Ippocrate, il Prof. Lukasiewicz, l’apertura dell’Anno Paolino e un’intervista della Radio Vaticana.

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Ippocrate in un affresco del XIII sec. Anagni Cripta del DuomoIppocrate (che vediamo rappresentato nell’immagine a fianco in un affresco del XIII sec. nella Cripta del Duomo di Anagni) nel V secolo a. C. affermava che, ‘mentre i contenuti delle scienze aumentano con il passar degli anni, la dimensione del cervello dell’uomo resta sempre la stessa’.
Julius Lukasiewicz, nel 1974, all’epoca docente d’ingegneria aerospaziale all’università di Carleton a Ottawa, citava questo celebre aforisma nel frontespizio del suo ‘The ignorance explosion’, titolo che non ha bisogno di commenti né di traduzione.
L’autore parte dalla considerazione, difficilmente contestabile, che le capacità intellettive dell’uomo sono sostanzialmente costanti e di dimensione finita. Ponendo questo assunto come postulato non gli è difficile argomentare in modo tale da giungere alla conclusione che, fatalmente, l’intelligenza umana, fisiologicamente stabile e limitata,  posta di fronte alla crescita esponenziale della quantità d’informazione scientifica prodotta ogni giorno nel mondo, è condannata ad una condizione d’ignoranza dalla quale è sempre più difficile, sino a diventare praticamente impossibile, uscire.
Umiliante quanto si vuole, l’ignoranza -beninteso questo tipo d’ignoranza, diciamo così ‘indotta’- è un dato fisiologico e non patologico contro il quale è ben arduo combattere.
Pazienza: un po’ d’umiltà non guasta, soprattutto in un contesto generale che celebra l’arroganza e la superbia come virtù, magari promuovendone democraticamente i campioni del momento con l’elezione a primo cittadino in un paesone della Sicilia occidentale.
Ma se a questa non certo esaltante situazione si aggiungono i danni provenienti da un’informazione incompleta, per di più fornita da fonti considerate attendibili, allora si rischia davvero di piombare nelle nebbie d’un’ignoranza che può portarci fuori strada.
E’ quello che mi è capitato quando sono andato a cercare, nelle agenzie di stampa e sulle testate cattoliche, le informazioni necessarie per scrivere l’articolo sulla cerimonia di apertura dell’Anno Paolino, tenutasi a Roma nella Basilica di San Paolo e celebrata dal Santo Padre con una solenne cerimonia.

La stampa ha informato, dando risalto al fatto, che erano presenti il Patricarca Ecumenico Bartolomeo I e un rappresentante dell’Arcivescovo di Canterbury, ed  è quel che sono riuscito a sapere, e che ho potuto riportare nell’articolo, attingendo dai comunicati e dai primissimi articoli reperibili su Internet.
Non una sola parola sulla presenza
, non certo meno significativa e importante, di S.B. Gregorios III.
Mi sono così reso anch’io, sia pure involontariamente, partecipe, anzi complice di questa rozza omissione: me ne scuso con chi legge e, soprattutto, con S.B. Gregorios III.
Ma, a parte le considerazioni che si possono (e si devono) fare sull’assenza di riguardo per il Patriarca Gregorios III, la cui persona è stata semplicemente ignorata da chi ha, o meglio avrebbe dovuto avere, il compito e la missione di curare professionalmente l’informazione osservandone anzitutto l’elementare e fondamentale regola di completezza, non possiamo non sottolineare come appaia quanto meno ‘strana’ la sensibilità della stampa cattolica, più attenta evidentemente all’ecumenismo ‘di facciata’ di quanto non lo sia nei confronti di quello ‘di casa’, quasi fosse, quest’ultimo, un elemento secondario e trascurabile.
Solo successivamente ho potuto leggere, nel testo di un’intervista rilasciata a Radio Vaticana da don Giovanni Serra, vice direttore della nuova rivista ‘Paulus’, della presenza di S.B. Gregorios III alla cerimonia solenne di apertura dell’Anno Paolino.
Un ‘bravo!’ di cuore a don Giovanni, al quale tuttavia, se per effetto secondario dell’assioma di Lukasiewicz possiamo perdonare l’imprecisione che segnaliamo di seguito, vorremmo bonariamente, e anche un po’ scherzosamente, raccomandare di restare nei limiti: non spetta a lui, infatti, nominare i cardinali.
Dovrebbe fare più attenzione, il vice direttore di ‘Paulus’, soprattutto quando attribuisce questo -sia pur reverendissimo- titolo, ancorché comprensibilmente ambìto da non poche ‘eccellenze’ del rito latino, al Patriarca della Chiesa Greco-Melkita.

Ci rimane, infatti, un po’ difficile immaginare che S.B. Gregorios III, Patriarca di Antiochia, di tutto l’Oriente, di Alessandria e di Gerusalemme della Chiesa Greco-Melkita Cattolica, abbia a sentirsi particolarmente esaltato dal fatto di vedersi attribuita, sia pure per errore, con il titolo stesso di cardinale, la titolarità d’una Chiesa Parrocchiale (magari della periferia) di Roma.

E così anche il sollievo che ho avuto nel constatare che, almeno su Radio Vaticana, la presenza di S.B. Gregorios III alla solenne cerimonia dell’apertura della’Anno Paolino è stata in qualche modo sottolineata, è stato solo un sollievo “a metà“: se, infatti, alle inesattezze, alle deformazioni e alle distorsioni dell’informazione sulla vita della Chiesa, che sono purtroppo regola della stampa cosiddetta ‘laica’, dobbiamo rassegnarci a sopportare anche le omissioni e le imprecisioni che arrivano da parte degli organi di stampa cattolica, allora è, forse, meglio rinunciare del tutto a tentare di rimanere informati su quel che avviene nel mondo.

Il mio vecchio parroco, sant’uomo non meno bizzoso che coltissimo e senza peli sulla lingua (vi invito a leggerne un ritratto che scrissi un paio d’anni or sono sul giornale online ‘Pratoblog’) -che riposi in pace e che Dio l’abbia in gloria- diceva che, per essere informati sull’attualità, bastava leggere la Bibbia.
Ho sempre pensato che esagerasse un po’.
Che avesse davvero ragione lui?

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