Il Card. Bagnasco interviene al meeting di Rimini.

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Riportiamo da Agenzia Asca del 24 Agosto 2008

S. E. il Card. Angelo Bagnasco, Presidentte della Cei
S. E. il Card. Angelo Bagnasco, Presidentte della Cei

I vescovi italiani guardano con favore al federalismo a condizione che non metta a rischio l’identità del paese. Il presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, dal meeting di Rimini accoglie l’invito di Umberto Bossi per un incontro e apre al federalismo ma l’unità del paese non può essere messa in discussione. ”Un popolo non è un popolo – ha detto Bagnasco – se non ha una visione unitaria sui grandi temi della vita, della morte e della società. Questo crea un’identità”.

Più in dettaglio sul principio del federalismo, il presidente dei vescovi italiani chiarisce che ”delocalizzare per meglio servire la gente è un principio che può essere complementare all’identità di un popolo e che è validissimo solo nella misura in cui è complementare”.

Bagnasco ha espresso poi la disponibilità a incontrare il leader della Lega che ieri aveva detto di voler presentare il progetto sul federalismo alla chiesa. ”I confratelli vescovi – ha detto Bagnasco – ben volentieri accolgono chi chiede ed a maggior ragione un rappresentante delle istituzioni”.

Il presidente della Cei in precedenza aveva parlato davanti alla platea del popolo di Cl aprendo di fatto la kermesse di Rimini. Bagnasco non ha mancato di indirizzare critiche al laicismo e alle ideologie. Ha lanciato un monito all’Europa ricordando che la chiesa fa storia e ”partecipa alla costruzione della storia universale” e la ”chiesa ricorda al secolarismo e al laicismo che pretendere di costruire la storia senza Dio è costruirla contro l’uomo”.

”Il passato non può essere impunemente negato in nome dell’economia, dello scientismo e della tecnologia. Il ruolo del passato ha rilievo – continua il presidente dei vescovi italiani – ed ha un valore imprescindibile per l’oggi pena lo sfaldamento dell’identità di una nazione o di un continente”. La chiesa ricorda ”al nostro vecchio e amato continente che il resto del mondo guarda con sospetto questa pretesa, la sente come una presunzione innaturale e pericolosa, intuisce che racchiude in sé il germe del disfacimento spirituale e morale, dell’oscuramento dell’anima, che non riguarda solo gli individui ma i popoli, la loro stessa possibilità di esistere”.

Poi il presidente della Cei ha rilevato che ”oggi come in altri periodi della storia si vuole che la Chiesa rimanga in chiesa”, incassando l’applauso piu’ lungo e caloroso dalla platea. ”Il culto e la carità sono apprezzati anche dalla mentalità laicista: in fondo la preghiera non fa male a nessuno e la carità fa bene a tutti. In altri termini – continua Bagnasco – si vorrebbe negare la dimensione pubblica della fede concedendone la possibilità nel privato. A tutti si riconosce come sacra la libertà di coscienza, ma dai cattolici a volte di pretende che essi prescindano dalla fede che forma la loro coscienza”.

Poi un richiamo agli Stati, e soprattutto alle espressione dell’autorità statale. Se lo Stato tradisce l’anima della nazione, e cioè l’insieme di idee e valori di tipo spirituale ed etico che ne costituiscono l’identità profonda, tradisce la gente in ciò che ha di piu’ intimo e più suo. ”Colpirebbe ciò che consente ad una moltitudine di sentirsi popolo”.

”Intaccare direttamente i valori spirituali e morali di una comunità e di un paese, è attaccare la sua integrità e fare cattiva storia. Ma anche la diffusione di falsi miti, l’esaltazione dell’avere, la propaganda dell’apparenza e del facile successo aggredisce la base valoriale di un popolo, lo svilisce nel suo sentire e lo indebolisce nella sua capacità di futuro. Tutto viene confinato nell’angusto perimetro del presente”.

Oggi in occidente l’antico motto panem e circenses si potrebbe sostituire un altro motto, ”fa tutto quello che vuoi”. ”In senso assoluto e individualistico disgrega l’anima popolare e il senso di appartenenza ad una identità che crea comunione tra gli uomini – continua Bagnasco – e permette la comunità di vita. La storia che manifesta l’eclissi dello spirito va contro l’uomo, diventa anti-storia”

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