Solidão, para nós, não existe! In ricordo di Dom Helder…

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Dom Helder Camara e Giovanni Paolo II
Dom Helder Camara e Giovanni Paolo II

La solitudine, per noi, non esiste!
Solidão, para nós, não existe!

Di Alessandro Grecchi.

Ricorre domani, 7 Febbraio, il centenario della nascita di Dom Hélder Câmara, Arcivescovo di Olinda-Recife e riconosciuto pastore dei poveri in tutto il mondo.

Con questa massima Dom Hélder soleva confortare chi gli si avvicinava chiedendo una parola di conforto, un po’ di luce, una preghiera.
Egli fece, sempre, della fede non solo un ideale di vita, ma una bandiera da sventolare davanti a chi, per le più disparate ragioni, voleva andare contro ai suoi “… fratelli poveri …”.

Hélder Pessoa Câmara era nato il 7 febbraio 1909, undicesimo di tredici figli, “… no domingo de Carnaval… (nella domenica di Carnevale, come amava sempre ricordare)” a Fortaleza, capitale dello Stato del Ceará.
Il padre, João Eduardo Torres Câmara Filho, libraio e critico teatrale, decise di battezzarlo con questo nome scoprendo che si trattava di un piccolo porto nel Nord dell’ Olanda.. La madre, Adelaide Pessoa Câmara, insegnate di scuola elementare.

Il piccolo Helder Camara
Foto 01

Il piccolo Hélder (Foto 01) perse cinque fratelli in tenera età a causa di un’ epidemia di difterite.
Ordinato sacerdote nel 1931 esercitò il suo ministero di patore, di intellettuale e di operaio nella natìa Fortaleza, senza però divenire mai parroco. Dopo innumerevoli incarichi nel Ceará, nel 1952 fu consacrato Vescovo Ausiliare di Rio de Janeiro, dove fondò la Banca della Provvidenza di San Sebastiano, che assisteva i poveri e gli emarginati.
Sempre a Rio, organizzò il 36° Congresso Eucaristico Internazionale e la Conferenza Nazionale dei Vescovi Brasiliani, della quale fu attivissimo segretario. Partecipò al Concilio Vaticano II offrendo notevoli contributi di devozione disiteressata.
Nel 1964 Papa Paolo VI lo trasferì all’ Arcidiocesi di Olinda-Recife, nel bellissimo stato di Pernambuco. (Foto 02)

Foto 02
Foto 02

Anche qui si occupò da subito dei poveri, degli emarginati, delle ragazze madri, spesso violentate e lasciate al loro destino.
Scelse come dimora non il Vescovado ma un piccolo “bugigattolo” dietro la sacrestia della Cattedrale, (Foto03) in Rua das Fronteiras. Tutti potevano visitarlo, la sua casa non aveva porte blindate.

Foto 03
Foto 03

Percorreva il ponte che collega le due città a piedi, senza scorta, salutando tutti e declinando gli inviti dei taxisti che si offrivano per un passaggio amichevole.
Proprio su questo ponte, il 7 luglio del 1980 ha accolto Giovanni Paolo II con il popolo in tripudio, dopo che il Santo Padre lo ha chiamato: “Meu irmão Hélder!!! (Mio fratello Hélder)”
(Foto 04, 05, 06, e a sinistra del titolo )
Tutti sapevano le posizioni che Dom Hélder aveva assunto negli anni ’60 abbracciando la Teologia della Liberazione. Pur nelle diversità di vedute, Dom Hélder si dimostrò sempre devoto al Papa e alla Chiesa di Roma, preferendo il dialogo alla divisione, la preghiera alla lotta.
Ho avuto modo di vedere Dom Hélder allo stadio di Bergamo, nel 1981, ad un incontro di preghiera.

Foto 04
Foto 04
Foto 05
Foto 05
Foto 06
Foto 06

Nel momento in cui ha iniziato a parlare alla folla, sorrideva. Alzava le braccia quasi per unirsi all’ onda di moltitudine di persone che lo acclamava. Per un istante ho avuto paura, ho temuto di cadere in mezzo alla gente. Ma Dom Hélder continuava a sorridere.
Oggi, dopo quasi trent’ anni, dopo quel bagno di folla, mi rendo conto che quel giorno ero seduto in uno stadio alla presenza di un santo!
Dom Hélder ha lasciato l’ incarico di Arcivescovo per raggiunti limiti d’età nel 1985, ed è andato in Paradiso il 27 agosto del 1999.

Quando io do da mangiare a un povero, tutti mi chiamano santo.
Ma quando chiedo perché i poveri non hanno cibo, allora tutti mi chiamano comunista.

Quando facciamo un sogno da soli è solo un sogno. Ma quando lo facciamo in tanti, è l’inizio di una nuova realtà. (Natale 1992)

Dom Hélder

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10 pensieri riguardo “Solidão, para nós, não existe! In ricordo di Dom Helder…

    Emma & Giovanni ha detto:
    6 febbraio 2009 alle 10:24 pm

    Complimenti, zio… un po’ matto, un po’ santo!

    Massimo ha detto:
    6 febbraio 2009 alle 10:41 pm

    se Credo in Cristo è perché qualcuno mi ricorda che la Chiesa è anche fatta da Uomini come Dom Helder, Papa Giovanni, Don Milani e se l’albero va giudicato dai frutti, voglia Dio che, dopo questi giorni di buio inverno, arrivi presto la nuova fioritura

    Archim. Mons. Virginio ha detto:
    6 febbraio 2009 alle 10:42 pm

    Di questo Grande “piccolo” vescovo ho un ricordo impresso in maniera indelebile nel cuore:
    !972: Erano trascorsi pochi mesi dalla conclusione di una grande impresa per me giovane prete, la costruzione della nuova chiesa nella zona più povera della periferia di Prato.
    Insegnavo anche lettere nel ginnasio del Seminario.
    Quel mattino, quasi sottovoce, un collega mi disse che, alla sera, Don Helder Camara sarebbe venuto da Roma a Firenze e avrebbe parlato ai giovani del Movimento Mani Tese.
    Si combinò subito di andare ad ascoltarlo. La nostra vecchia cinquecento trovò facilmente parcheggio.
    Mi impressionò la sua minuscola statura ricoperta fino ai piedi da una tonaca color cappuccino chiaro. Ma la forza che usciva dalla sua parola ci prese tutti nel profondo.
    Ricordo bene, gli faceva da interprete un prete piacentino, p. Muratori .
    Non dimenticherò mai la sua vera semplicità evangelica, il suo ottimismo, nonostante le sue tribolazioni che gli venivano dal di fuori e dal di dentro di “casa sua”.
    Non c’era niente di rivoluzionario in lui, ma c’era l’impegno ad attualizzare l’integrità dell’annuncio evangelico in un mondo disumano.

    Pronunciò una frase, quella sera, molto autobiografica: “perchè possiamo avere una equilibrata visione della realtà in cui siamo chiamati a vivere la nostra missione occorre avere due o tre umiliazioni all’anno e una, un pò più piccola, una volta al mese…”

    Lui ne ebbe molte di più.

    Ecco perchè passò sulle strade del mondo come una grande voce per tutti quelli che voce non avevano.

    Rafael Staparo ha detto:
    7 febbraio 2009 alle 3:57 pm

    De fato, Dom Helder Camara foi um exemplo de vida, fé e amor a Deus e ao seu povo!

    Devemos nos esforçar para seguir em tudo os exemplos expóstos acima. A vida de Dom Helder deve servir de alento a todos nós, a fim de se contruir um mundo menos indigno de Cristo.

    Oxalá todas as pessoas vivessem suas vidas como Dom Helder viveu a sua!

    Elena ha detto:
    7 febbraio 2009 alle 4:16 pm

    Credo che la sua vita sia stata una testimonianza autentica dell’essere cristiano come intendeva Gesù Cristo. Forse è a questo significato che si dovrebbe tornare, per riuscire ad ascoltare quella che Dom Helder definiva “la voce di chi non ha voce”, che troppo spesso resta soffocata in mezzo al caos e ai ritmi frenetici della vita quotidiana.

    Redazione ha risposto:
    7 febbraio 2009 alle 11:01 pm

    Ci ha scritto un lettore rammaricandosi del fatto che nel primo commento, a firma “Emma & Giovanni” si dia del “matto” a Dom Helder. In realtà il termine si rivolgeva all’autore dell’articolo, il Dott. Cav. Alessandro Grecchi, che salutiamo e ringraziamo di cuore per questo bellissimo articolo. Il tono scherzoso era, dunque, rivolto a lui, da parte dei suoi nipoti lettori.
    Ringraziamo anche il gentile lettore per averci segnalato questa sua impressione, che potrebbe riflettere il sentimento di altri che, come lui, hanno avuto difficoltà ad interpretare correttamente questo messaggio.
    Purtroppo il lettore ci ha fornito un indirizzo email non valido, ragion per cui non è stato possibile recapitargli una risposta personale, come era nostro desiderio fare.
    Ci vorrà scusare, pertanto, se evitiamo di pubblicare i suoi due commenti dal tono piuttosto risentito, dal momento che, come speriamo di aver spiegato, si fondavano su un equivoco.

    Alessandro OPSCG ha detto:
    8 febbraio 2009 alle 5:59 pm

    Leggere fra le righe!!!

    Grazie per la precisazione. I miei nipoti mi conoscono fin troppo bene, e credo che chi abbia fornito quelle due risposte risentite lo abbia fatto per troppa fretta.
    Anche l’e-mail sbagliata è data dalla velocità nel digitare le lettere sulla tastiera, non ho dubbi.
    L’ unica cosa di cui mi rammarico è che ci sia gente che non creda, incondizionatamente, nella buona fede del prossimo e abbia bisogno di queste precisazioni.
    La conferma della mia buona fede, e dei miei nipoti, è data dal fatto che una persona di latissimo calibro, come il nostro Priore Archimandrita, abbia scritto una bellissima risposta, al terzo posto, vicinissima a quella di Emma & Giovanni.
    Absit iniuria verbis !!!

    Alberto Lodi ha detto:
    8 febbraio 2009 alle 9:30 pm

    Complimenti, e viva Dom Helder !!!

    Egregio Redattore, conosco Aléx (scusi: il Cavalier Alessandro Grecchi!!!) come collega e come amico fidato. Non ho dubbi sulla sua buona fede, e sulla innocenza dei suoi nipoti e di tutta la sua famiglia.
    Avanti, avanti così!!!
    Senza paura, e senza preoccuparvi più di tanto (…)!

    Redazione ha risposto:
    8 febbraio 2009 alle 11:33 pm

    Caro Alberto, la ringrazio per l’incoraggiamento, e la prego di voler comprendere le ragioni che mi hanno obbligato ad omettere l’ultima cosiderazione a chiusura del suo simpatico commento: non vorrei che diventasse occasione d’un nuovo equivoco…

    Martina e Giuseppe ha detto:
    17 febbraio 2009 alle 6:23 pm

    E’ sempre piacevole leggere queste storie, di questo genere umano oramai sempre più raro, di coraggio e dedizione unica e solida. Come non condividere: <>

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