Nota a margine. Toghe bollenti sotto il sole di mezz’estate.

Postato il Aggiornato il


note1Da Televideo Rai (11/08/2009 19:44)
Tar: no docenti religione in scrutini
Gli insegnanti di religione cattolica non possono partecipare “a pieno titolo” agli scrutini e il loro insegnamento non può influire sulla determinazione del credito scolastico. Lo stabilisce il Tar del Lazio, accogliendo i ricorsi presentati da studenti e associazioni laiche e di confessioni non cattoliche. Secondo i giudici, “il collegamento del l’insegnamento della religione con consistenti vantaggi sul piano del profitto scolastico” può considerarsi “una violazione del principio del pluralismo”, “dei diritti di libertà religiosa”.

Siamo in agosto e la temperatura è al massimo. Questa è l’unica spiegazione che può venire in mente leggendo questa notizia.

In pratica, a quegli studenti che accettano l’insegnamento della religione cattolica nella scuola italiana, viene negato il riconoscimento dei crediti che la loro applicazione allo studio di questa materia comporta. Come a dire: tenetevi pure l’insegnamento della religione: sono affari vostri, ma ricordatevi che si tratta di una scelta privata, che non ha nulla a che fare con la valutazione finale del vostro rendimento scolastico. E’, insomma, sotto questo profilo, una pura e semplice perdita di tempo. Se volete dedicarvici fate pure ma, per lo Stato Italiano, non ha assolutamente alcun valore culturale, scientifico e formativo.

Di fronte a questa un po’ napoleonica sentenza del Tar del Lazio non manca, tuttavia, chi resta perplesso, anche se la soddisfazione delle associazioni non cattoliche e anticattoliche dev’essere stata notevole: non solo le motivazioni della sentenza hanno accolto in pieno le loro istanze, ma è andata ad infierire su quei cattolici che hanno da sempre riconosciuto il valore didattico-formativo dell’insegnamento della religione togliendo loro il riconoscimento di dignità scientifica ad una materia d’insegnamento ormai declassata a puro intrattenimento, per non dire perdita di tempo, dottrinale, del quale la scuola di Stato non solo può, ma -d’ora in poi- deve, per legge, non tenere in nessun conto il significato.

Insomma, per i giudici del Tar del Lazio, l’insegnamento della religione, se può continuare ad essere praticato nella Scuola dello Stato Italiano, deve esser chiaro che è – e deve restare- materia estranea alla formazione culturale e scientifica del cittadino e che , pertanto, i “professori” di tale disciplina non hanno “pieno titolo” a partecipare agli scrutini. Continuino pure ad insegnare, ma la loro presenza sarà del tutto marginale e irrilevante.

Un altro passo avanti verso il luminoso orizzonte di un progresso che, se è vero che non  si sa bene dove ci porti, ha comunque il merito straordinario di allontanarci sempre più dalle nostre radici.

Complimenti, dunque, ai giudici. E buone vacanze, con l’augurio che il loro meritato riposo non venga disturbato dalla vista degli sconci architettonici, pittorici e paesaggistici d’una cultura cattolica che, in duemila anni, ha imperversato imbrattando il panorama della penisola di tanto squallido ciarpame.

Ci aspettiamo da loro una nuova illuminata sentanza che disponga la chiusura a tempo indeterminato di tutti quei luoghi dove si ostentano, in palese violazione della laicità dello Stato, forme celebrative di una opinione religiosa in evidente posizione dominante rispettorispetto  a chi adotta differenti forme di pensiero.
Finalmente sarà così proibito, nel rispetto della laicità dello Stato, esporre al pubblico le opere di Giotto, Cimabue, Masaccio, Leonardo da Vinci, Donatello, Raffaello, Michelangelo Buonarroti, e tutta l’infinata serie di quei tristi personaggi, autentici nemici del progresso scientifico e culturale, che han preteso di rappresentare, con le loro volgarissime cianfrusaglie, la cultura d’un intero popolo che con questa porcheria, grazie all’iniziativa degli illumimati giureconsulti, sarà chiaro che non ha, non ha mai avuto e non avrà mai più nulla da spartire.

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