Nota a margine: “Accidenti a quelle che van di fuori”, caro signor sindaco…

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Rieccomi. E quattro. Ma non posso fare a meno, per la terza volta, di ritornarci sopra.

Riporto dall’agenzia Asca:

IMMIGRATI: SINDACO LAMPEDUSA, VATICANO APRA CONVENTI E SEMINARI
(ASCA) – Roma, 31 lug – ”Che il Vaticano la smetta di bacchettare il governo centrale e apra le porte dei conventi, dei seminari ormai deserti, delle abbazie affinche’ donne e bambini vengano ospitati dalla Chiesa. Che la Chiesa di Roma non resti impassibile alla sofferenza di questa gente e non commetta altri errori, come quelli commessi in passato, restando silenziosa a fenomeni epocali dove c’e’ morte”.
Cosi’ il sindaco di Lampedusa Bernardino De Rubeis interviene su Ecoradio chiedendo, non senza polemica, ”un intervento immediato del Vaticano” ma anche del governo dopo gli ultimi sbarchi sull’isola.

Orbene, vorremmo dire al Sig. Bernardino de Rubeis, Sindaco di Lampedusa, che se le porte dei conventi, dei seminari ormai vuoti e delle abbazie venissero aperte per trasformare questi luoghi in prigioni camuffate da “centri di accoglienza” si commetterebbe non solo un errore peggiore di quelli del passato, ma anche un doppio sacrilegio, contro Dio e contro questi fratelli i quali, per effetto delle illuminate leggi vigenti in materia, sarebbero consegnati alla Chiesa stessa non come fratelli da soccorrere, ma come prigionieri dei quali preti frati e monache diventerebbero, ipso facto, i secondini.
Che cosa vorrebbe il Signor Sindaco di Lampedusa, che la Chiesa diventasse complice di questa sordida pagliacciata orchestrata per far finta di far fronte a un’emergenza che è tale proprio a causa dell’ignoranza crassa e supina di quei politici e politicanti che, guardandosi bene dall’intervenire sulla causa prima di questo immondo mercimonio, vale a dire IL COMMERCIO DEGLI SCHIAVI, sgonnellano e strombazzano una volta o due l’anno con i soliti predicozzi che non convincono più nessuno, e quando si svegliano con la luna storta formano, magari in bel duetto, leggi che non servono assolutamente a nulla, come la triste realtà dei fatti sta dimostrando?

Eh no caro signor Bernardino de Rubeis, Sindaco di Lampedusa, se la prenda con chi vuole, magari con se stesso e con i suoi alleati, soprattutto quando vanno a far visita al Rais El Gheddafi che in questi stessi giorni, forse perché troppo impegnato a far uscir di prigione in Svizzera uno dei sui irrequieti rampolli, sembra non accorgersi che è proprio dal suo paese che partono bastimenti di schiavi destinati all’Europa. Se la prenda con loro e, se vuole, con se stesso, signor Bernardino de Rubeis, Sindaco di Lampedusa, ma lasci stare, per piacere, il Vaticano e la Chiesa!

Il sig. Bernardino de Rubeis, Sindaco di Lampedusa.
Il sig. Bernardino de Rubeis, Sindaco di Lampedusa.

Non offenda la nostra intelligenza col dar lei, signor Bernardino de Rubeis, Sindaco di Lampedusa, lezioni di carità alla Chiesa, ed eviti di tirare in ballo persone che con i giochi giochini giochetti e giocucci da furbetti del quartierino delle segreterie dei partiti, se Dio vuole, da tempo non han più nulla a che spartire.

Potrei anche risponderle -articolando una argomentazione molto ben dettagliata e documentata in proposito- che, per ospitare degnamente quelle donne e quei bambini verso i quali ella si mostra così appassionatamente sensibile, sarebbe più appropriato e coerente al suo appello d’uomo politico, aprire i cancelli delle ville di certi suoi colleghi. Ville magnifiche, sontuose residenze splendidamente ornate da giardini, piscine e romanticissimi berceaux, che di sicuro risulterebbero più confortevoli e attrezzate dei conventi, dei seminari ormai vuoti e delle abbazie.  Potrei farlo, è vero, e ne avrei anche voglia, ma temo che sarebbe più facile ottenere un risultato positivo se chiedessi a un asino di volare, non è forse vero, signor Bernardino de Rubeis, Sindaco di Lampedusa?

Potrei, anche, chiederle di riservare le sue invettive contro i mercanti di schiavi di casa nostra e chi si spartisce con loro il bottino facendo combriccola, e magari invitarla a chiedere, con una veemenza anche maggiore di quella del suo appello, alla Chiesa di martellare -ancor più di quanto non stia già facendo- i cervelli dei cristiani sulla necessità di porre fine a questo orrore che è la causa prima dei continui sbarchi che imbrattano le bellezze della sua isola, danneggiandone, fra l’altro, le imprese turistiche. Ma anche in questo caso temo che non otterrei gran successo. La diplomazia in politica, si sa, è importante. Meglio prendersela coi preti e il vaticano e sorvolare su certe cosucce che potrebbero dar fastidio a qualcuno che, a differenza dei preti e del vaticano, potrebbe reagire in modo meno caritatevole. Mi sbaglio forse signor Bernardino de Rubeis, Sindaco di Lampedusa?

Una cosa però credo di potergliela chiedere, dal momento che si mostra così attento al tema del soccorso dei deboli e degli indifesi non meno che alle cose di chiesa: provi ad andare ad ascoltare le parole del suo parroco domenica prossima alla messa quando leggerà il Vangelo, e rifletta bene, se può, sul loro significato. Sarebbe, quanto meno, giusto e doveroso, a questo punto, per lei signor Bernardino de Rubeis, Sindaco di Lampedusa, assumere informazioni ‘di prima mano’ prima di puntare il dito contro persone verso le quali dimostra di aver così poca stima con questo suo non meno demagogico che patetico e sgangherato appello.
Un appello nel quale ella, signor Bernardino de Rubeis, Sindaco di Lampedusa, esibisce in modo mirabile la sua conoscenza della storia della Chiesa, sintetizzandone l’operato in un modo che a definire ignorante bisognerebbe chiedere scusa all’ignoranza stessa.
Ci dica, signor Bernardino de Rubeis, Sindaco di Lampedusa,  secondo lei Francesco d’Assisi, Filippo Neri, Alfonso Maria de’ Liguori, Teresa di Calcutta, Pio di Petrelcina, Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I e II, e poi Primo Mazzolari, Lorenzo Milani -solo per far quache nome-  eran forse dei brahmini, degli imâm, degli ayatollah, dei mufti o dei dervisci danzanti?
Vada a informarsi meglio, signor Bernardino de Rubeis, Sindaco di Lampedusa e, (glielo chiedo sempre che le sia possibile, beninteso, giacché non solo la carità cristiana, ma anche un minimo di cultura laica m’impongono sempre di tener presente che “ad impossibilia nemo tenetur“) quando decide di aprir la bocca veda di farlo in modo meno insolente e, sempre se può, meno disinformato. Eviti, inoltre, di scimmiottare, la prego, l’esempio di qualche ministro il quale, per far parlare di sé, non esita a ricorrere a gesti e a espressioni degne più del becerume piazzaiolo di certi buffoni di strada che di un rappresentante delle istituzioni dello stato. Ormai, glielo assicuro, non funziona più neanche per lui: la gente ne ha piene le tasche di queste pagliacciate.

Cerchi anche di riflettere sul fatto che, se in Italia c’è ancora un briciolo di spazio per la solidarietà e per la fratellanza, non dobbiamo certo ringraziare né lei, signor Bernardino de Rubeis, Sindaco di Lampedusa, né i suo colleghi politici, ma solo tante persone di buona volontà che, spesso animate da sentimenti cristiani, non cercano né voti né riflettori né onori né cariche pubbliche, e neanche, lo dico come semplice promemoria, le laute prebende che queste cariche comportano.

E fra queste persone stia certo, signor Bernardino de Rubeis, Sindaco di Lampedusa, che vi sono tanti preti e suore, membri di quella Chiesa, sulla quale ella punta il dito accusatore con tanta superficialità e supponenza, di fronte ai quali lei si rende responsabile di un’ingiuria che non meritano. Queste persone  avrebbero tutto il diritto di rivoltarglisi contro, ma non lo fanno, signor Bernardino de Rubeis, Sindaco di Lampedusa. Anzi qualcuno prende addirittura occasione dal suo delirante appello per fare un esame di coscienza che sarebbe infinitamente più appropriato a lei. Queste prsone son gente perbene, signor Bernardino de Rubeis, Sindaco di Lampedusa, il far del male alle quali non rappresenta, evidentemente, per lei nessun problema.

Se a lei tutto ciò non farà né caldo né freddo, signor Bernardino de Rubeis, Sindaco di Lampedusa, a me e a tanti come me no. E a nome mio e di tanti che, come me, si sentono offesi dalle sue parole le dico, signor Bernardino de Rubeis, Sindaco di Lampedusa: stia al suo posto e si guardi bene dall’insultare, gettando fango addosso alla Chiesa, persone che meritano solo rispetto e gratitudine per quello che fanno.

Cerchi infine visto che le cita -sia pure a sproposito-,  e sempre che non le sia impossibile, anche di far tesoro delle bacchettate del Vaticano, a commento delle quali la sola cosa sensata che si può dire è la stessa che dicevan le mamme d’una volta che, quando tiravan delle belle e sonore labbrate a certi figliuoli che non volevan saperne di fare i bravi, accompagnavano quel sacrosanto castigo -riferendosi alle labbrate, naturalmente- con queste parole: “accidenti a quelle che van di fuori“.

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2 pensieri riguardo “Nota a margine: “Accidenti a quelle che van di fuori”, caro signor sindaco…

    marta ha detto:
    1 agosto 2008 alle 5:10 pm

    Confesso che in un primo momento il grido del sindaco di Lampedusa mi è sembrato legittimo. Confesso che mi sono illusa del fatto che il suddetto “grido” fosse una richiesta d’aiuto per un’emergenza incontenibile ed insostenibile … lo stesso aiuto che gli apostoli chiedono a Gesù.
    E mi sono pure chiesta del perchè di tanta durezza della Redazione.
    Insomma sono la solita signora ” … e se invece …”. Ma poi mi sono accorta dell’errore, mi sono accorta di quel maledettissimo “indice accusatore” puntato contro la Chiesa, contro il Vaticano. Mi sono accorta del gioco sempre di moda dello “scarica barile” o, meglio, è colpa/compito di qualche altro.
    E’ tutto vero quanto dice la Redazione, orribilmente vero, ma prendiamo tutto dal lato buono, usiamo questo orribile male per fare del bene e, soprattutto, dire del bene.
    Spezziamola questa stupida catena del “male che genera male”, diventiamo tutti furbi e scaltri come serpenti, ma anche miti come agnelli per offrire “il petto” a due fronti: un fronte della “causa” ed un fronte dell'”effetto”.
    La causa è il “perchè” di queste invasioni, l’effetto è l’enormità di sofferenza umana.
    La Chiesa con gli occhi buoni (il Papa) dovrebbe … mmh! … buttarla sul comico sfruttando, ahimè, la stupidità del potere con un bel: “Ma grazie signor Sindaco, che idea splendida! Ma la prego, ci aiuti con la sua genialità, si faccia venire un’idea anche per evitare che questi uomini arrivino da noi in queste condizioni. La prego ci doni la sua saggezza! E già che c’è, con il suo accorato grido di sdegno, inviti a donare strutture tipo “scuole fatiscenti”, centri sportivi non utilizzati, ospedali fantasma ecc. … perchè anche lì potrebbero essere accolti queste persone. Grazie di cuore” … e poi porre domande precise.
    Insomma, mai raccogliere la rabbia dei colpevoli e cercare di buttare loro addosso un bel po’ di acqua gelata.
    E’ vero, io stessa l’ho detto, dobbiamo colpire le cause … ma intanto curiamo gli effetti devastanti, curiamo gli uomini. La causa di una folla affamata el caso di Gesù è in qualche modo la stessa di queste folle: cercano solo qualcosa di meglio, qualcuno di meglio.
    … e questo meglio, per ora, possiamo darlo solo momentaneamente e parzialmente … ma diamolo tutto, diamo i nostri poveri pani e pesci, ma diamo anche il dubbio che forse il MEGLIO è altrove.
    Che cosa vedono questi uomini sfiancati e sofferenti? Solo ed esclusivamente altri uomini che stanno cercando di aiutarli … allora facciamogli vedere anche che “il meglio” che cercavano non è qui, è dentro di loro.
    Per arrivare da noi hanno speso anche tanti soldi che avrebbero potuto usare in modo migliore, per arrivare da noi hanno scelto la via sporca: l’errore loro è stato di credere di comprare la felicità. Non è così, non è davvero così! Ma abbiamo “folle che hanno fame” e questo è un dato di fatto.
    Giù le mani dalla Chiesa perchè la Chiesa si sta già muovendo, si è sempre mossa. Ma lasciamoci scrutare le menti ed i cuori … le idee migliori di dove andare vengono da lì.
    Bravo Redattore … bravo davvero … io non c’ero arrivata!

    marta ha detto:
    1 agosto 2008 alle 5:34 pm

    Ah! e giusto per essere chiari.
    La Chiesa non è la Croce Rossa, lo è anche (ci mancherebbe) ma è soprattutto il frutto di una Crocifissione, di un Dio crocifisso per il “pensiero ed opere di Dio” che lotta per la vita dell’uomo … dove “pensiero” significa solo ed esclusivamente Vita, Via e Verità e le opere … beh! vengono di conseguenza.
    Andiamo alle coscienze, instilliamo dubbi a tutti … il dubbio è l’anticamera della verità e della libertà. I “credo” più tenaci sono tutti passati da “dubbi” orrendi e tremendi.
    Time out … cose banalissime mi attendono … ma cerchiamo tutti un modo per sradicare una “zizzania” che ora soffoca il grano buono!
    E crediamoci tutti che “ogni cosa sarà a gloria di Dio … se fatta con amore puro e non emotivo”
    Uff!

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