Addio Mino…

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Mino Reitano
Mino Reitano

A 64 anni, dopo due anni di sofferenze, Mino Reitano ci ha lasciato; quando un artista muore ci sentiamo tutti un po’ più soli.
Mino aveva la caratteristica, in un mondo dello spettacolo dove molto conta la furbizia e l’opportunismo, di proporsi sempre come un amico, e spesso la sua naturale ingenuità lo esponeva a continui scherzi che affrontava sempre con allegria e anche con molta sopportazione.
La sua simpatia era irresistibile. Il suo modo un po’ naïf di esprimere se stesso rivelava un animo genuino e spontaneo, che non riusciva a reprimere la foga sentimentale con la quale manifestava ogni emozione, ogni passione. Il simbolo di Mino era il  suo sorriso: lo ricorderemo sempre così, con quel suo sorriso buono, con quel suo sguardo sempre dolce. Ma lo ricordiamo, da qui, anche e soprattutto come fratello nella fede in Cristo. Una fede che non lo ha mai abbandonato in balìa della tristezza e della disperazione.
Adesso canterai davanti al Signore e, di sicuro, conquisterai anche la sua simpatia. Ciao Mino!

Riportiamo una bella intervista rilasciata a Petrus nel giugno dello scorso anno.

L’ARMA DELLA FEDE

Esclusivo – Mino Reitano racconta come sta affrontando la sua gravissima malattia: “Offro ogni sofferenza a Gesù e alla Madonna e ringrazio Dio per il dono della mia Famiglia”
di Bruno Volpe
CITTA’ DEL VATICANO – Come è noto, purtroppo, Mino Reitano, uno dei protagonisti più amati e genuini della canzone italiana, è gravemente ammalato. Una bruttissima infermità sta facendo di tutto per spegnere la sua voce, ma lui continua a lottare con la tenacia caratteristica degli uomini del Sud e con un’arma potentissima come la Fede. Noi di ‘Petrus’ abbiamo raccolto in esclusiva la sua testimonianza di credente che si affida all’Altissimo e alla protezione della Beata Vergine Maria.
Maestro, milioni di italiani sono in ansia per Lei: ci dica, come sta vivendo questo terribile periodo della Sua esistenza?
“Con serenità e ottimismo. Sono sempre stato cattolico e un uomo di Fede, non vedo perchè la fiducia in Dio dovrebbe vacillare proprio ora”.
A chi offrre le Sue sofferenze?
“A Gesù e alla Madonna. Gesù è l’immagine della bontà, il Figlio di Dio, di Colui che ha creato il Bene, il mondo, la natura. La Madonna è Sua Madre, mia Madre, la mamma della Chiesa, la discepola fedele che mai ha perduto la speranza. E sull’esempio di Maria, neanch’io perdo la speranza di farcela”.
Sappiamo che nell’affrontare la malattia, oltre alla Fede, Le è di grande aiuto la Famiglia.
“E’ verissimo. Uno dei doni più belli che la vita mi ha dato è stato proprio quello della famiglia: una moglie splendida e due figlie che mi sono sempre vicine e non mi lasciano mai. Cos’altro avrei potuto pretendere di più?”.
Reitano, Lei è molto amato dagli italiani, ma tra gli addetti ai lavori non sempre ha ricevuto i riconoscimenti che Le spettavano. Porta dei rancori?
“Perdono tutti. Non voglio lasciare nulla in sospeso con alcuno. Il cristianesimo è saper dimenticare, lasciarsi alle spalle rancori e risentimenti, abbandonarsi liberamente alla misericordia. Senza perdono la nostra fede sarebbe vuota. Io stesso chiedo perdono nel caso abbia danneggiato qualcuno, anche se, mi creda, nel limite delle mie possibilità, ho sempre cercato di aiutare e comprendere tutti. Se non ci sono riuscito, spero davvero vogliano scusarmi”.
Le Sue parole sul perdono fanno emozionare: racchiudono il vero senso del cristianesimo. Ma quando è maturata in Lei la Fede?
“Sono stato un cattolico credente e praticante sin da piccolissimo. Devo tantissimo ad un mio caro amico sacerdote, don Gianni Repaci, che tuttora mi conforta con le sue parole. Lo conosco dai bei tempi, da quando cantavo alle feste parrocchiali nel mio piccolo paese d’origine. Che bella la mia Calabria, la porto nel cuore…”.
In passato è stato protagonista di un evento che ha del prodigioso: Le va di raccontarlo?
“Molto tempo fa, a causa dello stress e dei tanti concerti che avevo tenuto in giro per il mondo, avevo perso la voce. I medici non sapevano spiegarsi scientificamente il caso, perché una vera e propria patologia non emergeva da alcun tipo di accertamento diagnostico. Fu così che, comprensibilmente sconvolto, andai a Sotto il Monte, il paese nativo del Beato Giovanni XXIII. Il fratello di Giovanni XXIII era un mio amico e mi disse di pregare il ‘Papa Buono’ di intercedere presso Dio affinché mi restituisse la voce. Il tempo di fare ritorno in Calabria e stavo di nuovo bene. I medici non seppero dare alcun tipo di spiegazione: fu qualcosa di praticamente istantaneo”.
A proposito di Papi: Lei ha incontrato Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.
“E’ vero. Si tratta di due uomini fantastici, che porterò sempre nel cuore. Entrambi sono stati gentilissimi con me, sa? Soprattutto Benedetto XVI, che mi disse testualmente: ‘Lei ha gli occhi buoni’. Capirà, mi misi a piangere come un bambino per la commozione e ad un certo punto cercai di inginocchiarmi per baciargli la mano, ma me lo impedì, mi trattenne e mi accarezzò. Che grande umiltà! Che grande umanità! Non dimenticherò mai le sue parole, il suo sguardo di padre, la carezza che mi fece sul viso”.
Maestro, crede negli Angeli?
“Certo. Ma io ho un angelo speciale. Come forse lei saprà, io sono cresciuto praticamente senza conoscere mia madre. Però lei dal cielo ha vegliato su di me. E’ mia madre il mio angelo custode. E poi c’è l’altra madre, la Madonna: pregatela incessantemente, supplicatela, vogliatele bene. Vedrete che anche nei momenti di dolore e difficoltà, proprio come quello che sto vivendo io, non vi sentirete mai soli”.

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