La Trinità di Andrej Rublev.

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Dal sito di Fabio pubblichiamo questo studio che ci introduce alla comprensione dell’icona per eccellenza, “La Trinità” di Andrej Rublev.

La Trinità di Rublev

Come specificato in questo mio post, sto studiando l’icona della Trinità originariamente dipinta (usando i termini appropriati dovrei dire “scritta”) da Andrej Rublev nel primo 30ennio del 13mo secolo. Studiarne la tecnica, la composizione, i colori, per l’iconografo non è sufficiente… al fine di poter affrontare un lavoro iconografico, il pittore ha il dovere di entrare nelle profondità dell’icona, scoprirne le radici, analizzare i passi delle sacre Scritture che ispirarono l’originale autore, comprendere quale messaggio si voleva trasmettere con la realizzazione del modello da cui si trae ispirazione. La Trinità di Rublev è considerata il massimo esempio tra le icone rappresentanti l’episodio biblico de “L’ospitalità di Abramo”, riconosciuto come la prima prefigurazione del Dio Trinitario. Osservando altri esempi di icone sulla Trinità, notiamo subito la sinteticità del lavoro di Rublev… laddove in altri esempi troviamo Abramo e Sara intenti a servire i 3 “viandanti”, con Rublev gli elementi presenti sono ridotti al minimo necessario: vediamo solo tre figure sedute attorno alla mensa apparecchiata per il pasto, alle loro spalle una “casa”, un albero, un monte. Ma è meglio procedere con metodo ed analizzare le fonti: avvicinarsi ad un’icona solo osservandone l’estetica rende più difficoltoso coglierne la profondità. Il passo biblico, qui reso visibile il linee e colori, è contenuto nel libro della Genesi (18, 1-10):

“Poi il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno. 2 Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, 3 dicendo: «Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo. 4 Si vada a prendere un po’ di acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l’albero. 5 Permettete che vada a prendere un boccone di pane e rinfrancatevi il cuore; dopo, potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo». Quelli dissero: «Fa’ pure come hai detto». 6 Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: «Presto, tre staia di fior di farina, impastala e fanne focacce». 7 All’armento corse lui stesso, Abramo, prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo, che si affrettò a prepararlo. 8 Prese latte acido e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato, e li porse a loro. Così, mentr’egli stava in piedi presso di loro sotto l’albero, quelli mangiarono.
9 Poi gli dissero: «Dov’è Sara, tua moglie?». Rispose: «È là nella tenda». 10 Il Signore riprese: «Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio». Intanto Sara stava ad ascoltare all’ingresso della tenda ed era dietro di lui.”

Il testo ci illustra tutti gli elementi che Rublev ha inserito nella propria Icona: I tre Viandanti (hanno il bastone da viaggio), la tenda (rappresentata come casa), l’albero sotto cui si siedono per mangiare, la mensa, il vitello offerto loro da Abramo… il solo elemento che sembra non comparire nel testo e’ il monte, ma vi torneremo successivamente. Come precedentemente accennato, questo testo della Genesi e’ il primo ad offrire una prefigurazione della Trinità Divina. E’ bene evidenziare che nell’iconografia tradizionale non troviamo mai rappresentazioni di Dio Padre, in quanto nel Vangelo troviamo scritto che Gesu’ disse che il “Padre nessuno l’ha visto” e “chi vede Me, vede il Padre” (cfr. Gv 1,18). Per tale motivo il Cristo, viene utilizzato per la rappresentazione sia del Cristo sia di Padre dell’umanità. Ma la Trinità che visita Abramo viene descritta come “tre viandanti” e, sebbene Abramo si rivolga a loro col singolare “Signore”, cio’ che i suoi occhi (ed i nostri occhi) vedono e’ la prefigurazione di grandi avvenimenti futuri: Dio che invia il proprio Figlio tra di noi e lo Spirito tramite il Figlio. Davanti a noi siedono tre pellegrini, sono in viaggio, lo testimonia il bastone che ancora stringono in pugno, ma sono anche messaggeri… portatori di un messaggio, lo testimoniano le ali di cui sono dotati. Con questi primi elementi possiamo iniziare ad comprendere il messaggio dell’icona: non semplice “traduzione” visiva di un episodio biblico, ma rappresentazione della “Visita”. Dio si avvicina all’uomo e gli mostra la bonta’ delle proprie promesse (a Sara ed Abramo conferma la propria divinità promettendo solo ciò che Dio può promettere: una discendenza; a noi, osservatori, promette la sua vicinanza come Padre, come Figlio e come Spirito Santo). Stabiliti ora con maggiore sicurezza quale sia il messaggio di questo evento biblico e cosa Rublev abbia messo in evidenza con le proprie scelte stilistiche, possiamo osservare l’icona per cogliere altri dettagli utili ad arricchirne il contenuto.

I VIANDANTI:
Come già detto li identifichiamo come tali poichè stringono in mano il bastone da viaggio, ma la loro origine divina ed il loro ruolo di messaggeri è indicata dalle loro ali. Il loro capo è circondato dal “Nimbo” (il termine con cui la cultura orientale indica ciò che noi conosciamo come una riduttiva “aureola”) simbolo della sapienza divina che dimora in essi e carattere distintivo, nell’iconografia, delle persone Sante. I tre viandanti sono vestiti tutti allo stesso modo: una lunga tunica ed un manto che li avvolge. La figura al centro e quella a destra vestono anche uno scapolare, elemento che contraddistingue i ministri del culto.
Precedentemente accennavo alla sinteticità di Rublev… questa scelta stilistica trova ora giustificazione osservando il momento in cui sono “colti” i viandanti: il momento in cui, benedicando il pasto, si apprestano a consumarlo: scegliere tale momento significa focalizzare l’attenzione su di esso… cosa vuol dire? Il pasto condiviso è segno di comunione, di un legame forte. I tre viandanti stanno per condividere il pasto offerto loro da Abramo, ma un posto attorno alla mensa e’ vuoto…o meglio… siamo noi, come osservatori, ad occuparlo. Ancora una volta il tema della “visita” viene fortemente sottolineato e si arricchisce del suggerimento che Dio sta visitando NOI, condivide un pasto con NOI, e’ con NOI che sta creando un forte legame. Qual’e’ pero’ la loro identita? Rublev non ce lo rivela: solitamente nelle icone il nome del personaggio rappresentato viene apposto accanto al personaggio stesso, ma in questa icona non sono presenti… Perche’? Forse perche’ e’ una icona prefigurativa della trinita’… Osservando pero’ la gestualita’, la posizione ed i colori delle vesti, possiamo, con ragionevole sicurezza, comprendere l’identita’ dei commensali. Gerarchicamente, la figura al centro ha importanza maggiore, e’ vestita con una tunica rosso scuro ed un manto Blu Lapis (cio’ che noi chiamiamo oltremare). Questi due colori sono tradizionalmente attribuiti alle figure regali (anticamente solo persone molto ricche potevano permettersi vesti colorate di questi rossi e questi blu, come principi o re), e nel linguaggio iconografico, tali colori sono attribuiti a Cristo. Il posto pu’ importante della composizione e’ occupata quindi da Gesu’… perche’ invece non da Dio Padre come sembrerebbe piu’ logico? Per comprendere tale scelta bisogna entrare nella teologia della Trinita’: non si puo’ comprendere e vedere il Padre se non passando prima per il Figlio. Il Figlio e’ la “porta” verso cui si accede alla Trinita’. Altro elemento che ci aiuta ad identificare il personaggio centrale col Cristo e la connessione che questo ha con altri elementi della tavola, i quali richiamano la Passione: l’albero, la mensa ed il Vitello, posizionati lungo l’asse centrale dell’icona. Su di essi tornero’ piu’ tardi. Il Cristo fissa lo sguardo sul viandante di sinistra, vestito con una tunica blu Lapis ed un manto cangiante rosa. Come il Cristo Egli benedice il pasto. I gesti che compiono sembrano simili, quasi a suggerire che l’uno trae ispirazione dall’altro. Questo suggerisce che alla Sx sia seduto Dio Padre, fonte dell’opera del figlio. Sopra di Lui e’ rappresentata la tenda di Abramo, qui tradotta come una casa con porte e finestre aperte: essere presso il Padre, per noi equivale essere vicini all’accogliente “casa del Padre”.
Rimane il viandante di destra che puo’ ora essere identificato come lo Spirito Santo, colui che soffia per il mondo e lo rinnova: non a caso lo Spirito e’ vestito con una tunica blu (segno della Divinita’) ed un mantello verde (simbolicamente vicino alla natura, alla creazione). Egli veste uno scapolare simile a quello del Cristo: questo dettaglio crea un parallelismo tra le due figure comunicante il forte legame tra Cristo, Spirito e sacerdozio-ministero. Alle sue spalle e’ rappresentato il “monte”, il luogo tradizionalmente inteso come “vicino a Dio” e probabilmente un richiamo al golgota della passione (tale possibilita’ e’ rafforzata dal come il monte sia inclinato verso l’albero). Nel Vangelo il “monte” e’ il luogo ove Cristo ricerca la solitudine della preghiera, ove si compiono gli atti piu’ straordinari (come la trasfigurazione o la moltiplicazione dei pani e dei pesci) dove Cristo ha parlato alle folle (il discorso delle beatitudini) ed ha insegnato ai propri discepoli come pregare.

RIFERIMENTI ALLA PASSIONE:
Il Monte, l’Albero, la Mensa, il Vitello, sono tutti elementi che richiamano la passione di Cristo. L’asse centrale dell’icona, occupata dal viandante identificato con Cristo, e’ anche occupata dalla mensa, rappresentata come un altare su cui e’ poggiato un largo piatto in cui scorgiamo il vitello offerto da Abramo. Il parallelismo tra questi elementi ed il sacrificio di Gesu’ e’ evidente. Sull’asse centrale e’ presente anche l’albero sotto cui i tre viandanti sono invitati a sedersi da parte di Abramo (Mamre, la localita’ ove si svolge l’incontro di Abramo, era famoso per le sue quercie). L’albero simboleggia il legno della Croce, attraverso cui la salvezza divina ha raggiunto l’uomo, ma il Cristo e’ descritto nelle scritture anche come il “germoglio di Iesse”: Cristo si incarnera’ nel mondo grazie all’intervento di Dio nella vita di Abramo, nella cui discendenza (annunciata proprio in questa “visita”) vi sara’ Iesse ed il re Davide. Tale genealogia e’ indicata nell’incipit del vangelo di Luca, tradizionalmente rappresentato… con un Vitello.
Un quinto elemento richiama la Passione ma e’ meno evidente ad una osservazione superficiale dell’icona: i Viandanti ai lati, con la curva dei loro corpi, tracciano un calice contenente il Cristo-Viandante: Cristo stesso e’ contenuto nell’offerta dell’eucarestia, prefigurata qui assieme alla passione nella visita ad Abramo.

L’icona e’ uno strumento di preghiera, va osservata a lungo, va meditata. Solo la preghiera e l’osservazione dischiudono l’osservatore ad una realta’ divina ricca di messaggi e di contenuti.

Ad Majora

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