede.
Gli Apostoli nell’ardore di propagare il Cristianesimo a tutte le genti, non solo agli israeliti, dopo 12 anni trascorsi a Gerusalemme, si sparsero per il mondo conosciuto di allora.
Pietro ebbe il dono di operare miracoli, alla porta del tempio guarì un povero storpio, suscitando entusiasmo tra il popolo e preoccupazione nel Sinedrio. Anania e Zaffira caddero ai suoi piedi stecchiti, per aver mentito e Simon Mago che voleva con i suoi soldi comprare da lui il potere di fare miracoli, subì parole durissime e cadendo rovinosamente, in un tentativo di operarli da solo.
Risuscitò Tabita a Giaffa per la gioia di quella comunità fuori Gerusalemme. Ammise al battesimo il centurione romano Cornelio e la sua famiglia, stabilendo così che cristiani potevano essere anche i pagani e chi non era circonciso, come fino allora prescriveva la legge ebraica di Mosè.
Subì il carcere e miracolosamente liberato, lasciò Gerusalemme, dove la vita era diventata molto rischiosa a causa della persecuzione di Erode Antipa, intraprese vari viaggi, poi nell’anno 42 dell’era cristiana dopo essere stato ad Antiochia, giunse in Italia proseguendo fino a Roma ‘caput mundi’, centro dell’immenso Impero Romano, ne fu vescovo e primo papa per 25 anni, anche se interrotti da qualche viaggio apostolico.
A causa dell’incendio di Roma dell’anno 644, di cui furono incolpati i cristiani, avvenne la prima persecuzione voluta da Nerone; fra le migliaia e migliaia di vittime vi fu anche Pietro il quale finì nel carcere Mamertino e nel 67 (alcuni studiosi dicono nel 64), fu crocifisso sul colle Vaticano nel circo Neroniano, la tradizione antichissima fa risalire allo storico cristiano Origene, la prima notizia che Pietro fu crocifisso per sua volontà, con la testa in giù; nello stesso anno s. Paolo veniva decollato sempre a Roma ma fuori le mura.
Il corpo di Pietro venne sepolto a destra della via Cornelia, dove fu poi innalzata la Basilica Costantiniana.
La grandezza di Pietro consiste principalmente nella dignità di cui fu rivestito e che trascendendo la sua persona, si perpetua nell’istituzione del papato. Primo papa, Vicario di Cristo, capo visibile della Chiesa, egli è il capolista di una gerarchia che da venti secoli si avvicenda nella guida dei fedeli credenti.
L’umile pescatore di Bethsaida, si trovò a guidare la nascente Chiesa, in un periodo cruciale per l’affermazione nel mondo pagano dei principi del Cristianesimo; istituì il primo ordinamento ecclesiastico e la recita del ‘Pater noster’.
Indisse il 1° Concilio di Gerusalemme, fu ispiratore del Vangelo di Marco, autore di due lettere apostoliche nonostante la sua scarsa cultura, nominò apostolo il discepolo Mattia al posto del suicida Giuda Iscariote.
Il primo simbolo che caratterizza la figura di Pietro e dei suoi successori è la ‘Cattedra’, segno della potestà di insegnare, confermare, guidare e governare il popolo cristiano, la ‘cattedra’ è inserita nel grande capolavoro della “Gloria” del Bernini, che sovrasta l’altare maggiore in fondo alla Basilica Vaticana, a sua volta sovrastata dall’allegoria della colomba, raffigurante lo Spirito Santo che l’assiste e lo guida.
Il secondo simbolo, il più diffuso, è lo stemma pontificio, comprendente una tiara, copricapo esclusivo del papa con le chiavi incrociate. La tiara porta tre corone sovrapposte, quale simbolo dell’immensa potestà del pontefice (nel pontificale romano del 1596, la tiara o triregno, stava ad indicare il papa come padre dei principi e dei re, rettore del mondo cattolico e Vicario di Cristo). Questo simbolo perpetuato e arricchito nei secoli da artisti insigni, nelle loro opere di pittura, scultura, araldica, raffiguranti i vari papi, oggi non è più usata e nelle cerimonie d’incoronazione è stata sostituita dalla mitria vescovile.
Questo ad indicare che il papa più che essere al disopra di tutti regnanti, è invece vescovo tra i vescovi e che il suo primato è tale perché vescovo di Roma, a cui la tradizione apostolica millenaria aveva affidato tale compito. Le chiavi simboleggiano la potestà di aprire e chiudere il regno dei cieli, come detto da Gesù a Pietro.
Per tutti i secoli successivi, s. Pietro, rimase fino al 1846 il papa che aveva governato più a lungo di tutti con i suoi 25 anni, poi venne Pio IX con i suoi 32 anni di governo; ma anche il compianto Giovanni Paolo II raggiunse il quarto di secolo come s. Pietro.
Nessun successore per rispetto, ha voluto chiamarsi Pietro. Nella Basilica Vaticana, nella cripta sotto il maestoso altare con il baldacchino del Bernini, detto della ‘Confessione’, vi sono le reliquie di s. Pietro, venute alla luce durante i lavori di restauro e consolidamento archeologico, fatti eseguire da papa Pio XII negli anni ’50.
Sulla destra dell’immensa navata centrale, vi è la statua bronzea, opera attribuita ad Arnolfo di Cambio, raffigurante l’Apostolo assiso in cattedra, essa si trovava originariamente nel mausoleo che all’inizio del V secolo l’imperatore Onorio, volle costruire sul lato sinistro della basilica, per stare accanto alla tomba del martire; durante le cerimonie pontificie essa viene rivestita con i paramenti papali.
Sporgente dal basamento vi è il piede, ormai consumato dallo strofinio delle mani e dal tradizionale bacio di milioni di fedeli e pellegrini, alternatosi nei secoli e provenienti da tutte le Nazioni.
La festa, o più esattamente la solennità, dei ss. Pietro e Paolo al 29 giugno, è una delle più antiche e più solenni dell’anno liturgico. Essa venne inserita nel messale ben prima della festa del Natale e vi era già nel secolo IV l’usanza di celebrare in questo giorno tre S. Messe: la prima nella basilica di S. Pietro in Vaticano, la seconda a S. Paolo fuori le mura e la terza nelle catacombe di S. Sebastiano, dove le reliquie dei due apostoli dovettero essere nascoste per qualche tempo, per sottrarle alle profanazioni barbariche.
Il giorno 29 giugno sembrerebbe essere la ‘cristianizzazione’ di una ricorrenza pagana, che esaltava le figure di Romolo e Remo, i due mitici fondatori di Roma, come i due apostoli Pietro e Paolo sono considerati i fondatori della Roma cristiana.

San Paolo
Paolo, “l’apostolo delle genti” nacque cittadino romano e predicò il Vangelo ad ebrei e gentili. Il suo stretto legame con i primi cristiani italiani è evidente dall’epistola ai “santi” di Roma. Paolo passò alcuni anni sul suolo italico e morì decapitato a Roma, sotto Nerone, intorno al 67-68.

Saulo (Sha’ùl) nacque a Tarso (Atti 22:3) capitale della Cilicia (attuale Turchia) da genitori ebrei (discendenti dalla tribù di Beniamino) di osservanza farisea (Romani 11:1; Filemone 3:5). Fin dalla nascita accanto al nome giudaico di Saulo ebbe il nome romano di Paolo (“piccolo”) (Atti 13:9). La data della nascita di Paolo può esser fissata tra il 5 e il 15 d.C.

La città di Tarso si trovava al crocevia di diverse culture: comunicava con il settentrione e con l’occidente rappresentato dalla Grecia ellenistica, era aperta sull’oriente mesopotamico e al porto che si trovava alla foce del suo fiume approdavano le navi provenienti dall’occidente Romano. Era dunque un centro cosmopolita nel quale convivevano la cultura greca e la tradizione e la mentalità proprie della cultura semitica. Era sede di un’univerità famosa per le facoltà di filosofia e letteratura.

Il fatto che Paolo che avesse una sorella sposata a Gerusalemme (Atti 23:16) ha indotto alcuni a concludere che tutta la famiglia si sia trasferita a Gerusalemme quando Paolo raggiunse la città da giovane.

Paolo fu circonciso, venne educato e istruito nell’osservanza della legge ebraica, la Torah scritta e orale; imparò a parlare correntemente sia il greco che la lingua ebraico-aramaica; (Atti 21:40; 26:14) ebbe una formazione culturale aperta agli influssi della cultura ellenistica che nella sua città era fortemente radicata e rappresentata da illustri personaggi. Aveva la cittadinanza di Tarso e quella romana e questo privilegio gli fu utile nei viaggi missionari.Di mestiere era tessitore di tende.

Fisicamente doveva essere piccolo, grasso, calvo, abbruttito inoltre da ciglia spesse e naso enorme ma dotato di un grande fascino e di una eccezionale resistenza fisica e psicologica che gli consentirono di superare le innumerevoli avversità incontrate nella sua vita: veglie, digiuni, freddo, migliaia di chilometri percorsi a piedi, fu lapidato, flagellato cinque volte dagli ebrei e vergato tre volte dai romani, imprigionato per lunghi periodi…. Viaggiò incessantemente affrontando tutti i disagi immaginabili in quei tempi; riuscì anche ad uscire indenne da tre naufragi rimanendo un giorno ed una notte su di una tavola in balia del mare.

Paolo era indubbiamente uomo di elevatissima intelligenza, dotato di capacità straordinarie arricchite da un grande talento creativo: nel primo viaggio, alcuni pagani vollero addirittura adorarlo avendolo creduto un dio (Hermes-Mercurio) per il modo in cui parlava. Era un contemplativo dotato però di tutta quella capacità raziocinante propria della cultura greca, un mistico capace contemporaneamente di affrontare anche i problemi pratici della organizzazione delle comunità che nascevano a seguito della sua predicazione. Questi gruppi erano spesso eterogenei, costituiti da ebrei e greci con i quali bisognava saper dialogare e ai quali era necessario presentare il nuovo messaggio rispettando le diverse sensibilità e i diversi retroterra culturali e religiosi. Gli stessi Atti degli Apostoli danno conto di questa sua capacità di comunicare con altrettanta efficacia con gli ebrei e con i greci : nel capitolo 21:37-40 e poi nel capitolo 22, parla prima in greco col tribuno romano e successivamente in ebraico agli abitanti di Antiochia; nel capitolo 13:16-41 si rivolge nella sinagoga agli abitanti ebrei di Antiochia di Pisidia esponendo quello che appare essere il suo primo vero discorso missionario; nel capitolo 17:16-34 lo vediamo parlare apertamente ad Atene nel mercato “con quelli che vi capitavano”, con “filosofi epicurei e stoici” e poi lo vediamo condotto nell’Areopàgo dove pronuncia un discorso di fronte ai cittadini ateniesi.

É molto probabile che Paolo giunse a Gerusalemme dopo la morte di Gesù e che non lo vide mai nel corso della sua vita terrena; è quasi altrettanto sicuro che ci sia giunto solo pochi anni dopo la morte di Gesù. A Gerusalemme fu discepolo di Gamaliele (Atti 22: 3); dati i suoi studi rabbinici o data la sua educazione o per entrambi i motivi egli divenne ciò che, con le sue stesse parole, può esser detto un rigido fariseo (Atti 23:6; 1 Corinzi 15:9). Prese parte alla lapidazione di Stefano (Atti 7:58) e divenne un agente del Sinedrio di Gerusalemme nella persecuzioni contro i cristiani (Atti 9:1 e ss)

LA CONVERSIONE DI PAOLO
La conversione di Paolo fu il risultato della sua esperienza sulla via di Damasco. Gesù gli apparve e Paolo divenne cieco per pochi giorni, prima di essere guarito e battezzato da Anania ( Atti 9). Dopo la conversione fu incerto sul suo futuro: sembra da dapprima si sia recato per tre anni in Arabia, probabilmente nel regno dei Nabatei. (Atti 9 e Galati 1) Al suo ritorno cominciò a predicare Gesù a Damasco apertamente ai Giudei, dai quali incontrò inimicizia. Dopo la fuga da Damasco tornò a Gerusalemme per la prima volta, dopo che ne era partito per perseguitare i cristiani. In città non fu accolto favorevolmente tra i cristiani e tornò per pochi anni nella sua città natale di Tarso.

Paolo fu tratto dall’oblio da Barnaba che lo portò ad Antiochia e gli procurò una posizione di maestro nella chiesa locale. Come compagno di Barnaba fu mandato a Gerusalemme con un’offerta. Dopo il loro ritorno ad Antiochia, Barnaba e Paolo furono incaricati dalla chiesa di Antiochia di predicare il Vangelo, dove non era stato ancora predicato.

I VIAGGI DI PAOLO
Il primo viaggio missionario, (45-49), portò Paolo e Barnaba a Cipro, Perge, Antiochia di Pisidia, Licaonia. Il loro metodo era di predicare prima nelle sinagoghe delle città ai Giudei e di rivolgersi ai Gentili solo quando i Giudei avevano rifiutato il messaggio. Fu violenta l’ostilità mostrata dagli Ebrei della Licaonia. Alla fine del primo viaggio maturò la controversia riguardante l’obbligo per i Gentili di osservare la legge. La dottrina di Paolo, che non imponeva ai Gentili gli obblighi del Giudaismo, fu accettata dalla chiesa di Gerusalemme.

Il secondo viaggio (49-52) fu intrapreso poco dopo il ritorno di Paolo e Barnaba ad Antiochia (At 15, 36- 18.21). L’inizio del viaggio fu guastato dal dissidio tra Paolo e Barnaba a proposito di Marco; il compagno di Paolo nel secondo viaggi fu Sila. Il secondo fu il più importante dei tre viaggi; dopo essere passato attraverso la Cilicia, la Licaonia, la Frigia e la Galazia, in seguito ad un sogno, Paolo predicò per la prima volta nel continente europeo. Il suo forzato ritiro da Berea fu all’origine della sua presenza in Atene, dove il suo discorso all’Areopago fece un’impressione molto superficiale. Da Atene si recò a Corinto, dove incontrò Priscila a Aquila. L’ostilità degli ebrei fu neutralizzata dall’indifferenza di Gallione e, durante un soggiorno di due anni, Paolo fondò la più importante delle sue chiese.

Il terzo viaggio (53-58) fu iniziato dopo un breve ritorno ad Antiochia (At 18, 23 ­21,14). Paolo visitò la Frigia e la Galizia, ma la maggior parte del viaggio fu impiegata nella fondazione della Chiesa di Efeso. La visita in Asia mise Paolo a contatto con Apollo e con alcuni altri che avevano ricevuto il battesimo da Giovanni il Battista. Il tumulto degli orefici di Efeso è il primo esempio documentato dell’ostilità verso i cristiani da parte dei gentili. Non è sicuro se l’accenno di Paolo, nella prima epistola ai Corinzi, alla sua ³lotta contro le fiere ³ (1 Corinzi 15:32 ) sia da riferirsi al tumulto. I disordini della Chiesa di Corinto complicarono i suoi piani di viaggio.Scrisse crive da Efeso la sua prima lettera ai Corinzi quindi raggiunse la Macedonia dovescrisse la seconda. Dopo questo viaggio non ritornò ad Antiochia, ma raggiunse Gerusalemme, via Tiro. Il racconto dei suoi incontri con gli anziani di Efesoa Mileto e con i discepoli a Cesarea contiene preannunzi delle sofferenze che lo aspettano a Gerusalemme.

A Gerusalemme la decisione del consiglio dei presbiteri di compiere riti di purificazione nel tempio fu l’occasione dei tumulti degli Ebrei che portarono all’arresto di Paolo e alla sua comparizione davanti al Sinedrio; per salvarlo dalla morte i Romani lo trasferirono a Cesarea.Il nuovo governatore Festo riaprì il processo, ma Paolo diffidente verso Festo, si appellà a Cesare. La nave su cui Paolo si imbarcò naufragò al largo della costa di Malta; scampato al naufragio l’Apostolo sbarcò a Pozzuoli nella primavera successiva. Gli Atti dicono che a Roma visse agli arresti domiciliari, (60-61) ma non riferiscono nulla sull’esito del processo. In questo periodo devono essere collocate le epistole della prigionia: Filemone, Colossesi, Efesini. Filippesi.

Clemente Romano parla di un viaggio in Spagna, dopo la sua prigionia a Roma. Le lettere pastorali fanno pensare ad un altro viaggio ad Efeso. La sua seconda prigionia a Roma e la condanna a morte possono essere fissate prima della morte di Nerone verso il 67-68. Dal momento che era cittadino romano, la sua condanna fu eseguita mediante decapitazione.

LE EPISTOLE DI PAOLO
Le 14 epistole (lettere) paoline, facenti parte del canone del Nuovo Testamento, furono indirizzate ai membri della Chiesa che avevano già una certa conoscenza del Vangelo. La scopo di queste lettere, quindi, non era tanto proselitistico, quanto regolatorio. L’ordine in cui le lettere appaiono nel Nuovo Testamento non è cronologico nettampoco geografico o alfabetico; le lettere appaiono in ordine discendente di lunghezza: dalla più lunga (Romani) alla più corta (Filemone). L’epistola agli Ebrei fà eccezione a questa regola ed appare alla fine della serie in quanto non è stato raggiunto un’accordo sul fatto che essa sia stata effettivamente scritta da Paolo.

LETTERA AI ROMANI
Scritta ai cristiani di Roma, verso la fine del primo viaggio missionaria nel 57-58, da Corinto.

DUE LETTERE AI CORINZI
La prima è scritta per porre rimedio ad alcuni abusi della comunità e per dare risposta a numerosi quesito postigli dai Corinzi. E dell’anno 55 e comunque prima del 57. La seconda è l’ultima di quattro lettere, di cui due non pervenute. Paolo tratta delle sue relazioni con la comunità e dà istruzioni per le elemosine in favore della Chiesa di Gerusalemme. Scritta tra la fine del 56 e il 57.

AI GALATI
Ai cristiani della Galazia del nord. E’ il vangelo della libertà. Ha molte somiglianze con la lettera ai Romani ed è stata scritta solo sei mesi prima, durante l’inverno del 57-58.

AGLI EFESINI
Il tema della lettera è il disegno di Dio, fissato dall’eternità, eseguito da Gesù Cristo, rivelato all’Apostolo, spiegato alla Chiesa. Ha molte somiglianze con la lettera ai Colossesi. Scritta da Paolo durante la prima prigionia romana del 61-63. Secondo alcuni è una lettera circolare alla varie chiese. C’è chi pensa che non sia di Paolo.

AI FILIPPESI
Ai cristiani di Filippi, scritta, secondo alcuni, da Efeso nello stesso periodo delle lettere ai Corinzi negli anni 56 o 57, secondo altri durante la prigionia romana del 61-63.

AI COLOSSESI
Ai cristiani di Colossi nella Frigia. Dell’ultimo periodo della vita, durante la prigionia romana del 61-63.

DUE LETTERE AI TESSALONICESI
Ai membri della chiesa di Tessalonica nella Macedonia. La prima è scritta negli inizi del 51. É il primo scritto da Paolo ed anche del Nuovo Testamento. E degli inizi del 51. La seconda è poco posteriore.

A FILEMONE
La più breve lettera, appena un biglietto, scritta durante la prigionia romana.

TRE LETTERE PASTORALI (TITO, 1 e 2 TIMOTEO)
Secondo alcuni studiosi le lettere non sarebbero di Paolo, ma della fine del primo secolo. Se sono di Paolo, la lettera a Tito e la prima a Timoteo sarebbero state scritte nel 63, durante la prima prigionia romana e la seconda a Timoteo nel 67, durante la seconda prigionia.

AGLI EBREI
Fu scritta ai membri ebrei della Chiesa, per persuaderli che gli aspetti significativi della legge di Mosè erano stati adempiuti in Cristo, e che la legge superiore di Cristo li aveva rimpiazzati. Quest’epistola fu probabilmente scritta da Paolo al ritorno dalla sua terza missione (ca. 60) quando riscontrò tra i membri di Gerusalemme usanze e credenze ancorate nella antica tradizione ebraica. Lo stile letterario di questa lettera sembra essere differente dalle altre epistole paoline, ma l’ideologia è certamente quella di Paolo.

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