Non impareremo mai a riconoscerli?

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Ivan Illich
Ivan Illich

Ivan Illich è scomparso in silenzio nel 2002:  l’incomprensione totale, assurda e ingiusta non riuscì mai a strapparlo da una fedeltà genuina, vissuta senza ipocrisia, alla Chiesa che non venne mai meno, neppure quando, ritiratosi, per così dire, “a vita privata”, sembrava essersene allontanato. Sembrava: in effetti si era solo allontanato dall’apparato, per così dire, “istituzionale” (senza, peraltro, che questo “allontanamento” fosse mai ufficializzato nelle forme consuete da nessuna parte) per sottrarsi ai clamori dell’inutile bagarre che il suo “caso” aveva suscitato.

La sua fu una scelta dignitosa, coerente e serena.

Nel 2002,  pochi mesi prima della sua  scomparsa, il quotidiano “La Stampa” inviò ad Ivan le domande per un’intervista alle quali rispose. Ma l’intervista non fu mai pubblicata dal giornale.

Eccone un passo significativo:

Proprio a San Rossore, l’anno scorso, lei auspicava una scossa alle “sicurezze profonde” che accompagnano le idee di “progresso” e le dinamiche con cui il mondo viene manipolato e ridotto ad un oggetto di ingegneria. Però accusò anche i no global e il “supermercato delle propostine” che sarebbe stato il G8 di Genova. Cosa pensa del movimento di Seattle, in Italia, in America, in Germania?

L´anno scorso Monsignor Alessandro Plotti ha risposto con un gesto, un abbraccio, a questa domanda. Come Vescovo di Pisa era fra coloro che davano il benvenuto alla nostra assemblea nel grande tendone da circo montato per l´occasione a S.Rossore. Non avevo mai incontrato il Vescovo e fui toccato dalla vibrante semplicità della sua esposizione: nel suo breve messaggio non c´era traccia di cinismo, né il minimo sapore di mania apocalittica ma nemmeno un cenno a una qualche raccomandazione pratica. Ma poi emerse il predicatore: l´uomo di Chiesa che perorava la causa dei milioni di “prossimi” che attendevano il nostro aiuto. Questa descrizione di un mondo pieno di “prossimi” che aspettano il nostro esempio e i nostri euro mi fece rabbrividire. Subito dopo venne il mio turno, con il massimo rispetto dissi a sua eccellenza che ero rimasto scioccato dal suo uso del mistero cristiano, di un´amicizia squisitamente personale e liberamente scelta, per lo scopo di finanziare agenzie globofile o globofobe che fossero. Confidai al moderatore la mia angoscia nell´affrontare questo argomento davanti a un pubblico come quello che avevamo di fronte, ma sentii che dovevo fare un passo avanti. Questo!: A Gesù fu chiesto “Chi è il mio prossimo?” e rispose raccontando del Samaritano. Oggi diremmo: questo Palestinese sulla via di Gerico vide quello che due ebrei prima di lui avevano visto: un uomo picchiato e ferito, per lui straniero. Gesù dice che fu toccato fin nelle viscere e lo prese fra le braccia. Lui, il Samaritano, con le sue viscere e il suo cuore, è diventato l´esempio di una possibilità umana interamente nuova. Ma una cosa che sicuramente il Samaritano non era: un fornitore di servizi! Eppure l´idea di una res publica come fornitrice di servizi è cresciuta indubbiamente al di fuori della rivelazione cristiana secondo la quale ognuno di noi è capace di tessere quell´unica grazia, amicizia che è la charitas. La Chiesa, la mia Madre Chiesa è stata pioniera delle case per i poveri, degli ospedali, delle scuole per l´istituzionalizzazione della carità! A questo punto mons. Plotti si alzò, venne verso di me all´estremità opposta del tavolo, mi guardò e mi abbracciò.

Potete leggere il seguito dell’intervista qui.

Alle soglie della crisi globale che, se Dio vuole, ha travolto le illusioni d’una società fondata sul materialismo, vorrei proporre la lettura, anzi la meditazione di questa sintesi sulla “Convivialità” nella quale Ivan descrive perfettamente lo scenario della crisi stessa e, soprattutto, suggerisce una straordinaria ipotesi per la ricerca d’un’autentica via d’uscita.

Dio è davvero generoso con l’umanità: non cessa di inviare Profeti che vengono, di volta in volta, ignorati, osteggiati, combattuti ed esiliati per essere, puntualmente, riscoperti dopo la loro scomparsa.

Non impareremo mai a riconoscerli quando sono fra noi?

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Un pensiero riguardo “Non impareremo mai a riconoscerli?

    marta ha detto:
    3 gennaio 2009 alle 10:39 am

    Insomma, non vorrei iniziare l’anno contestando … ma è come si mi fosse andato il caffè di traverso! Quindi chiedo scusa a tutti per eventuali “sparate” … ma una precisazione la vorrei fare.
    Non è questione di riconoscere i profeti! Anzi si riconoscono benissimo, se è per quello! E lo si evince dallo schieramento di forze che si mettono in campo per “annullarli” e ridurli al silenzio (ci riuscissero poi!). No, davvero i veri profeti si riconoscono sempre e a prima vista: basta che aprano la bocca, basta che posino lo sguardo che tutti sanno con chi hanno a che fare.
    Il problema, semmai, sta nell’accoglierli come “vecchia novità” … sull’accoglienza sta il problema e la croce di tanti profeti che quotidianamente Dio mette tra di noi.
    Prendiamo il caso Gesù, ad esempio, (il più eclatante) anche oggi chi può contestare anche un sola parola del Vangelo? Chi può dire che è tutto falso? Chi può asserire che chi Gesù invita ad essere (umanamente parlando) è sbagliato, blasfemo … e altro? Nessuno, proprio nessuno. Neppure i non credenti ce la possono fare perchè parla del cuore dell’uomo, perchè tira fuori tutto quello che un essere umano desidera più di ogni altra cosa. Davvero cosa ha detto di così strano e tremendo Gesù per finire in croce? Cosa hanno detto i tanti profeti biblici e/o dei giorni nostri per essere maltrattati ed isolati? Nulla, davvero nulla: solo che fanno da specchio (e ben pulito) agli errori umani, all’egoismo umano che porta l’uomo a colpire l’uomo convinto di colpire Dio.
    La scusa dell’omicidio di Dio è stato il “pretendere” di essere Figlio di Dio (come ogni uomo generato dopo Gesù), ma era solo una scusa: il vero movente è stato ed è un altro. E’ quello che non piace a nessuno: essere smascherato o reso invulnerabile nei propri desideri. Ci siamo così ben corazzati contro la delusione e l’impoverimento globale dell’essere che detestiamo qhi abbatte la corazza … ci innervosiamo nello scoprire che Dio e i figli di Dio scavalcano qualsiasi corazza e barriera … E si passa all’eliminazione di questa fastidiosa santità che illumina. Cose del tutto umane quindi.
    Direi che è amaramente normale allora non accoglierli quando sono in vita questi profeti della gioia e della verità, ma dopo, dopo quando non ci sono più, quando sembra abbiano perso su tutta la linea (e perso la cosa più importante per l’uomo che l’affetto dei propri simili), dopo quelli che sono stati i carnefici rimangono carnefici, ma quelli che sono stati abbindolati dai carnefici si accorgono di aver perso un’altra occasione. Si accorgono, come sempre accade all’umanità, che dell’importanza e valore ci certe persone solo quando mancano, solo quando tacciono, solo quando muoiono.
    A fare “figuracce” purtroppo siamo sempre noi chiesa, come è successo ai tempi di Gesù quando è nato quando è stato adorato e amato da pastori e stranieri (dei “suoi” concittadini manco l’ombra); è successo ai tempi di Gesù sulla Croce e succederà sempre perchè – temo – che sia un marchio di garanzia di vera profezia divina.
    L’uomo che perde agli occhi del mondo, ma che non cede alla cultura del mondo è colui che dice chiaramente che Dio esiste qui e adesso, che davvero “nulla è impossibile a Dio”.
    Il profeta che “innervosisce” l’umanità è colui che mantiene integro il proprio credo in Dio e nell’uomo nuovo nonostante ogni martirio (più o meno fisico): cosa davvero impossibile da fare.
    Ma è probabile non vada sempre così; è probabile che da oggi Dio stesso abbia deciso di usare Carità, Fede e Speranza per ogni figlio con mansione di profeta … che è – per ovvie ragioni – l’unica mansione di figlio.
    Ci stiamo avvicinando all’Epifania … e questo rivela a tutto il mondo Luce e Verità.

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