A colloquio con sua Beatitudine Gregorio III Lahham.

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S.B. Gregorios III
S.B. Gregorios III

Dal sito Paulus Web riportiamo questo articolo, nel quale S.B. Gregorios III racconta il suo particolarissimo legame con Paolo.

Gregorio III Lahham, Patriarca della Chiesa Cattolica Greco Melkita, di Antiochia, di Gerusalemme e di tutto l’Oriente

Con l’indizione dell’Anno paolino tutti si sentono un po’ Paolo, ma c’è qualcuno che appartiene a Paolo perché ha raccolto nel suo DNA la sua presenza e ne condivide l’origine. Questo qualcuno è sua Sua Beatitudine Gregorio III Lahham, patriarca della Chiesa Greco Melkita Cattolica. L’abbiamo incontrato per voi perché ci raccontasse come lui vive e sente Paolo. Sentendo parlare della Famiglia Paolina, ci ha presentato l’altra grande famiglia paolina: i padri paolinisti, confermandoci che, quando si dice Paolo, s’intende denominatore comune di tutta la famiglia paolina nel mondo, oltre don Alberione. Nel 1903, infatti, sono nati in Libano i padri paolini, congregazione interamente dedicata alla parola di Dio. Il loro scopo consiste nel presentare e predicare la parola di Dio nel mondo.

Ma torniamo all’identità del patriarca, di grande interesse per noi, che nel corso dell’Anno paolino intendiamo cogliere l’occasione per prendere coscienza della nostra identità collettiva paolina, chiederci chi siamo e promuovere la nostra crescita nella sua conoscenza. Se noi ci riconosciamo in Paolo, quest’uomo si riconosce e si fonda in esso visceralmente. Ecco come si presenta e ci presenta Paolo oggi.

Io mi sento molto legato a Paolo. Sono nato a Daraya, dove Paolo è stato convertito o, meglio, ha incontrato il Signore risorto dai morti. Vivo a Damasco, e questa città è il luogo in cui è avvenuta l’unica apparizione di Gesù risorto fuori della Terra Santa. Maria è apparsa in tutto il mondo, mentre Gesù soltanto a Damasco. Il mio legame con l’Apostolo delle genti si è rafforzato maggiormente quando, alla mia ordinazione vescovile, il patriarca Massimo V, mio predecessore, mi ha assegnato il titolo di vescovo di Tarso, per cui mi sento a tutti gli effetti successore di Paolo. Tuttora continuo ad appartenere a Paolo e ai suoi luoghi, perché la mia residenza è in Damasco, nel quartiere paolino, come amo chiamarlo, perché da una parte c’è la casa di Anania e, dall’altra, la cappella dove Paolo ha ricevuto il battesimo. Vivere in quel luogo è importante, perché vi ha operato Anania, il primo vescovo! Anania è forse uno dei primi vescovi del mondo ancor prima di Pietro, perché questi andava e veniva, mentre Anania vi era fisso, proprio come un vescovo locale. La mia appartenenza paolina è viscerale ed è da ascriversi alla provenienza di mia madre, nata vicino a Damasco, dove Paolo è fuggito dopo la persecuzione dei Giudei. Si chiama Il monte degli arabi, a 50 km in direzione di Amman, ed è citato nella lettera ai Galati, dove l’Apostolo afferma di essere andato non a Gerusaleme ma in Arabia (Gal 1,17), che non è l’Arabia Saudita, ma un deserto tra Damasco e la Giordania. Ebbene, questa fu la patria di mia madre. Non va dimenticato che, prima della mia ordinazione sacerdotale, il 15 febbraio 1959, ho fatto il mio ritiro spirituale presso le Tre Fontane alla prigione di San Paolo. Ieri ho celebrato la divina liturgia nella basilica di San Paolo fuori le Mura e ho pregato sulla tomba di san Paolo come patriarca, come suo successore. Mi commossi perché, 49 anni fa, vi avevo celebrato la mia prima divina liturgia.
Ecco, dunque, questo mio viscerale legame paolino, che mi induce ad avere cura dei miei fratelli così come ne avrebbe lui. L’impegno nel sociale ha sempre caratterizzato concretamente la mia vita, nonostante fossi un professore. Nel 1966 ho fondato un grande centro sociale, il più grande della nostra Chiesa, un orfanotrofio per cento bambini, un centro tecnico per cinquecento alunni e, in seguito, un centro per i giovani del sud con i quali si è assicurata la presenza cristiana nel sud del Libano. Sono ora alle prese con la costruzione di un grande ospedale e di un centro per l’accoglienza di persone anziane e diversamente abili, nella città natale di mia madre, che intendo dedicare alla sua memoria e in ringraziamento a san Paolo. Mia madre è rimasta vedova a soli 26 anni e ha speso la vita per i suoi due unici figli, il sottoscritto e mio fratello; adesso resto solo io. Spero di avere abbastanza mezzi per portarlo al termine entro l’Anno paolino o, almeno, di terminarne il grezzo e, se ci sarà del denaro, di poterne inaugurare anche solo una parte.

Un altro cantiere aperto è la costruzione di una chiesa a Damasco, sperando di avere il patronato di san Paolo. Nel frattempo, nel nostro piccolo villaggio abbiamo già costruito un’altra chiesa dedicata a san Paolo, che è stata inaugurata nel 2004. Si tratta di una rarità al mondo che solo lo spirito paolino ha potuto ispirare, è una chiesa comune, ecumenica: è una co-proprietà, dei Greco Cattolici e Greco Ortodossi. È stata costruita a metà da entrambe le chiese e l’abbiamo inaugurata insieme, due patriarchi secondo il rito liturgico in piena regola, il patriarca Greco Ortodosso Azim Ignazio IV e Gregorio III Lahham, presente tutto il clero di entrambe le chiese, abbiamo versato ognuno l’olio santo, fatto la preghiera comune, ed ecco consacrata la nostra chiesa in comune. È unica al mondo, non esiste altra chiesa di co-proprietà tra cattolici e ortodossi. È scritto anche sul frontone Chiesa di san Pietro e Paolo dei Greci Cattolici e Ortodossi.

L’importanza di questa dedica è notevole, se pensate che la chiesa di Antiochia è dedicata a San Pietro. Ma ne avevo tutta l’autorità, sia come successore di Paolo per quanto detto, che come successore di Pietro. Io sono successore di Pietro, non soltanto il papa lo è. San Pietro ha tanti successori sapete: il Papa, il Patriarca Greco Cattolico, il Patriarca Greco Ortodosso, Maronita, Siro Ortodosso e Siro Cattolico. Il posto dove Gesù ha detto a Pietro tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa (Mt 16, 18), si trova nella diocesi Greco Melkita di Margiaiun a sud del Libano, sulla frontiera tra il Libano e Gerusalemme. Questo luogo adesso è acquisito dagli israeliani, c’è una chiesa dedicata a Pietro che fu distrutta nella guerra e sta ancora in rovina, e forse è un segno, ecco perché Pietro ha bisogno di riunire i suoi successori per ricostruire la chiesa di Cristo pietra su pietra. Per l’anno paolino sto raccogliendo le diverse iniziative che si stanno per fare in tutto il Libano. E tra le tante cose che vorremo realizzare per celebrare Paolo e farlo conoscere al mondo intero, c’è il desiderio di mettere in scena un film sulla vita di Paolo dagli Atti degli Apostoli a tutte le lettere. Già la sua sceneggiatura è un testo davvero spirituale, dogmatico, teologico. Bisogna solo cercare i fondi per girarlo.
Paolo nella geografia spirituale del Medioriente è fondante. Se il Libano è pieno di tracce di Paolo, in quanto vi faceva scalo sulle coste nei suoi viaggi, la Siria ne è ancor più. Si pensi che la regione di Haran a sud di Damasco è il luogo di nascita del cristianesimo. Sette anni fa, quando il presidente Assad l’8 maggio ha accolto Giovanni Paolo II a Damasco, (precisamente a sud di Damasco: Esrà, in quella regione ci sono ben 20 vescovi che si succedono ininterrottamente dal primo cristianesimo), ha detto che la Siria è la culla del cristianesimo. Per me che sono siriano di nascita e Capo di una chiesa non è problematico affermarlo, ma per un presidente musulmano di un paese di 20 milioni di musulmani dove i cristiani sono appena il 2 milioni, è un’affermazione importante. In sede di colloquio poi ha detto anche di più: “…se la Palestina è la nazione che ha dato i natali a Gesù, la Siria è il luogo di nascita del cristianesimo”. Ora ha voluto anche invitare il Santo Padre per l’anno paolino, e il Papa ha promesso di mandare un legato per la chiusura dell’anno, lo steso sarà per il Libano.

Altro luogo degno di menzione è M-simiè a 50 minuti a sud da Damasco, qui si è rifugiato Paolo perché era una regione romana, e lui qui poteva essere protetto, era furbo, se rimaneva a Damasco sarebbe stato ucciso. Oggi però, rimanendo nella geografia spirituale paolina del Medioriente, per l’anno paolino i due luoghi più importanti per quest’anno sono Damasco e Roma, Atene va bene, ma la Grecia è ortodossa e non sappiamo come potrebbero rispondere perché questa iniziativa è papale, la Turchia è musulmana. Anche Damasco ha una maggioranza ortodossa, per cui inizialmente non era interessata, ma adesso è entusiasta trascinata dal fervore dei cattolici. L’importanza di Damasco, oltre che alla sua prestanza storica che abbiamo descritto prima, è anche data dalla sua configurazione attuale: è situata in un paese musulmano con una sparuta minoranza cristiana e nonostante ciò celebra l’anno paolino, è un bel segno di una presenza cristiana in un mondo interamente musulmano, è importante, è un’occasione per dire al mondo intero che anche in questo mondo arabo si celebra un evento cristiano perché ci sono anche i cristiani nel mondo arabo, è una testimonianza per Gesù ed un incoraggiamento a tutti i cristiani orientali. Il nostro presidente è molto interessato, ha dato disposizione ai ministri di fare tutto quello che vogliono il Patriarca Cattolico e Ortodosso per l’anno paolino! Così che il Ministro del Turismo, dell’Economia e delle Comunicazioni sono a nostra disposizione.
Ho detto nella mia omelia tenuta nella Basilica di San Paolo, che la più importante personalità nel dialogo è Paolo. È lui che ha cercato e trovato questo anello tra filosofia e ragione . Con il suo discorso di Atene ha realizzato l’incontro tra la filosofia pagana e la fede cristiana. Il primo che ha realizzato questo collegamento tra la grecicità, il paganesimo greco e la cultura cristiana è stato lui e dopo lui sono venuti i padri della Chiesa Orientale che hanno continuato questo ciclo. Io amo chiamarlo il ciclo culturale mediterraneo: Atene è centro del mondo intellettuale e San Paolo ha scoperto questo tesoro. Bene o male tutti i padri si sono formati alla scuola della lingua e cultura greca e l’hanno portata con sé nel Medioriente. Poi è avvenuto un fatto assai singolare con l’avvento dell’Islam, i provenienti dal deserto dell’Arabia, son avanzati con solo il Corano, null’altro. Intanto la cultura era o greca o sira (nel mondo di lingua araba). Dunque è accaduto che i padri di lingua greca e siriana, si sono trovati di fronte questa nuova lingua, l’arabo e i Califfi hanno chiesto loro, che erano sotto la propria giurisdizione, di tradurre tutto lo scibile greco-siro in arabo. Ovviamente ciò è stato un filtro solo culturale, non religioso. Con la conquista del Nord Africa e Spagna i musulmani hanno preso con sé questi tesori. Quindi l’itinerario è stato Atene, Baghdad, Damasco, verso Gerusalemme, Alessandria e dunque Nord Africa per poi giungere in Spagna.

Qui dopo un po’ di incomprensioni si è giunti alla sintesi con un eccellente scambio intellettuale, Avicenna, Averroè hanno stampato i loro libri in tante lingue compreso il latino. Pian piano la cultura greca è arrivata al mondo latino portata anche in questo modo! E tutto è iniziato con Paolo Oggi siamo una piccola comunità, cosa possiamo fare? Perché non possiamo avere un’altra logica d’azione che ci potrebbe guadagnare un ruolo ancora più importante?
Questa è la vera globalizzazione, questo è il circolo mediterraneo culturale che è l’avvenire del dialogo islamo-cristiano, siamo partiti dalla cultura greca arrivando a San Paolo e alla cultura cristiana tradotta in arabo. Dunque come oggi la cultura cristiana può incontrare la cultura islamica e viceversa? Certamente tornando sulle tracce di Paolo, su questa strada del ciclo culturale del mediterraneo che è anche la strada di San Paolo, i suoi viaggi sono questi, adesso è il momento di riprenderli, e l’incontro con l’islam tramite noi cristiani del Medioriente sarà la salute del mondo. Dico questo non perché vogliamo gloriarci di grandi cose, ma semplicemente perché Noi siamo la Chiesa Araba. E questo è vero genealogicamente parlando, secondo la carne dunque, ma di più, noi siamo la Chiesa degli Arabi, ed anche essendo gli arabi a maggioranza musulmana, noi siamo la Chiesa dell’Islam. Non solo nel senso dell’essere aperti a tutti, ma soprattutto responsabili, tocca a noi di portare il messaggio di Gesù nell’Islam.

Questa è una dichiarazione che fa paura alla Chiesa ufficiale, nel 2001 l’ho già detto, ma la stampa lo ha tolto, io però ho sempre continuato a dirlo, perché gli stessi musulmani sono i più felici di questa definizione che rispetta l’identità sia cristiana che musulmana. Ho detto anche che come tale, anche il cristiano ha diritto di predicare il suo Vangelo e di far conoscere Gesù, allo stesso modo in cui i musulmani fanno, e poi ho aggiunto, perché l’Arabia Saudita ha così paura di Gesù? del Vangelo perché non possiamo far conoscere Gesù, almeno come “amico degli uomini”? Non dovete avere paura delle chiese, del cristianesimo, a Medina nel tempo di Maometto c’erano tante chiese, le chiese non faranno mai male all’Islam come pure le mosche non fanno male al Cristianesimo. Penso proprio che Paolo direbbe questo all’Islam, lo dico io che sono suo successore, e dico anche che la chiesa senza Paolo è una chiesa che non avrebbe voce. Questa voce direbbe anche che dobbiamo avere un papa nel mondo, perché dobbiamo avere una voce forte per il cristianesimo nel mondo. Il più gran ministero del papa non è il primato ma il confermare-fortificare i suoi fratelli. Abbiamo bisogno di una voce cristiana unica nel mondo che predichi il comunissimo vangelo senza entrare nei dettagli, che sono quelli che dividono, perché come ha detto Giovanni XXIII, “quello che ci unisce è molto di più di quello che divide”.

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Un pensiero riguardo “A colloquio con sua Beatitudine Gregorio III Lahham.

    elia ha detto:
    10 dicembre 2009 alle 10:52 am

    sono orgolioso del nostro patriarca lahham,chiedo il signore che vi protegga.abbiamo bisogno del vostro sostegno in tutti i campi per il nostro paesino fassuta che e’ in galilea in terra santa,grazie

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