Nota a margine. Dalla testa ai piedi.

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Cito testualmente dal sito dell’UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) un inciso dell’articolo che dedica alla visita del Santo Padre in Francia:

…Il papa sostiene il concetto di laicità “positiva” elaborato da Sarkozy, affermando addirittura che la laicità sia un concetto di origine cristiana…

Dal che si potrebbe dedurre, affidandosi alla credibilità di chi scrive, che tale concetto non sia d’origine cristiana. E invece queso signore si sbaglia, e si sbaglia di grosso anche. Fra i tanti termini della lingua italiana questo, e sin dai tempi di Dante, sulla cui cattolicità si spera, almeno, che il Razionalismo di questo anonimo signore non permetta di dubitare, è forse uno di quelli che, più di altri, meglio esprime la propria origine cristiana.

Ecco qui un interessante passaggio del Canto XVIII dell’Inferno, che certamente è sfuggito al nostro erudito articolista Ateo, o comunque Agnostico Razionalista:

“Quivi venimmo; e quindi giù nel fosso
vidi gente attuffata in uno sterco
che da li uman privadi parea mosso.

E mentre ch’io là giù con l’occhio cerco,
vidi un col capo sì di merda lordo,
che non parëa s’era laico o cherco.”

Dante Alighieri, al quale non solo i cattolici attribuiscono buona parte della paternità della lingua italiana, usa il termine “laico” in evidente contrapposizione a “chierco” (vale a dire “chierico“, termine usato per designare lo “status” clericale di una persona).

L’uso del termine “laico“, risulta evidente: distingue il cristiano facente parte del “popolo” da quello che fa parte del “clero”. La contrapposizione, è evidente, è quella fra due differenti posizioni in seno alla Chiesa: “laico“, (dal greco “laos” vale a dire “popolo” e l’aggetivo derivato “laikos” cioè facente parte del popolo) e “chierico” (sempre dal greco “kleros”, ovverosia  “erede”, da cui “chierico”).

Direi proprio che è difficile immaginare un’ “origine cristiana” più “cristiana” di questa.

Se il Sommo Poeta trovò abbastanza difficoltà nel determinare lo “status” di Alessio Interminelli (condannato all’inferno perché adulatore) a causa dell’imbarazzante condizione della chioma, a esaminar bene la quale sarebbe occorso, più che la forza del cosiddetto “occhio clinico”, quella d’uno stomaco di ferro, a noi il determinar quello dell’incauto articolista resta molto meno difficile. E’, semplicemente, lo “status” di chi “ignora”, ovverosia di chi è, tecnicamente, “ignorante”.  Il che non costituirebbe certo, almeno da solo, motivo d’inviarlo all’Inferno.
Almeno in quello dantesco.
Anche se, a dire il vero, come e anche più d’Alessio Interminelli, con questa sua sdegnata dichiarazione si è trovato ricoperto della stessa “materia”, per giunta facendo tutto da solo, e dalla testa ai piedi.

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13 pensieri riguardo “Nota a margine. Dalla testa ai piedi.

    Valentino Salvatore ha detto:
    13 settembre 2008 alle 10:17 am

    Sorvolo sulle “erudite” e “argute” offese nei miei confronti (come essere ricoperto di una certa “materia” come il personaggio dantesco). Qualsiasi polemica sul tema o risposta a tono sarebbe del tutto inutile, oltre che abbassare me al suo livello. Penso sia anche esagerato attribuirmi “sdegno”; in realtà, si tratta di ben più lieve ironia: ma si sarà trattato evidentemente di una sua attitudine attribuita specularmente a me, come emerge dall’astio dei suoi scritti e dal sacro fuoco che li pervade. Per fortuna, a me estraneo.

    Va tutto bene, lei è molto colto, cita Dante. Il problema di fondo è che col concetto odierno di “laicità” si intende ben altro. E lo dice lei stesso: Dante intendeva una differenza interna alla Chiesa (tra credenti che avevano uno status ecclesiale e quelli che non lo avevano), non una concreta differenza politica, sociale o ideologica all’interno di una società. La “separazione”, se c’era, veniva intesa a livello di autorità, tra il papato e le altre compagini statali (su cui il primo pretendeva di avere una autorità morale) e si concretizzava in privilegi alcuni privilegi della Chiesa, nel quadro di una sostanziale omogeneità ideologico-religiosa.

    Per laicità oggi si intende ben altro (seppure i termini rimangano gli stessi – termini che sono di origine greca, non cristiana), ovvero la separazione, in una società pluralista e non monopolizzata da una religione, tra l’autorità di uno stato e quella della Chiesa, che ha come fine proprio l’indipendenza e l’autonomia del primo e della società rispetto alle direttive della seconda. Cosa che, tra parentesi, è il presupposto per una democrazia che voglia dirsi veramente tale. Ci sono una serie di trasformazioni politiche, sociali e ideologiche che segnano una netta distinzione tra il concetto pre-moderno e quello moderno, cosa che rende abbastanza specioso voler ricollegare forzosamente il primo al secondo solo per il termine in comune. Infatti ci si dovrebbe chiedere come mai, se la laicità è un concetto di origine cristiana, la Chiesa si sia ripetutamente opposta a tale separazione, condannandola e accusando gli stati che la mettevano in pratica di derive massoniche o addirittura “sataniche”.

    La ringrazio.

    Calibano ha risposto:
    13 settembre 2008 alle 11:37 am

    Sono io che ringrazio Lei, caro signor Valentino.
    Innanzitutto mi duole che Ella si senta offeso. Essendo toscano, è per me naturale esprimere i concetti con popolarissimi (non oso dire, per non turbarla “laicistissimi”) modi di dire ampiamente condivisi dalla mia gente per designare la posizione in cui si trova chi, precisando qualcosa con lo scopo di correggere altri, s’imbatte in un errore più grave di quello stesso che intendeva correggere.
    Lo usiamo in modo scherzoso, come il tono dell’ultima parte della mia “nota” mi par che mostri senza che si richieda, da parte di chi legge, particolare abilità esegetica. La prego, dunque, di volerlo considerare tale.
    Se ha scelto di non farlo pazienza. Per me va bene lo stesso, nel pieno rispetto della Sua autoconsiderazione che Le consente di vedersi collocato ad un “livello” che, dal Suo rispettabilissimo punto di vista, Lei considera superiore al mio.
    Essendo assolutamente rispettoso dell’altrui punto di vista, prendo atto volentieri del suo così come Lei ha preso atto del mio. Non so quanto altrettanto rispettosamente, ma non m’interessa, così come pare che non interessi neanche a Lei, alimentare una polemica che, e in questo son perfettamente d’accordo, sarebbe affatto inutile. Sul fatto che Ella, poi, trovi, nel leggere i miei scritti, “astio” e “sacro fuoco”, (sentimenti che non mi appartengono, né per formazione, né per educazione, né per scelta) non so che dirLe, caro signor Valentino: illuminante, a tal riguardo mi pare un’antica massima: “Quidquid recipitur ad modum recipientis recipitur”.
    Passiamo al resto: Lei si produce in una coltissima e, per cesti aspetti almeno, condivisibile, precisazione su quel che intende per “laicità”. Orbene Le faccio notare, e con tutto il rispetto sia ben chiaro, che Lei stesso, precisando che “Per laicità oggi si intende ben altro” ammette che le origini del concetto di “laicità” sono cristiane. Del concetto e non certo del termine, il cui ètimo, come del resto gran parte dei termini della nostra lingua, risale al greco e, ancor più, al latino. La distinzione che ella pone fra concetto pre-moderno e moderno, con tutte le “trasformazioni politiche, sociali e ideologiche” che vuole, non possono bastare a negare il fatto, evidente e dimostrato, che l'”origine” del concetto stesso sia cristiana.
    Le trasformazioni non cancellano mai l’origine d’un concetto: semmai ne possono spiegare la mutazione che esso ha patito, a ragione o a torto, nel tempo.
    La distinzione fra “laicità” e “laicismo” e fra “laico” e “laicista” si è resa, da tempo ormai, necessaria per evitare di fare ulteriore confusione.
    Precisare una cosa del genere non mi sembra affatto “specioso”, mentre mi par piuttosto una forzatura il pretendere d’identificare, ad ogni costo, il concetto che si usa comunemente esprimere attraverso l’uso del termine “laicismo” con quello di “laicità”: sono due cose diverse, che fan capo a due concetti diametralmente opposti. Il delegittimare il secondo negandogli addirittura il riconoscimento delle origini, mi pare non sia un bell’esempio di correttezza.
    Tanto mi premeva precisare in merito alle Sue osservazioni, e tanto Le dovevo.

    La saluto, cordialmente, anch’io.

    Valentino Salvatore ha detto:
    13 settembre 2008 alle 5:32 pm

    Il problema di fondo è che io ho semplicemente ho esposto dei fatti, mettendo un pizzico di ironia. Lei ha fatto ben altro. Ma è chiaro che poi può tranquillamente cercare di metterci una pezza dicendo che scherzava e che usa un gergo popolaresco, magari sottintendendo che sono troppo serioso o altezzoso, e cose così. Ma il dato rimane: mi ritrovo sommerso di merda (che tale è) e per di più sono ignorante (nel senso “che ignoro”, con altra pezza che ricorda le comiche di Aldo, Giovanni e Giacomo), senza aver detto nulla di offensivo. Comunque benissimo, chiudiamola qui. E’ una polemica del tutto inutile, si figuri.

    Mi pare che lei confonda – volutamente – l’origine etimologica di un termine con il suo contenuto. A voler essere pignoli, il termine era già usato in epoca greca, quindi se volessimo ragionare come fa lei, dovremmo riferirci al mondo greco e non a quello cristiano (che successivamente ha incamerato il termine). E chi ci dice allora che i cristiani non abbiano fatto altro che plagiare (mi permetta il termine forte, per capirci) un concetto la cui origine è greca? E’ chiaro che usando tale criterio non si arriva da nessuna parte, anzi, si arriva a smentire proprio ciò che dice.

    Usavo il termine “laicità” (che nella citazione che lei prende da ciò che ho scritto ho volutamente messo tra virgolette) non certo per intendere o “ammettere” che la separazione che indica fosse un concetto cristiano, cosa che non è, come dimostra la stessa storia della Chiesa. La Chiesa infatti si è costantemente opposta, ripeto, a tale eventuale separazione, condannandola fermamente: e questo è un dato storico acquisito che alla lunga non si può eludere. Perché se la laicità fosse stato un concetto cristiano il cristianesimo l’avrebbe già applicata a suo tempo, e non avrebbe atteso l’età contemporanea e interpretazioni “moderne” (e moderniste) per contrapporlo – al momento opportuno e messa alla strette, diciamo così – alla bestia nera del laicismo. Invece nel mondo cristiano del passato abbiamo visto questo: monarchie sorrette proprio dal diritto divino, che trovavano la propria legittimazione nell’appoggio della Chiesa (anch’essa, come compagine statale, monarchia elettiva), il tutto con una fusione imprescindibile tra fondamento religioso e potere politico. Quindi, l’esatto contrario di quella separazione che sarebbe la laicità, appunto.

    Il fatto che si usi il termine “laico” nel mondo cristiano non significa affatto che di conseguenza la laicità sia un concetto cristiano. La distinzione cristiana rientra infatti in un ambito spirituale, circoscritto alla Chiesa e indica l’assunzione o meno di cariche all’interno di una casta religiosa. Il tutto in un contesto dove non esisteva distinzione netta tra politica e religione. Il fatto che si vogliano collegare i due casi (senso moderno e premoderno) perché condividono una qualche e vaga idea di “separazione”, ignorando volutamente il resto e volendo rintracciare in questa “separazione” il principio cardine (senza prestare attenzione a cosa si separa e in quale contesto), appare un’astrazione selettiva che butta via la maggior parte della sostanza per focalizzarsi su un singolo dato secondario. Praticamente, è una specie di caso di omonimia che si vorrebbe interpretare come discendenza diretta. D’altronde, il termine è sempre quello, passato dal mondo greco a quello cristiano e a quello moderno, solo perché la tradizione linguistica e culturale si è conservata.

    La famosa distinzione tra laicità e laicismo appare a mio avviso uno dei tanti espedienti confessionali per cercare di minare o diluire il concetto di separazione tra stato e Chiesa, un modo per acquisire all’interno dello stato delle posizioni di preminenza in quanto religione. Distinzione alquanto forzata, dato che comunemente si intende “laicità” come espressione fattuale del “laicismo”. Ed è una vecchia storia: già Salvemini nel 1952 fa faceva notare la cosa. “L’Osservatore Romano ci insegna come qualmente fa d’uopo distinguere fra ‘Stato laico’ e ‘Stato laicista’ […] Ci rendiamo conto che usa le parole in libertà. Adopera la parola ‘laico’ per designare chi obbedisce alla dottrina ‘clericale’ (pardon, ‘cattolica’), senza sentire il bisogno di alcuna clerocrazia che gli dia ordini; e mette la parola ‘laicista’ dove noi usiamo la parola ‘laico’ per designare un regime, nel quale i governanti non sentono l’obbligo di uniformarsi senza beneficio d’inventario alle dottrine politiche predicate da quel clero che fa capo al Vaticano” (Parole in libertà, “Il Mondo”, 21 luglio 1953).

    La confusione, mi scusi, la si crea proprio in ambito confessionale, nel volersi appropriare di certi concetti tentando di rimanere al passo coi tempi e al contempo revisionando frettolosamente la propria storia per cercare qualcosa che possa avvicinarsi a istanze moderne, svuotando i concetti di contenuto e riproponendoli come via di mezzo moderata contro fantomatici “estremisti”.

    Esiste una questione di fondo, filosofica. Il cristianesimo – e il cristiano di conseguenza – pretende che tutto il “meglio” venga ricondotto, anche per vie tortuose e alquanto dubbie, a sè come origine fondamentale, giocando su cose come omonimie e interpretazioni allegoriche parecchio problematiche (dato che, in questo modo, astraendo una particolare espressione dal contesto essa può significare tutto e il contrario di tutto, a seconda dei casi). E’ nella natura stessa di un credo religioso autoreferenziale e totalizzante, che si pretende emanazione di un Dio e fonte suprema di Verità e Bontà. Ma questo è un modo di ragionare che sembra a chi ne è estraneo proprio l’apoteosi dell’ideologismo schematico e della faziosità tanto attribuiti alla parte avversa. All’occorrenza, nel costante revisionismo – che diventa obbligato, visto che intanto il mondo va avanti con o senza certe religioni – si troverà sempre qualche citazione in latino o greco, o qualche passo ambiguo delle sacra e “immutabile” parola del Signore che giustifichi qualunque cosa, opportunamente rimodellata anche andando contro la stessa tradizione consolidata che affermava cosa diverse. Come accade proprio nel caso della laicità.

    Calibano ha risposto:
    13 settembre 2008 alle 7:17 pm

    Raccolgo volentieri l’invito a “finirla qui”, ma con una doverosa precisazione: non ho inteso mettere alcuna “pezza” a nulla: Le ho, semplicemente, precisato il tono (che mi pareva evidente) scherzoso con il quale avevo affrontato il discorso. Non avendo alcuna idea di chi possano essere i signori Aldo, Giovanni e Giacomo, non posso replicare alla seconda Sua osservazione. Da una prima ricerca vedo che si tratta di commedianti, il che mi demotiva un po’ dall’approfondire, almeno per il momento.
    La ringrazio, ancora, per il tempo e l’impegno che ha speso per chiarire il Suo pensiero.

    Ma il punto resta sempre quello.

    Sua Santità Benedetto XVI ha parlato dell’ “origine crisitiana” del “concetto” di “laicità”.
    Sul significato (e sulle sue sfumature), che questo stesso “termine” ha assunto nel corso della normale evoluzione del linguaggio si può discutere all’infinito, anche producendosi in articolatissimi esercizi d’esegesi, di ermeneutica e di semantica.
    Ma il punto era, e continua ad essere un altro: l’adozione di questo termine in un contesto nel quale compare per la prima volta posto in relazione alla religione, dando in tal modo origine ad un preciso concetto di “laicità” che si distingue da quello etimologico di “appartenenza al popolo”, si verifica in àmbito indiscutibilmente cristiano, per indicare la differenza fra i due differenti “status”: “laico”, appunto e “sacerdotale”. Tutto qui!

    Negare questa origine per poter giustificare una “sottile ironia” sulle parole e sul pensiero del Papa mi sembra, a dir poco, un’operazione che con la correttezza dell’informazione ha ben poco da spartire.

    Le serviva, evidentemente, l’appiglio per poter ironizzare sul Papa e sul suo pensiero.
    Ironizzi pure quanto vuole. La moda è moda.
    Ma le cose, quanto all’origine del concetto di “laicità” stanno esattamente come ha detto il Papa.
    E non perché sia, o si ritenga “infallibile”, ma solo perché Papa Benedetto XVI, con buona pace dei suoi detrattori, è innegabilmente persona colta e tradizionalmente assai precisa nell’esprimere il suo pensiero.

    Su tutto il resto, e in particolare sui temi trattati dalla sua ampia esposizione, è possibile scrivere un intero trattato.
    Si tratta di opinioni sul merito delle quali non posso né voglio dilungarmi, almeno in questo contesto specifico.

    Come avrà notato, ho riportato integralmente il testo della sua replica ancorché la consideri del tutto estranea e non pertinente all’oggetto specifico della discussione.

    E questo non solo per dovere di ospitalità, ma anche perché ritengo, al pari di François Marie Arouet, sulla “laicità” del quale né Lei né io né alcun altro penso abbia qualcosa da dire, che sia un dovere, non meno per un cristiano di quanto non lo sia per chiunque abbia diverse opinioni, quello d’esser pronto a dare non solo spazio, ma la stessa vita affinché tutti siano liberi di poter esprimere le proprie idee, anche quando sono contrarie alle nostre.

    La saluto ancora con simpatia, e La ringrazio per questo Suo nuovo, graditissimo intervento.

    Mi troverà sempre pronto a riceverLa come gradito ospite.

    Archim. Mons. Virginio Fogliazza ha detto:
    14 settembre 2008 alle 6:51 am

    Lascio a questi due intellettuali, molto colti, l’approdondimento intorno al significato che hanno, oggi, i due termini “laico” e “laicista”.

    A me importa una cosa molto chiara: anche al cittadino italiano credente (cristiano, mussulmano, buddista etc.) deve essere riconosciuto il diritto di presentare le sue idee -che provengono dai valori in cui crede- in ordine al bene comune della società in cui vive.
    Poi, alla fine, in democrazia si conclude con la conta dei voti!

    E’ importante che il cittadino credente non sia ritenuto un povere cretino invasato da favole superate dai tempi che fuggono e ” ridotto alla stato laicale di serie c”.

    Per questo ho ammirato il confronto tra il Presidente francese e il Sommo Pontefice in questi ultimi giorni.
    Ma sopratutto mi è piaciuto il richiamo in Sardegna del Papa rivolto ai “laici” cattolici!

    marta ha detto:
    14 settembre 2008 alle 9:01 am

    Grazie a mons. Virginio, grazie a Calibano e grazie anche a Valentino Salvatore!!!!
    TUTTI POSSONO INSEGNARE A TUTTI!!! Convinciamocene!!!!
    Nessuno ha “in tasca” la piena verità, ma tutti ne hanno un “pezzettino” … Uniamo questi “pezzettini” senza pregiudizi ed arroccamenti e tutti impareremo qualcosa di grande che ci sovrasta da ogni parte!
    Nessuno è “cretino” e nessuno è “geniale” … ma tutti dobbiamo cercare “il punto d’incontro”.
    Sul “punto di scontro” ci riusciamo sempre benissimo, ma sul “punto d’incontro” è veramente una questione di coraggio. Il coraggio di scendere dalle proprie convinzioni ed ASCOLTARE l’altro, il coraggio di capire cosa cerchiamo, il coraggio di non giudicare (anche se verrebbe spontaneo), il coraggio di ammettere che – forse – il “nostro”(da una parte e dall’altra) contrario ci sta migliorando, il coraggio di “lasciarsi” mettere in discussione ed il coraggio di “chinare la testa” ed ammettere.
    Coraggio di chi pensa sempre e comunque, coraggio di non “sentirsi arrivati”, coraggio sorridente – disarmato e disarmante!
    Molto semplicemente: CORAGGIO DI ESSERE UOMINI E DI ESSERLO FINO IN FONDO …
    (e per i cristiani)
    CORAGGIO DI SALIRE ED OFFRIRSI CON TUTTA L’INTELLIGENZA POSSIBILE SULLA CROCE DELL’INCOMPRENSIONE … l’unico luogo dove “L’INCOMPRENSIONE” è STATA UCCISA DEFINITIVAMENTE ….
    Rinnovo e ribadisco il mio personale: GRAZIE!!!!

    Valentino Salvatore ha detto:
    14 settembre 2008 alle 12:58 pm

    Mi pare strano che un concetto come la laicità che è stato costantemente, ripeto per l’ennesima volta, criticato, condannato, controbattuto fino a poco tempo fa dalla Chiesa cattolica – per mezzo della tradizione e delle scritture – venga oggi recuperato tranquillamente, una volta riadattato e ricondotto nell’alveo cristiano – sempre con il solito supporto della tradizione e delle scritture. E tale punto è sistematicamente eluso.
    Infatti, la storia è quella, nonostante le “interpretazioni” che si possono fare a posteriori, comodamente. Il problema è che la distinzione tra “laico” e non, con questo metodo, può essere ricondotta anche al mondo greco. Anzi, in tutte le culture è ravvisabile una distinzione tra sacro e profano, tra casta sacerdotale e non, a questo punto. Ma questo stiracchiamento delle definizioni non porta a nulla.
    E’ ovvio che con tale metodo di lavoro, si può giustificare e rendere “cristiana” qualsiasi cosa e il suo contrario, come effettivamente è accaduto ed accade. L’importante, al solito, è rimanere sempre a galla, magari dicendo alla fine “io l’ho sempre detto”, come fa il papa adesso. Sono circa 3 secoli che la Chiesa si comporta così, cercando di metabolizzare il mondo moderno con dubbi risultati, e non mi sorprende. Si chiama strategia adattativa. In fondo, è “evoluzione” anche questa.

    Nessuno mette in dubbio la cultura, l’intelligenza e l’erudizione di Benedetto XVI (e le sue capacità dialettico-sofistiche), e non vedo cosa c’entri, il punto è un altro. E poi questa storia della “moda laica” mi pare stucchevole, una frase fatta: quello che faccio (e che fanno tanti altri) non lo faccio per “moda” o in maniera gratuita, ma perché si dicono cose discutibili sulle quali qualcuno deve pur replicare. Non mi venga a parlare poi di correttezza dell’informazione, avendo visto il pezzo che ha scritto sul sito dell’Uaar, di cui ho letto solo poco fa. Meglio tacere, almeno per pudore. Mi chiedo poi perché continuare a visitarlo se l’associazione è un “letamaio intellettuale, nel quale confluisce, come in una cloaca, tutto il marciume possibile che si può raccogliere nelle fogne dei bassifondi della sottocultura, accademica e non, laicista, anticlericale ed antireligiosa”. Poi mi si parla in maniera un poco ipocrita di dialogo e si scomoda Voltaire. Ma tant’è.

    Non mi pare affatto che vengano poi negati i diritti dei credenti o la possibilità di esporre le loro idee, don Virginio. Anzi, il problema in Italia mi pare esattamente l’opposto, anche in sedi istituzionali. Esiste una certa differenza tra il presentare le proprie idee (che devono essere sostenute da ragioni concrete, per quanto mi riguarda) e imporle a tutti in nome del “bene”, anche a chi non crede. Ed esiste una certa differenza tra l’essere definiti “cretini” (cosa su cui non sono d’accordo, perché non mi piacciono le offese gratuite, che generano solo vittimismo; inoltre penso che la fede non sia una questione di stupidità o meno, quanto di educazione ed emozione) e affermare che il credente creda in “favole superate dai tempi che fuggono” (per chi non crede, evidentemente è così, al di là dell’intelligenza o meno). A parte il fatto che l’opinione su ciò non mina i diritti di nessuno. Non si confonda il necessario rispetto reciproco con l’accettazione acritica, che diventa alla lunga falsa, una sorta di bon ton obbligato.
    Il problema poi è che la laicità non è una cosa che si vota necessariamente a maggioranza. Proprio perché serve per difendere i diritti di tutti, soprattutto quelli delle minoranze e dei singoli che, ovviamente, non possono contare sulla “democrazia”. Facendo così, si usa formalmente la democrazia per imporre una “tirannia della maggioranza”, come diceva Tocqueville.

    Calibano ha risposto:
    14 settembre 2008 alle 2:15 pm

    Noto che non perde occasione, gentile signor Valentino, per esercitarsi in quella che lei definisce altrove “sottile ironia” e che a me pare, ancora una volta, pesante insulto, attribuendo a Benedetto XVI capacità “dialettico-sofistiche”.
    Chapeau! Che finezza! Ora capisco il perché di tanto sdegno.
    Per tentare di farle capire il perché delle mie espressioni potrei riportare centinaia di messaggi, ospitati sul suo sito, che esaltano la bestemmia, per tacere del resto. Ma, per decenza, mi astengo dal farlo. Basta andare a caso su una qualsiasi delle pagine per rendersi conto di quale sia il livello del tono e della sostanza dei contenuti.
    I suoi articoli sembrano aver la funzione che ha il diapason per intonare il coro, sulle performances del quale non ho parole. Anzi no: le avrei ma è meglio che non le dica e che segua il suo esempio.
    Tacerò per pudore.
    Ai lettori che vogliano visitare il suo sito lascio il giudizio di valutare, fra i due “pudori”, quale sia più necessario.
    Io, caro signor Valentino, visito il suo sito per lo stesso motivo che ha spinto lei, caro lettore, a visitare questo sito.
    Pensa forse che non sia lecito?
    O ritiene, forse, che il diritto di leggere quel che dicono gli altri sia solo dei laicisti?
    Capisco che s’imbizzisca, signor Valentino, quando qualcuno le fa notare certe cosucce, diciamo così, un tantino imbarazzanti, ma che vuol farci? Non tutti i cristiani sono disposti, sempre e comunque, e in ogni caso, a “porgere l’altra guancia”. Io no. Soprattutto quando mi trovo di fronte chi si diverte a tirar ceffoni così, tanto per fare.
    D’accordo con lei che quando si usa la democrazia per imporre una “tirannia della maggioranza” si compie un delitto.
    Ma si verifica una situazione ancora peggiore quando, al delitto si somma il ridicolo se, per evitare si esser tacciati di questo crimine, si permette alle minoranze di imporre la loro, di tirannia.

    Tornando alla questione delle “origini cristiane” che chiunque abbia un minimo di conoscenza di come stiano le cose riconosce al concetto di “laicità”, le faccio notare come, nello statuto della sua associazione (spero non consideri un delitto il fatto che me lo sia letto), sia stato, correttamente, utilizzato, invece del termine “laicità”, il termine “laicismo”, che esprime un concetto ben diverso dal primo.
    Le riporto quanto leggo all’articolo 2 dello statuto:
    “… I valori a cui si ispira l’attività dell’UAAR sono: l’eudemonismo; la razionalità; il laicismo…”

    L’estensore dell’articolo ha, evidentemente meglio di quanto abbia lei, ben presente e ben chiara la diversa origine e il differente significato dei due concetti.
    O ritiene che, anche lui, come me, come tanti altri e come, infine, Benedetto XVI, si sia lasciato condizionare da quello che lei definisce uno “stiracchiamento delle definizioni”?

    Lei mi rimprovera, e concludo, d’aver addirittura “scomodato” Voltaire. Chissà cosa mi dirà adesso, dopo che le avrò riportato queste parole di John Emerich Dolberg Acton: “Nel corso della mia carriera sono spesso stato oggetto di diffamazione e ho provocato molte critiche. E sono certo che questo capiterà anche in futuro … Mi dispiace solo di aver dato dolore a singole persone. Che io abbia offeso suscettibilità, ferito pregiudizi e contraddetto molte opinioni inveterate, è come dire che ho lavorato onestamente e senza compromessi”.
    Tremo tutto… ma, nonostante ciò, mi è, come sempre, graditissima l’occasione di poterle rispondere.

    Archim. Mons. Virginio Fogliazza ha detto:
    14 settembre 2008 alle 2:36 pm

    Illustre sig. Valentino,
    se fosse vero quello che dice, Lei non avrebbe avuto spazio in questo mio angolino….
    Ha visto che il responsabile di questo Blog Le ha pubblicato “per intero” i Suoi pezzi: non è questo un segno di libertà che viene riconosciuta dai cristiani a tutti ?
    Noi non vogliamo imporre niente a nessuno.
    Per oltre dieci anni ho ospitato -totalmente gratis- nella mia casa decine di giovani stranieri immigrati, senza lavoro e casa, appartenenti ad ogni credo religioso, senza voler convertire nessuno: ed è stata una meravigliosa esperienza di comunità umana…
    In una società democratica , alla fine della libera presentazione delle idee di tutti si fa la conta dei voti.

    Punto e basta. In Toscana …. si dice : “non la facciamo troppo pallottolosa”.

    Comunque La ringrazio per aver bussato alla porta di questo piccolo focolare.

    marta ha detto:
    14 settembre 2008 alle 3:58 pm

    Ok ok! Abbiamo ammirato i muscoli dell’intelligenza e del sapere umano. Abbiamo assistitito alla sottile, ironica, sarcastica “schermaglia” intellettuale!
    Ma ora basta per favore … possiamo anche tornare sulla terra in mezzo ad un’umanità che reclama il diritto di essere ascoltata ed aiutata.
    Che senso ha attaccarsi a parole, al significato, alle origini se perdiamo di vista la “persona”?
    L’ora di “palestra intellettuale” credo sia finita … dopo un po’ consuma energie e pure il cuore …
    Calibano non è certo persona che “chiude” la porta … e mi pare che di “guance” ne ha messe a disposizione quanto basta. E di questo lo ringrazio!
    Nel contempo, invito il Valentino Salvatore a fare quanto ha fatto Calibano: andare a leggere gli articoli che sono stati pubblicati in questo sito.
    Chissà, magari gli verrà voglia si “schierarsi” con denunce forti e coraggiose su fatti scandalosi, che hanno schiacciato essere umani, popoli sfortunati e sfruttati, gente che si spacca la schiena per aiutare “italiani anziani” dimenticati in terra straniera! Chissà, potrà anche meravigliarsi, che siti cattolici si espongono per difendere persone che NON APPARTENGONO AI CRISTIANI E TANTO MENO AI CATTOLICI.
    Lo faccia, la prego. Si informi prima di attaccare attaccandosi a delle “sciocche” parole e se vuole “disquisire” lo faccia sui fatti concreti!
    Io, non sono delicata come Calibano, sono una donna (e su questo sono pronta anche ai suoi insulti … non sarebbe il primo!) e come tale sono molto pratica.
    Quindi abbia lei RISPETTO per gente che davvero soffre, che davvero ha problemi quotidiani, che davvero non ha più un briciolo di speranza … negli uomini ed anche in Dio.
    I cristiani “plagiati” “ingannati” e affibi tutti i titoli che vuole (e, mi creda, ne siam ben orgogliosi di portarli) sono qui, sono in mezzo agli uomini e non gliene importa un fico secco di “intelligenze sublimi” e di “culture eccelse” .. a loro, a noi importa solo l’altro in genere … e le posso garantire che non riportiamo UNA SOLA PAROLA SULLA NOSTRA FEDE O SUL “NOSTRO” DIO E TANTO MENO SULLA “NOSTRA” CHIESA.
    E le posso, altresì, garantire, che agiamo NON perchè qualcuno ci ha detto di farlo … SAREMMO VERAMENTE STUPIDI E PURE MASOCHISTI!
    La nostra “intelligenza” (che sarà sicuramente inferiore alla sua) non la usiamo per “insegnare e bacchettare” a destra e a sinistra, la mettiamo al servizio del prossimo!
    Quindi, la prego, basta … ma sarò ben felice se volesse “regalarci” la sua indubbia preparazione e cultura, il suo pensiero “affilato” per denunciare con noi ingiustizie che con la religione non hanno nulla a che vedere!!
    E lasciamo disquisizioni su laicità e laicismo agli Atenei … ben sapendo che il mondo è fuori da questi luoghi.

    Valentino Salvatore ha detto:
    15 settembre 2008 alle 6:54 pm

    Evidentemente, nota intenti diabolici in qualsiasi parola, e appare abbastanza suscettibile. Adesso sarebbe un “pesante insulto” persino dire che il papa ha capacità “dialettico-sofistiche”. A questo punto proprio non posso farci nulla.
    Per quanto riguarda il sito, penso che lei si riferisca a commenti lasciati dai visitatori, che vengono per quanto possibile moderati, dato che esiste anche un regolamento in materia (consultabile sempre sul sito) che chiaramente bandisce offese e simili. Probabilmente intende per “bestemmia” ciò su cui non è d’accordo, tra cui le posizioni e le tesi dell’associazione. Anche per questo, non posso farci nulla.

    Nessuno impedisce di visitare il nostro sito, ci mancherebbe. Chi l’hai mai detto che non può o che è solo diritto dei laicisti? Lei appare alquanto abile nel far dire al suo interlocutore ciò che non sta dicendo affatto e ad ostentare vittimismo alla minima critica (addirittura, darei “ceffoni”), oltre che ad attaccare con una veemenza parecchio sospetta (che attribuisce a me in maniera speculare). Ciò denota in fondo la sua debolezza, che tenta di miscelare ad una ironia forzata: con la sua polemica riguardo il fantomatico complotto laicista della “tirannia della minoranza” si è rivelato da solo. Il problema è l’inverso. Sa com’è, definire “letamaio” il sito e ricoprire me di letame, se permette, ingenera qualche risposta – che è stata pacata. Se non ha argomentazioni e fibrilla per ogni traccia di “sottile ironia”, problemi suoi. Tra l’altro, noto per l’ennesima volta che siamo ormai andati off topic, e infatti non mi ha risposto sulla questione laicismo-laicità, ma ha solo attaccato me. Io quello che avevo da dire l’ho detto.

    Le spiego per quale motivo sono arrivato qui: essendo tra i gestori delle ultimissime uaar, accedo all’editor, in cui sono visibili anche i link in entrata (i siti che linkano il nostro, per intenderci). Tra questi c’era anche il suo post. Per curiosità ho cliccato e sono finito qui, ritrovandomi coperto di letame: a quel punto, era doverosa qualche precisazione.

    Nello statuto uaar è segnalata la dizione “laicismo” non certo per quello che dice lei, ma perché il laicismo è appunto, l’impostazione ideologico-politica che propugna la separazione tra stato e religione, mentre la “laicità” l’applicazione fattuale del laicismo (es. “la laicità della scuola”). La differenza rispetto al termine “laicità” è sostanzialmente un distinguo clericale, come già detto. Non viene affatto, come inventa lei, espressa una differenziazione tra i due termine (laicità e laicismo) nello statuto uaar: lo saprò, visto che faccio parte dell’associazione, sul cui sito ad esempio è presente una recensione di un libro di Massimo Teodori, che riporta all’inizio passi interessanti sulla questione.

    Spulciando proprio appena sotto il punto da lei citato di quello statuto che dice di aver letto (art. 3, guardi, bastava un mezzo giro di rotellina del mouse), noto infatti questa espressione, tra gli scopi dell’uaar: “Contribuire all’affermazione concreta del supremo principio costituzionale della laicità dello Stato, delle scuole pubbliche e delle istituzioni”. Questo per mettere fine a questa polemica che rasenta il ridicolo, visti i mezzi utilizzati per portarla avanti (lo statuto dell’uaar che “dimostrerebbe” l’opposizione tra laicità e laicismo).

    Ma lord Acton poi, non è quello che si è opposto al dogma dell’infallibilità papale arrivando addirittura a Roma per organizzare una lobby contro tale decisione e che stava per essere scomunicato dalla Chiesa?

    Caro don Virginio, chiaramente la ringrazio per aver pubblicato integralmente i miei commenti, ma ciò non è l’oggetto del contendere. Anche perché riportare o meno dei commenti non c’entra nulla con la laicità dello stato e il clericalismo. Che c’entrano poi gli immigrati stranieri che ha ospitato? Con tutto il rispetto e complimentandomi con lei per il suo impegno sociale, sta andando fuori argomento. Anche il suo commento precedente era del tutto off topic, cosa che Calibano evidentemente non ha notato – affermando invece che i miei lo erano. Ma tant’è, dopotutto lei gli offre la possibiltà di scrivere sul suo sito e non penso abbia interesse a contraddirla.

    Marta, io smetterei pure, se non si continuassero a dire cose discutibili. Con tutto il rispetto. Adesso sarei io che non “rispetto” perché rispondo a critiche che mi sono state rivolte (ripeto, critiche offensive, che si ignorano tranquillamente) e perché non parlo di argomenti che in questo momento non si stanno affrontando e non sono oggetto del post? Sarebbe come contestare ad uno storico il fatto che non sta parlando di fisica nucleare durante una lezione su Annibale.
    Mi sembra, francamente, una manovra diversiva con buon uso di retorica. Ma quali “insulti” poi? E quando ho detto che i cristiani vengono “plagiati” e “ingannati”? Guardate che non ho un’intelligenza “sublime” nè superiore alla tua, nè una cultura “eccelsa”, ma solo una laurea (triennale) in Scienze Politiche (e non voglio fare davvero ironia)… Anche tu mi attribuisci cose che non ho mai detto, e rimango un po’ basito da certe reazioni. Nella risposta a don Virginio infatti ho proprio detto che la fede non è per me una questione di stupidità o meno, come è ancora riportato.

    Calibano. ha risposto:
    15 settembre 2008 alle 7:17 pm

    Lei, caro dottor Valentino, è evidentemente avvezzo a giudicar da solo ciò che è offensivo e ciò che non lo è. Come si dice dalle mie parti “fa le palle e se le tira”. A questo punto, in faccia all’evidenza, non so proprio cosa dirLe di più. La lascio, quindi, alla Sua occupazione sul sito dove il coretto di commentatori è sempre pronto a darLe ragione e dove “…chi non ha per umiltà argomento la bocca aprir con tutto il viso applaude e par che voglia dire ‘anch’io consento’ “.
    Stia bene, dunque, e si tenga le Sue opinioni. Io, naturalmente, continuerò a tenermi le mie. Soprattutto quelle sull’origine cristiana del concetto di “laicità” che nel suo statuto è citato correttamente indicando in “laicità dello Stato” la “non clericalità” del medesimo e distinguendone così il significato da “laicismo”, che è tutt’altra cosa.
    La saluto.

    Redazione ha risposto:
    15 settembre 2008 alle 7:35 pm

    Riterrei che, a questo punto, la discussione possa considerarsi chiusa. Ringrazio i partecipanti e li invito a proseguire con la lettura degli altri articoli.

I commenti sono chiusi.