Pubblicata sul quotidinano online di Prato l’intervista a don Virginio

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intervistapratoblog

di Giacomo Fiaschi

Tunisi, 11 Luglio 2009

Ha destato molto interesse, a Prato, l’intervista del Cav. Alessandro Grecchi a Don Virginio su Pratoblog, il giornale online della città.

(E’ possibile scaricare da qui il testo della prima pagina e dell’intervista)

Trovo molto significativo il fatto che il dr. Andrea Sarti, direttore di Pratoblog, che durante la permanenza a Prato di don Virginio svolgeva la sua attività professionale negli Stati Uniti e non ha, dunque, mai avuto occasione di conoscerlo di persona, non appena ha ricevuto l’intervista mi ha immediatamente chiamato per ringraziare il nostro Cav. Grecchi per averla inviata. Mi ha, infatti, confidato che aveva sentito molto parlare, in città, dello straordinario impegno di Don Virginio, soprattutto in favore delle persone più bisognose. Ha anche aggiunto, testualmente, che tutti lo ricordano ancora, dopo tanti anni, e ne rimpiangono sempre la presenza sacerdotale e umana.
Erano cose che già sapevo, ma mi ha fatto un gran bene sentirle riaffermare da una persona stimata, per di più un giornalista di area laica che ha fama di non esser particolarmente tenero con il mondo ecclesiastico.
A Prato tutti quelli che hanno avuto la fortuna di essere affidati alla sua vocazione pastorale lo ricordano e lo amano ancora. La gente semplice, cristiana o no, che lo ha avvicinato per un motivo o per l’altro, ne conserva intatto il ricordo con riconoscenza. E sono queste le cose che non solo davanti a Dio, ma anche davanti agli uomini e donne di buona volontà, hanno valore. Certo, un segno di gratitudine anche da parte dei rappresentanti della Chiesa locale, almeno per i ventisei anni spesi al suo servizio, non guasterebbe. Ma si sa, la Chiesa, la nostra Santa Madre Chiesa a volte sembra essere un po’ dimenticona.
Peccato, perché spesso, alle persone che ci guardano dall’esterno, questo comportamento risulta del tutto incomprensibile, e molti di loro finiscono per convincersi che anche nella Chiesa, come in tutte le istituzioni dove esiste una qualsiasi forma di potere, a tirare le fila sono sempre i soliti potenti e che, in fondo, è sempre una certa anima machiavellica a mandare avati le cose.

Noi sappiamo che non è così. Ma lo sappiamo perché è la Fede ad illuminarci, la Carità a guidarci e la Speranza a sostenerci nell’una e nell’altra.
Per gli altri le cose sono un po’ più difficili a comprendersi.

E’, questo, un fatto inevitabile ed evidente al punto tale  che dovrebbe -penso- indurre i pastori delle anime, se non ad un più convinto spirito di fraternità cristiana e ad un maggior impegno nell’esercitare il potere in modo un zinzinino più coerente ai principi evangelici, almeno ad un migliore e meno parsimonioso uso della ragione.

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