La Meditazione

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tiberiade_lago_gesu_in_mediCompassione è passione di Dio?
Stranamente ciò che ha attirato la mia attenzione in queste letture di domenica non è stata la Parola di Dio, o meglio, la Parola di Dio ha dato il suo messaggio ma la risposta, la strada da seguire affinchè tutto non rimanga una teoria, una semplice spiritualità che non vuole incarnarsi mi è stata data dalla Colletta di questa domenica (la 2° colletta) questa:

Risanaci, o Padre, dal peccato che ci divide,
e dalle discriminazioni che ci avviliscono;
aiutaci a scorgere anche nel volto del lebbroso
l’immagine del Cristo sanguinante sulla croce,
per collaborare all’opera della redenzione
e narrare ai fratelli la tua misericordia.

Ovvio che mi è sembrata una cosa strana, eppure è solo una preghiera della Chiesa, fatta dalla Chiesa dentro ogni uomo che dice profondamente qual è il nostro pericolo da qualsiasi parte di prenda.

In queste letture si parla di “malattie” invalidanti e malattie che interrompono la comunione con altri. Malattie che isolano, che pongono fuori da ogni “gruppo” civile ed religioso. La macchia, l’immagine deturpata, la paura del contagio, il proteggersi da coloro che sembrano “presi” dalla maledizione divina.

La lebbra. Malattia di doppia sofferenza: fisica e morale.

Ma non credo sia solo la “lebbra” malattia che Gesù ci pone sotto gli occhi, c’è una “lebbra” che nessuna medicina guarisce: la divisione e la discrimazione.

Eppure siamo chiamati a chinarci proprio su questi “lebbrosi” e forse su noi stessi ammalati di una “lebbra” che è la certezza di essere a posto, di essere salvi, di aver capito tutto e con tutte queste cose ci discostiamo da quelli che non la pensano come noi e che trattiamo da “lebbrosi”.

E l’uomo diventa sempre più solo, sempre più limitato, sempre meno nuovo.

Ma Dio non accetta, Dio proprio non tollera questo e a noi viene la Sua passione, una passione così forte che diventa compassione.

Una passione che inonda le persone che si accorgono di quanti errori ci sono, persone che non hanno paura ad entrare nel mondo e dire i loro “sì” ed i loro “no”.

I cristiani che si convertono ogni giorno sono i travolti da questa passione, così come ne era travolto Gesù.

La lebbra della diversità è la lebbra che oggi più ci spaventa: diversità ideologica, diversità religiosa, diversità di razza, diversità di intenti … qualsiasi diversità da cui ci proteggiamo e da cui fuggiamo non rendendoci conto che noi stessi siamo “i diversi” per gli altri.

Gesù propone un’altra diversità, così “diversità” che supera tutte le altre e accomuna, unisce e ne fa un solo corpo: il Suo.

La compassione è passione d’amore, una passione diversa dalla nostra che attira a noi stessi e che cerca appagamento di sé stessi. La passione di Dio per forza di cose si chiama “compassione” perchè va a Dio attraverso l’uomo o da Dio va verso gli altri (come si preferisce) … è una passione che esce spontaneamente da una persona che si converte ad essere “figlia di Dio” e si gioca in ogni necessità (anche quella spirituale e morale) non ricercando qualcosa di gratificante per sé, ma cercando qualcosa che “rilanci” l’altro alla Speranza che è terra di Fede germoglio di Carità.

Non vorrei dilungarmi troppo su questo argomento, perchè è un qualcosa che deve lasciare libera ogni strada di espressione, ma sempre con la certezza “di non riuscire” a frenare questa potenza di amore … Potenza impossibile da frenare o dosare perchè non è potenza nostra … è una sorta di “missionarietà” spontanea a cui non servono popoli lontani o terre straniere.

Talvolta i diversi più sofferenti sono quelli che noi definiamo “dei nostri” … Grave errore di interpretazione – temo – perchè nessuno potrà e dovrà essere “dei nostri” ma tutti siamo di Dio … qualsiasi macchia sulla pelle (o sotto la pelle) possa avere.

Ecco il perchè del “non giudicare” … la compassione toglie di mezzo il giudizio, spezza la schiena al peccato che ci divide, chiude i polmoni alla discriminazione, toglie la parola alla supponenza, rende cieca la superbia, elimina l’udito al pregiudizio … uomini nuovi dentro le facoltà che da sempre possediamo … che sono ancora quei famosi talenti “investiti” nell’umanità per la gloria di Dio.

Che altro dire? Nulla, se non un augurio di sentire sempre di più questa compassione.

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