In ricordo di uno storico “no” di cattolici scomodi.

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Riportiamo da Avvenire del 18 Luglio la recensione, a cura di Roberto Beretta, del libro “Operazione Walkiria” di Luciano Garibaldi (Ed. Ares).

Quei tedeschi che dissero no a Hitler
di Roberto Beretta

Il sacerdote Hermann Wehrle a giudizio
Il sacerdote Hermann Wehrle a giudizio

Ma chi ha detto che i tede­schi erano tutti nazisti?
Dove sta scritto che non ci fu una «resistenza» anche in Germania, che il popolo del Führer non tentò quanto poteva per libe­rarsi del suo dittatore?
Dal fallito attentato dinamitardo contro Hitler al gruppo giovanile della «Rosa Bianca», un certo be­nefico revisionismo si fa strada an­che in questo senso. Ed è merito del giornalista e storico Luciano Garibaldi compilarne un divulgati­vo regesto, ricapitolando i maggio­ri episodi di ribellione antinazista tedesca in ‘Operazione Walkiria. Hitler deve morire’ (Ares, pagine 144, euro 13,00), dove particolar­mente interessante risulta la parte documentaria, che raccoglie testi­monianze inedite degli sfortunati oppositori di Hitler.
Si comincia dal colpo di Stato pro­gettato da alcuni dei massimi ver­tici dell’esercito tedesco fin dal 1938, ai tempi dell’invasione della Cecoslovacchia: erano già pronti i piani per arrestare il dittatore e tra­durlo davanti a un tribunale del popolo come «nemico capitale del mondo», organizzando contempo­raneamente un governo alternati­vo e allertando le forze armate per respingere i fedelissimi del Führer; ma i due emissari, inviati a Londra e Parigi per chiedere appoggio nel convincere la popolazione tedesca che solo così si sarebbe evitata una guerra mondiale, non vennero nemmeno ricevuti.
Un anno dopo, in Vaticano e con l’assenso di Pio XII, si incontrarono l’avvocato Muller di Monaco e l’ambasciatore inglese Osborne: scopo, sostenere l’«Operazione Zossen» che avrebbe dovuto desti­tuire Hitler e che ancora una volta fallì per eccesso di scrupolo dei congiurati. Così come avvenne nel febbraio 1942, quando un gruppo di alti ufficiali aveva progettato di imprigionare Hitler nel tragitto tra l’aeroporto e il quartiere generale durante un’ispe­zione sul fronte russo: ma il Führer – che, oltre a in­dossare indumenti corazzati, sventò parecchi attentati grazie all’abitudi­ne di non avere a­bitudini – rifiutò di salire sull’auto predisposta e si fe­ce accompagnare dai suoi fedelissi­mi… Idem nel marzo 1943 a Smolensk, quando uno squadrone di cavalleria era pronto a spazzar via la guardia del leader e poi una bomba (che non scoppiò…) venne intro­dotta sul suo aereo.

Un soldato mostra i pantaloni di Hitler squarciati dall’attentato del ’44
Un soldato mostra i pantaloni di Hitler squarciati dall’attentato del ’44

Tra settembre 1943 e gennaio 1944 Garibaldi cita «una mezza dozzi­na di tentativi ‘al cap­potto’ »: ufficiali-ka­mikaze, tra i pochissimi ammessi alla presenza di Hitler e questa volta col pretesto di presen­targli i nuovi cappotti militari, erano pronti a farsi saltare in aria con lui. E invece un’incredibile serie di circostanze fortuite non permise mai di passa­re all’azione. Anche l’attentato più celebre, appunto l’«Operazione Walkiria» del titolo del libro, com­piuto nel bunker del Führer il 20 luglio 1944, ferì soltanto il princi­pale obiettivo a causa di una fata­lità: uno dei presenti spostò la bor­sa che conteneva l’esplosivo.
Garibaldi peraltro fornisce interes­santi elementi di analisi tratteg­giando la personalità dei congiura­ti e soprattutto del loro capo, il conte prussiano Claus von Stauf­fenberg: cattolico ligio al suo cre­do, il tenente colonnello avrebbe confidato il suo progetto all’arcive­scovo di Berlino Kon­rad von Preysing ri­cavandone – se non un assenso e­splicito – al­meno la ri­nuncia a «frapporre ostacoli reli­giosi alla de­cisione » (in base a testi­monianze raccolte per­sonalmente, l’autore a­vanza l’ipo­tesi che l’uf­ficiale a­vrebbe an­che ricevuto l’assoluzio­ne).

La lettura di una sentenza per il golpe del ’44
La lettura di una sentenza per il golpe del ’44

Proprio perché profondamente cristiano, invece, era contrario all’omicidio di Hitler il conte Helmuth von Moltke, ani­ma di quel «circolo di Kreisau» da cui passarono i rappresentanti più illustri e colti della resistenza anti­nazista tedesca, von Stauffenberg incluso.

Tutt’e due i nobili oppositori per­deranno comunque la vita in se­guito al fallimento dell’attentato: furono ben settemila – compreso il celeberrimo generale Rommel – le persone fatte giustiziare da Hitler, dopo condanne pronunziate da un terribile tribunale speciale.

Padre Delp
Padre Delp

Tra esse numerosi cattolici e anche preti come il gesuita padre Alfred Delp (membro del «Circolo di Kreisau») e don Hermann Wehrle (colpevole di aver confessato uno dei congiu­rati). Alla loro memoria nel 1963 è stata dedicata la chiesa della Regi­na dei Martiri a Berlino.
Furono numerosi i tentativi, tutti falliti, di eliminare il Führer. Ma le titubanze occidentali e tanta sfortuna salvarono sempre il dittatore.

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