Domenica 13 Luglio ad Amman la consacrazione episcopale del nuovo Arcivescovo di Algeri.

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Il nuovo Arcivescovo di Algeri Mons. Ghaleb Bader
Il nuovo Arcivescovo di Algeri Mons. Ghaleb Bader

Domenica 13 Luglio ad Amman la consacrazione episcopale di Ghaleb Bader, sacerdote giordano, nominato Arcivescovo di Algeri il 24 maggio scorso dal Papa.

Sulla persona dell’eletto, nato il 22 luglio del 1951 a Khirbet Wahadine, in Giordania, ed ordinato sacerdote il 13 Giugno 1975 ad Amman, c’è poco da aggiungere di rilevante rispetto al breve ‘curriculum’ diffuso dalle agenzie. Formazione di giurista e moralista, esperienza di parroco in una parrocchia importante della vecchia Amman, poi in episcopio ad Amman come presidente del Tribunale ecclesiastico di prima istanza e, dal 1996 al 2001, consultore del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso. Originario di un villaggio della montagna che, a nord ovest di Amman, si affaccia sulla valle del Giordano, unisce un tratto personale semplice e un po’ riservato con una tempra da montanaro schietto e concreto.
Con la sua elezione ad Algeri si dà per la prima volta alla prima delle quattro diocesi algerine un vescovo arabo, con funzione di metropolita nei riguardi delle altre tre diocesi che tuttora sono rette dai vescovi francesi Georger (Orano), Piroird (Costantina) e Rault (Laghouat).
Questa innovazione è in linea con un certo indirizzo seguito più volte negli ultimi venti anni, di scegliere cioè vescovi arabi per le chiese latine arabe o di lingua araba ( es. Gerusalemme, Amman, Tunisi). E come già nel caso di mons. Michel Sabbah e mons. Fouad Twual (Gerusalemme), mons. Salim Sayegh (Amman) e mons. Maroun Lahham (Tunisi), anche questa volta si è scelto un sacerdote del patriarcato latino di Gerusalemme (che comprende anche la Giordania) che è, tra le chiese latine della regione araba, la più radicata e consistente (anche per numero di sacerdoti, ormai quasi tutti di origine giordana palestinese).

Ma ora nel caso dell’Algeria l’innovazione è motivata soprattutto dal fatto che la composizione della comunità cristiana in questo paese si è profondamente modificata negli ultimi venti anni. Prima della guerra di indipendenza (1954) si contavano circa 900.000 cristiani, quasi tutti francesi. E ancora negli anni  rima della guerra civile, cioè prima degli anni 90, c’erano ancora più di 50.000 cristiani in grandissima parte francesi. Ma con la guerra civile i francesi hanno lasciato quasi tutti l’Algeria e attualmente nelle quattro diocesi di Algeria si contano in tutto circa 4.000 cristiani (1.500 ad Algeri, 400 ad Orano, 300 a Costantina, 2000 a Laghouat). Sono cristiani che vengono, per motivi di lavoro o di studio, dal Marocco, dai paesi subsahariani, dall’Egitto, dal Libano.

Recentemente si sono aggiunti due nuovi dati: algerini che accolgono il messaggio evangelico tramite le emissioni radiofoniche e i canali televisivi, e algerini che sono stati raggiunti da ‘evangelisti’ (non cattolici) di provenienza perlopiù nord-americana. Per fronteggiare questo fenomeno, che mette in causa il patto che permette alla chiesa di esistere in Algeria (l’impegno cioè di non fare proselitismo) il governo ha approntato una nuova legge restrittiva e messo in atto una serie di interventi di controllo e di repressione. Il nuovo vescovo (come già il suo predecessore mons. Teissier) si troverà di fronte al difficile compito di lealtà verso lo Stato e insieme di difesa e di rivendicazione dei diritti acquisiti dalle ‘chiese riconosciute’, che ora sembrano essere esposti a rischio a causa di interventi a volte indiscriminati che si registrano nel corso della attuale campagna anti-proselitismo. Per questa parte del suo compito, il vescovo Ghaleb può contare sulla sua esperienza in Giordania, dove la chiesa cristiana è riconosciuta e gode di rispetto e libertà ma dove pure si sono registrati recentemente interventi dello Stato contro ‘predicatori’ (stranieri, non cattolici) che sono stati espulsi dal paese.
Nella scelta del nuovo vescovo per Algeri certamente avrà avuto la debita considerazione anche tutto quello che ha tuttora riferimento con uno degli eventi più rilevanti della storia recente della chiesa algerina (e non solo algerina), cioè l’uccisione, nel 1996, dei sette monaci trappisti dell’Atlas e del vescovo di Orano. Da una parte il nuovo vescovo sarà chiamato a proseguire l’iniziativa avviata dal predecessore, su istanza dei Superiori generali degli Ordini religiosi coinvolti, di introdurre la causa di beatificazione di tutti i 19 religiosi e religiose assassinati in Algeria negli anni 90. Dall’altra per la uccisione dei sette monaci è stata iniziata già da più di quattro anni un’inchiesta giudiziaria al Tribunale di maggiore istanza di Parigi che è avanzata di poco, di pochissimo e ‘non manca chi comincia a pensare, non senza ragione, a una cospirazione del silenzio per seppellire la verità insieme con i morti. Si corre il rischio che la sicurezza dello Stato, la preservazione delle relazioni bilaterali e l’onore dei servizi militari di intelligence, concorrano alla conclusione di far tacere la verità e privilegiare le apparenze’ (dalla lettera circolare dell’Abate Generale dell’Ordine Cistercense in data 21 maggio 2006).

Il fatto che il nuovo vescovo non è francese alleggerisce l’onere di rappresentare in qualche modo le attese della nazione francese nella vicenda. Ma proprio perchè sciolto dal punto di vista della nazionalità, ci si attenderà da lui di appoggiare in modo idoneo tutto quello riguarda la prosecuzione dell’inchiesta (nel contesto cristiano del perdono anticipato).

La nomina per Algeri di un vescovo arabo proveniente dalla chiesa madre di Gerusalemme può suggerire ancora una duplice considerazione:

  • un legame rinnovato tra la chiesa madre di Gerusalemme e una delle gloriose chiese dell’antichità (la chiesa di Agostino, Manica, Ottato di Mila, Massimiliano di Tebessa ecc. arricchita recentemente dal martirio di Charles de Foucauld, dei monaci di Tibhirine e dei padri bianchi di Tizi-Ouzou ecc.);
  • e ancora un legame più stretto con tutte le chiese della regione araba che dal mediterraneo si estende fino al Golfo.
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Un pensiero riguardo “Domenica 13 Luglio ad Amman la consacrazione episcopale del nuovo Arcivescovo di Algeri.

    Archim. Mons. Virginio Fogliazza ha detto:
    13 luglio 2008 alle 12:38 pm

    Le statistiche in Angeria circa la vita della Comunità cristiana hanno dei risultati desolanti. di una amarezza indicibile :
    in cinquant’anni da 900.000 cristiani si è passati a 4.000! L’Islam, come una macchina rompi-ghiaia, cancella ogni presenza cristiana.
    Perchè questo fenomeno non viene recepito, almeno a livello sociologico ?
    Non può essere compatibile che nel breve tratto di mezzo secolo si possa CANCELLARE i segni di una cultura radicata fin dai tempi apostolici?
    Qui non si tratta di mettere in discussione il dialogo interreligioso, ma almeno approfondire le ragioni di questi fenomini…- e non siamo in Arabia Saudita , non siamo in Iran.
    Riflettiamo ai tanti fenomeni di intolleranza verso i cristiani in Egitto, in Turchia (con la sua vocazione ad entrare in Europa).
    Credo che, almeno in Italia, alle richieste dei mussulmani, dovremmo richiedere più fortemente la “reciprocità”.
    Credo che su questa linea si era messo anche il Card. Tarcisio Bertone, ai tempi del suo episcopato in GENOVA.

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