Addio Solženicyn.

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Aleksandr Isaevič Solženicyn 1918-2008
Aleksandr Isaevič Solženicyn 1918-2008

“Finché non sono venuto io stesso in occidente e ho passato due anni guardandomi intorno, non avevo mai immaginato come un estremo degrado in occidente abbia fatto un mondo senza volontà, un mondo gradualmente pietrificato di fronte al pericolo che deve affrontare… Tutti noi stiamo sull’orlo di un grande cataclisma storico, un’inondazione che ingoierà le civiltà e cambierà le epoche”.

Aleksandr Isaevič Solženicyn Discorso alla BBC del 26 marzo 1979

Si è spento a Mosca, il 3 Agosto, Aleksandr Isaevič Solženicyn, premio Nobel per la Letteratura nel 1970.

Memorabile il suo “Arcipelago Gulag”. E memorabile anche l’accoglienza che riservarono all’opera i “mandarini” della cultura italiana dell’epoca.

Ne citiamo tre, esemplari, giusto per riflettere sulle ragioni dell’attuale sfascio culturale del nostro paese.

Per Carlo Cassola Solženicyn “non valeva nulla sul piano artistico”.

Alberto Moravia sull’«Espresso» scrisse che lo scrittore russo è un “nazionalista slavofilo della più bell’acqua”.

Umberto Eco lo definì “un Dostoévskij da strapazzo”.

La cosa più triste, a rileggere oggi questi giudizi di allora, è il fatto che questi stessi giudizi corrispondevano non tanto ad una valutazione obiettiva, quale ci si sarebbe potuto aspettare da parte di intellettuali indipendenti e liberi, quanto, piuttosto, a quella che si aspettava la nomenclatura della sinistra italiana di quei giorni la quale, ancora saldamente unita dal cordone ombelicale sovietico, si mostrò alquanto infastidita dalla pubblicazione di “Arcipelago Gulag”.

“Old sins have long shadows” dice un proverbio inglese: “i vecchi peccati hanno ombre lunghe”.

Non saprei se Cassola e Moravia, incontrandolo nel regno dei più, avranno il coraggio di guardarlo in faccia.

Sarei, invece, curioso di sapere se Umberto Eco, che è ancora fra noi, dirà qualcosa su questo grande che è scomparso. Spero di no, avendone già parlato abbastanza quando era ancora in vita.
Sarebbe infatti non meno imbarazzante, oggi che persino i comunisti (quelli sopravvissuti allo tsunami che ha travolto, riducendola in frantumi, la “Soyuz”), riconoscono gli errori e gli orrori denunciati da Solženicyn quarant’anni or sono, esporsi al rischio di restare isolato nel confermare, senza più la giustificazione di dover corrispondere ai desiderata d’uno sponsor che ha cambiato bandiera,  il suo giudizio d’allora non meno di quanto lo sarebbe, per ovvie ragioni, il rivederlo.
Auguriamo, dunque, all’illustrissimo, di cogliere al volo l’occasione che gli si presenta, per restarsene, una volta tanto, zitto e in disparte, risparmiandoci l’inelegante, ed ormai infruttuosa, replica o, peggio ancora, una, non meno tardiva che inutile, revisione del suo giudizio d’allora.
Mi fermo qui: “Parce sepultis”;  e non mi riferisco, ovviamente, a Solženicyn, che sarà sepolto solo domani.

Da parte nostra un sincero e commosso saluto a questo grande del Novecento. Che la sua anima riposi in pace.

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Un pensiero riguardo “Addio Solženicyn.

    marta ha detto:
    6 agosto 2008 alle 12:45 am

    Sullo “sfascio” concordo … ma non è definitivo … e solo uno scivolone tremendo, ma solo scivolone è!!!!
    Per quanto riguarda Cassola e Moravia, credo sia stato un bell’incontro nel “regno dei vivi e dei più” con Solženicyn. Uno splendido incontro! Credo, ma non voglio mettermi nella testa di Dio, che anche Dio si sia commosso.
    Me li vedo questi due grandi della letteratura che non sanno che pesci prendere alla vista del loro “collega”, me li vedo imbarazzati e balbettanti … ma mi vedo anche Solženicyn che corre loro incontro con un bel “ma che avete?”. Me li vedo che cercano di allontarsi per un po’ di vergogna (la verità ormai è loro visibile) e “Ale” cosa fa?
    Li rincorre, li prende e li abbraccia e dirà loro: “ma che sarà mai? Non avete solo capito cosa volevo dire. Ora è passato, ora non ha più importanza, ora stiamo insieme. Ora sappiamo: dai, andiamo a fare festa … il Padre ci aspetta.
    A volte il dissenso sottolinea la verità, a volte la condanna diventa “la palma del successo pieno”. E’ sempre la Storia che parla ed è sempre Dio che ha l’ultima parola. La nostra di parola, da vivi e da morti deve essere solo una parola di per-dono …. che ha a che fare con un “regalo” costoso e prezioso.
    … e magari Eco … pensando al suo “amico” … imparerà qualcosa.
    Un grazie sempre alla “redazione” così appassionata ed autentica.

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