Un prezioso pro-memoria.

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Sandro Pertini e Natalia Ginzburg.Dedicato ai più giovani e a qualche smemorato meno giovane.

di Giacomo Fiaschi.

Tunisi, 5 Novembre 2009.

Tanto tempo fa, nel secolo scorso -correva l’anno 1988- esisteva un partito politico che si chiamava P.C.I., ovvero Partito Comunista Italiano. Il giornale del P.C.I. si chiamava “L’Unità”. Questo partito politico era molto legato ad un grande paese che si chiamava Unione Sovietica (una federazione di stati che aveva il suo centro nella Russia attuale), nel quale il Comunismo aveva trovato la sua massima espressione. In quel grande paese il governo decise di mettere fuori gioco la religione, che veniva considerata “oppio dei popoli”.  Fu, forse, uno dei primi governi moderni a vietare espressamente l’esposizione dei crocifissi nelle aule scolastiche. In Italia molti comunisti (anche se non tutti) sognavano che anche nel nostro Paese si instaurasse lo stesso regime dell’Unione Sovietica. Poi l’Unione Sovietica si è dissolta, lasciando dietro di se un cumulo di rovine e un passato inglorioso in tutti quei paesi che ne facevano parte e anche in quelli che facevano parte dell’alleanza (Romania, Bulgaria, Albania…) . Anche in Italia i comunisti cominciarono a vergognarsi di chiamarsi comunisti e cambiarono nome. Oggi non ci sono più. O quasi. Per par condicio bisogna anche dire che non c’è più neanche la Democrazia Cristiana, il partito avversario per eccellenza del Partito Comunista Italiano. Le cose cambiano e il mondo gira. Oggi molti degli gli antichi avversari di ieri si son messi d’accordo e hanno fatto una “cosa nuova”. Qualcuno ci crede molto, qualcun altro meno. Staremo a vedere.

Ma torniamo al 1988, quando i comunisti non si vergognavano ancora di chiamarsi comunisti e “L’Unità” non aveva ancora cominciato a pubblicare l’andamento della borsa.

Era ancora vivo nella memoria e nel cuore il ricordo di un presidente della repubblica italiana (scomparso nel 1990) una persona che era amatissima da tutti, proprio tutti. Si chiamava Sandro Pertini, fumava la pipa ed era una vera e propria icona della cultura laica di allora. A differenza, però di quanti si dicono “laici” oggi, non si era mai espresso in modo meno che rispettoso per la chiesa e per i credenti in Dio.
Pertini si era sempre dichiarato ateo; nonostante ciò, nel suo studio al Quirinale aveva sempre tenuto un Crocifisso: sosteneva infatti di ammirare la figura di Gesù come uomo che ha sostenuto le sue idee a costo della morte.
Aveva un rapporto straordinariamente cordiale con Giovanni Paolo Secondo, che ricambiava il presidente della repubblica italiana con altrettanta cordialità e simpatia. Lo ricordiamo perché Natalia Ginzburg, con la quale il presidente Pertini aveva un rapporto di grande amicizia, appare con lui nella foto di apertura.

Veniamo a Natalia Ginzburg. Da Wikipedia ne riporto la biografia:

Natalia Levi nasce a Palermo il 14 Luglio del 1916 da Giuseppe Levi, un illustre scienziato ebreo di origine triestina, e Lidia Tanzi, la madre milanese e non-ebrea. Il padre è professore universitario antifascista e sia il padre che i tre fratelli saranno imprigionati e processati con l’accusa di antifascismo.

Natalia trascorre l’infanzia e l’adolescenza a Torino, in stato di emarginazione e trova presto conforto nella scrittura.

Esordisce nel 1933 con il suo primo racconto, I bambini, pubblicato dalla rivista “Solaria” e nel 1938 sposa Leone Ginzburg col cui cognome firmerà in seguito tutte le sue opere. Dalla loro unione nacquero tre figli: Carlo, che diverrà un noto storico e saggista, Andrea e Alessandra. In quegli anni stringe legami con i maggiori rappresentanti dell’antifascismo torinese e in particolare con gli intellettuali della casa editrice Einaudi della quale il marito, docente universitario di letteratura russa, era collaboratore dal 1933.

Nel 1940 segue il marito, che era stato mandato al confino per motivi politici e razziali, in un paese dell’Abruzzo dove rimane fino al 1943.

Nel 1942 scrive e pubblica, con lo pseudonimo di Alessandra Tornimparte, il suo primo romanzo intitolato La strada che va in città che verrà ristampato nel 1945 sotto il nome dell’autrice.

Nel febbraio del 1944, in seguito alla morte del marito ucciso nel carcere di Regina Coeli, Natalia ritorna a Torino e al termine della Seconda guerra mondiale comincia a lavorare per la casa editrice Einaudi.

Nel 1947 esce il suo secondo romanzo È stato così che vince il premio letterario “Tempo”.

Nel 1950 sposa l’anglista Gabriele Baldini, docente di letteratura inglese e direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Londra. Inizia per Natalia un periodo ricco per la produzione letteraria che si rivela prevalentemente orientata sui temi della memoria e dell’indagine psicologica. Nel 1952 pubblica Tutti i nostri ieri , nel 1957 il volume di racconti lunghi, Valentino, che vince il premio Viareggio e il romanzo Sagittario, nel 1961 Le voci della sera che, insieme al romanzo d’esordio verranno successivamente raccolti nel 1964 nel volume Cinque romanzi brevi.

Nel 1962 esce la raccolta di saggi Le piccole virtù e nel 1963 vince il premio Strega con Lessico famigliare che viene accolto da un forte consenso di critica e di pubblico.

Nel 1969 muore il marito e la scrittrice si dedica sempre più alla narrativa.

Negli anni settanta fanno seguito i volumi Mai devi domandarmi del 1970 e Vita immaginaria del 1974.

Nella successiva produzione la scrittrice, che si era rivelata anche fine traduttrice con La strada di Swann di Proust, ripropone in modo più approfondito i temi del microcosmo familiare con il romanzo Caro Michele del 1973, il racconto Famiglia del 1977, il romanzo epistolare La città e la casa del 1984 oltre La famiglia Manzoni, nel 1983, visto in una prospettiva saggistica.

La Ginzburg si rivela inoltre autrice di commedie tra le quali, Ti ho sposato per allegria del 1965, e Paese di mare nel 1972.

Nel 1983 viene eletta nelle liste del Partito Comunista Italiano al Parlamento.

Muore a Roma tra il 6 e il 7 ottobre 1991.

Orbene, nel 1988, già eletta al parlamento nelle liste del Partito Comunista Italiano, Natalia Ginzburg scrisse un articolo su “L’Unità”. Ne riportiamo un ampio stralcio di seguito:

Da “L’Unità” 22 marzo del 1988.

“Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. E’ l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea di uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente”.

“La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo. Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo? Sono quasi duemila anni che diciamo ‘prima di Cristo’ e ‘dopo Cristo’. O vogliamo smettere di dire così?”.

“Il crocifisso è simbolo del dolore umano. La corona di spine, i chiodi evocano le sue sofferenze. La croce che pensiamo alta in cima al monte, è il segno della solitudine nella morte. Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino”.

“Il crocifisso fa parte della storia del mondo. Per i cattolici, Gesù Cristo è il figlio di Dio. Per i non cattolici, può essere semplicemente l’immagine di uno che è stato venduto, tradito, martoriato ed è morto sulla croce per amore di Dio e del prossimo”.

“Chi è ateo, cancella l’idea di Dio, ma conserva l’idea del prossimo”.

“Si dirà che molti sono stati venduti, traditi e martoriati per la propria fede, per il prossimo, per le generazioni future, e di loro sui muri delle scuole non c’è immagine”.

“E’ vero, ma il crocifisso li rappresenta tutti”.

“Come mai li rappresenta tutti? Perché prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei, neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà tra gli uomini”.

“Gesù Cristo ha portato la croce. A tutti noi è accaduto di portare sulle spalle il peso di una grande sventura. A questa sventura diamo il nome di croce, anche se non siamo cattolici, perché troppo forte e da troppi secoli è impressa l’idea della croce nel nostro pensiero”.

“Alcune parole di Cristo, le pensiamo sempre, e possiamo essere laici, atei o quello che si vuole, ma fluttuano sempre nel nostro pensiero ugualmente”.

“Ha detto ‘ama il prossimo come te stesso’. Erano parole già scritte nell’Antico Testamento, ma sono diventate il fondamento della rivoluzione cristiana. Sono la chiave di tutto”.

Natalia Ginzburg concludeva il suo articolo affermando: “Il crocifisso fa parte della storia del mondo”.

Lascio a voi, cari amici del Focolare, ogni commento.

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2 pensieri riguardo “Un prezioso pro-memoria.

    Arch. Mons. Virginio Fogliazza ha detto:
    6 novembre 2009 alle 10:27 am

    Le riflessioni di Natalia Ginzburg a questo proposito dovrebbero essere ripostate su tutti i giornali di ispirazione cristiana.
    Stamane ho inoltrato il tutto al Direttore del quotidiano lodigiano.
    Spero ne prenda buona nota.

      Alessandro OPSCG ha detto:
      7 novembre 2009 alle 1:26 am

      Dubito che, sul “nostro” quotidiano lodigiano vengano pubblicati “pezzi di storia” ritenuti così antichi.
      Purtroppo, si deve guardare al commercio e alle vendite, e a quante copie in più si stampano, … non ai preziosi messaggi di chi ci ha preceduto.
      Speriamo in bene!

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