Nota a margine. La prova del nove

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note1Da ieri il reato di clandestinità è un dato di fatto e non se ne discute più: è legge dello stato italiano e tutti noi da ora in avanti – che siamo stati favorevoli o no all’introduzione di questa normativa – siamo chiamati, tenuti e obbligati moralmente e responsabilmente ad osservarne la lettera e lo spirito. Da ora in poi, semmai, si potrà – e si dovrà- discutere (e temo che ce ne sarà più d’un’occasione per farlo) di come e se questa legge verrà fatta osservare in ogni sua parte.

Vedremo, per esempio, se a pagare saranno i soliti poveri cristi senza santi in paradiso oppure se saranno finalmente intrappolati -e senza vie di fuga- i pescecani veri, quelli che dalla clandestinità han tratto i maggiori profitti. Sarà un banco di prova delle reali intenzioni e dell’autentica moralità del legislatore-governante, uno specchio impietoso della sua buona fede e della sua reale volontà di introdurre legalità e pulizia in una zona d’ombra della nostra società che – sarebbe pura ipocrisia il negarlo – è stata il triste albergo, lo squallido ricettacolo, il putrescente immondezzaio dove la peggior feccia criminale, nostrana e straniera, ha potuto nutrirsi di enormi guadagni pressoché indisturbata.

Se a pagare più duramente e senza nessuna pietà saranno quei mercanti di schiavi che introducono carne da macello nelle sacche di lavoro nero, quei prosseneti che reclutano le loro schiave fra le file dell’immigrazione clandestina, quei macabri figuri dediti al commercio di organi e via di questo passo, allora vorrà dire che l’introduzione di questa nuova legge ha rappresentato un passo in avanti concreto nell’evoluzione civile e sociale del nostro paese.

Ma se a pagare saranno sempre loro, gli sconfitti, i diseredati, gli sciagurati che si sono introdotti clandestinamente non per spacciare droga o per organizzarsi in bande criminali, ma per cercare rifugio per sé e per le loro famiglie, per sfuggire alla disperazione e alla barbarie dei loro paesi di origine, allora vorrà dire che questa legge è un passo in più verso il declino della nostra civiltà.

Da ora in poi sarà la cronaca a parlare, a rivelarci la bontà o la malignità di questo provvedimento. E sarà la cronaca letta non solo e non tanto sui quotidiani, bensì quella vissuta ogni giorno da centinaia di migliaia di cittadini. Perché se ad essere castigati da questa legge saranno i compagni di banco dei nostri figli e dei nostri nipoti, i compagni di sofferenza nelle corsie degli ospedali, gli amici che dividono con noi una giornata di lavoro per guadagnarsi onestamente il pane quotidiano, allora vorrà dire che questa legge è una legge sbagliata.

E se a farla franca saranno i soliti criminali, quelli che appestano le nostre città con la loro attività di spacciatori di droga e di schiave prostitute, quelli che si arricchiscono affittando a prezzi dieci volte più alti i loro immobili – topaie o appartamenti di lusso che siano – allora questa legge sarà sentita, vissuta e giudicata come una legge criminale.

Adesso le chiacchiere stanno a zero: saranno i fatti a dirci quale sia la verità.

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6 pensieri riguardo “Nota a margine. La prova del nove

    Archim. Mons. Virginio Fogliazza ha detto:
    4 luglio 2009 alle 9:00 pm

    Stamattina, mi sono recato ad uno dei supermercati per la spesa settimanale.
    Uscendo, dopo aver svuotato il carrello, mi trovo vicino un giovane africano, che si rendeva disponibile a riportarlo al suo posto.
    Era evidente: per quel piccolo servizio poteva avere quell’Euro che era stato da me inserito.
    “Grazie -mi disse-, Padre” con un sorriso colmo di gratitudine.
    Mentre sistemavo il bagagliaio, con un occhio seguivo quel nigeriano che, nel frattempo, aveva riportato a dimora altri carrelli.
    Uscendo dal posteggio, mi fermai un istante a salutarlo.
    Gli domandai:”non hai lavoro? non hai permesso di soggiorno?”
    “No, Padre, so che mi aspettano tempi duri con la nuova legge, ma ho moglie e un bimbo, nel mio paese c’è solo fame…”
    Lo indirizzai ad un parroco molto sensibile verso le nuove povertà.
    Quel giovane è uno dei tanti clandestini, certamente non criminali…
    Vorrei dire ai nostri governanti:
    Perchè possono essere accolti solo i “rifugiati politici”?;
    Ma i “rifugiati dalla fame” perchè sono considerati alla stregua di chi ha commesso un reato?
    Ma le “radici cristiane” a quale direzione ci portano?
    Certamente non a considerare il clandestino come un criminale!

    Calibano ha risposto:
    5 luglio 2009 alle 3:38 pm

    L’Ira di Dio non è un modo di dire, e l’inferno non esiste solo per chi ne ha paura.
    Caro Don Virginio, grazie per aver introdotto nel novero delle potenziali vittime di un’applicazione insana di questa legge anche i “rifiugiati dalla fame”.
    Ora il quadro appare più completo.
    Se a fare le spese dovessero essere anche queste persone, allora credo che i responsabili dovranno prepararsi ad affrontare le conseguenze dell’Ira di Dio.
    “Quasiasi avrete fatto ad uno di questi piccoli l’avrete fatta a me”, ammonisce il Vangelo (Mt. 25,45).
    Parole che dovrebbero far tremare la coscienza di chi afferma di essere cristiano.
    Se la coscienza non trema, allora vuol dire che:
    non siamo cristiani;
    oppure siamo critiani finti;
    oppure la nostra coscienza è malata;
    o, infine, non abbiamo più una coscienza.
    Affidare il compito di governarci a gente alla quale non trema la coscienza significa essere complici dei crimini che compiono per il fatto di non avere una coscienza, o di averne una addormentata.
    L’Ira di Dio sarà ancora più terribile per noi, che abbiamo il dono di avere una coscienza tenuta sveglia dalla grazia dell’ascolto della Sua Parola di Vita. Su queste cose non si può né scherzare, né giocare con retorica ipocrisia: “…la vostra parola sia si si, no no: tutto il resto viene dal demonio”.
    Quando si compie un’ingiustizia verso un disgraziato si crocifigge, per l’ennesima volta, Gesù. Non è un modo dire, bensì una certezza che ci viene dalla Parola di Dio.
    Conviene ricordarcelo. Sempre. Ma soprattutto quando affermiamo di essere cristiani.

    Emanuele Maestri ha detto:
    6 luglio 2009 alle 2:24 pm

    Per l’annoso e spinoso problema dell’immigrazione basti pensare alla grandezza della santangiolina Santa Francesca Saverio Cabrini. La strada da percorrere, oggi in Italia, è la medesima. E’ quella tracciata da Madre Cabrini in America nell’ottocento per i nostri fratelli italiani. Integrazione nel rispetto delle leggi. La legge dello Stato va rispettata, seppur criticabile. Non sono disposto ad accettare che gl’immigrati calpestino la nostra millenaria tradizione cristiana. Accoglienza sì, ma accoglienza in Cristo. Se ci basassimo solo sulle leggi dello Stato, il problema rimarrebbe; se i nostri governati leggessero la vita e i pensieri di Madre Cabrini (che fece tutto in Cristo), beh, allora, tutto sarebbe diverso; tutto sarebbe più facile. E anche gl’immigrati (comunque esseri umani e nostri fratelli) non sarebbero più un problema.

    Calibano ha risposto:
    6 luglio 2009 alle 6:08 pm

    Carissimo Sig. Emanuele, sono anch’io poco propenso alla simpatia nei confronti di quanti, come lei dice, “calpestano la nostra millenaria tradizione cristiana”.
    Anzi, fosse per me istituirei una legge che preveda una pena severissima nei confronti di chi lo fa.
    E centuplicherei la pena nel caso che il criminale non abbia neanche avuto bisogno di espatriare per venire a calpestare questa millenaria tradizione.
    Se facciamo la conta di quelli che, in Italia, oltraggiano sistematicamente la tradizione cristiana ci renderemo facilmente conto che la maggior parte dei peggiori nemici del cristianesimo non sono gli immigrati.
    Una delle cose che mi ha più colpito, in tanti anni di vita in un paese arabo musulmano, è il non aver mai dovuto sopportar di sentire quelle orribili bestemmie che fan parte del linguaggio comune italiano. E non mi riuslta, tanto per fare un altro esempio, che ad oltraggiare nel modo vergognoso il crocifisso in una scuola, qualche tempo fa, fossero degli immigrati. Erano figli di cittadini italiani. Figli di una tradizione millenaria che è stata calpestata e ripudiata ormai da tempo, senza trovare -evidentemente- troppo convinta, né efficace, resistenza.
    Per avere oggi l’autorità e la forza di esigere il rispetto di questa tradizione da parte di chi entra nel nostro paese dovremmo aver dato ieri prova di essere stati capaci di farla rispettare quando, a calpestarla e ad infangarla, erano i nostri nonni, i nostri padri e i nostri fratelli.
    Ma è sempre e comunque giusto reagire allo scempio: non è mai troppo tardi.
    Magari senza fare discriminazioni, però: nostro Signore potrebbe non gradire troppo, a giudicare dal Suo carattere, almeno così come il Vangelo ci ha insegnato a conoscere.

    Emanuele Maestri ha detto:
    7 luglio 2009 alle 1:05 pm

    Gentile Calibano,
    Lei estrapola solo una parte del mio discorso.
    Il succo dell’intera riflessione era altro.
    Sono d’accordo con Lei quando dice: “E centuplicherei la pena nel caso che il criminale non abbia neanche avuto bisogno di espatriare per venire a calpestare questa millenaria tradizione.
    Se facciamo la conta di quelli che, in Italia, oltraggiano sistematicamente la tradizione cristiana ci renderemo facilmente conto che la maggior parte dei peggiori nemici del cristianesimo non sono gli immigrati”.
    Gl’immigrati sono una parte del problema; ma non tutto il problema.
    Sono stato in Egitto più volte e sempre portando al collo la Croce. Sa cosa mi è capitato una volta atterrato al Cairo? Beh degli agenti di Polizia mi hanno insultato perché portavo al collo la Croce!
    Ognuno ha le sue esperienze. Di certo gl’islamici non insultano e bestemmiano il “loro” Dio; ma il “nostro” a volte si. Ignari che siamo figli dello stesso Dio. E lo fanno anche in Italia.

    Tornando all’introduzione del reato di clandestinità penso sia una via corretta per rendere più sicuro il nostro Paese; bisogna altresì incentivare, anche economicamente, le Forze di Polizia (io ne so qualcosa), troppe volte dimenticate e bistrattate dalla politica. Solo così si potrebbe rendere concretare in c.d. “pacchetto sicurezza”.

    E.M.

    Calibano ha risposto:
    7 luglio 2009 alle 2:05 pm

    In effetti, del suo discorso, carissimo Emanuele, ho preso in considerazione solo quello che -almeno secondo me- poteva prestarsi ad una lettura discutibile, che non avrebbe certamente reso merito ad un contenuto che, per certi versi, apprezzo e condivido senza esitare.
    Ho sentito anch’io ripetere -in lingua italiana soltanto- anche da queste parti le bestemmie che i musulmani hanno imparato da noi. Cosa che, peraltro, non fa meno disonore a noi che a loro.
    Alcuni di loro sono dei fanatici, integristi e intolleranti.
    Posso assicurarle che autentici campioni di integrismo, di intolleranza e di fanatismo non mancano neanche nelle nostre fila: fanatismo integrismo e intolleranza sono brutte malattie che, come i peggiori virus, non conoscono confini, e come tali vanno curate.
    Riguardo alla legge che introduce il reato di clandestinità, credo che non resti altro da fare, ormai, che valutarla per le conseguenze che avrà.
    Se saranno sempre i soliti disgraziati a pagare e resteranno impuniti i maggiori responsabili, allora chi ne ha promosso l’adozione dovrà risponderne alla propria coscienza e a quella dei cittadini oltre che a Dio.
    Se, invece, servirà -nel concreto- ad estirpare la mala pianta dello schiavismo e dello sfruttamento che dalla clandestinità traggono i loro maggiori profitti, colpendo in modo duro e senza pietà quei feroci e spietati criminali che hanno lucrato su questa piaga anche solo, per esempio, affittando ai clandesini alloggi a prezzi esorbitanti, allora vorrà dire che è servita a qualcosa.
    C’è da augurarsi che non diventi lo strumento per aggiungere dolore al dolore, sofferenza alla sofferenza, ingiustizia all’ingiustizia.

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