La Meditazione

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tiberiade_lago_gesu_in_mediGesù, le folle e gli asini.
Tralascio di meditare le letture del giorno che, anche nella nuova versione, parlano da sole e dovrebbero far parlare tanto.
Dovrebbero sciogliere la parola di tutti, parole nella confessione, parole nel meditare, parole nel condividere. Ci hanno sempre abituato al silenzio in questi giorni così carichi di Dio, ma forse Dio vorrebbe sentire le nostre parole, vorrebbe sentirle tutte.
E’ vero che il Crocifisso lascia afoni, ma non privi di pensiero.
Preferisco allora parlare – ed inizio io – proprio di questo ingresso trionfale a Grusalemme.
Non so voi, ma personalmente non la trovo una “bella giornata”, personalmente la trovo una giornata che fa da base ad una confessione sincera a Dio e a sé stessi.
Oh, non sto parlando della troppo parlata folla che osanna e che poi – dopo pochi giorni – invocherà la condanna per lo stesso che avevano osannato. Questa è una cosa ovvia, ma che non riesce ad entrare nel vivo del nostro cuore, del cuore della Chiesa.
No, quello che mi sempre incuriosito è il fatto che di Gesù non si parla proprio per niente in questo evento. Durante il Suo ingresso, non dice niente e tace.
Chissà cosa pensava, chissà cosa vedeva, chissà come intepretava.

Forse la sto facendo diventare una “favola”, ma mi immagino un Gesù, che ormai sapeva tutto di lui e di quello gli sarebbe capiatato, che guardava a questa folla chiassona e festosa con lo stesso sguardo dell’asino che montava.
Uno sguardo che non si scagliava contro la folla accusandola di ipocrisia, ma uno sguardo che rintracciava nella folla tante persone. Uno sguardo che comprendeva e perdonava anche se ancora i perdonati non sapevano per che cosa dovevano essere perdonati. Uno sguardo che riconosceva i tanti incontrati, che conosceva i tanti appena intravisti.
Di fatto Gesù non si è mai fidato della folla osannante, a Lui interessava ognuno e parlava a ciascuno, Lui chiedeva di – assurdo da parte di un Figlio di Dio – diventare uomini, semplici uomini con una dignità da figli e figli di Dio.

Gesù guardava la folla come l’asino su cui era seduto guardava alla folla.
Qualcuno dice che dovremmo essere come i mantelli stesi a terra o come le palme agitare … io aggiungo che dovremmo essere tutti asini.
Semplici asini che si caricano sulla schiena il peso della Chiesa, si offrono senza reticenza a sorreggerla a portarla in giro per il mondo, ma con un atteggiamento semplice di chi sa che sta solo facendo una cosa ovvia e per nulla eccezionale.

C’è una specie di dialogo silenzioso tra Gesù e l’asino, c’è quasi un’indicazione alla folla per come dovremmo essere.
La folla, invece, osanna a Gesù perchè Gesù dà loro quello che serve a loro, quello che vogliono loro; ma Gesù non dona solamente, perchè il suo dono è una richiesta di donare.
La folla non ha capito subito … e forse non capisce ancora oggi e quando il “salvatore” viene accusato di essere “sacrilego e mistificatore”, la folla si ribella a Dio.
Non è una cosa strana, è già successo ad Israele quando Dio li ha liebrati dagli egiziani. Quindi nulla di nuovo sulla faccia della terra.
Ma oggi, nel 2009, non abbiamo molti scusanti, ma abbiamo sempre il rischio di considerare dei fatti già accaduti e di cui sappiamo come andrà a finire.
Ecco, come asini, non dovremmo dare per scontato come andrà a finire, ma come asini dovremmo sorreggere la Chiesa e tutta l’umanità in questo viaggio verso la liberazione da tutto e la perfetta sintonia con Dio.
Da asini che portano Gesù (la Chiesa) dovremmo essere capaci di passare attraverso folle osannanti o maledicenti con lo stesso sguardo di perdono, con l’atteggiamento paziente e fiducioso.

Bene, per quanti si sentono allora degli asini, auguro una settimana Santa intesa come un ulteriore viaggio verso la libertà da ogni schiavitù, verso la Luce della Pasqua …. perchè ad ogni Pasqua un tiranno (la croce) muore ed un crocifisso risorge.
Dio ha voluto così e così sia: il Figlio ne è la certezza assoluta … ma ad ogni figlio deve passare anche un po’ di tempo nel Getsemani per capire.
E spero che tutti si convincano che non esiste Resurrezione senza morte … ma non solo la morte fisica, ma la morte di ogni morte che ci tiene prigionieri e che ci rende infelici e lamentosi, che ci fa intendere un dio che non è quello vero …
Buon viaggio nella luce allora … un po’ come semplici asini ed un po’ come asine con la coscienza di avere sulle spalle il compito di portare la Chiesa!

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