Commendatori al Merito. E di cosa, se è lecito?

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Mi sono imbattuto, rincorrendo su Google alcuni dei tanti vaniloqui sui presunti crimini della Chiesa di ieri, di oggi e di domani, nel sito-madre di ogni farneticazione del genere, quello dell’associazione degli atei, agnostici e razionalisti, del quale non cito niente, e neppure riporto il link perché non è degno di pubblicità alcuna, sia pure negativa.
Cialtroneria, mistificazione sistematica, offesa, vilipendio e sghinazzo su tutto ciò che riguarda la fede cristiana sono il sigillo d’ogni intervento. Raramente m’è capitato d’imbattermi in un simile letamaio intellettuale, nel quale confluisce, come in una cloaca, tutto il marciume possibile che si può raccogliere nelle fogne dei bassifondi della sottocultura, accademica e non, laicista, anticlericale ed antireligiosa.
Fra gli apostoli di questa congrega che si batte per organizzare in Italia il cosiddetto “sbattezzo” di massa, noto i nomi dei soliti patriarchi, eredi dell’anticlericalismo da osteria d’una volta, che si incontrano sempre più spesso nei moderni salottini televisivi in compagnia di nani e ballerine da dove, inviperiti, distribuiscono generosamente fette di polpettone ideologico andato a male gabellandolo per buono, fresco e genuino.
Uno di questi guru, presidente onorario di questa nobilissima accademia, un “professor di mattematiche”, tal Piergiorgio Odifreddi, che deve la sua notorietà più ad una serie di pamphlets che vanno a ruba, che ai progressi nel campo della ricerca scientifica ascrivibili al suo nome, si è particolarmente distinto nell’accanirsi contro il cristianesimo: una religione che, a suo dire, raccoglie l’insieme del fior fiore di tutti i cretini dell’orbe terracqueo d’ogni tempo.
Per questo luminare del terzo millennio San Tommaso d’Aquino, tanto per buttar lì un nome, era un mentecatto, un idiota totale che ha perso il suo tempo ad occuparsi di fanfaluche.

Il prof. Piergiorgio Odifreddi
Il prof. Piergiorgio Odifreddi

Che scienza! Chapeau, signor professore! L’intera umanità le sarà infinitamente grata per averci partecipato i frutti più prelibati del suo genio, grazie al quale, finalmente liberi da ogni illusione, potremo avviarci con passo sicuro verso un avvenire radioso, felicemente confortati e vivificati da una sano, genuino e cupo nihilismo, liberi da ogni speranza, da ogni fede, e soprattutto allietati dal fatto di esserci sbarazzati, una volta per tutte, dall’ingombrante fardello della dissennata e pestifera conseguenza di quel frutto velenoso del cretinismo generale, la carità, i cui campioni, come Francesco d’Assisi, per esempio, hanno infettato la nostra società occidentale, favorendo, oltretutto, il dilagare d’un’arte fiorita nell’imbecillità generale dei cristiani, che da Giotto a Michelangelo non ha fatto che imbrattar muri e da Palestrina a Johan Sebastian Bach ha inquinato acusticamente il silenzio profondo di quel meraviglioso nulla alla contemplazione del quale la sua scienza ci introduce così mirabilmente.
A giudicare dalla sua critica alla Chiesa d’ogni epoca, bisogerebbe, tuttavia, che il chiarissimo docente di logica si rileggesse, almeno, un bignamino di storia.
Gli sarebbe, in tal caso, forse chiaro che se la Chiesa, o meglio il Papato di Roma, in un determinato periodo della sua storia bimillenaria, non ha brillato di virtù morali, ciò è dovuto sostanzialmente al fatto che gli antenati degli atei, agnostici e razionalisti di oggi, si erano infiltrati, all’epoca, di prepotenza in ogni grado della gerarchia ecclesiastica, arrivando a conquistarne persino il supremo vertice.
Giovanni Battista Cybo e Roderic de Borja i Borja, per esempio, rappresentarono senza alcun dubbio, nel XV e XVI secolo, la quintessenza della cultura “atea” dell’epoca, svincolata da ogni principio e regola morale; e neanche quando, con il nome di Innocenzo VIII e Alessandro VI, furono eletti pontefici, dismisero le loro disinvolte “arcilaiche” abitudini.
Ma da qualche secolo, ormai, la Chiesa ha fatto barriera contro l’incursione di simili lestofanti, impedendo di fatto che il soglio di Petro sia profanato e imbrattato da gente di tale risma.
Agli atei, ai razionalisti e agli agnostici, non è più concesso, da tempo, d’impossessarsi del papato ed è, forse, questa una delle principali ragioni del loro astio, della loro rabbia stizzosa di oggi: non potendo più profittare della dabbenaggine dei cristiani per assumere quel potere che fruttò ai loro predecessori onori e ricchezze smisurate, se la prendono ora con una Chiesa che ha sbattuto la porta in faccia alla loro avidità e alla loro arroganza.
Da parte nostra siamo felici che la Chiesa si sia liberata da tempo di questa peste. E lo saremo ancor più del fatto che non solo il papato, ma anche tutti i gradi minimi della gerarchia eccelesiastica se ne liberino una volta per tutte.
Il male che questa gentaglia ha fatto non solo alla Chiesa, ma all’umanità intera, è incalcolabile, e le ferite che hanno inflitto alla comunione dei credenti sono una vergogna.
Meglio averli riuniti in una congrega che ci attacca dall’esterno con accuse forsennate che ospitarli, sia pure in un cantuccio, in casa nostra, allevandoci in tal modo una serpe velenosa in seno.
Con loro il dialogo è impossibile.
Cercano solo lo scontro ad ogni costo ed hanno, per obiettivo dichiarato, la distruzione della nostra civiltà.
Agli sciagurati effetti della loro opera devastatrice, già iniziata da tempo nel XIV secolo, si devono i versi del Petrarca che, nel suo celebre sonetto 107, ebbe a descriver la corte pontificia dell’epoca in questo modo:
“Fontana di dolori, albergo d’ira;
Scuola d’errori e tempio d’eresia
Già Roma, or Babilionia falsa e ria” .

La notizia della morte di Francesco della Rovere (Sisto IV, il pontificato del quale fu certamente contrassegnato più dalle istanze della cultura razionalista ed atea che da quelle della spiritualità dei Francescani, dei quali era stato nominato, nel 1464, ministro generale) avvenuta il 12 Agosto 1484, dopo tredici anni di pontificato, fu accolta a Roma da questa arcinota Pasquinata:
“Sisto, sei morto alfine: ingiusto, infido, giace,
chi la pace odiò tanto in sempiterna pace.
Sisto, sei morto alfine: e Roma ecco in letizia,
che te regnante, fame soffrì, stragi e nequizia.
Sisto, sei morto alfine: tu di discordia eterno
motor fin contro Dio, scendi nel cupo inferno.
Sisto, sei morto alfine: in ogni inganno destro,
in frodi, in tradimenti altissimo maestro.
Sisto, sei morto alfine: orgia di sozzi pianti
ti dan ruffian, cinedi, meretrici e baccanti.
Sisto, sei morto alfine: obbobrio e vitupero
del papato, sei morto alfine, Sisto, è vero?
Sisto, sei morto alfine: su, su, gettate a brani
le scellerate membra in pasto ai lupi e ai cani!

Cinque secoli dopo, il 2 Aprile 2005, alla notizia della scomparsa di Giovanni Paolo II, il popolo di Roma ha recitato ben altri versi. E’ significativo il fatto che i soli ad infangarne la memoria siano i rappresentanti dell’associazione degli atei, agnostici e razionalisti, degnamente rappresentati dal professor Piergiorgio Odifreddi, loro presidente onorario.
Vengo, infine, a scoprire una cosa allucinante: il professor Odifreddi, l’illustre docente a un tanto al mese nell’università, che ha dato del “cretino” ad ogni cristiano vivo e defunto, viene insignito, nel 2005, dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, del grado di Commendatore al Merito della Repubblica.

Il Presidente emerito della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi
Il Presidente emerito della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi

Se anziché essere in un paese, come dice il Giusti, di “Arlecchini e Burattini“, fossimo in un paese serio, nel quale il termine “dignità” abbia ancora un senso, tutti i Commendatori al Merito della Repubblica cristiani, avrebbero dovuto sentire il dovere di restituire al Presidente della Repubblica Ciampi insegne e diploma. Se si son tenuti l’uno e le altre mi domando in che modo possano accettare come un onore un titolo condiviso da chi ha dato loro la patente di “cretini“. Non ho avuto, al riguardo, notizia di nessuna protesta, né di nessuna rinuncia all’onorifecenza.

Ecco qui a cosa dovrebbero rinunciare, i commendatori al merito, per respingere il titolo di “cretino” affibbiato loro “in perpetuum” dall’illustre collega:

Il "nastro da collo" di Commendatore al Merito della Repubblica Italiana
Il "Nastro da collo" di Commendatore al Merito della Repubblica

Anche questo è un chiarissimo segnale che questa nostra bell’Italia, anziché esser fondata, come recita la Costituzione della Repubblica, “sul lavoro” le cui regole fondamentali sono sempre state e restano la chiarezza, l’univocità dei termini, il concreto impegno di cooperazione e solidarietà, lo è, invece, su tutta una serie di giganteschi, tragici e grossolani equivoci, compromessi d’ogni genere, strizzatine d’occhio e patti da furbetti del quartierino in virtù dei quali va bene tutto e il contrario di tutto, a condizione che i conti, anzi i tornaconti, tornino. Viva l’Italia!

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7 pensieri riguardo “Commendatori al Merito. E di cosa, se è lecito?

    Francesco ha detto:
    10 settembre 2008 alle 7:14 pm

    Bravo don Virginio! Piena approvazione al suo articolo!

    marta ha detto:
    11 settembre 2008 alle 7:37 am

    Volevo commentare ieri, ma poi non ce l’ho fatta per timore di non essere all’altezza, di non essere in grado di contrastare tanta bruttura a causa della mia cultura media e – soprattutto – perchè la stupidità di tale “schieramento di forze scientifiche e meno” non merità di soffermare il pensiero e non merita neppure il minimo commento.
    Ma, se lo fa il grande Calibano, posso (con timore di beccarmi dell’idiota) farlo anch’io, devo – forse – sporcarmi le mani e cercare di oppormi anch’io.
    In mezzo a questi “atei” ci sto fisicamente e, davvero ogni dialogo è impossibile …. ma fino ad un certo punto però.
    Sono gli “atei” MENO PERICOLOSI questi dissacratori di tutto, tranne che della loro testa. Quelli veramente pericolosi … tacciono e vivono; soffrono e cercano; non si arrendono davanti a nessuna evidenza e vogliono capire.
    Ma questi … non so come chiamarli perchè ogni termine dopo un generale ANTI – … sarebbe un insulto a persone che sono davvero anti-tutto ma lo sono con tale intelligenza, umiltà e rispetto per il pensiero altrui che impongono stima.
    Il tema o etichetta di “cristiani popolo di imbecilli” è di ordinaria amministrazione; il tema o etichetta di Chiesa (Papa e gli altri) che fa danni storici, sociali e politici, non è una novità anzi ce lo insegnano pure; ma l’insulto diretto e pure mediatico infastidisce anche i non-cattolici, i non-cristiani!!!
    La prima cosa che mi viene in mente è una domanda, un perchè. Ma, di può sapere, perchè questi “geni della scienza”, queste persone così intelligenti, sprecano tempo (che loro dicono di avere sempre “poco”) per cose che loro stessi giudicano stupide, da cretini, da idioti? Si può sapere perchè i media dedicano tanto spazio a questi argomenti? E si può sapere perchè i suddetti genietti sprecano, ripeto, il loro tempo in questi salotti, se non addirittura la loro “intelligenza”? Si può sapere il perchè?
    E poi, se davvero fossero così intelligenti, perchè non prendono anche in considerazione quella “chiesa” il cui dio si chiama scienza, lavoro, politica, potere personale che di danni, eccidi, disastri ne hanno fatti a iosa, ne stanno facendo e si stanno attrezzando per farne di peggiori per il futuro? Perchè non ci pensano? L’intelligenza queste persone ne hanno in misura spropositata, ma forse manca a loro il “manuale d’uso” di questo splendido dono umano!
    Non ho risposte precise, non ne sono in grado, ma ci vedo solo uno stupidissimo (il termine banale sarebbe ingiusto) gusto di emergere, un “modo” che fa sempre “moda” … un’immagine dentro un “luogo comune” abbastanza obsoleta: l’intellettale, lo scienziato che dissacra tutto e si scaglia su tutto ed il cui unico dio è quello personale.
    Queste persone, a mio avviso, si “difendono” dalla tentazione di credere e lo fanno con tanto più odio con più è forte la tentazione! Avessimo tempo, coraggio, enorme cultura, pensiero veloce e brillante e riuscissimo a “mettere” alle corde queste “menti eccelse” sono convinta che è proprio questo che verrebbe fuori. Le loro bestemmie, la loro aggressività è solo autodifesa dalla tentazione di “arrendersi alla fede”.
    Dall’altra parte, e bisogna ammetterlo, l’immagine immediata che si ha dei cristiani e cattolici è quella di un “popolo non pensante”, di un popolo di “perdenti” che si attacca ad un Dio tanto per credere a qualcosa. Questo, purtroppo, è vero, ma si tratta solo di un’istantanea dei cristiani … perchè il vero popolo è quello che non vede troppo, è quello che usa tutta l’intelligenza di questa terra e anche del Cielo; è quello che ci sta benissimo tra gli atei, tra coloro che credono in un dio diverso e con loro parla e discute. Insomma un po’ di “colpe” le abbiamo davvero noi cristiani che spesso ci rintaniamo nella preghiera e pensiamo che la “missionarietà” riguardi solo il “terzo mondo”. C’è un 4° mondo dimenticato ed è quello che ha un popolo di intelligentissimi: penso sia qui la “terra di missione” futura per la Chiesa.
    La logica di Dio è così ferrea che nessun genio potra mai contestare e neppure bestemmiare.
    Mi scuserà il grande Calibano per la mia stupidità … ma questo penso. Ma, e di questo prego tutti, mai rinunciare al dialogo! Mai e per nessuna ragione!

    marcoboccaccio ha detto:
    13 settembre 2008 alle 12:34 am

    bene, se definisci “letamaio intellettuale” l’uaar, ti sei preso la tua simbolica rivincita e stai in pace. io non ho mai trovato su quel sito nulla che sia meno che decente: si vede che non lo hai nemmeno letto, parli per preconcetti. ma la questione tra credenti e non credenti è un’altra, e cioè che è necessario sempre il massimo rispetto da entrambe le parti. cosa che la chiesa si astiene dal fare, cercando per esempio di imporre per legge a tutti i cittadini italiani la sua privata visione del mondo e di ciò che si può e non si può fare. poca cosa sono al confronto i presunti insulti di un professore che non sarà un luminare ma è pur sempre una persona che esprime le proprie idee, non quelle di un’ organizzazione, come invece fanno i cattolici.

    Calibano ha risposto:
    13 settembre 2008 alle 1:12 am

    Del sito ho letto abbastanza e potrei citare in abbondanza riferimenti più che sufficienti a giustificare una reazione che avrebbe potuto manifestarsi anche in modo più vivace di quella che tu chiami “simbolica rivincita”. E non ho né interesse né, tanto meno, intenzione alcuna ad avviare una polemica con te, che ringrazio, innanzitutto, per aver letto ed aver inviato il tuo commento: il punto sul quale semmai mi permetto, con tutto il rispetto, di insistere e di invitarti a riflettere è un altro. Primo: la Chiesa Cattolica, come qualsiasi altra realtà nella quale si riconoscono persone, libere di scegliere di pensare in un determinato modo anziché in un altro, non “cerca di imporre” una visione del mondo meno di quanto altre realtà, come, per esempio, quella che tu hai citato, cerchino di “imporre” la loro. In democrazia vige la legge della maggioranza e cercare di conquistarla è lecito e possibile per chiunque. Il negare ai cittadini cattolici, che nella Chiesa trovano la loro identità collettiva né più né meno come altri la trovano in altri soggetti, mi pare ingiustificato perché fortemente discriminante sul piano dei diritti della persona.
    Secondo: affibbiare del “cretino” a qualcuno non mi pare sia un “presunto” insulto: al contrario, mi sembra che sia un insulto, bello e buono, e anche molto esplicito.
    Ultima cosa: anch’io esprimo le mie idee. E ti assicuro che lo faccio a mio personalissimo nome. Sono anche sicuro del fatto che ci sono cattolici, esattamente come lo sono io, che non le condividono, o che dissentono per alcuni aspetti da quelle che sono le mie opinioni. Nella Chiesa funziona così, e ne sono orgoglioso.
    Perdonami se mi sono dilungato. Volevo solo precisarti alcune cose che, a giudicare dal tuo commento, mi sembra tu non abbia tenuto in giusta considerazione.

    Calibano ha risposto:
    13 settembre 2008 alle 1:31 am

    Dimenticavo una cosa importante. A scanso d’ogni possibile equivoco, ribadisco e confermo tutto quello che ho detto, esprimendo in tal modo esattamente e con totale libertà e autonomia le mie idee, sull’organizzazione alla quale fa capo il sito. Compreso, ovviamente, quello che tu hai citato in testa al tuo commento. In genere faccio così, ma a volte reagisco in modo anche più vivace, ogni volta che qualcuno m’insulta, dandomi del cretino “latae sententiae” senza neanche conoscermi, per il solo fatto che sono cristiano, cosa della quale primo: non ho assolutamente motivo di vergognarmi; secondo, e, lo confesso apertissimamente: sono molto, ma molto orgolgioso.

    marcoboccaccio ha detto:
    13 settembre 2008 alle 2:25 pm

    i cattolici possono esprimersi, ci mancherebbe, ma non possono imporre la loro regola a chi cattolico non è. e in ogni caso, se la maggioranza vince, non è detto che abbia ragione. e quanto alla discriminazione sui diritti della persona, noi omosessuali potremmo insegnarvi molte cose. comunque, l’orgoglio, oltre a essere uno dei peccati capitali (tu me lo insegni), non mi interessa. buona fortuna.

    Calibano ha risposto:
    13 settembre 2008 alle 3:37 pm

    Caro marcobocaccio, concordo assolutamente sul fatto che non sia assolutamente vero che la maggioranza abbia sempre ragione. Sono le regole della democrazia a riconoscere il diritto a governare a chi riesce ad aggregare una maggioranza dalla sua parte, a prescindere dal fatto che “abbia ragione” o “abbia torto” rispetto a una cosa o a un’altra, o in assoluto. In alternativa alla democrazia esistono forme dalle quali, sinceramente, credo sia stato un bene il prendere le distanze. Sul fatto che qualsiasi aggregazione di persone che si riconoscono in una “carta dei valori” condivisa, e non solo i cattolici, quando riesce ad aggregare una maggioranza e a conquistarsi democraticamente il diritto a governare, debba evitare di “imporre la loro regola” a quanti non si riconoscono nel loro sistema d’opinioni è un discorso sul quale occorre fare alcune debite considerazioni. Brevemente, ti dirò che, in sostanza almeno, condivido il tuo pensiero. Sarebbe infatti palesemente ingiusto che la maggioranza, per il fatto di avere in mano il potere, lo esercitasse in modo dittatoriale, senza tener conto del rispetto dei diritti delle minoranze. Ingiusto e, permettimi di aggiungere, anche poco cristiano. In questo caso occorre saper dialogare, partendo da posizioni di rispetto reciproco e di volontà sincera di confrontarsi senza fare appello in modo dogmatico (siamo in àmbito politico dove il metodo del confronto non può in alcun modo ammettere che si dia un valore dimostrativo, o apodittico che dir si voglia, al cositteddo “principio d’autorità”) a “verità rivelate” o comunque assunte come tali, sia dall’una come dall’altra parte. Occorre ascoltarsi, e con assoluto rispetto l’uno dell’altro. Il guaio è quando uno dà del cretino all’altro solo perché non la pensa come lui. Allora si guasta qualcosa e occorre fare chiarezza.
    Non ho mai preteso di dare lezioni di vita alle persone che vivono la loro sessualità in modo diverso dal mio e da quello della maggioranza (almeno credo) degli esseri umani, e sono disposto a prender lezioni da chiunque abbia qualcosa di serio da insegnare al prossimo. Sicuramente ho tante cose, che non conosco, da apprendere dagli omosessuali, e non solo da loro. Su una cosa però mi riman difficile prender lezioni: la “superbia”, e non l'”orgoglio” è uno dei sette vizi (e non “peccati”) capitali. C’è una bella differenza, credimi. Se vuoi, e se lo accetti, posso anche illustrartela, ma non qui: diventerebbe un sermone.
    In breve ti dirò che si può essere orgogliosi senza superbia, e si può esser superbi senza orgoglio alcuno, anzi manifestando quella falsa umiltà che rende tanto più odioso il vizio quanto più essa è ostentata.
    Ottime cose anche a te.

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