La Meditazione

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tiberiade_lago_gesu_in_mediMANI GIUNTE
E’ strano come ultimamente la Parola di Dio si intreccia perfettamente con qualsiasi genere di bombardamento mediatico.
Forse ce lo vedo solo io, ma credo che con un po’ di realismo ce lo possono vedere tutti.
Il tema centrale è la sofferenza. Qualsiasi sofferenza fisica, morale, di chi è colpito direttamente e di chi lo è indirettamente. Ognuno di noi devi fare i conti con la sofferenza che proprio ci pare illogica, inutile. Ci è insopportabile, tanto insopportabile che incolpiamo Dio per il suo “non-intervento”. Ci scandalizziamo “Ma come si fa a dire che Dio ci ama e poi …!!!” E’ il caso di Eluana ed il caso di tanti che tacciono e vivono in questi drammi senza luce dei riflettori!
Si parla di “silenzio di Dio”, di “santificazione della sofferenza” … tutti bei concetti a dirli a chi sta bene e non ha problemi.
Ma a viverli … è un altro paio di maniche e bele strette anche!!!!
Da soli non ce la facciamo ad uscire dalla sofferenza e dal rancore che provoca. Non possiamo farcela, è troppo contrastante con il Dio-vita, Dio-luce, Dio-amore ecc.
E’ inutile motivare la sofferenza perchè da qualsiasi parte la si prenda, l’arrivo è sempre alla stessa domanda: perchè?
E si tira in ballo si tutto: il peccato originale, il castigo di Dio, la punizione per qualcosa che abbiamo fatto … oppure il contrario la patecipazione della sofferenza alla sofferenza di Gesù, di Dio per un’economia della salvezza; la purificazione del mondo che passa sulla pelle di innocenti e santi.
Ed è tutto vero, ma spesso il dolore stordisce e limita ogni comprensione della teologia perchè la sofferenza è la tentazione estrema e più feroce che anche Gesù ha provato e non finirò mai di ricordarlo questo.
Ma sono una persona umana e come tale mi comporto e … di fronte alla sofferenza taccio. Taccio e prego di alleviare se possibile il dolore, di risolverlo, di graziare le persone nel senso di riempirle di “Grazia di vita e di speranza”.
Già, la sofferenza è morte della speranza, la morte più morte che ci sia!
Che fare allora? Come prendere posizioni giuste.
Ed ecco il Vangelo … una mano. Solo una mano. In questo caso è la mano di Gesù da cui esce la potenza di Dio. Ma Gesù è un uomo, un semplice uomo Figlio di Dio e pone la mano alla suocera di Pietro.

“la fece alzare prendendola per mano”
Nessuna parola, nessun gesto speciale, nessuna raccomandazione, neppure la richiesta di fede. Gesù, semplicemente, prende per mano facendola alzare.
Colpisce questa frase, questo gesto perchè è una cosa che possiamo fare tutti, specialmente per quanti vivono la sofferenza di persone care (la sofferenza peggiore perchè non c’è rassegnazione all’impotenza umana).
Prendere per mano significa accompagnare senza paroloni, senza atteggiamenti da soccorritori … prendere per mano per “alzare qualcuno” significa mettersi nei suoi panni e partecipare profondamente, entrare in perfetta sintonia e mettere a tacere il vero veleno della sofferenza: la sfiducia e la non-speranza.
Chi soffre tanto ad un certo punto diventa quasi insensibile a tutto, impermeabile a tutto, si può diventare cattivi e vendicativi … e si viene schiacciati inesorabilmente e si muore dentro prima che nel corpo.
Eccolo il nostro miracolo, stendere una mano per aiutare su cose piccole (ma tanto importanti), stendere le nostre orecchie per accogliere tutto lo sgomento e l’angoscia, tendere il nostro cuore per capire la voglia di “togliere” in qualsiasi modo la sofferenza dagli occhi quando è soffernza di altri, stendere le nostre braccia per accogliere pianti ed urla di dolore … e permettere così al Signore di “alzare” chi soffre prendendolo per mano.
Poi possono anche avvenire i miracoli nella sofferenza, cose che non capiremo mai e che identifichiamo come eroismo, ma che è solo Grazia della Fede che impone silenzio, immenso silenzio perchè va oltre ogni nostra capacità di comprensione.
Termino qui con una richiesta di preghiere per Eluana, il suo papà, la sua mamma … una preghiera perchè avvenga un doppio dono sia ad Eluana che al suo papà. Ma non diamo mai il nome a questo dono, chiediamo solo un dono! Cosa sarà questo dono solo Dio lo sa. Altro non ci è consentito, ogni altro atteggiamento aggiungerebbe male su male. E preghiamo nel silenzio delle nostre case, nelle Messe di domani e dopo … silenziosamente e personalmente senza rflettori o telecamere, ma con tanta intensità. Così la Chiesa si pone davanti al dramma della sofferenza, esattamente come si è posta Maria davanti al Figlio crocifisso: silenziosa, in piedi e ritta … ma con il cuore nel Cuore di Dio stesso.
Preghiamo tutti per favore e facciamo tacere giornali e televisioni, preghiamo intensamente per questi cuori feriti dall’amore nella sofferenza. Preghiamo e ci saranno mani che si uniranno come una grande catena per “sollevare ed alzare”.

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