La Meditazione

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Gesù in meditazione sul lago di Tiberiade
Gesù in meditazione sul lago di Tiberiade

Che strane letture! Sembrano incisioni sulla roccia! Sembrano mute, senza parole, senza uscite!
Banali, direi banali … tanto sono immediate e fine a se stesse.
Si arriva alla fine di ognuna e ci si sente proprio alla fine. Un “punto”, uno stupidissimo “punto” che chiude tutto e sembra una montagna.
Pregarle queste letture non è facile perché è istintivo un passo indietro.
Ansia, angoscia e senso di abbandono della meditazione… una realtà che schiaccia ed inchioda ogni pensiero! Sembra così, sembra proprio così!
Ma è un “sembra”, e allora salta fuori “il figlio” di oggi e di tutti i tempi, salta fuori il Pietro che è in noi e che sta scivolando nelle acque dell’incomprensione, salta fuori la cananea che non può fare altro che chiedere aiuto..
Mani, mani tese verso un Padre che è Dio, verso un Figlio che è Dio, verso lo Spirito Santo che è Dio. Mani tese verso la Trinità che è unico Dio. Mani tese nelle spasmo e nella gioia di chi già avverte l’amore. Mani che non si nascondono perché temono di esporsi troppo, di rischiarsi troppo. La Trinità tutta è un grosso rischio, LE MANI DELLA TRINITA’ del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo afferrano senza più lasciare, basta che trovino una mano che stringe la loro anche in uno spasmo di paura … ed è fatta! Si viene presi e per sempre, si viene presi e mai più lasciati … anche quando si fa di tutto per essere lasciati in quella “pace umana”, nella tranquillità.
Allora si ricomincia la lettura, con pazienza! Si inizia da un Vangelo di un Gesù che cerca di capire non solo cosa pensano di Lui, ma addirittura chi si pensa che sia; si prosegue agli apostoli con la dichiarazione impulsiva di Pietro ed il suo mandato come prima pietra (a sostegno) della Chiesa (per così poco? Per una risposta impulsiva? Per una risposta a cui neppure Giovanni era arrivato) … per poi venire bloccati in quel “Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo”!!! Ma come?
Si va avanti e si passa da San Paolo con quelle sue domande:

“chi mai ha conosciuto il pensiero del Signore?
O chi mai è stato suo consigliere?
O chi gli ha dato qualcosa per primo
tanto da riceverne il contraccambio?”

che lasciano lo spazio di una sola risposta: “Nessuno”!!! E nasce il primo sospetto: come mai sono poste come domande quando tutti sanno che dovrebbero essere punti esclamativi quelli?
Come mai in questa pericope di San Paolo, alla fine, la risposta non è “NESSUNO”, ma “Poiché da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose”?

E si arriva ad Isaia, si arriva ad un maggiordomo (incarico importante e pieno di potere) che viene deposto e “sostituito” con “un servo caro al padrone” … un servo che è come un figlio, è figlio! Un servo che ha la piena fiducia del “padrone di casa” e da lui viene investito di ogni potere sì, ma potere di amore …. perché il “padrone di casa” sa che questo servo-figlio mai e poi mai lo userà a proprio vantaggio, un servo-figlio che ha tanto amore da osare consigliare il padrone, da osare pensare come il padrone ed anticiparne le mosse per amore, un figlio – e basta – che riesce anche a fermare la giusta ira del padrone solo per misericordia.
Un servo che è davvero figlio, tanto che Isaia nell’ultima frase dice proprio: “Lo conficcherò come un piolo in luogo solido e sarà un trono di gloria per la casa di suo padre”.
Allora si riparte con gioia. Un servo all’inizio, solo un servo puro di cuore che ama davvero il suo padrone e lo ama così tanto che “Gli entra nel pensiero”, che non fa solo quello che gli viene ordinato e anticipa “GUARDANDO NEGLI OCCHI IL SUO PADRONE PER COGLIERE OGNI SFUMATURA” … UN SERVO CHE DESIDERA FAR SORRIDERE IL SUO PADRONE, CHE VUOLE DAVVERO AIUTARLO!!! Ed il servo diventa Figlio.
Sì, si riparte con gioia e timore nella lettura.

Si riprende San Paolo in quella piccola pericope … e si sente l’invito ad andare avanti nella lettura. Si sente l’invito a “scalare quel “punto” che una montagna”. La risposta a tutte le domande di San Paolo è: SOLO IL FIGLIO PUO’ E DEVE FARE QUESTO. SOLO IL FIGLIO DI DIO PUO’ FARE VEDERE DIO E SOLO AL FIGLIO DIO SI RIVELA. Si va avanti con timore, perché il punto è una montagna rocciosa e piena d’insidie, ma C’E’ LA MANO NELLE MANI DELLA TRINITA’ e si arriva alla vetta … splendida e piena di sole! Una vetta dove si vede tutto San Paolo e lo si legge partendo da Rm. 11,28 fino a tutto Rm. 12 e tutto d’un fiato. Questa:

“28 Quanto al vangelo, essi sono nemici, per vostro vantaggio; ma quanto alla elezione, sono amati, a causa dei padri, 29 perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili! 30 Come voi un tempo siete stati disobbedienti a Dio e ora avete ottenuto misericordia per la loro disobbedienza, 31 così anch’essi ora sono diventati disobbedienti in vista della misericordia usata verso di voi, perché anch’essi ottengano misericordia. 32 Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per usare a tutti misericordia!
33 O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie!
34 Infatti, chi mai ha potuto conoscere il pensiero del Signore?
O chi mai è stato suo consigliere?
35 O chi gli ha dato qualcosa per primo,
sì che abbia a riceverne il contraccambio?
36 Poiché da lui, grazie a lui e per lui sono tutte le cose. A lui la gloria nei secoli. Amen.
(Romani 12)
1 Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. 2 Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.
3 Per la grazia che mi è stata concessa, io dico a ciascuno di voi: non valutatevi più di quanto è conveniente valutarsi, ma valutatevi in maniera da avere di voi una giusta valutazione, ciascuno secondo la misura di fede che Dio gli ha dato. 4 Poiché, come in un solo corpo abbiamo molte membra e queste membra non hanno tutte la medesima funzione, 5 così anche noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo e ciascuno per la sua parte siamo membra gli uni degli altri. 6 Abbiamo pertanto doni diversi secondo la grazia data a ciascuno di noi. Chi ha il dono della profezia la eserciti secondo la misura della fede; 7 chi ha un ministero attenda al ministero; chi l’insegnamento, all’insegnamento; 8 chi l’esortazione, all’esortazione. Chi dà, lo faccia con semplicità; chi presiede, lo faccia con diligenza; chi fa opere di misericordia, le compia con gioia.
9 La carità non abbia finzioni: fuggite il male con orrore, attaccatevi al bene; 10 amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda. 11 Non siate pigri nello zelo; siate invece ferventi nello spirito, servite il Signore. 12 Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, 13 solleciti per le necessità dei fratelli, premurosi nell’ospitalità.
14 Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite. 15 Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto. 16 Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non aspirate a cose troppo alte, piegatevi invece a quelle umili. Non fatevi un’idea troppo alta di voi stessi.
17 Non rendete a nessuno male per male. Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini. 18 Se possibile, per quanto questo dipende da voi, vivete in pace con tutti. 19 Non fatevi giustizia da voi stessi, carissimi, ma lasciate fare all’ira divina. Sta scritto infatti: A me la vendetta, sono io che ricambierò, dice il Signore. 20 Al contrario, se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere: facendo questo, infatti, ammasserai carboni ardenti sopra il suo capo. 21 Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male. “

Ecco questa va bene. Con questa lettura tutto si allinea e prende senso. Allora Isaia può dire la sua, che si rivela bene negli ultimi versetti:
Sarà un padre per gli abitanti di Gerusalemme
e per il casato di Giuda.
Gli porrò sulla spalla la chiave della casa di Davide:
se egli apre, nessuno chiuderà;
se egli chiude, nessuno potrà aprire.
Lo conficcherò come un piolo in luogo solido
e sarà un trono di gloria per la casa di suo padre”.
Ecco i figli di Dio di oggi, ecco la Chiesa! Il cuore si apre, gli occhi brillano e … ci si muove ancora! Non è finita qui! C’è ancora un altro “punto” da superare, quello più duro ed incomprensibile. C’è la parola del Signore, c’è la parola dell’UNICO FIGLIO DI DIO da cui e per cui l’uomo sta imparando. E qui non è una montagna, ma è un oceano immenso, tanto immenso che non si sa dove andare, che parte prendere.

“Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo”

Le mani della Trinità stringono non solo le nostre mani, ma anche il cuore ed il pensiero. E si osa contestare per capire. Si osa guardare negli occhi il Maestro, il Cristo per capire. Si osa chiedere, da discepoli di oggi che hanno visto tutta la Sua storia terrena compiersi: “Perché non vuoi che si parli di questo? Perché quando dal Cenacolo hai spinto fuori con prepotenza gli apostoli per annunciare? Per tempi? Per Spirito Santo? No, Pietro parla già per mezzo dello Spirito Santo ed il rischio del tempo era già presente per tutti. Perché Signore li obblighi a chiudere la bocca?”
… Ci si fissa sul Cenacolo e sullo Spirito Santo … ma non se ne esce. Allora si riprende la pericope degli “Atti degli apostoli” riguardo alla Pentecoste. E … ci si legge una cosa che nessuno ha mai sentito nelle nostre chiese alla lettura di questa pericope (sempre la stessa per tutti gli anni) tutti presi come siamo a vedere gli Apostoli che escono e PARLANO A TUTTI! Una cosa che non ci si aspettava di vedere, questa:

“Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua.” (At 2, 5-6)

Non “tutti” sentivano, ma TUTTI I GIUDEI OSSERVANTI DI OGNI NAZIONE CHE E’ SOTTO IL CIELO!!!
Si PARLA di Dio solo con chi già conosce Dio, per tutti gli altri si parla di Dio non con le parole, ma con se stessi, con la propria vita, con cose concrete e non con “immagini teologiche” o “pensieri teologici”.
Vivere Dio, vivendo il Signore Gesù. Vivere il Signore Gesù vivendo la quotidianità. Gente normale impastata di normalità, ma con una capacità di amare tale da rendere tutto eccezionale … anche un bicchiere d’acqua offerto da chi non ha nulla, o meglio ha solo una grande dolore di non poter arrivare ovunque come vorrebbe!
Di nuovo la Chiesa e ogni singolo “battito” della Chiesa. Un battito che è ogni uomo dentro questo grande, immenso amore pieno di rispetto per l’umanità altrui, per le idee altrui e per tutti quelli “diversi”.
Non parliamo troppo di Dio, ma parliamo tanto e sempre con Dio. Parliamo come Suo Figlio parlava alla gente. Figlio di Dio e figlio dell’uomo: vero uomo dentro il nostro tempo, dentro il 2008.
Così, con tanto rispetto …
Gesù temeva questo. Gesù temeva che il “divulgare” il Suo essere il Cristo, lo portasse lontano dagli uomini, lo rendesse irraggiungibile, lo rendesse Dio alto nei cieli, ma mai con noi sulla terra. Lui si è incarnato perché il desiderio del Padre era quello di accorciare le distanze: Dio non vuole stare nei cieli, Dio desidera ardentemente vivere la nostra vita, entrare nella nostra vita.
E, se qualcuno capisce un qualcosa in più degli altri, ne parli solo con chi può capire e taccia con chi non può sapere e capire. I miracoli che noi siamo chiamati a compiere sono grandi ed immensi … ma non sono chiamati miracoli dagli uomini. I miracoli che escono dalle vite dei cristiani sono tutti miracoli del “cerchiamo di volerci bene ed aiutarci”. La pace con la giustizia, che è poi il “volerci bene” mondiale è il grande miracolo che si sta compiendo tra le strade del mondo, mentre il mondo non se ne accorge.
Ecco perché tacere!!!
E’ strano come nelle varie predicazioni non venga mai presa in considerazione o, almeno non è la frase perno della predicazione, questa raccomandazione di Gesù:
“Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.”

E davvero strano. Anche l’avverbio non è usuale … a meno che non sia un difetto di traduzione. Però, in altri contesti per lo stesso divieto di raccontare Gesù ha usato “nessuno” e non “alcuno” … è un avverbio che non indica esclusione, ma indica una “partizione” dell’umanità.
Le solite “raffinatezze” di Dio, le solite Sue sfumature cosi leggere che passano inosservate!
Tutto aiuta a fissarci su quel “chi dite io sia” … le parole si sprecano su questa domanda. Vengono tirate fuori le immagine che ci facciamo di Dio, magari i desideri, magari il Dio “sistematutto”, magari … Ma chi se ne importa di cosa pensa la gente di ho è Dio! Davvero, chi se ne importa! Che se lo immagini come meglio crede, che lo desideri come meglio ritiene, nel giusto e nello sbagliato. L’importante è che se lo immagini!
Rivolgere l’immaginazione a Dio, spostarsi dal reale al soprannaturale è già un bel movimento, è già incamminarci su una strada diversa. Il resto lo farà Dio stesso, non noi.
A noi è dato solo il compito del lasciare trasparire il Signore. Altro non ci è dato di fare.
Raccontare Dio, raccontando Gesù dovrebbe essere un raccontarsi! Ecco è qui che la Chiesa è chiamata!!! Raccontiamoci l’un con l’altro; raccontiamo con la vita. Tra di noi, tra quelli che conoscono il Signore attraverso i chiodi della vita, possiamo parlare di Lui e con Lui; ma con tutti gli altri no, nessuno spazio alle parole che spesso schiacciano e portano, come detto prima, Dio sempre più in là, sempre al di fuori, sempre più in alto.
Più volte si nota una specie di tempesta di parole su Dio, una specie di prevaricazione sugli altri, uno scaraventare fiumi di parole che sono etimologicamente e concettualmente esageratamente complicate e altisonanti. Se dobbiamo “scaraventare” Dio e il Figlio in cui si è rivelato, sulla testa della gente, facciamolo con il cuore di Dio e del Figlio in cui si è rivelato. I sentimenti, la misericordia, l’affetto, il perdono, l’accoglienza, la condivisione, la partecipazione … sono tutte parole conosciute, sono sensazioni che anche se non si potesse descriverle in parole ci sarebbero comunque e tutti, ma proprio tutti, capiscono ed avvertono.
San Paolo esplode con questo. Quelle parole di San Paolo sono la vita di Gesù il Figlio di Dio, sono la vita della Chiesa. Provare solo a pensare alla possibilità che ogni “essere umano” le prenda su di sé è … è … vedere la Nuova Gerusalemme!
“Non dite ad alcuno che sono il Cristo!!!”
Bella e tremenda questa frase. La potenza di Dio che si nasconde perché ogni uomo creda che “essere come Gesù” non è affare da “Dio”, ma affare da uomini.
Non scordiamoci mai che sulla croce c’è stato e c’è un uomo di nome Gesù, un uomo vero e non “figlio di papà”, con dolore vero, con angoscia vera, con tentazioni vere e pure rese pubbliche sul Vangelo. Un uomo che però ha invocato la misericordia del Padre sui suoi assassini, un uomo che ha “consigliato” Dio di non alzare la Sua mano d’ira. Un uomo, e proprio perché così autenticamente uomo ha potuto essere Figlio di Dio, il Cristo. E’ stata quella croce a renderlo tale, e da quella croce è rinata l’umanità, è stata salvata e continua ad essere salvata. La morte sul bene, non avrà mai il sopravvento. Il ricordo di esistenze impregnate d’amore di Dio non conosce i limiti della memoria: sono fissate per sempre.
Non parlate, vivete! E’ il comando di Gesù. Forse sono al limite dell’eresia, ma se è vero che Gesù ha reso possibile la vista di Dio, noi che siamo stati presi nel cuore da questo Gesù Figlio di Dio, rendiamo possibile la vista del Figlio di Dio nei nostri giorni.
Non è questione di eroismo o di chissà quale dono particolare, è solo questione di umanità appassionata che guarda fuori da se stessa. Ed è per questo che non mi pongo il problema di “cosa dice la gente sia Dio”, l’importante è che ci sia un pensiero, anche di negazione, di Dio nella loro testa. E’ importante questo, nulla di più.
Poi è sicuramente Dio che ci sovrasta da ogni parte, è sicuramente Dio che ricama la vita con le nostre vite.
Il pensiero di Dio probabilmente per chi ne ha avuto il dono di conoscerlo deve essere paradisiaco; ma il cuore di Dio per quanti (tanti) l’hanno sperimentato è “il paradiso terrestre!”. E noi cosa preferiamo ora, il Paradiso o il Paradiso terrestre? Perché è per questo che il Figlio di Dio è venuto tra di noi: per rendere all’umanità il Paradiso Terrestre, rendere l’umanità un Paradiso Terrestre.
Non parliamo di Dio o facciamolo tra quelli possono, davvero … con il mondo dobbiamo comunicare con il cuore di Dio, l’unico linguaggio conosciuto da tutto il mondo!
Pietro è la pietra su cui verrà edificata la Chiesa. E Paolo ricorda a Pietro come essere, mentre Isaia gli ricorda chi è. Solo per Pietro? Assolutamente no, è per tutta la Chiesa, è per tutti i cristiani, è per quanti accolgono il Vangelo nel cuore e nella mente  ed è il rinnovarsi nella mente” è appunto in San Paolo (Rm, 12)
Ecco perché Gesù blocca “parzialmente” il “dire”. Tenerezza e rispetto e non “scaraventare” come gioghi sulle spalle altrui “verità” incomprensibili per i più o almeno “non riconducibili” alla realtà quotidiana, alle difficoltà quotidiane, alla vita normale. Per istinto ogni uomo cerca di portare “Dio” (e qualsiasi dio sia) nella vita perché è un appoggio ed una spiegazione a difficoltà enormi, ma spesso c’è qualcuno che “rimette” Dio a posto e lo pone “nei cieli” a suon di parolone e di concetti che non ci pigliano un accidenti con l’oggi di ognuno. E Dio “scappa” ogni volta e chiede “rifugio” agli “uomini di buona volontà: non vuole, Gradissimo Padre, stare lontano da noi e si è inventata una Chiesa così … una “casa di Dio e casa degli uomini.
Ci siamo, siamo a casa, ora è tutto chiaro. Grazie a tutta la Trinità.

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Un pensiero riguardo “La Meditazione

    marta ha detto:
    24 agosto 2008 alle 12:01 pm

    Appunto! Il primato di Pietro che gli è valsa l’investitura di “fondamenta della Chiesa” sta in quel “VIVENTE” … TU SEI FIGLIO DEL DIO VIVENTE!!!!
    Anche gli altri Apostoli hanno riconosciuto in Gesù l’unico Figlio di Dio e anche molto prima di Pietro, ma identificare Dio “VIVENTE” ,solo Pietro l’ha detto. E salta tutto davvero, allora come oggi.
    Dio non è più un’idea, un pensiero, un desiderio … ma è tutto ed è VIVENTE!!! E tutto prende senso. E per Paolo, non è solo preghiera di lode, ma ringraziamento immenso, tanto grande che traduce questo “Dio Vivente” nella quotidianità, in un essere, in un cambiare mentalità! E cambiare la testa a San Paolo non è stata cosa facile davvero, talmente era convinto delle sue idee!
    Che sorpresa immensa!
    Ma perchè nessuno pone l’accento su questo “VIVENTE” nelle varie omelie domenicali di oggi, oltre a non porsi il problema del perchè non divulgare una simile cosa? Perchè?
    E’ davvero un mistero … della mente umana.

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