I politici si occupino di politica. Della “loro” politica. E, per favore…

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I politici si occupino di politica. Della “loro” politica.
E, per favore, continuino a dimenticarsi, nelle piazze e ogni volta che i media si occupano di loro, che noi cattolici esistiamo.

Giacomo Fiaschi
Tunisi, 9 Luglio 2008

A margine della bagarre sulla piazzata di ieri sera a Roma ci sarebbe da dire qualcosa che non abbiamo avuto il piacere di leggere nei commenti degli “opinionisti” a un tanto al mese.
Ormai da decenni la politica nel nostro paese è diventata in buona parte un “business”. Lo sappiamo bene tutti e non c’è bisogno di portare prove a dimostrazione. Sarebbe come pretendere di dimostrare con un teorema che uno è uguale a uno. Non si può: è talmente chiaro ed evidente che resta indimostrabile e indimostrato. Anzi: è principio fondante dello sviluppo d’ogni teorema possibile. Si chiama “assioma” e sarebbe una perdita di tempo il discuterci sopra. Come nella matematica, anche nella politica ci sono assiomi che non si possono dimostrare, semplicemente perché sono evidenti, sotto gli occhi di tutti.
Chi fa politica ha tutto il diritto di combattere per far prevalere il proprio interesse di parte. Sono le regole del gioco. Questo è un “assioma” della politica dei nostri giorni.
Ma se oggi questa battaglia fra avverse fazioni è scesa ad un livello talmente postribolare da restar non meno stomachevole che monotona e noiosa, non è certo per colpa di noi cattolici.
Sono affari loro, di questi partiti politici (divenuti comitati d’affari) che si fronteggiano, l’un contro l’altro armato, senza rispetto di nulla e di nessuno. Tutti, nessuno escluso.
Si salvano, dai fetori di questo immondezzaio che è diventata la politica nazionale -quella in mano ai plenipotenziari delle segreterie dei partiti- gli amministratori dei piccoli e medi centri della provincia italiana. Quei sindaci, vice sindaci, assessori e consiglieri -di ogni parte politica- che si alzano la mattina negli stessi orari dei loro concittadini e che con loro condividono gioie e dolori, delusioni e speranze, successi ed insuccessi della vita quotidiana.
Da questi Politici (con la P maiuscola) possiamo ancora aspettarci molto di buono, di positivo, di costruttivo e di serio, per fortuna.
Dagli altri politici, quelli che vivono in un altro pianeta, quelli che anziché servire ambiscono solo e sempre d’esser serviti, possiamo aspettarci ben poco. E’ già tanto se riescono a non insozzare, con vicende stomachevoli, l’immagine degli ideali in nome dei quali riescono ancora ad elemosinare un consenso che permette loro un livello di vita lontano anni luce da quello medio delle persone che con una faccia tosta incredibile han la ridicola pretesa di “rappresentare”.
Ma questi signori, con i quali abbiamo ben poco in comune, e men che meno qualcosa da spartire, devono sapere una cosa: noi non siamo più disposti a vedere e a sentire cose che offendono la nostra fede, il rispetto per le norme che regolano la vita morale del nostro esser cristiani. Non possono e non devono -e qualcuno glielo deve pur dire a muso duro- metter bocca nelle cose che non li riguardano. Faccian pure quello che vogliono. Si tengano le loro amanti, divorzino e si riaccompagnino pure tutte le volte che vogliono, ma sappiano bene che non hanno nessun titolo a rappresentare noi cattolici, né politicamente né in nessun altro modo.
Si azzuffino pure per strapparsi l’un l’altro quel che resta del saccheggio della cosa pubblica. Prima o poi non rimmarà più nulla e, se Dio vuole, non avranno più interesse a candidarsi quando esser deputati o senatori o ministri o presidenti di qualche cosa non comporterà più stipendi da nababbi. Vorrà dire che aspetteremo quel giorno per cantare il Te Deum e ringraziare il Cielo per averceli levati dai piedi. Noi sappiamo esercitare la virtù della pazienza. Soprattutto nel sopportare, come il precetto vuole, le persone moleste.
Ma per favore lascino stare il Papa e i Vescovi! Non hanno il diritto di sbeffeggiare, in un modo o nell’altro, la sacra persona del Pontefice con frizzi lazzi e cachinni da postribolo.
Ci lascino in pace e la smettano di prendersi gioco dei nostri sentimenti, delle nostre idee, della nostra fede e della nostra religione.
Dobbiamo far capir loro che non hanno nessun diritto di aggiungere le offese al continuo saccheggio di risorse pubbliche con il quale si garantiscono una vita da faraoni.
Rispediamoli a casa tutti e mandiamo, al loro posto, i ragazzi migliori delle nostre parrocchie. Quelli che rispettano i loro genitori, dai quali possono aspettarsi delle sonore labbrate quando, invece di comportarsi da persone perbene, si comportano da sciocchi.
E’ ora che noi cattolici facciamo sentire la nostra presenza esigendo, da chi si candida a rappresentarci, un comportamento coerente, e incominciando a buttar fuori a calci nel sedere e senza troppi complimenti i furbetti del quartierino, quelli che credono di potersi far gioco di noi ostentando pubbliche virtù in piazza e praticando, nelle camere d’albergo pagate con i soldi delle nostre tasse, vizi privati sui quali rivendicano ogni diritto, in nome d’una “privacy” alla quale si perde ogni diritto, è bene rammentarlo, quando si ricoprono pubbliche cariche, con il solo scopo di garantirsi la libertà di far ruberie e porcherie d’ogni genere in barba ad ogni regola e a ogni norma del buon senso.

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