Nota a margine. Per chi (non) suona la campana?

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note1Si sta avvicinando il Natale e da queste parti non c’è il rischio che qualcuno sia disturbato dal suono delle campane. La domenica mattina, in cattedrale, vien celebrata la messa in italiano e ci si ritrova volentieri fra connazionali: i diversi dialetti segnano, qui, non le differenze bensì il pluralismo di un’Italia che sembra più unita all’estero che in casa. L’altra domenica, la prima di Avvento, si parlava del fatto che in Spagna sembra abbian proibito, o voglian proibire, di esporre il Crocifisso nelle scuole.
Vista da qui questa “storia spagnola” (ma anche da altre parti par che tiri lo stesso vento) sembra rivelare uno speciale accanimento, espresso da una parte della cultura “laica” -o, meglio, “laicista”- non solo e non tanto contro i cristiani in quanto “appartenenti ad una Chiesa”, quanto, piuttosto, in quanto “credenti in Dio”. Sembra che in tutt’Europa una parte agguerrita di esponenti del mondo politico, della magistratura e dell’informazione, stia cooperando in modo molto attivo per tentare di ridurre il cristianesimo a pura “sottocultura” d’una fantomatica civiltà occidentale senza “radici cristiane”, che non esiste. Basta poco per comprendere che l’occidente non avrebbe mai e poi mai superato le barriere della barbarie, del sottosviluppo e dell’ignoranza senza il cristianesimo. La dinamica culturale che ha animato per secoli lo sviluppo delle arti e delle scienze in Europa si è sviluppata grazie all’apporto del cristianesimo. Se è vero che la “struttura ecclesiastica” non sempre ha saputo accompagnare in modo convincente questo progresso, o che talvolta l’ha apertamente ostacolato, nessuno può negare che gli episodi negativi restano “episodi” e rappresentano un’eccezione alla regola: da Agostino a Kurt Goedel ha attraversato i secoli un’interminabile carovana di pensatori, filosofi, teologi artisti e scienziati cristiani, o comunque credenti in Dio, che ha permesso all’occidente di sviluppare la propria civiltà portando l’umanità intera a conquistare traguardi via via sempre più importanti.
Oggi c’è chi tenta di gettare un colpo di spugna su tutto questo, e lo fa in modo surrettizio, insinuando motivazioni del tutto inaccettabili con le quali si tenta, addirittura, di delegittimare il diritto di cittadinanza europea alla cultura cristiana. Il tentativo di metter fuori legge la presenza del Crocifisso nei luoghi pubblici in Europa va esattamente in questa direzione. E’ vero: noi cristiani abbiamo molte responsabilità in tutta questa situazione. Ma dovremmo anche cercare di stare attenti a non cascar nelle trappole di chi ci vorrebbe divisi e pronti ad un “cupio dissolvi” per far man bassa delle coscienze e per potere, infine, un domani sempre più prossimo, dominare il mondo indisturbato, senza che una voce si levi per rivendicare i diritti dei diseredati, per far sentire la parola di chi non può parlare, per proteggere la vita di chi non può difendersi.
E’ giusto e sacrosanto interrogarci sulle nostre colpe e sul fariseismo di un certo modo di esibire, più che di vivere, il cristianesimo. Ma stiamo anche attenti a non consumarci in un’autocritica esasperata: si rischia di fare un enorme favore a chi sogna di veder ridotta la fede cristiana a puro esempio di archeologia culturale.
E’ vero che il Vangelo ci invita a porgere l’altra guancia a chi ci tira una labbrata; e se il togliere il Crocifisso dai luoghi pubblici ha certamente, da parte di chi vuole imporlo con una legge, il significato di un bel ceffone, allora porgiamo pure l’altra guancia e cerchiamo di discutere con chi ci prende a schiaffi, per tentare, almeno, di farlo ragionare: niente di più cristiano!
Conviene tuttavia ricordare -a puro titolo di promemoria- che, come ha notato qualcuno, il Padreterno, nella sua infinita intelligenza, anche ai cristiani più osservanti dei precetti evangelici, di guance ne ha date solo due.

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