“Le saboteur tranquille”: 110 anniversario della nascita di René Magritte.

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Anche in queste cose Internet si sta rivelando un mezzo di comunicazione sociale e di informazione infinitamente più dignitoso della televisione, alla quale ha sottratto il monopolio del cosiddetto “piccolo schermo”. Google, con questa ormai tradizionale (e lodevole) iniziativa di “adattare” il logo -in modo talvolta geniale- al tema di certe ricorrenze, ci ricorda quello che la televisione, per lo più, ignora. Questa ricorrenza, per esempio, del 110 anniversario della nascita di Magritte, mi è stata ricordata  da Google. E l’ho appresa in un modo inaspettato, gradevolissimo e simpatico, con questo logo che riporto. Sempre in omaggio ad Internet, riporto la pagina di Wikipedia, altra grande espressione di cultura democraticissima, dedicata al maestro belga.

« Le immagini vanno viste quali sono, amo le immagini il cui significato è sconosciuto poiché il significato della mente stessa è sconosciuto »
(René Magritte)

René François Ghislain Magritte (Lessines, 21 novembre 1898 – Bruxelles, 15 agosto 1967) è stato un pittore belga.

Insieme a Paul Delvaux è considerato il maggiore esponente del Surrealismo in Belgio, e uno dei più originali esponenti europei dell’intero movimento. Dopo inizi vicini al Cubismo ed al Futurismo, il suo stile s’incentrò su una tecnica raffigurativa accuratissima basata sul trompe l’oeil, alla pari di Salvador Dalí e di Delvaux, ma senza il ricorso alla simbologia di tipo paranoide del primo o di tipo erotico-anticheggiante del secondo. In passato si è usato ridurre parte dell’opera magrittiana, ad una semplice interpretazione psicologica secondo cui alcune delle sue opere, quelle in cui i volti sono coperti da lenzuola, sono da collegare allo shock avuto dal pittore a tredici anni, quando vide recuperare il cadavere della madre suicida in un fiume, coperta appunto da un panno intorno alla testa. Ma René Magritte, detto anche “le saboteur tranquille” per la sua capacità di insinuare dubbi sul reale attraverso la rappresentazione del reale stesso, non avvicina il reale per interpretarlo, nè per ritrarlo, ma per mostrarne il Mistero in-definibile. Intenzione del suo lavoro è alludere al Tutto come Mistero e non, definirlo.

Il resto vi invito caldamente a leggerlo sulla pagina che Wikipedia italiano gli dedica.

Da parte mia, ho scelto due opere per ricordarlo:

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“Gli Amanti”, del 1928. Ogni commento è superfluo.

Per la seguente, invece, mi soffermerò sul titolo: ” Le vacanze di Hegel”:

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Qualcuno si chiederà perché mai l’abbia intitolato “Le vacanze di Hegel”…

E’ lo stesso Magritte che lo spiega, dicendo che l’idea di porre sopra un ombrello, che serve per sbarazzarsi dell’acqua che sarebbe raccolta dalla nostra testa e dagli abiti che indossiamo, un bicchiere, la cui funzione è esattamente il contrario, e cioè quella di raccogliere l’acqua, è geniale. E ricorda Hegel in quanto è una rappresentazione del famoso schema hegeliano “tesi-antitesi-sintesi”. Una rappresentazione, tuttavia, talmente scherzosa e “leggera”, che non sarebbe mai venuta in mente all’austero Hegel se non durante una vacanza…

Geniale nell’opera e geniale nel dargli un titolo!

Uno dei motivi per cui sono particolarmente affezionato a quest’opera credo che sia dovuto anche al fatto che, almeno a mio parere, in qualche modo ridicolizza un po’ Hegel, un filosofo che non amo affatto e a proposito del quale mi piace citare un paio di “carinerie” (come direbbe qualcuno) che quel buontempone di Arthur Schopenhauer scrisse su Hegel:

  • Hegel è “un ciarlatano pesante e stucchevole”, la sua è “una buffonata filosofica” ovvero “la più vuota, insignificante chiacchierata di cui si sia mai contentata una testa di legno espressa nel gergo più ripugnante e insieme insensato, che ricorda il delirio dei pazzi.”
  • “Quale migliore preparazione per i futuri impiegati governativi e capi sezione, di questa che insegnava a dare l’intera vita allo Stato, ad appartenergli anima e corpo come l’ape all’alveare, a non avere altra mira che di diventare una ruota capace di cooperare a mantenere in piedi la gran macchina dello Stato?”

Dimenticavo che il mitico Arthur aveva, in precedenza, definito Hegel “gran sciupatore di carta e di cervelli“…

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Un pensiero riguardo ““Le saboteur tranquille”: 110 anniversario della nascita di René Magritte.

    marta ha detto:
    21 novembre 2008 alle 12:01 pm

    Per Google:
    sì, è davvero bella ed intelligente come iniziativa quella di porre in occasione di qualsiasi cosa una piccola immagine che richiama e porta a considerare “un fatto, una storia, un momento nel tempo”. Intelligente anche perchè, contrariamente ad altri motori di ricerca, pone nel bianco assoluto una piccola immagine nel punto esatto dove l’occhio dell’internauta cade per ovvie ragioni (dall’alto al basso) ed inoltre “lascia la pagina leggera nel caricarsi” (gli internauti hanno sempre fretta e mal tollerano quei 30 o più secondi di “attesa” nel caricare la home page.
    Graficamente, direi che hanno applicato bene ogni concetto di comunicazione attraverso la grafica e nel pieno rispetto dell’utente compresa la “base grafica” che pone per certo che al nostro cervello passa una sola informazione per volta. Al massino ci sarebbe da segnalare e consigliare, come in questo caso di Magritte, una piccola scritta del perchè di questa immagine che pochi, davvero pochi, riconducono a Magritte (molti avranno pensato nell’immediato al tempo autunnale ad esempio). E’ la stessa sorte capitata a Kandinsky il più delle volte apprezzato per i colori ed il movimento, ma mai per quanto vuole dire effettivamente.
    Per quanto riguarda Magritte con il suo “Le vacanze di Hegel”, mah! ci sarebbe da sottolineare questo:
    1) la dimensione verticale di tutta la composizione artistica
    2) la sproporzione del’ombrello rispetto al manico e soprattutto al bicchiere
    3) il bicchiere è pieno ed appoggiato, in modo precario, all’ombrello ed in sostituzione della “punta”.
    Quindi, più che “vacanza” di Hegel, direi una bella protezione volontaria ad un qualcosa che comunque “bagnerà”. Forse la paura ancestrale che tutto quello che viene dall’alto può essere “pericoloso” o quanto meno destabilizzante e di sicuro coinvolgente al di là della nostra volontà ed intelligenza.
    Direi che Magritte “l’ha buttata sul comico” nel senso che a guardare l’immagine viene in mente:
    a) la supponenza di una intelligenza umana che si pone fine a se stessa come un idolo (il manico troppo grosso rispetto l’ombrello vero e proprio). Il “tenere in mano” la situazione,
    b) tale “tenere in mano la situazione” fa di un “probabile” Ente superiore un qualcuno da usare (ombrello aperto)… in caso di pioggia (guaio della vita) …
    c) lo stesso “tenere in mano la situazione” a quanto pare identifica Hegel come colui che si mette al riparo dalla pioggia dall’alto per paura di bagnarsi. Immagine per dire che Hegel “non vuole” lasciarsi coinvolgere da un Pensiero superiore. (ma la pioggia – di per sé come dono della natura e senza arrivare ai disastri che pure avengono – è un bene e non un male, aiuta nella crescita e non la stronca)
    d) a maggior protezione viene posto un bicchiere PIENO D’ACQUA RACCOLTA (l’acqua/pioggia come Pensiero superiore non va mai persa). E qui la genialità di Magritte arriva al culmine davvero: il bicchiere è troppo grosso rispetto l’ombrello ed è di una sproporzione incredibile ed inoltre il bicchiere è pieno.
    Che significa? Simpatico davvero come concetto-immagine. Un bicchiere così pieno al minimo movimento si rovescerà e per effetto della poca protezione offerta dalla dimensione dell’ombrello andrà a rovesciarsi in modo non troppo delicato (come sarebbe invece la pioggia) su colui che ha fatto di tutto per mettersi “in sicurezza”.
    Quindi … “vacanze” sì, ma come momento in cui – quando meno te l’aspetti e quando ogni forma di protezione viene rimossa – tutto ciò che si considerava con supponenza “risolto” con logica umana, viene ribaltato e scaraventato addosso. Insomma, la promessa di Magritte a Hegel: “Fai come ti pare, pensala come vuoi, tanto prima o poi ti ci ritrovi dentro a ritrattare tutto”.
    Ho sempre visto nelle opere di Magritte una sottilissima “vena comica” dentro un dolore traumatizzante che ha segnato per sempre la sua vita.
    Questo, ovviamente, è quello che ci vedo io che non sono un critico d’arte e neppure posso vantare una gran cultura artistica.

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