La Meditazione

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tiberiade_lago_gesu_in_mediAnnunciazioni e innamorati.
Tutti abbiamo in mente l’Annunciazione a Maria, ma pochi – forse nessuno – ha in mente tante altre Annunciazioni, come quella a Zaccaria, ad esempio, o quella – mai riconosciuta come tale – a Giuseppe, lo sposo di Maria.
Tutte, comunque, iniziano con un Non temere, e tutte sono rivolte a degli innamorati  persi del Bene assoluto, dell’Amore Assoluto.
Sono fatti che riguardano solo i santi? Solo loro sono innamorati di Dio, presi dall’amore di Dio? Non è che, per caso, c’è un’Annunciazione anche per noi e per noi oggi? Non è che per caso davvero ed istintivamente siamo tutti innamorati in modo profondo e pieno, così profondo e pieno che è la nostra stessa vita, il nostro respiro?
Sì, stranamente e straordinariamente, ci sono Annunciazioni a ripetizione per ognuno di noi dentro le pieghe della quotidianità, ad ogni momento, ad ogni attimo di timore e di disorientamento. Ma ce n’è una di queste Annunciazioni che è del tutto particolare, quella del Natale appunto e che sentiamo risuonare nel nostro pensiero in questo breve periodo che ci divide dalla Notte Santa, la Notte più luminosa. La particolarità? Incredibile davvero a pensarci bene, così incredibile che fa paura a dirla tanto è grande.
Eh! sì. Tutte le Annunciazioni sono portare dal solito Arcangelo Gabriele (l’Arcangelo che non fa stare tranquilli), ma qui ed ora c’è addirittura Chi ha mandato l’Arcangelo Gabriele. C’è un Dio innamorato che si annuncia all’uomo con un potente: “Eccomi”.
Il nostro “Eccomi” è dopo il Suo “Eccomi” … perchè all’amore non si può resistere e Dio è l’Unico che può parlare d’amore.
E noi? Noi che cosa scopriamo di fronte a questa dichiarazione d’amore? Che cosa ci rivela di noi questa splendido bacio di Dio? Ci riveliamo a noi stessi, ovviamente, ci vediamo di tutto in noi, in bene ed in male, ma dobbiamo riconoscere che – magari inconsciamente – siamo innamorati dell’Amore.
Innamorati segreti, sconosciuti, che camminano per le nostre strade, gli uni accanto agli altri e che sognano, sperano e vengono delusi; risognano, risperano e rivengono delusi … ma sempre innamorati rimangono.
Innamoramento che – a volte – se ne vorrebbe fare a meno perchè non lascia tranquilli questo modo di essere – anzi – questo “essere” e basta. Già, per nascita, siamo “amore” di Dio, nati da quello, solo da quello e fatti di quello e nient’altro.
Ansia di trovare dove poter riporre quella strana tensione ad amare ed errori per questa ansia che cerchiamo sempre di riempire con creature e cose (molto più visibili e immediate). Irrequietezza che ci porta a guardare lontano e a guardare i volti che incontriamo; a guardare il cielo per vederci una stella che guida e magari trovare quella stella dentro agli occhi di amici leali e sinceri che lasciano liberi e mai cercano di possedere.
Innamoramento vitale il nostro che ci rende magnetici per altri innamorati ed anche per quelli che hanno negato di essere Amore divino, quelli che hanno rifiutato volotariamente questo essere. Magnetici per il bene altrui e magnetici per il male in generale che si agita e colpisce e cerca di toglierci una libertà che non abbiamo, che davvero non abbiamo. Siamo stati resi liberi di scegliere se “non-amare” perchè amare per noi come uomini è spontaneo, istintivo, vitale (e questo tutti lo possono dire, tutti lo sanno anche se non lo ammetteranno mai). Impossibile è “non-amare”, ma ovvio è l’amare. La libertà sta – ripeto – nel voler non-amare … che è il vero peccato, l’unica radice di ogni peccato o – se si preferisce perchè il termine “peccato” è obsoleto ed infastidisce nel 2008 -di ogni sofferenza, di ogni tipo di sofferenza.
Ma la vera schiavitù è davvero il “non-amare” che ci pone senza forze davanti ad ogni errore dell’egoismo, che ci barrica nell’egocentrismo che ci rende incapaci di ri-scegliere per senso di colpa o per rabbia.
La nostra Annunciazione allora dopo il Suo “Eccomi” è questo Gabriele che ci dice: “Non temere, sei innamorato di Dio Padre e Dio Padre è innamorato di te” … e tutto si perde, ma tutto ci viene ridonato, compresa una vita nuova che fa di noi uomini e donne nuove, una nuova umanità che non smetterà mai di crescere e generare … fino a quanto “Dio sarà tutto in tutti”.
Bene, allora ci renderemo conto che la Luce non è da cercare perchè è la Luce che cerca noi, la Luce è già in noi … il problema è se la stiamo accogliendo o meno. Il problema è se riusciamo a vederla o meno.
Ed è qui in questa Luce innamorata, in questi uomini innamorati che in questi giorni si sentono frasi del tipo “Vorrei che fosse già passato il Natale”; “Solo i bambini hanno la gioia del Natale”; “Per me è un giorno come un altro, solo più faticoso”; “Ho una strana nostalgia, ma il Natale non è gioia?”; “Vorrei scappare non ci vedo nulla di gioioso nel Natale, mi paiono tutti matti”;  “Che bella la magia del Natale!” … a cui segue l’altro con “Ma piantala, guarda che problemi ci sono e prova tu a vivere il Natale così”;  “Natale di bontà? Ma dove?” e via di questo passo! E’ il periodo dell’anno in cui si sentono più lamentele che altro, o si “vede” più finzione che in altri. Folli, delusi, traditori, materialisti? No, innamorati che ancora non hanno capito di esserlo e sentono questo grande buco nel cuore, questo desiderio purissimo che brucia e fa male, tanto male e come tale lo rifiutano ancora una volta.
Non ci resta, allora che fare come i Magi che già sono partiti prima ancora che nasca Dio, gente che con intelligenza, umiltà e fiducia guarda e scruta il cielo dell’umanità, riconosce in essa una Luce diversa e sempre viva. Gente che va alla fonte di questa luce e si fida, si fida così tanto che si mette a seguire una incerta ed insicura “stella” che fa strada nel cielo e fa strada nel mondo.
Ma che ci fa seguire la Luce è proprio la Luce che abbiano nel cuore … come un figlio con il Padre e che riconosce nel Padre se stesso attraverso un figlio.
E dopo tutto questo ci riscopriremo autenticamente e profondamente uomini pieni di umanità. Il successo di Dio, il pieno successo di Dio: riunire l’umanità nonostante lo strappo e la divisione di quel peccato originale che ancora oggi possiamo compiere.
E … tutto sommato, potrebbe succederci di sentirci noi quel bambino nella capanna tra un bue e l’asino … la stessa culla del Primo Uomo Nuovo, la stessa culla dove ogni uomo deve passare per poterlo diventare.
Abbiamo ancora 5 giorni per pensarci, magari avrò sbagliato tutto e mi perdonino tutti i teologi, ma pensare così in questi 5 giorni potrebbe fare davvero il giorno di Natale come il 1° giorno della nostra nuova vita.
Mah! Forse più che buon Natale, sarebbe il caso di augurare “buon compleanno” …

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