La Meditazione

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tiberiade_lago_gesu_in_mediINTENDERE LA VOCE.
Chi di noi alla parola “voce” associa immediatamente il verbo “intendere”? Nessuno, credo. Tutti associano la parola “voce” a sentire o – al massimo – ad ascoltare. Gesù tante volte ha usato il verbo “ascoltare”, ma quando l’argomento diventava “pregnante”, diventava importante, allora cambiava e ci metteva il verbo “intendere”.
La voce che viene “intesa” penso significhi una specie di “riconoscimento di tanti concetti”, significa calare nelle vita delle parole ascoltate e scelte, volute e amate, fatte nostre come vitali.
Non è una vera e propria spogliazione ed è – più che altro – un “alzare” a Dio ciò che di umanamente siamo e abbiamo. E’ un cambiare modo di usare le nostre facoltà biologicamente animali.
Prima è un “sentire una Voce e cosa dice”, poi è un “ascoltare ciò che la voce dice” ed infine c’è un “intendere ciò che la voce dice”.
E’ un dono, di sicuro è un dono ed è quella che si chiama “profezia” che non è quella cosa che dice cose future, ma è quel dono che vede nell’oggi tutto il domani e il passato ieri. Vedere con il suono di una “Voce” ciò che non c’è come se di fosse perché le sue radici già hanno germogliato, già “spaccano” la dura terra per crescere.
Non è tanto la voce di Giovanni il Battista, ma quanto la “Voce di Dio” che parla all’uomo attraverso Suo Figlio, è la Parola di Dio che deve essere intesa pienamente, profondamente da persone coscienti, attive, critiche, intelligenti. Intendere la Voce significa -di nuovo- co-scienza come scienza congiunta di Dio con l’uomo.
Non ha importanza a quale uomo appartenga questa voce che parla di Dio e che fa trasparire Dio, ma è importante che questa “Voce” sia in ogni uomo.
Intendere è come vivere, intendere è come credere, intendere è scoprire che ciò che udiamo non si ferma solamente alle orecchie o ad un pensiero superficiale, ma prosegue il suo viaggio e entra nei meandri della mente e genera scelte, genera l’essere … E’ davvero una conversione come far convergere tutte le nostre forze e facoltà in un solo punto luminoso.
Nessuno può contestare questa “Voce” della Parola di Dio, nessuno può porre dei limiti e nessuno può dire di avere esaurito ogni intendimento.
Gesù è il Verbo, è la Parola incarnata ed è il suono della Voce di Dio, qui e adesso e che ancora e di nuovo genera uomini nuovi e donne nuove. Genera un’umanità che sentendo intende e vede, un’umanità generata in ogni singolo con tutte le caratteristiche personali lasciate intatte.
San Paolo così descrive questo intendere:

“Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie. Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male.
Il Dio della pace vi santifichi interamente, e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è colui che vi chiama: egli farà tutto questo!”

C’è anche per questa 3° domenica un lasciare, ma non solo “lasciare” qualcosa, ma è un “lasciare” che lo Spirito “arda” e ci muova, è un “lasciarci andare” al bene assoluto che ci ha generati.
E’ un viaggio dentro noi stessi, un viaggio intenso di chi sa che non tutto sarà come si vorrebbe fosse o come si pensa sia. E’ un viaggio, questo intendere, che è come un “rompighiaccio”, come una potente forza che appiana le montagne, colma le valli ecc. di domenica scorsa.
E’ un viaggio dentro un deserto che pensavamo davvero non lo fosse.
E’ un viaggio senza ritorno, un viaggio di sola andata che porta a vivere in modo completamente diverso da prima, un vivere che non ha solo a che fare con lo spirituale, ma ha a che fare con tutta la persona immersa nella quotidianità.
E’ un viaggio che ci pone qui come individui che hanno i piedi in terra e il pensiero al Cielo con gli occhi posati sul reale.
Non è poesia, è vita cristiana; non è una bella favola, ma è una dura realtà; non è un sogno di chi non sa più a cosa attaccarsi per vivere, ma è vita piena e coraggiosa; non è uno stordimento di un giorno di festa o di una memoria di un “Dio che salva”, ma è il ri-orientamento di chi è l’uomo e di qual è la sua missione unica per ogni uomo: quella della santità. Una santità che è segno di un uomo pienamente realizzato in Dio e pienamente realizzatore del pensiero di Dio.
Adagio adagio stiamo ri-nascendo, adagio e nel nascondimento veniamo ri-creati e rinnovati come uomini e donne di questa terra e che desiderano più di ogni altro, ma desiderano il bene, solo il bene.
Perché il bene è il respiro con cui siamo stati generati, è il soffio di vita che ci rende uomini.

Siamo chiamati, come dice San Paolo. Siamo chiamati dal 1° uomo che è Figlio di Dio, l’Atteso non si limita ad attendere, ed ora chiama a gran voce.
Non ci resta che “intendere” questa “Voce” e questa chiamata. C’è un sola culla/greppia/mangiatoia in cui si ri-nasce, ma c’è un mondo che ci aspetta dopo, un mondo universale che si chiama Chiesa di Dio, Corpo vivo di Gesù Cristo.

Potremmo anche smettere di correre a cercare i regali perché il regalo siamo noi. Ogni uomo nuovo ri-nato in quella mangiatoia è un regalo all’umanità che non può farne a meno. Siamo doni, destinati a diventare doni … con tutto quello che comporta essere dei “doni” del Cielo.
Quale altra missione un figlio potrebbe avere se non questa?

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