La Meditazione

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tiberiade_lago_gesu_in_medi“… quando Dio, nella sua magnanimità, pazientava nei giorni di Noè, mentre si fabbricava l’arca, nella quale poche persone, otto in tutto, furono salvate per mezzo dell’acqua. Quest’acqua, come immagine del battesimo, ora salva anche voi; non porta via la sporcizia del corpo, ma è invocazione di salvezza rivolta a Dio da parte di una buona coscienza, in virtù della risurrezione di Gesù Cristo” (1Pt 3,21)

Lascia un po’ basiti questa frase della lettera di Pietro, e lo dico come una persona che di teologia poco conosce.
Ma come “furono salvate per mezzo dell’acqua”? Al massimo, da quanto capiamo tutti riguardo la storia del Diluvio universale è che queste 8 persone furono salvate “dall’acqua” e non “per mezzo dell’acqua”.
Onestamente è una frase che non trova molte spiegazioni immediate, ma di certo ha a che fare con il Vangelo, ha a che fare con quel “convertitevi e credete nel Vangelo”.
Comunque sia, l’acqua del Diluvio è stata un’acqua che ha distrutto, un’acqua nata per punizione divina; una punizione di cui Dio stesso poi “si pente”.
Si fà fatica a mettere insieme tutto e metterlo insieme alle “porte” della Quaresima.
Penitenza? Potenza di Dio che colpisce i peccatori (gli altri ovviamente)? Che cosa significa essere “salvati per mezzo dell’acqua” quando la stessa ha quasi sterminato l’intera umanità?
Nonostante ci pensi e ripensi, non riesco a trovare un senso a cui tutti potrebbero accedere … e quindi lascio questa frase in “bella mostra” senza osare toccarla o “meditarla” e spostando, per quello che posso, lo sguardo altrove. Poso lo sguardo sul “deserto” (senza acqua) e sul “convertittevi e credete NEL Vangelo” (che rimanda al Battesimo). Se poi verrà fuori qualcosa che c’entra con la frase enigmatica di Pietro, sarà frutto solo di preghiera.
(comunque sia invito tutti ad aiutarmi in questo tentivo di capire il significato della frase …)

Il deserto è un luogo dove l’acqua è tutto, è un luogo dove l’essenziale (ce lo dicono in tutte le catechesi, ma ognuno di noi se lo può ben immaginare) ha la precedenza assoluta. Il deserto è luogo per eccellenza della tentazione perchè anche la più piccola “cosa” ci diventa essenziale e la vorremmo possedere per una questione di “diritto di sopravvivenza”. Gesù è lì, noi siamo lì (anche se a volte non lo sappiamo). Gesù sperimenta queste tentazioni e sperimenta anche l’ipocrisia del male che ha i connotati del “logico ed umano”. Si può forse condannare un uomo per fame? Si può forse condannare un uomo perchè vorrebbe da Dio un aiuto sensibile? Si può forse condannare un uomo che, per portare avanti un progetto di bene, si augura il successo? No, non si può, non ce la possiamo fare perchè la logica umana ci dice che “un uomo per portare avanti un progetto di bene a livello mondiale ha bisogno di stare bene (mangiare), ha bisogno di visibilità (il successo), ha bisogno di credibilità (una vita perfetta e senza problemi)”.
Ma poi, in contrapposizione, c’è quel “Convertitevi e credete NEL Vangelo”, dove il “NEL” (traduzioni permettendo) ha un significato del tutto diverso da quanto ci possiamo immaginare. Quel “NEL” significa una Persona perchè il credere, per essere autentico, è sempre riferito ad una Persona … altrimenti sarebbe idolatria.
A questo punto sorge il dubbio che la conversione non abbia a che fare con una “massa”, ma abbia a che fare con il singolo dentro una “massa” umana.
La Quaresima, effettivamente, ha in sé questa luce radiosa di una Persona che non ha mai trattenuto nulla per Sé, che non ha mai scelto le “strade e logiche umane” per portare il bene in ogni uomo (nell’essenzialità dell’uomo, nel sogno di ogni uomo, nel desiderio profondo di ogni uomo). Una Persona che ha scelto, invece, la strada della “sorpresa” di Dio, abbandonando ogni “immagine a garanzia” proprio perchè l’annuncio stesso era garante per sé stesso. Una Persona che è passata per ogni persona incontrata, che si poteva avvicinare, che si lasciava avvicinare come “Uno qualunque di noi” (… ed è Dio nel Figlio!!!).

Quell’uomo di nome Gesù era uno di noi eppure è Figlio di Dio, ma anche “Figlio dell’uomo”.
Ed ecco allora che salta ogni ipocrisia: chi si avvicinava a Lui non era per il suo fascino sociale, non era per il suo fascino dialettico (nel senso di discorsi difficili), non era per il suo fascino fisico. Chi si avvicinava a Lui (e tutti potevano) si avvicinava per una specie di magnetismo, una specie di “risposta” irrestibile a tanta forza empatica. Ogni uomo trovava nell’Uomo Gesù quel “tocco” nel cuore che lo faceva sussultare e lo portava – perchè no – magari a piangere per una forte commozione (che nulla a che spartire con l’emozione). Saltano, quindi, le tre ipocrisie più pericolose e più frequenti: l’ipocrisia degli occhi, l’ipocrisia della parola, l’ipocrisia del volto (immagine). Togliendo di mezzo queste “ipocrisie” lasciamo libero accesso alla luce di Dio che si esprime nell’uomo nuovo, nell’uomo figlio e quindi genera commozione di sapersi figli.
Tutti noi sperimentiamo questa commozione anche nel nostro piccolo quando incontriamo qualcuno che riesce a sciogliere i nodi del nostro pensiero e della nostra vita: è un fatto normale. E tutti noi abbiamo vissuto questi incontri che si potrebbero anche concludere con dei pianti liberatori.

Ed ecco allora l’acqua delle lacrime che non sono di dolore, ma sono di gioia profonda per aver trovato una “sintonia”, per aver provato la splendida sensazione di parlare con un’altra persona “cuore a cuore”. Ed è la stessa acqua essenziale che toglie al deserto la sua caratteristica di “luogo di tentazione” perchè quell’acqua l’abbiamo in noi e quell’acqua è origine prima di ogni vita e di ogni sopravvivenza.

Quindi la conversione passa proprio per quell’acqua che nella Lettera di Pietro è identificata per “buona coscienza” … e da questo punto in poi tutto diventa armonia in Dio che è Colui che continua a progettare la vita umana e la vita umana di ogni singolo.
Quindi quaresima dovrebbe essere un “entrare in armonia con Dio”.

Salvati per mezzo dell’acqua degli occhi del cuore, salvati per mezzo dell’acqua degli occhi del cuore di Dio, salvati per mezzo dell’acqua che è uscita dal costato di Gesù morente ma del Figlio vivente.
Ma questa acqua di lacrime (nascoste nel cuore) è quella che in qualche modo toglie di mezzo ogni durezza, ogni egoismo ed egocentrismo (in ogni sua espressione). Ciò che è morto in quel diluvio è la cattiveria umana, la perfidia (a volte); ciò che è morto in quel diluvio è il buio, l’uomo-dio-di sé stesso e del prossimo.

Ma questa acqua di lacrime sarà quella che vedrà la Luce di Dio, l’arcobaleno di Dio, la strada di Dio …. che passerà sempre attraverso una compassione piena per ogni uomo.

La quaresima è un tempo di vita, vita luminosa; tempo della tenerezza di Dio che desidera che lo ri-conosciamo come Padre che è anche capace di piangere per noi, con noi, in noi per il prossimo.

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