La Meditazione

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tiberiade_lago_gesu_in_mediDisorientamenti.
Eh sì: siamo un po’ tutti disorientati in questo periodo. Per un motivo o per un altro non sappiamo bene dove posare lo sguardo e far riposare il cuore. Ma di fatto va così, e il cuore proprio non deve riposare, almeno ora non lo deve fare.
Sono troppe le indicazioni che ci vengono proposte per arrivare al Natale -diciamo- nel miglior modo possibile. Ma non riusciamo a capire dove sta il vero e dove sta il “meno vero”.
Di certo si fanno più cocenti ed ardenti i desideri primari, gli strappi si rinnovano e riportano in vita vecchie sofferenze, la nostalgia di “serenità infantile” diventa insopportabile. E non sappiamo dove andare. Le strade si confondono e siamo disorientati.
La realtà si scontra con il sogno ed il sogno si scontra con il desiderio ed il desiderio si scontra con noi stessi e per quello che siamo. Uno scontro a catena ed il disorientamento aumenta.
I nostri limiti diventano evidenti ed i limiti altrui ci pesano addosso. Ma che Natale è? Che Avvento è?
Ma non capita solo a noi, è capitato già migliaia di anni fa e capiterà ancora. C’è sempre un popolo che sbanda, un popolo di delusi profondamente, un popolo che si chiede “Ma perché?”.
Quanto contrasta con il Natale che abbiamo in mente o che ci hanno ficcato in mente, quante persone sconsolare scuotono la testa e dicono: “Non è per me, non fa per me!”
Forse abbiamo riposto troppe aspettative, forse ci siamo convinti che Il Signore sistema tutto, forse ci stiamo disimpegnando, forse…
E quanti “forse” abbiamo nella testa, quante domande abbiamo nella testa! Domande e “forse” fastidiosi e  provocatori che nulla hanno a che vedere con la famosa “dolcezza di Natale”. Dai, ammettiamolo, ci sentiamo dilaniati e camminiamo più per inerzia che per convinzione. Siamo disposti a tacitare tutta la “pena” (eh sì, pena … strano eh!) che sentiamo crescere con miliardi di cose da fare, con troppe luci e troppi profumi. E ci sentiamo disorientati. Persino le letture delle domeniche di Avvento sembrano sottolineare tutto questo. Letture che parlano di “sogni e desideri” di Dio, letture che dicono in modo chiaro che l’Atteso è sempre là che attende. Esiste forse anche un Dio disorientato da noi? Può darsi, ma non lo sappiamo. Quello che certo è che anche nel caso il Padre Si senta un po’ disorientato, non accetta e Si gioca.
Isaia, poi, rincara la dose con “Consolate, consolate il mio popolo!” … Così si aprono questi due giornate di domenica e Lunedì festa dell’Immacolata Concezione.
Domenica è di turno Giovanni il Battista e Lunedì la Mamma del Figlio di Dio.
E siamo sempre più disorientati e speriamo che qualcuno ci venga a consolare. E già ci siamo messi dalla parte di quelli da consolare. Ce lo meritiamo, no? Con tutto il fango che abbiamo addosso, ce lo meritiamo proprio.
Ma ci sono Giovanni e Maria che aumentano il disorientamento.
Che strano però: a Maria, ed in forma privata, l’Arcangelo Gabriele ha annunciato il Salvatore, ma prima di Lei, un uomo di nome Giovanni, cugino di Maria, ha annunciato al mondo la stessa cosa.
Annunciatori e disorienta tori? Sì, proprio così! Annunciano e disorientano da quanto ci pareva ormai consolidato ed appurato, ovvero che siamo noi quelli da consolare, esattamente come lo era il popolo di allora.
Un uomo ed una ragazzina nelle cui mani è stato affidato il messaggio di Dio. Un uomo ed una ragazzina che hanno rinunciato a tutto pur di seguire il sogno di Dio. Un uomo ed una ragazzina che urlano a gran voce che Dio ha ascoltato il silenzio urlante del cuore umano che teme di credere per paura di essere ingannato.
Disorientatori di Dio che entrano nel vivo dei disorientati per ri-orientarli.
Ed ecco che ci si accorge che nessuna delle letture di queste domeniche, nessuna lettura del giorno di Natale parla di un “noi” che viene consolato e salvato. Ogni lettura è un mandato, ogni parola è una sferzata ad alzare gli occhi da noi stessi, ogni preghiera non è più per se stessi. Chissà perché abbiamo sempre pensato che qualcuno dovesse consolarci, che a qualcuno è rivolta questa Parola!
Chissà perché abbiamo messo al centro del Natale un “io” stanco e sfiduciato che ancora una volta verrà deluso! Chissà perché abbiamo sempre pensato ad un Natale per noi stessi.
Dio ha voluto e vuole essere uomo, Dio è già nato per salvarci una volta per tutte … ma allora perché aspettiamo ancora? Perché ancora non abbiamo capito. Perché ancora si rinnova l’attesa dell’Atteso.
Non  è per noi stessi il Natale, non è per noi stessi la consolazione, non è per noi stessi la pace, non è per noi stessi la dolcezza, non è per noi stessi “il miracolo” di Natale che puntualmente si realizza da qualche parte del mondo.
Siamo noi che dobbiamo sentire l’esigenza impellente di “far fare Natale” agli altri, siamo noi che non possiamo “non consolare”, siamo noi che dobbiamo essere per gli altri, siamo noi che realizzeremo quel “miracolo di Natale”.
E poco importa se abbiamo la morte nel cuore, poco importa se non speriamo più, poco importa se abbiamo le mani sporche di fango per tanto orrore incontrato, poco importa se siamo stanchi, poco importa se abbiamo poco o niente da donare, poco importa tutto … se abbiamo un semplice e banale cuore umano che non si ferma al se stesso guardandosi intorno. Nulla ha importanza per chi dice “Eccomi, ci sono, sono con te”. E’ incredibile davvero quanto si può ancora donare nel momento in cui ci viene tolto tutto (perché a volte capita proprio così).
Giovanni così ha fatto, Maria così ha fatto: certezze 0 assoluto, prestigio 0 assoluto, credibilità 0 assoluto, accoglienza 0 assoluto. Eppure il primo ha preparato la strada e la seconda ha “preparato” il Corpo.
E tutto si ri-orienta, tutto prende significato e ci si accorge che – finalmente – aspettiamo Natale, che – finalmente – rinunciando (rinuncia enorme) ad un Natale per se stessi per un Buon Natale di altri, siamo dentro il Natale, siamo in quella culla/mangiatoia con l’Atteso che sospira di gioia e dice: “Finalmente!”
Rinunciando in modo non troppo delicato e tenero a dei sogni propri a favore dei sogni altrui, ci siamo ritrovati a sentirci vivi e svegli. Ci siamo ritrovati sulla strada giusta con lo sguardo orientato verso il traguardo giusto.
Dio si rivela nel momento stesso in cui ognuno di noi si rivela a se stesso in modo limpido e sincero. Dio è già nato, Dio è già qui … e allora facciamolo nascere nel cuore altrui: è questo il segreto del Natale, è questo il dono del Natale è questa la missione che ci viene affidata ogni volta: quella di ri-orientare lo sguardo altrui disorientando dai falsi orientamenti.
Sto parlando di cose su “grande scala”? Assolutamente no, sto parlando di cose su piccola scala, sto parlando di persone vicinissime a noi, sto parlando di quotidianità e di normalità che solo “il miracolo della Notte di Natale” farà diventare per sempre eccezionalità.
E allora davvero si vedranno fiori nascere dal fango, allora davvero si vedranno sorrisi commossi, allora davvero si vedranno conversioni, allora davvero ogni deserto umano fiorirà.
Basta prendere la strada di Giovanni e di Maria. Ma ricordiamoci tutti che “consolare” non significa solo “affiancare” con uno sbrigativo “coraggio”, significa invece e purtroppo anche smascherare il male e pagarne le conseguenze.
Buon viaggio nel pensiero di Dio, e buon viaggio nel pensiero umano!

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