“Il vostro dire sia: si si; no, no. Il di più viene dal maligno”

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“Il vostro dire sia: si si; no, no. Il di più viene dal maligno”
di Giacomo Fiaschi

Tunisi, 27 Gennaio 2009

La notizia della revoca della scomunica ai vescovi  ‘lefebvriani’ è una bella notizia. E’ bella per due motivi: il primo perché ci riferisce di una riappacificazione e del fatto che è decaduto un provvedimento che escludeva dalla comunione ecclesiale fratelli con i quali condividiamo la stessa fede in Gesù Cristo, il secondo perché non si tratta di un ‘sentito dire’, di un ‘pare’ o di un ‘sembra che’. Insomma è un fatto certo ed è, senza alcuna ombra di dubbio, un fatto positivo, che sancisce la revoca di una condanna e che va, dunque, accolto con gioia e festeggiato.
Le notizie, invece, secondo le quali uno dei vescovi riammessi alla piena comunione avrebbe espresso un’opinione ‘negazionista’ della shoa e che tutti i riammessi alla comunone ecclesiale non acceterebbero il Concilio Vaticano II sono cattive notizie. Anzi, pessime. Primo perché queste due cose, rimesse insieme, non formano un bel quadretto ideologico e teologico di comunione ecclesiale, secondo perché, a differenza della prima, non riportano fatti certi ed oggettivi (come lo è per l’appunto il decreto di revoca della scomunica) ma solo un ‘sentito dire’.
Adesso che i vescovi riammessi alla comunione (e con loro gli aderenti al movimento che ad essi fa capo) sono, a tutti gli effetti, vescovi con i quali il dialogo è ‘dentro la chiesa’, ci aspetteremmo che questo dialogo possa avvenire alla luce del sole, con un confronto di idee aperto e scoperto, e senza ricorrere ad uno stile di ‘messaggi indiretti’, di ‘sentito dire’, di pare che’ e via discorrendo.
Un certo stile curiale, che purtroppo persiste, e che consiste nel non rivolgersi in modo diretto e semplice agli interessati, ma attraverso segnali indiretti, suggerimenti e raccomandazioni che arrivano da mediatori ufficiosi con il linguaggio tipico del ‘qui lo dico e qui lo nego’ e via di questo passo mi par che corrisponda ad un modo di fare tipico della cosiddetta ‘diplomazia’, che poco o nulla ha da spartire con quel ‘genere letterario’ che Gesù impone -e non semplicemente raccomanda- quando dice a chi manifesta l’intenzione di volerlo seguire: ‘Il vostro dire sia: si si; no, no. Il di più viene dal maligno'(Mt 5,37).
Sarebbe interessante analizzare questo lemma che, con la ripetizione del si e del no, enfatizza in modo chiarissimo ed inequivocabile l’intenzione di esprimere un concetto sul quale non si lascia neanche un microscopico spiraglio per un’interpretazione riduttiva del senso del discorso.
‘Si si, no no’: vale a dire chiarezza e modi diretti. Per chi avesse qualche perplessità, la lapidaria conclusione ‘Il di più viene dal maligno’ dovrebbe esser sufficiente a chiarire, e in via drasticamente definitiva, ogni dubbio.
Tutto il contrario, insomma, di quello stile ‘diplomatico’ che lascia al ‘buon intenditore’ il compito di interpretar ‘poche parole’, possibilmente oscure, metaforiche, e confuse con le quali generalmente ‘si dice una cosa per intenderne un’altra’ o ‘si parla ad Atene perché Sparta comprenda’.
Per tanto tempo questo stile ha fatto più vittime della peste nera. Sarebbe ben triste, in questi giorni nei quali il Sommo Pontefice, con scelta coraggiosa e illuminante, ha deciso di essere presente su YouTube, constatare che questo stile persiste, insinuandosi persino nelle pieghe del dialogo ecumenico, che dovrebbe essere posto al riparo e assolutamente protetto da qualsiasi ‘incursione diplomatica’ che finirebbe per svilirne il senso e, riducendone la sostanza a misera ‘negoziazione diplomatica’, svuotandolo così della sua stessa anima.
Sul nostro blog, per esempio, ogni parere ed ogni opinione, anche contraria a quello che sosteniamo nei vari post, trova spazio, con l’unica limitazione a turpiloquio, offese e scempiaggini di varia natura (ed è questa la sola ragione per la quale i commenti vengono pubblicati solo dopo una ‘pre-lettura’ che non vuol essere e non è assolutamente ‘censura’ o, se proprio tale la si voglia considerare lo è solo ed esclusivamente rispetto a contenuti osceni o apertamente lesivi dell’onorabilità e della dignità altrui, mai rispetto alle opinioni, tesi o argomenti in essi contenute).
La nostra opinione, in questo caso, è che i Vescovi e gli appartenenti al movimento lefebvriano, ai quali manifestiamo tutta la nostra gioia più sincera per la loro riammissione alla comunione ecclesiale -sempre posto che corrisponda a verità quanto viene riportato a proposito delle tesi negazioniste di uno di loro e del rifiuto del Concilio Ecumenico Vaticano II- sbaglino.
Chi dissente da questa nostra opinione, così come da tutto il resto pubblicato sui post del nostro blog, può liberamente intervenire senza alcuna limitazione. A chiunque, sia egli un’autorità ecclesiastica, sia -come chi scrive- l’ultima ruota del carro di Santa Romana Chiesa, sarà sempre garantita la più fraterna ospitalità.

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4 pensieri riguardo ““Il vostro dire sia: si si; no, no. Il di più viene dal maligno”

    marta ha detto:
    28 gennaio 2009 alle 6:42 pm

    Ho aspettato a commentare … ho aspettato per non essere troppo negativa.
    Ma adesso non ne posso davvero più!
    Dissento con ogni forza che ho in corpo a questo perdono che perdono non pare sia.
    Dissento perchè vuol dire dare “per buono” l’idea di quei signori (scusate ma non me la sento di dare a loro il titolo di cui si sono fregiati e che richiama al sacro, all’uomo di Dio) e accettare (che mostruosità) che – come quelli là hanno asserito – il Concilio Vaticano II “è oper del diavolo”.
    Dissento per il gran fumo negli occhi buttato con questa storia dell’ “antisemitismo” prendendo – ADESSO – carta e penna per “chiedere perdono, discostarsi ecc”, quando sono asserzioni che Williamson ha posto un bel po’ di tempo fa.
    Dissento per il danno che viene arrecato al popolo di Dio che chiede, urla e richiede chiarezza e trasparenza.
    Dissento perchè … perchè a solo questi sparuti lefebvriani è stata revocata la scomunica? Perchè?
    Dissento perchè questo è un “autogol” del Papa (se poi è stato lui davvero).
    Che buffo, davvero buffo, il mondo intero, gli USA ad esempio tendono ad un’azione di distensione (con Obama) e noi Chiesa cosa facciamo? L’opposto, semplicemente l’opposto.
    Quei signori là sono stati scomunicati per un gesto di affronto al Papa (Giovanni Paolo II) che difendeva il Concilio Vaticano II … e Benedetto XVI che fa? Ribalta tutto e perdona ben sapendo che i signori “reintegrati” sono agguerriti come prima.
    Forse c’è un difetto di comunicazione mediatica per cui arrivano messaggi sbagliati, forse è un difetto di “occultamento” ai mentecatti del popolino credente, forse sono in difetto io … ma dissento e lo farò fino a quando non ci sarà chiarezza nella Chiesa.
    E non puntiamo troppo gli occhi – ripeto – sulla questione antisemita perchè è un “trucco” per non far guardare dalla parte giusta o per inficiare un gesto “avventato” di perdono fatto giusto – e pare – per concludere bene la settimana per la preghiera per l’Unità dei cristiani: un po’ si sono ri-uniti, molti, ma molti altri si sono staccati … troppi davvero per essere l’effetto di un “buon” perdono.

    marta ha detto:
    28 gennaio 2009 alle 9:20 pm

    Perdonatemi la commozione, la forte commozione che provo.
    Ero veramente arrabbiata e dissentivo con tutta me stessa.
    Ho pregato rabbiosamente e mi sono accorta di una cosa splendida che il Papa con questo gesto inaspettato ha provocato: LA CHIESA E’ VIVA E VIVACE.
    La Chiesa, reagisce e reagisce decisamente. Cosa ci può essere di più bello e di più caro al Papa e – soprattutto – a Dio?
    Una “botta di vita” ci ha regalato questo Papa.
    E questo è la prima cosa che ho pensato mentre ero in Chiesa che pregavo rabbiosamente per il Papa.
    L’altra – ed è quella che mi ha provocato tanta emozione perchè l’ho sentita ora al telegiornale ed in concreto – è che mi sono sentita sicura che – dopo il gesto di perdono totale e gratuito (lo stesso di Dio) Benedetto XVI ai nuovi “arrivati in casa” e come si fa con i “nuovi nati in una famiglia” li battezzerà con la richiesta di un triplice “rinuncio” ed un triplice “credo”.
    Così ha fatto, Benedetto XVI ha chiesto la rinuncia alle idee anticonciliari e l’adesione piena a quanto stabilito dal Concilio Vaticano II.
    Mi sono sempre sottomessa al Papa, dissentendo, ma sempre sottomessa …
    E questo gesto del Papa è la chiarezza che tutto il popolo cristiano ha chiesto e ricevuto.
    Grazie Benedetto XVI … ma adesso sai che la Chiesa è viva, molto viva.

    Giacomo ha risposto:
    28 gennaio 2009 alle 9:43 pm

    Cara Marta, se c’è qualcuno al quale occorre ricordare che il Vangelo dice “Le vostre parole siano si si; no no”, quella persona non sei certo tu…
    Ti dirò, con molta franchezza, che anch’io sono rimasto amareggiato da questo fatto. E non mi riferisco tanto al discorso negazionista di uno dei tre vescovi, che è stato peraltro oggetto di una presa di distanza ufficiale da parte degli altri riammessi alla comunione ecclesiale, bensì al rifiuto del Concilio Ecumenico Vaticano II, che mi pare una cosa molto grave.
    Eppure sento che questo gesto della revoca della scomunica resta importante, positivo e va nella direzione giusta.
    Va nella direzione giusta
    perché con questi nostri fratelli adesso potremo finalmente aprire una discussione davvero fraterna. Va nella direzione giusta perché ci permetterà, finalmente, di aprire una discussione all’interno di una casa comune, la Chiesa, la nostra Santa Madre Chiesa, nella quale -anche quando la si pensa in modo non del tutto “ortodosso”- è possibile e dovrà sempre essere possibile, convivere nella carità.
    Va nella direzione giusta
    perché pone le basi per una coerente e conseguente (non vedo come la situazione non possa evolversi in questo senso) apertura verso altri fratelli e sorelle che in passato furono esclusi dalla comunione per motivi analoghi.
    Cara Marta, anche se, sotto certi punti di vista, non posso non condividere il tuo sentimento di disagio, da parte mia ti dico che se i nostri giorni vedranno, finalmente, cadere e chiudere il tempo delle scomuniche e degli anatèmi, non posso che esserne felice.
    Abbiamo bisogno di gesti di carità fraterna e non di decreti di condanna sparati in qua e in là. Ci sono ancora troppi steccati, troppi confini artrificiali che impediscono a fratelli che credono nello stesso Salvatore Cristo Gesù di riconoscersi figli della stessa nostra Santa Madre Chiesa anche se la pensano in maniera diversa.
    Che cosa fa una madre quando i figli litigano fra di loro o quando uno di loro le si rivolta contro? Li disconosce forse come figli e li butta fuori di casa?
    Se oggi la Chiesa, la nostra Santa Madre Chiesa ha deciso di mostrare senza veli il suo vero volto di madre, da parte mia, cara Marta, non posso che gioirne!
    Con i fratelli (fratellini e fratelloni che siano) un po’ rimbischeriti o un po’ monelli posso, te lo assicuro, vedermela tranquillamente da solo senza che un tribunale intervenga a dir chi ha ragione e chi ha torto. Magari volerà qualche labbrata, ma sono più felice di prenderne qualcuna da un fratello riammesso alla comunione piena (e anche di tirarne qualcuna -con tutto il cuore beninteso-…) piuttosto che sapere che quel mio fratello è fuori dalla porta di casa non perché lo ha scelto lui (il che mi farebbe ugualmente dispiacere), ma perché è stato costretto da un atto giudiziario.
    La Chiesa, la nostra Santa Madre Chiesa ha bisogno più di Pastori che di Cancellieri…

    marta ha detto:
    28 gennaio 2009 alle 10:44 pm

    Adesso gioisco anch’io per la lezione di stile divino che Benedetto XVI ha dato al mondo tutto.
    La mia sottomissione, prima sofferta e dolora ed ora gioiosa, al Papa è sempre stata quella di una figlia che, se non capisce, chiede e si inquieta se nessuno risponde.
    Sono fatta così, lo sono sempre stata e non mi fermo davanti a nessun potere sociale o ecclesiale: se qualcosa – secondo me – non va bene lo dico lo dico chiaramente così come ce l’ho nel cuore.
    Non mi piace nascondermi con delle “motivazioni diplomatiche” e men che meno, nascondermi con delle motivazioni “di riguardo” per il “chi” è causa di disagio.
    La prima idea che è affiorata nella preghiera è stata quella bellissima immagine di una Chiesa viva, pasticciona se vogliamo, ma viva e in crescita.
    Una Chiesa che si sa adeguare alla gente del tempo in cui vive, ma non si adeguerà mai alla mentalità dominante nel mondo.
    Una Chiesa libera davvero (ed è questo che ho visto in questi giorni per me molto sofferti) da ogni “impaludamento” o steccato; da ogni “legge del taglione”; da ogni tentazione “da tribunale” e da giudice.
    Una Chiesa nella figura del Papa equilibrata che dona il perdono senza chiedere la “richiesta di perdono iniziale” (che tra l’atro – se non sbaglio – è condizione essenziale per la revoca di una scomunica secondo il Codice di Diritto Canonico). Per il Papa è bastata la volontà e la richiesta di “rientrare” in Casa … e questo gli è bastato davvero per spalancare le braccia, prima ancora che l’altro capisse che c’erano delle braccia spalancate.
    E dopo, ma solo dopo, ha richiesto la sottomissione e l’accettazione.
    Il gesto d’amore universale – ed è il caso di dirlo – del Papa, probabilmente ha colto di sorpresa i lefebvriani (ma sarà il caso di nonchiamarli più così) che hanno ceduto – spero – su tutta la linea.
    Un Papa vivo in una Chiesa viva che sa interagire con il mondo, anche quello ebreo che – tutto sommato – dovrebbe anche imparare che tutti (anche loro) facciamo errori e che nessuno ha la Verità in tasca.
    Credo abbia commosso tutti e credo che – finalmente – ora la Chiesa come popolo vedrà in Benedetto XVI il degno successore di Giovanni Paolo II in modo diverso, certamente, ma adeguato ai problemi di oggi.
    Ci sono altre scomuniche da togliere … ma – onestamente – ora posso dire “Mi fido di te, Benedetto XVI … ma non farmi più arrabbiare così!”
    Grazie Giacomo … grazie per avermi permesso di farmi vedere nel mio “prima e dopo la cura” della preghiera, esattamente come sono.
    E preghiamo insieme per il Papa perchè mi sa che in questi giorni avrà assaggiato il sapore delle lacrime.

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