La Meditazione

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Collocazioni
Diventa ormai una mia convinzione che il Vangelo sia, oltre che Rivelazione di Dio, anche rivelazione dell’uomo e all’uomo. Un Vangelo scritto per gli uomini e suggerito da Dio, “dettato” da Dio incarnando in Sé la Sua stessa Parola. Non poteva scriverlo Gesù come uomo, non poteva perchè era Parola di Dio (Verbo di Dio) che si è fatta uomo  reale e vivo. Ma doveva essere scritta da altri uomini che hanno visto e vissuto. Una specie di traduzione da Creatore a creatura, e poi, la creatura,  con un linguaggio di uomini, ha ri-scritto – e continua a scrivere –  quella Parola, affinché tutti comprendano. Una Parola fatta di tante parole che ci descrivono le tante diversità di un’umanità, diversità destinate a diventare come petali di uno stesso grande fiore, perle di uno stesso mare o sfaccettature splendente di uno stesso diamante.
In altre parole nel Vangelo c’è un Dio che insegna all’uomo ad essere uomo!
Sono contemplati tutti i casi, le sensazioni, le emozioni, i peccati, le omissioni … tutta la vita di tutti gli uomini. Ed ad ogni caso o situazione c’è una risposta, un’indicazione.
E’ un Dio innamorato dell’uomo, che pone la Sua Speranza nell’uomo, che dona la Sua Carità all’uomo e che, …sì …., si fida dell’uomo. La Parola di Dio è la Parola della Speranza che Dio ripone su e in ogni uomo, trattato come se fosse l’unico figlio: l’intera umanità dentro un unico figlio amatissimo. Non credo che esista modo migliore per farci innamorare di un Dio così! Noi che speriamo in Dio, abbiamo fede in Dio e poniamo la nostra carità in Dio; ci ritroviamo tutto addosso, ci ritroviamo con il desiderio di non deluderLo ben sapendo che molte volte Lo deluderemo (o almeno noi pensiamo di deluderLo, perché per Dio – come Padre – sarà ed è, solo “inciampi della crescita”). Forse davvero siamo noi i destinatari di queste virtù divine! Il perché lo siamo, è difficile dirlo perchè si finirebbe in discorsi inflazionati e poco credibili … conviene tacere e rendercene coscienti e poi – e non si può fare altro – cercare di realizzare ogni desiderio divino. Il “conoscere il perchè”, così, diventa “vivere il perchè” e “vivere il perchè” diventa un completo e compiuto “per chi” … Concetto stra-usato, ma sempre vero ed autentico, questo del “per chi” … anche se, spesso, questa affermazione rende molto affascinante discorso senza, però, entrare nell’essenza del nostro pensare!
Così (e sempre “forse”) dopo aver preso coscienza di questa Parola di Dio per l’umanità  che insegna ad essere uomini, diventa facile – troppo facile – se non automatico, trovare e cercare una collocazione, cercare un luogo sicuro, cercare di mettersi al riparo e di “collocarsi” dalla parte dei “giusti” e dei “bravi”, cercare di “racchiudersi” in strutture divise e che si dividono dentro l’insieme “unito e compatto” dell’umanità.
Credo sia una tentazione, almeno per i frutti che genera.
Quasi sempre il Vangelo ci mette davanti due casi: uno buono ed uno “non-buono” … e la tentazione è quella di collocarci ed identificarci in una delle due possibilità. Non è detto che ci sia sempre la tendenza nella collocazione tra i “giusti”, come non è detto che sia sincera la “collocazione tra i non-giusti” … Di fatto viene spontaneo collocarci o da una o dall’altra parte. … E lo facciamo con un desiderio-bambino di “compiacere” il Signore. Personalmente me ne sono accorta parecchie volte di comportarmi come “il figlio” che ubbidisce e poi non fa come andrebbe essere fatto.
Ma forse non funziona così il Vangelo, forse non impone una collocazione immediata e, forse, non è questo il motivo per cui ci sono quasi sempre due personalità/persone o situazioni antitetiche.
O meglio, una “collocazione” ci è richiesta, ma non dentro la tipologia umana che noi vediamo.
Il “collocarci” è una cosa istintiva che risponde ad una esigenza umana, ma facciamolo bene. Rileggendo bene – questo strano libro che si chiama Vangelo e questo così ovvio Vangelo di domenica – ci si accorge, difatti, che c’è una terza possibilità. C’è una terza collocazione che non è ne’ l’una ne’ l’altra.
Credo che, il “collocarci bene” sia proprio abbracciare la terza possibilità, la possibilità del Creatore che ben ci conosce.
Penso sia una collocazione che non si prende nessun merito e neppure tutte le colpe e si pone nel mezzo, ben cosciente e consapevole che in vari momenti della vita ci si potrebbe trovare collocati ora nella “cerchia dei giusti” ed ora nella “cerchia dei non troppo giusti”.
La bella consapevolezza di potersi ritrovare ora in un modo ed ora in un altro opposto, ma con la coscienza attenta e premurosa che immediatamente identifica l’errore.
Forse la collocazione rigida è un errore già in se stessa e, forse, lo è anche la collocazione non rigida.
Forse siamo chiamati a “non collocarci” chiudendoci dentro un “gruppo”, forse siamo chiamati ad “collocarci”, ma uscendo da ogni schema che identifica “buono o cattivo”, forse siamo chiamati a “collocarci” solo nel “cuore di Dio” … l’unico Cuore capace di vedere tutti i cuori.
Quello che sto dicendo ha riscontro nella quotidianità, nella nostra quotidianità. Si può vedere tutti i giorni avendo, però, il coraggio di vedere.
Al di là di “chi” ci sentiamo, al di là di “a quale cerchia apparteniamo”, al di là di “in quale figura evangelica ci identifichiamo” … al di là di tutto ci deve essere sempre un’apertura al cuore dell’uomo ed al cuore di Dio.
Un’apertura totale alla possibilità che l’impossibile si realizzi.
L’uomo in sé è una sorpresa anche per l’uomo stesso, l’uomo in sé potrebbe essere una “sorpresa di Dio” … una piacevole sorpresa!
Lo so che la storia sembra urlare il contrario e “il contrario urla” per essere ascoltato, ma la realtà è un’altra e molto più bella anche se molto più silenziosa.
La realtà è che c’è un mondo in conversione, la realtà è che questa conversione colpisce proprio quelli che erano stati identificati per “persi per sempre”.
La realtà è che i martiri sono i convertiti di popoli “stranieri”
La realtà parla di un “mondo” che trema e sussulta per una verità che sta dilagando ovunque.
Ecco, fino qui ho parlato di Dio confidando che nessuno intenda un Dio che sta racchiuso in strutture, ma ora seguiranno una serie di “se”.

  • Se per un giorno, uno soltanto, non ci fossero più “religioni” (che dovrebbe essere inteso come “avere cura” e non  un racchiudere come oggi succede) da difendere;
  • Se per un giorno, uno soltanto, non ci fossero più “obblighi” di credo o dogmi;
  • Se per un giorno, uno soltanto, non ci fosse più nessun nome per identificare qualcuno di superiore, un Dio; Se per un giorno, uno soltanto, non ci fossero tanti libri che si arrogano il diritto di “essere verità” a tutti i costi;
  • Se per un giorno, uno soltanto, ci fosse un solo libro in circolazione, ci fosse solo il Vangelo senza nomi precisi di persone;
  • Se per un giorno, uno soltanto, e non si sa per quale strano e stupefacente miracolo, ogni uomo si sentisse travolto dalla novità di un Vangelo come unico vero desiderio dell’uomo nei suoi desideri più profondi;
  • Se per un giorno, uno soltanto, tutti – e ribadisco tutti – lasciassimo le nostre convinzioni e pregiudizi e guardassimo l’altro – come indica quel libro conosciuto come Vangelo;
  • Se per un giorno, uno soltanto, il mondo si dimenticasse che il Vangelo è parola di Dio e lo prendesse come parola per l’uomo e a favore dell’uomo;
  • Se ci smemorassimo tutti e non ricordassimo più nulla … e così messi avessimo solo quella parola detta sopra a cui affidarci;
  • Se ci fosse tutto questo, in quel giorno, finirebbero tutte le guerre, tutti gli odii religiosi, tutti gli integralismi, tutte le ingiustizie, tutti i martiri, tutti i disastri … finirebbe il male di non capire che siamo uomini che per vivere dobbiamo amare l’altro e basta;

E’ probabile che la parabola di domenica sia questo allora: la parabola del cuore leale e sincero.
Figli già dentro “una casa” che possono “sbagliare”, figli che possono solo compiacere e figli che lealmente si rifiutano! Figli che sono “ancora fuori dalla casa”, ma che sono destinati ad entrarci perché il loro cuore è stato svuotato di sogni e che ormai capiscono subito dove sta il “sogno di una intera vita” … Figli, siamo solo figli che – come tutti i figli – hanno giorni “sì” e giorni “no” … ma cerchiamo di essere figli leali ed onesti e con una tale confidenza con il Padre da dire sempre e comunque quello che pensiamo e vogliamo fare … giusto o sbagliato che sia!

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