La Meditazione

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Gesù in meditazione sul lago di Tiberiade
Gesù in meditazione sul lago di Tiberiade

Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami: “Gesù Cristo è Signore!”, a gloria di Dio Padre.
(Filippesi, 2 6-11)

I cristiani vivono ancora oggi la croce come un qualcosa di “intollerabile” per una speranza tanto professata e che non cede di fronte a nulla e su quella Croce si scaraventa ogni dolore umano, ogni delusione umana, ogni solitudine. E’ questo che i cristiani vedono in quella Croce! Ci piangono per questo, ma non lo diranno mai e preferiscono far passare le proprie lacrime per una non-vera pietà, preferiscono metterci in quella sofferenza “tutti quelli che sono in croce per …”, preferiscono fermarsi al Venerdì Santo -il giorno della Santa Croce- piuttosto che guardare alla fede che impone l’attesa della Resurrezione … per non essere delusi un’altra volta.
Mi dispiace, ma la verità è questa: quando si è segnati dalla morte, sia fisica di persone amate che spirituale propria, la Croce rivela il Crocifisso nella sua solitudine e dolore di “aver fallito”, nel suo dolore d’amore, nel dolore degli apostoli, nello sgomento e paura dei discepoli, nella sensazione di “tutto finito e tutto inutile” … Sensazione tremendamente vera e autentica, sensazione che ci trasporta in QUELL’UOMO CHE E’ DIO, che ci proietta negli apostoli innamorati del loro maestro: viviamo le stesse emozioni reali e scarnificanti.
Le braccia davvero cadono, le speranza che non cede mai trattiene il respirto e la carità sembra si sia persa!
Ma così non si può vivere, così davvero è morire nell’essenza … Allora le lacrime rivelano una luce diversa … una strana luce che attraversa il LEGNO DELLA CROCE … spezza la densità del legno … e la Croce si colora di tutto e, credo, si riveli davvero per quello che è!
Si rammenta all’improvviso che su quella Croce un Uomo ha invocato il perdono del Padre su TUTTI e non solo per coloro che lo stavano uccidendo, si rammenta che da quella Croce il Crocifisso si è preso cura di Sua Madre e del discepolo amato, si rammenta che DA QUELLA CROCE E’ PARTITA LA CONVERSIONE DEL LADRONE, si ramment che persino i “pagani” hanno ammesso che “quell’uomo era davvero Figlio di Dio” … e non si parla ancora di Resurrezione! Ci si rammenta solo di quello che è successo nello spazio di poco tempo da quella Croce e da un Crocifisso morente … solo quello! Ma “solo questo” è già tutto … perchè per quanto possa sembrare “tutto finito e tutto inutile” la realtà è un’altra, la realtà urla il suo “SI'” alla vita. Sì, si inizia a risorgere dalla Croce, noi iniziamo a risorgere dalla Croce.
Le braccia davvero vengono aperte ed inchiodate in quella posizione da un amore folle e da un coraggio di “essere bene” a tutti i costi. I piedi che sembrano paralizzati ed inchiodati, sono solo inchiodati SU UNA STRADA SOLA: QUELLA DI UNA PASSIONE DI DIO PER L’UOMO.
La bellezza è compiuta proprio nel momento della massima bruttura, la bellezza inonda ogni cuore che si lascia alle spalle ogni “paura di delusione” ed osa credere, attende di vedere.
E’ ancora il salto tra terra e Cielo e di nuovo sulla terra. Noi cristiani sappiamo tutto questo, noi cristiani sappiamo che la Croce è la Pasqua anticipata, noi cristiani sappiamo come finirà la storia di Gesù … ma nonostante sappiamo, ogni “Esaltazione della Santa Croce” ci lascia senza parole … ed è bene così, è giusto così perchè non c’è Resurrezione senza Croce … Ma noi su una qualsiasi “croce” che la vita ci propone come ci saliamo? Rabbiosi o delusi? Maledicendo o benedicendo? Curvi su noi stessi o con gli occhi puntati comunque sugli altri? Come ci saliamo?
Ma in qualsiasi modo ci saliamo, anche nell’errore, sappiamo per certo che su quella Croce per primo si è sdraiato il Figlio di Dio … e da Lui veniamo sorretti ed educati, affascinati e illuminati.
La Croce è un fatto personale, ma è un fatto di Dio e del Suo amore … non ce n’è! E le lacrime diventano di gratitudine, la professione di fede diventa professione d’amore … e si cambia una volta per tutte.
Nessuno è troppo lontano per Dio, nessuno è troppo indegno per Dio, nessuno è troppo peccatore per Dio … nessuno … ma tutti abbiamo il dono di poter scegliere!
La Croce sofferenza? Sì è vero, ma non solo … la sofferenza prima o poi cessa ed allora è piena gioia, intima gioia.
Parla anche di morte è vero … ma la morte ha senso solo per quelli vivi, quindi è un invito a vivere pienamente la vita nella Verità del Vangelo. Basta con le teste basse e i visi contriti, basta con gli occhi delusi e senza luce: la Croce impone Vita è per questo che Dio l’ha scelta!!! La Croce è la nostra generazione ed adozioni a Figli … ma già da vivi però! Una Chiesa con un Croce così sfolgorante chi mai potrà calunniarla? Chi mai potrà contraddirla? Chi mai potrà scappare dal suo magnetismo? Si esalta una CROCE senza CROCIFISSO è vero, perchè non ci sarà mai più nessuno crocifisso … DA SOLO. La Croce è stata vinta una volta e per sempre … MA LA CROCE DELL’ABBANDONO E DELLA SOLITUDINE. Per quanto possiamo essere abbandonati, soli, sofferenti sappiamo con certezza che Qualcuno accanto noi c’è sempre e quel Qualcuno cerca sempre un “qualcuno” di umano e sensibili ai nostri sensi per confermarlo.

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