Nota a margine. L’Isola dei Famosi.

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note1Viene a galla in questi giorni, osservando quel che succede in Iraq, dove non è il regime comunista a perseguitare i cristiani, tutta l’ipocrisia di quegli stessi  predicatori politici nostrani che sino a qualche anno addietro urlavano a squarciagola contro i regimi sovietico e cinese, e che ora, di fronte a questa persecuzione, se ne stanno zitti e fan finta di nulla. I nostri fratelli cristiani in Iraq sono stati decimati e quelli che restano rischiano di finire ghettizzati, o rinchiusi come bestie in una specie di zoo, per diventare merce di scambio fra sciiti, sunniti e curdi.
Una enclave cristiana, nel migliore dei casi, diverrà solo una zona tampone fra gli arabi e i curdi, e potrà essere strumentalizzata. Non può essere la soluzione per una comunità che vive nel Paese da millenni e che è una testimonianza concreta di pluralismo, di multi-culturalismo. Un Paese in cui possano vivere in sicurezza tutti gli iracheni: e garante di tutto ciò deve essere il governo, sostenuto dalla comunità internazionale, afferma in una recente intervista Joseph Yacoub, professore di Scienze Politiche all’Università Cattolica di Lione.
Adesso, di fronte al silenzio agghiacciante dei nostri faraoni deputati senatori vassalli valvassori e valvassini del Gran Feudo Peninsulare del Mediterraneo, la verità viene a galla.
A dire il vero non è mai mancato, anche in passato, chi sospettava che dietro tutto quel sacro fuoco ci fosse poco o nulla di cristiano, ma oggi non è più un sospetto, è una certezza: sappiamo con certezza che tutte le filippiche, i sermoni e i pistolozzi spesi in favore della libertà dei cristiani erano finti, trombonate e schiamazzi che servivano solo a raccattare voti.
Ora sappiamo, confortati dai quattro gradi certezza: fisica morale matematica e metafisica che i politici -tutti, nessuno escluso- se ne fregano altissimamente della sorte dei cristiani. E’ il loro silenzio a parlare e a smascherarli nelle loro reali intenzioni.
Ricordiamocelo bene quando verranno a chiederci l’elemosina di un voto: fra un po’ ci saranno le elezioni europee. Verranno a “bussar cassa” anche questa volta e ci chiederanno di scegliere fra questo o quel partito, o meglio, fra questa o quella “coalizione”. Eh si, si sono coalizzati, ma contro chi, realmente? Non certo contro se stessi che, quando si tratta d’aumentarsi la paghetta van tutti d’amore e d’accordo. E lo fanno zitti zitti, alla chetichella, senza dare troppo nell’occhio, secondo i sani principii della sacra regola che dice “zitto e mangia!”. Si sono coalizzati, si, ma contro di noi, gente comune, che vive fuori dal palazzo, che non trae sostentamento dalla politica e che, se vuole andare avanti e continuare a far la spesa tutti i giorni, i soldi deve guadagnarseli lavorando ogni giorno, impegnandosi ogni giorno per “fare” qualcosa in cambio d’uno stipendio e d’una promessa di pensione con i quali è sempre più difficile rimanere a galla.
Asesso c’è anche chi, non contento di quel che racimola con la mesata di giornalista, ci viene a raccontare la storiella che per cambiare il mondo ci vuole -indovinate un po’?- un nuovo partito! E, detto fatto, eccolo lì, bello e nuovo di zecca, un partito cattolico pronto a raccattare qualche punto percentuale per vincer la lotteria di Strasburgo.
Con questo non voglio dire che non dobbiamo “far politica”, anzi: sostengo esattamente il contrario.
Ma, se vogliamo davvero far politica come cristiani oggi quel che dobbiamo fare è solo questo:

  • pregare
  • studiare
  • impegnarci seriamente nelle attività caritative
  • testimoniare i valori in cui crediamo, sia in famiglia che negli ambienti di lavoro
  • cercare di comportarci sempre, dovunque e con chiunque secondo i precetti evangelici.

Fatto questo, credo sia sommamente giudizievole restare il più lontano possibile dalle segreterie dei partiti, dove a tutto si pensa fuorché al bene comune e men che meno a testimoniare i valori della fede.
Abbiamo creduto, in passato, alla possibilità di una “democrazia cristiana”. Abbiamo visto quel che han saputo fare della nostra fiducia e del nostro consenso. Montanelli se ne uscì con l’ormai leggendario “turiamoci il naso e votiamo DC”.
Se fosse sempre vivo, penso che oggi direbbe “turiamoci il naso” e basta.
Io credo che l’impegno dei cattolici in politica si traduca, ai nostri giorni, prima di ogni altra cosa, nel rimaner lontani il più possibile dai partiti politici e cercare di rifondare, dalle basi, la società in cui viviamo e nella quale vivranno i nostri figli e i nostri nipoti.
E questo dovremo farlo sul serio, senza chiedere voti ma offrendo il nostro esempio e il nostro tempo. Far politica davvero credo che oggi significhi stringersi intorno alla nostra comunità, alla nostra chiesa locale cercando di vivificarla con il nostro apporto concreto e quotidiano, cercando di corrispondere alle necessità dei nostri fratelli in difficoltà rimboccandoci le maniche e mettendo, all’occorrenza, mano al portafoglio.
Occorre distinguersi da quelli che han chiamato “social card” la tessera di povertà, cercando di far passare per un’invenzione moderna qualcosa che puzza di stantìo lontano un miglio.
Facciamo politica, si, ma facciamola in modo diverso, più serio e più concreto, senza aspettarci in cambio la manciata di voti che ci permetta di andare a prendere uno stipendio da faraoni a Montecitorio, a Palazzo Madama, o a Strasburgo. Ricordiamocelo, oggi che siamo “di guardia” sul Calvario: domani saremo chiamati ad essere, come diceva don Primo Mazzolari, “di fazione” sullo stesso Calvario.
E gli accattoni di voti per le prossime elezioni?
Quando busseranno alla porta, pensiamo al loro silenzio sui nostri fratelli cristiani in Iraq, sarà più facile mandarli al diavolo. O anche all’Isola dei Famosi. Per una trentina d’anni almeno.

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Un pensiero riguardo “Nota a margine. L’Isola dei Famosi.

    marta ha detto:
    7 dicembre 2008 alle 9:30 am

    E adesso, con molta meno eleganza, le unghie le tiro fuori io per un simile argomento.
    A parte il fatto che la voce di Calibano mi pare la sempre attuale “voce che urla nel deserto” con un deserto, che non risponde, non reagisce, non parla e non si espone (al massimo ci pensa su quando ha un attimo di tempo, ma con le dovute misure), ma quello che mi sconcerta è che abbiamo a che fare con “morti in vita” che non ne vogliono proprio sapere di essere “vivificati”. Stanno bene come sono, molta meno fatica e molti più alibi uscire allo scoperto.
    Non vorrei neppure allinearmi e partecipare allo sport nazionale più frequentato: lo sport del lamento ad oltranza che se la prende con questo e con quello, vicino o lontano che sia. Sono così tristi “i rivoluzionari” della poltrona comoda, conto in banca adeguato, coinvolgimento personale con problemi altrui ridotto ad un quasi pettegolezzo se non addirittura “gratificante giudizio” (sugli altri ovviamente).
    Il problema è proprio messo nel centro dell’intervento di Calibano, in questo:
    “E questo dovremo farlo sul serio, senza chiedere voti ma offrendo il nostro esempio e il nostro tempo. Far politica davvero credo che oggi significhi stringersi intorno alla nostra comunità, alla nostra chiesa locale cercando di vivificarla con il nostro apporto concreto e quotidiano, cercando di corrispondere alle necessità dei nostri fratelli in difficoltà rimboccandoci le maniche e mettendo, all’occorrenza, mano al portafoglio.”
    E’ qui che vediamo le radici della “meraviglia umana” circolante, è proprio qui che si viene “palestrati” per agire “in grande” nel modo denunciato.
    Qualcuno ha mai provato a fare sul serio quello che Calibano suggerisce? Io sì e posso garantire che tutti, nessuno escluso, arrivano al portafoglio (che quieta sempre tanto la coscienza), un po meno arrivano a donare tempo (“poco mi raccomando perchè ho da fare”) ma nessuno, proprio nessuno che si gioca fino in fondo. Deserti di umanità, sono le nostre comunità (a parte qualche manifestazione di compassione in tragedie che che hanno come immagine finale la morte), deserti che sembrano non sapere che ci sono certe morti che non uccidono il corpo. Certo sono cose di ordinaria cattiveria quello che vediamo, cose che magari anche noi viviamo (la propria sofferenza è sempre e per forza maggiore rispetto a quella altrui)! Nessuno si gioca fino in fondo, nessuno che risponde prontamente ad una richiesta di intervento (solo un semplice e non pretenzioso ascolto) e tutti che si girano dall’altra parte con aria “schifata” proclamando che “sono altri i problemi seri” … ed intanto “gli abbandonati e snobbati di turno” annegano nella disperazione. E’ vero Calibano, bisogna starne fuori dalla ghettizzazione dei partiti, ma bisogna starne fuori anche da quella ghettizzazione delle nostre comunità, a volte ahimé, anche di quella ecclesiale. Starne fuori come si è “posto fuori” pur rimandendo “dentro” un uomo: Gesù!
    E quelli che “stanno fuori” le mura, quelli che non rinunciano alla propria libertà di pensiero del cuore, quelli che non rinunciano ad essere uomini … sono quelli che verranno sempre e comunque messi a tacere perchè la loro voce disturba la quiete. I cristiani è sempre stato un popolo “moderno ed attuale” per quella novità che vivono e portano, ma non è mai stato un popolo che si adegua alla “modernità” dilagante; non sono mai stati quelli che “ci sanno fare”, quelli che “seducono”, non lo sono mai stati. Le loro domande esigono risposte precise e subito, le loro richieste pretendono azione precise e subito, fosse anche un banale caso di vita comune. Una risposta che è un immediato “eccomi” ad ogni chiamata. Ma grazie al Cielo certi cristiani sono “vaccinati” alla delusione cocente ed insistono, insistono e le prendono da ogni dove … certi che quel “potere” che fa da tiranno all’uomo come idolo più testardo e possessivo, prima o poi si rivelerà con i piedi di argilla. A volte penso che i “notiziari” si possono vedere tranquillamente camminando per la strada regalando orecchie che ascoltano, cuori che palpitano e umanità reattiva. Adesso, dopo Obama, all’affermazione che da sempre mi si è stampata nel cuore “I care”, si è aggiunta questa: “Yes, we can” e ne viene fuori un programma di vita completa: “I care!?! Yes, we can!”. Ma non garantisco i risultati, non posso farlo perchè io stessa non li ho mai visti!

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