L’ossessione economica del mondo moderno

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Riportiamo dal sito “I Prati di Mazzano“, con l’autorizzazione dell’Autore, al quale va il nostro ringraziamento, questo articolo che propone, con estrema chiarezza e semplicità, una riflessione profonda su un tema di grande attualità.

Di Francesco V.

Oggi tutto ruota attorno all’economia, essa è diventata la stella polare di qualsiasi società, di qualsiasi individuo e di qualsiasi scelta politica, il fattore economico è ciò che in ultima istanza viene preso in maggiore considerazione. Stipendio, pensioni, inflazione, Pil, finanza, investimenti, consumi, disoccupazione… Tutti questi temi vengono elevati come gli unici veramente fondamentali per l’uomo e la società. Il lettore potrebbe pensare, ma come è possibile una vita slegata dalla logica economica?
Paradossalmente questa domanda è totalmente anti-storica. Mai come negli ultimi 2-3 secoli l’economia ha assunto un simile rilievo, fino a diventare nel 900 l’unica cosa di cui l’uomo alla fin fine dovrebbe preoccuparsi. Nelle società “tradizionali” e pre-moderne un simile rilievo dell’economia sarebbe stato recepito come uno scherzo di pessimo gusto.

Svariate sono le differenze fra l’oggi e il resto della Storia umana, ma esiziale è sicuramente il ruolo del lavoro. Prima dell’avvento della rivoluzione industriale (e in modo maggiore prima dell’affermarsi di un’ideologia mercantilista in Europa sul finire del medioevo) il lavoro era composto da determinate caratteristiche: qualità, maestria, sobrietà, onestà e soprattutto il limite era quello di assicurare per sé e per i propri famigliari una esistenza adeguata al proprio stato, senza la volontà di emergere su chissà quali livelli sociali. Il lavoro non doveva impegnare l’uomo, ma lo doveva disimpegnare, cosicché soddisfatti i bisogni naturali l’essere umano potesse rivolgere lo sguardo a più degni interessi. Oggi invece il lavoro diventa per molti una condanna e per molti altri l’opportunità di scalare la società anche “schiacciando le teste” degli avversari. Ed ecco che il lavoro diventa motivo di lacerazione sociale, depressione individuale, sfascio familiare. Ma come non potrebbe esserlo se il lavoro è stato esaltato come ideale e fine della vita (secondo la visione protestante), come non potrebbe essere in cima alla lista dei pensieri se un individuo ha la concreta possibilità di svolgere la stessa mansione, che magari odia, fin oltre i 60 anni?
Altro aspetto controverso è l’affermarsi della “società dei consumi” un vero e proprio orrore nel termine stesso, quasi che l’unico obiettivo dell’umano consorzio sia quello di consumare per produrre, in una moderna e incosciente schiavitù che accompagna fino alla morte l’individuo che non ha mai perseguito un interesse superiore, sia esso religioso, filosofico, politico, sociale.
Così abbiamo assistito ad una crescita di bisogni, inesistenti solamente pochi anni prima. Si consideri il cellulare, esploso negli ultimi anni 90 e diventato il feticcio perverso dell’umanità di inizio XXI secolo. Qua non è in discussione l’una o l’altra ideologia economico-politica, ma il concetto stesso di supremazia dell’economia sulla politica e quindi sull’uomo. Il marxismo è speculare al liberal-capitalismo, entrambi subordinano il destino dell’uomo a una visione economica del mondo e della vita, insomma una falsa antitesi.
E l’ultimo atto in ordine temporale di questa tragedia è sicuramente la “competitività del sistema economico”, in questo caso l’uomo deve rendersi nulla per “far ripartire l’economia”, “per muovere i consumi”. Mi domando come si possa accettare una simile aberrazione, come è possibile arrivare a degradarsi in questo modo, come si riesca ad affidare il proprio destino esistenziale a una serie di ragionamenti matematici. La perversità di questo sistema (ugualmente pernicioso nelle due varianti comunista e capitalista) che già fa storcere il naso a chi ora è anziano e ha vissuto epoche in cui la sobrietà era un punto centrale della vita, sicuramente farebbe inorridire un qualsiasi abitante dell’Europa pre-moderna (prima della scoperta dell’America per intenderci).

Puntualizzo che qui non si sta parlando del fascino che ha il denaro sull’uomo, fascino che ha sedotto tanti individui nella Storia (per 30 denari Giuda tradì il Divin Redentore) ma del potere del denaro che ha pervertito totalmente l’umanità e la società stessa.
Sappiamo bene quali siano i crimini commessi per il denaro, e proprio perché ora sembra che la ricchezza sia accessibile a tutti le disonestà hanno ricevuto una tacita legittimazione (si veda la tanto decantata volontà di scalare la società, quasi che i più poveri fossero dei maledetti).

La vera domanda che un Uomo libero dovrebbe porsi è: veramente la mia esistenza deve essere subordinata a questo tipo di bassezze? Un cattolico serio dovrebbe domandarsi, se Cristo è morto in Croce per liberarci dal peccato perché mai devo ancora rendermi schiavo della materia?

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