Confessino i sommi reggitori…

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Riportiamo, da Avvenire di domenica 7 settembre, questo illuminante editoriale di Giancarlo Galli.

CONFESSINO I SOMMI REGGITORI L’ECONOMIA CHE RITENEVAMO DI GOVERNARE
GIANCARLO GALLI
L’economia, che dovrebbe essere una scienza, si sta rivelando entità misteriosa, imprevedibile; con i suoi san­toni-alchimisti, in perdita verticale di credibilità. Cavalcando la globalizzazione, era stato promesso un ininterrotto sviluppo, grazie all’interconnessione dei mercati sui quali vegliavano gli gnomi dell’Alta Finanza (Fondo Monetario, Banche Centrali, legioni di esperti e analisti talvolta insigniti di Premi Nobel), che si pretendevano in possesso di una magica bacchetta.
Falso clamoroso. Alla prova dei fatti, è emerso che si navigava alla cieca, in balia di venti e tempeste che nessuno, proprio nessuno è riuscito a intercettare. Dai mirabolanti orizzonti dello sviluppo, siamo finiti nella plumbea palude della recessione. Forse (ma neppure questo è certo) partita dagli Usa, ha subito coinvolto l’Europa e l’Asia, dalla Cina all’India al Giappone. Ovunque i consumi delle famiglie si contraggono, mentre i prezzi aumentano nonostante lo stallo della produzione industriale. Che ne è della decantata legge sul rapporto virtuoso domanda-offerta?
E l’inflazione? Al varo dell’euro, se ne decretò la sconfitta. Ora, il governatore della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, la definisce il «principale pericolo». Tuttavia, incapace a spiegare l’inversione di rotta. Altra dolente nota, il petrolio. All’incirca un anno fa, le quotazioni erano al di sotto dei 100 dollari il barile. Poi l’impennata, fino a quasi 150. D’un tratto, il clamoroso ribasso. Idem per i cereali, le materie prime. «Re­sponsabilità della speculazione», è la sbrigativa e autoassolutoria risposta. Indubbiamente qualcuno ci ha inzuppato, magari prestando orecchio a quegli esperti che davano per scontata quota 200. Dove stavano i guardiani? Ora dovremmo deciderci a far uscire dall’anonimato questi «speculatori», a meno di dover ammettere che l’economia è impazzita.
Proseguiamo col dollaro e l’oro. Il biglietto verde dato per spacciato, in poche battute risale di oltre il 10% rispetto le altre valute. Nel contempo gli aurei lingotti, classificati «bene rifugio», precipitano del 20%. Spettacolo desolante poi per le Borse mondiali dove confluiscono oltre ai grandi affaristi per manovre di norma assai poco limpide (fusioni, acquisizioni), i Fondi pensione garanti delle nostre vecchiaie. E ciò che è successo nel fine settimana, con 310 miliardi andati in fumo nella sola Europa, dovrebbe indurre a qualche riflessione. A fare da cornice, le crescenti difficoltà del sistema bancario, con gli Istituti Centrali obbligati, in dispregio alle regole del troppo celebrato liberismo, a iniettare danaro fresco. Soldi stampati per l’emergenza, e relativo contributo all’inflazione.
Intrigante il comportamento dei vigilantes di ogni colore e latitudine. Dapprima un gettare acqua sul fuoco, minimizzando. In successiva battuta propinare studi e analisi. Ad esempio: dollaro troppo basso, petrolio troppo alto. Regolarmente smentiti, non battono ciglio. Con volto corrucciato, fra un Forum e un Meeting, Summit a porte chiuse, di stagione in stagione rilanciano: gli equilibri, la quiete monetaria e borsistica, torneranno… doveva essere per questo autunno, contrordine: nel 2009, nel 2010.
È giunto il momento che i reggitori del Pianeta, con umiltà confessino: non sapevamo, non sappiamo. L’economia che ritenevamo di governare, si muove lungo orbite che sfuggono alle loro menti. Coi feticci dello Sviluppo e della Finanza, consapevole o meno, avevano costruito una moderna Torre di Babele, prossima a franare, per smisurato orgoglio. A meno che (è bene concludere con una nota ottimistica) la misteriosa eco­nomia ci abbia lanciato un avvertimento, in chiave biblica: dopo gli «anni grassi», quelli «magri». Con lo pseudorazionalismo economico e tutta la sua corte dei miracoli, che ne escono con le ossa rotte. Malauguratamente a spese dell’umanità non di vertice.

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