La strana logica di Feltri e Villa.

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Di Giacomo Fiaschi

Tunisi, 2 Settembre 2009

Torniamo ancora sull’argomento. Forse qualche amico non è d’accordo ma ritengo che sia necessario insistere su questa cosa. L’attacco al direttore di Avvenire è diretto a colpire il cuore della Chiesa Italiana.
Con ostinata insistenza si continua, infatti, ancora oggi, sulla prima pagina del “quotidiano di famiglia”, a trarre conclusioni mediante i soliti ragionamenti che la logica classica definisce con un termine specifico: sofismi. Ecco quello sul quale si fonda l’attacco di oggi sul quotidiano diretto da Feltri, a firma di Villa:

“Il giudice ha confermato che «agli atti non ci sono intercettazioni ma i tabulati telefonici relativi alle utenze di Boffo». Panariello ha quindi spiegato «che il giornalista si difese sostenendo di non essere l’autore delle telefonate. Ma questa tesi – ha aggiunto – non è stata approfondita non essendo stata evidentemente ritenuta attendibile da chi indagava».

Queste affermazioni del giudice non hanno bisogno di particolari interpretazioni. Chi ha fatto quelle telefonate di molestia è stato Dino Boffo. E il telefono di Boffo è stato usato solo da Boffo. Ecco perché la tesi difensiva, tentata all’epoca da Boffo, fu scartata immediatamente e viene definita oggi «inattendibile». Ecco perché, convinti dalle prove, che fosse lui il molestatore e che fosse stato lui a ingiuriare ripetutamente la malcapitata signora con frasi dal chiaro contenuto sessuale, i giudici lo condannarono. Quindi Dino Boffo mente.”

L’affermazione del giudice Panariello, secondo la quale chi indagava all’epoca non ritenne attendibile la tesi di Boffo, secondo l’autore dell’articolo non ha bisogno di particolari interpretazioni.
Neanche per noi.
Infatti il giudice Panariello si limita ad esporre quello che fu ritenuto attendibile non a lui ma a chi indagava all’epoca. Fornisce, dunque, la spiegazione del perché -sempre a chi indagava all’epoca- non apparve attendibile la tesi difensiva di Boffo.

Ed ecco il passaggio chiave del sofisma:
“Ecco perché la tesi difensiva, tentata all’epoca da Boffo, fu scartata immediatamente e viene definita oggi «inattendibile».”

A quella presunzione di inattendibilità, che il giudice di oggi in modo chiarissimo ed inequivocabile attribuisce esplicitamente a chi indagava all’epoca (e si trattava, è bene ricordarlo, di un’altra persona), viene conferita un’attualità che non ha, attraverso una manovra estremamente scorretta sotto ogni punto di vista, ma soprattutto sotto il punto di vista della logica del ragionamento.

La frase  “non essendo stata evidentemente ritenuta attendibile da chi indagava»” permette al Gorgia dei nostri giorni di affermare: “viene difinita oggi «inattendibile»“.

Da questa premessa, risultante da una manipolazione (piuttosto maldestra, per la verità) dei termini, discende la conclusione del sofisma che appare priva di ogni fondamento logico:
“Quindi Dino Boffo mente.”

Proviamo a schematizzarlo in modo rigoroso utilizzando la stessa logica adottata da Villa:

  • Chiunque afferma cose non vere mente (premessa maggiore)
  • Dino Boffo ha affermato cose che chi indagava riteneva inattendibili (premessa minore)
  • Dunque Dino Boffo mente (conclusione)

Secondo il Villa dunque, ogni volta che “chi indaga” ritiene inattendibile qualcosa che è stato detto da qualcuno, comporta necessariamente e senza appello il fatto che quel qualcuno menta.

Noi cattolici, a differenza di Villa, crediamo che neanche il Papa sia infallibile, a meno che non parli “ex cathedra”.

Se c’è qualcuno che mente (e tutto fa ragionevolmente supporre che menta sapendo di mentire), in tutto questo ragionamento, è l’autore di questo sofisma che ha concluso in modo assolutamente  inappropriato ed erroneo manipolando a suo piacere i termini del ragionamento.

Questo secondo le regole della logica pura.
Poi, si sa, esistono le regole della logica dell’interesse, ma quest’ultima, con la verità, non ha quasi mai nulla da spartire.

L’attacco al cuore della Chiesa, mascherato e orchestrato in modo subdolo, continua. Abbiamo il diritto e il dovere di difenderci, come cattolici e come cittadini liberi di uno stato laico che, se non deve sottomettersi ai dogmi di una religione non può accettare di piegarsi a quelli di chi, con arroganza e volgarità, intende imporne di nuovi.

I nostri dogmi discendono da una storia bimillenaria di civiltà. Quelli di questa gente derivano dalla storia recente di chi pretende di dominare su tutto e su tutti, passando, se necessario, dalle stanze di una loggia massonica eversiva a quelle del parlamento della repubblica. Se c’è chi lo vota buon per lui. Ma questo non gli dà, in alcun modo, il diritto di imporre la propria arroganza nelle stanze dell’Assemblea dei Credenti in Cristo Risorto, la nostra Chiesa.

Qui l’ “altolà” è di rigore, e i suoi famigli, i suoi “bravi”, i suoi “briganti e mezzo” possono fare, dire e crivere tutto quello che vogliono: troveranno sempre un muro contro il quale, possono star tranquilli, la sola testa che si romperà è la loro.

C’è una differenza sostanziale fra noi e loro: loro fanno tutto questo dietro compensi milionari e domani potrebbero benissimo cambiar padrone e faccia. Noi lo facciamo perché crediamo nelle cose che affermiamo.
E non ci paga nessuno.

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Un pensiero riguardo “La strana logica di Feltri e Villa.

    Carmelo Panepinto ha detto:
    28 ottobre 2011 alle 2:55 am

    concordo pienamente sull’analisi fatta.

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