Cristiani e musulmani: insieme per vincere la povertà.

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Il Cardinale Jean Louis Tauran
Il Cardinale Jean Louis Tauran

CITTA’ DEL VATICANO, 11 SET. 2009 (VIS). Questa mattina il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso ha reso pubblico il Messaggio annuale per la fine del Ramadan (‘Id al-Fitr 1430 H. / 2009 A.D.), sul tema: “Cristiani e Musulmani: insieme per vincere la povertà”. Il Messaggio porta la firma del Cardinale Jean-Louis Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e dell’Arcivescovo Pier Luigi Celata, Segretario del medesimo Dicastero. Di seguito riportiamo alcuni estratti del messaggio, pubblicato in 24 lingue:

“Dobbiamo senza dubbio rallegrarci che, nel corso degli anni, questo Messaggio del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso è divenuto non solo una consuetudine, ma un appuntamento atteso. In molti paesi, esso è un’occasione d’incontro amichevole tra numerosi Cristiani e Musulmani. Non è raro, anzi, che esso corrisponda ad una preoccupazione condivisa, propizia a scambi fiduciosi ed aperti. Tutti questi elementi non costituiscono già dei segni di amicizia tra noi per i quali rendere grazie a Dio?”.

“Sappiamo tutti che la povertà umilia e genera sofferenze intollerabili; esse sono spesso all’origine di isolamento, di ira, addirittura di odio e di desiderio di vendetta. Ciò potrebbe spingere ad azioni di ostilità con tutti i mezzi disponibili, cercando di giustificarli anche con considerazioni di ordine religioso: impossessarsi, in nome di una pretesa “giustizia divina”, della ricchezza dell’altro, ivi compresa la sua pace e sicurezza. È per questo che respingere i fenomeni di estremismo e di violenza esige necessariamente la lotta contro la povertà attraverso la promozione di uno sviluppo umano integrale, che il Papa Paolo VI definì come “il nuovo nome della pace” (Lettera Enciclica ‘Populorum Progressio’, 1975, n. 76)”.

“Nella sua omelia del 1˚ gennaio scorso, in occasione della ‘Giornata Mondiale della Pace 2009’, il Papa Benedetto XVI, distingueva tra due tipi di povertà: una povertà da combattere ed una povertà da abbracciare”.

“La povertà da combattere è sotto gli occhi di tutti: la fame, la mancanza di acqua potabile, la scarsità di cure mediche e di alloggi adeguati, la carenza di sistemi educativi e culturali, l’analfabetismo, senza peraltro tacere dell’esistenza di nuove forme di povertà ‘come ad esempio nelle società ricche e progredite, … fenomeni di emarginazione, di povertà relazionale, morale e spirituale'” (Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2009, n. 2). La povertà da scegliere è quella che invita a condurre uno stile di vita semplice ed essenziale, che evita lo spreco, rispetta l’ambiente e tutti i beni della Creazione. Questa povertà è anche quella, almeno durante certi periodi dell’anno, della frugalità e del digiuno. La povertà scelta predispone ad uscire da noi stessi e dilata il cuore”.

“Come credenti, desiderare la concertazione per cercare insieme soluzioni giuste e durature al flagello della povertà significa anche riflettere sui gravi problemi del nostro tempo e, quando è possibile, impegnarsi insieme per trovare una risposta”.

“Uno sguardo attento sul complesso fenomeno della povertà ci conduce a vederne fondamentalmente l’origine nella mancanza di rispetto della dignità innata della persona umana e ci chiama ad una solidarietà globale, per esempio attraverso l’adozione di un ‘codice etico comune’ (Giovanni Paolo II, Discorso alla Pontifica Accademia delle Scienze Sociali, 27 aprile 2001, n. 4) – le cui norme non avrebbero solamente un carattere convenzionale, ma sarebbero radicate nella legge naturale iscritta dal Creatore nella coscienza di ogni essere umano (cf. Rm 2, 14-15)”.

“Sembra che in diversi luoghi del mondo siamo passati dalla tolleranza all’incontro, a partire da un vissuto comune e da preoccupazioni condivise. Questo è già un importante traguardo che è stato raggiunto”.

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