Benedetto XVI: Promuovere un sapere illuminato dalla fede.

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Città del Vaticano, 19 NOV. 2009 (VIS). Questa mattina, nell’Aula Paolo VI, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto i professori e gli studenti degli Atenei Ecclesiastici Romani ed i partecipanti all’Assemblea Generale della Federazione Internazionale delle Università Cattoliche (FIUC).

“La Costituzione apostolica ‘Sapientia christiana’” – di Giovanni Paolo II, della quale quest’anno ricorre il trentesimo anniversario – “fin dalle sue prime espressioni, rileva l’urgenza, ancora attuale, di superare il divario esistente tra fede e cultura” – ha detto Papa Benedetto XVI – “invitando ad un maggiore impegno di evangelizzazione, nella ferma convinzione che la Rivelazione cristiana è una forza trasformante, destinata a permeare i modi di pensare, i criteri di giudizio, le norme di azione. Essa è in grado di illuminare, purificare e rinnovare i costumi degli uomini e le loro culture e deve costituire il punto centrale dell’insegnamento e della ricerca, nonché l’orizzonte che illumina la natura e le finalità di ogni Facoltà ecclesiastica”.

“Dopo trent’anni, le linee di fondo della Costituzione apostolica ‘Sapientia christiana’” – ha sottolineato Benedetto XVI – “conservano ancora tutta la loro attualità. Anzi, nell’odierna società, dove la conoscenza diventa sempre più specializzata e settoriale, ma è profondamente segnata dal relativismo, risulta ancora più necessario aprirsi alla ‘sapienza’ che viene dal Vangelo. L’uomo, infatti, è incapace di comprendere pienamente se stesso e il mondo senza Gesù Cristo: Lui solo illumina la sua vera dignità, la sua vocazione, il suo destino ultimo e apre il cuore ad una speranza solida e duratura”.

“E’ importante per tutti, docenti e studenti” – ha proseguito il Pontefice – “non perdere mai di vista il fine da ‘perseguire, quello cioè di essere strumento dell’annuncio evangelico’. (…) Al tempo stesso è importante ricordare che lo studio delle scienze sacre non va mai separato dalla preghiera, dall’unione con Dio, dalla contemplazione – come ho richiamato nelle recenti Catechesi sulla teologia monastica medioevale – altrimenti le riflessioni sui misteri divini rischiano di diventare un vano esercizio intellettuale”.

Successivamente, rivolgendosi ai partecipanti all’Assemblea Generale della FIUC, di cui quest’anno ricorre il sessantesimo anniversario del riconoscimento canonico, il Santo Padre ha avuto per loro parole di esortazione invitandoli ad un “ulteriore slancio per rinnovare la volontà di servire la Chiesa. In questo senso, il vostro motto è un programma anche per il futuro della Federazione: “Sciat ut serviat”, sapere per servire. In una cultura che manifesta una ‘mancanza di sapienza, di riflessione, di pensiero in grado di operare una sintesi orientativa’, le Università cattoliche, fedeli alla propria identità che fa dell’ispirazione cristiana un punto qualificante, sono chiamate a promuovere una ‘nuova sintesi umanistica’, un sapere che sia ‘sapienza capace di orientare l’uomo alla luce dei principi primi e dei suoi fini ultimi’, un sapere illuminato dalla fede”.

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Un pensiero riguardo “Benedetto XVI: Promuovere un sapere illuminato dalla fede.

    marta ha detto:
    23 novembre 2009 alle 8:28 pm

    Credo che la scienza e la conoscenza non debbano mai essere separate dalla Carità, dall’essere Carità.
    Ciò che si conosce e si studia è sempre comunque finalizzata a questa straordinaria virtù teologale che passa dal cuore inteso come vero ed autentico affetto per il prossimo.

    Ogni nostro sapere, ogni nostra conoscenza ha 2 modi per manifestarsi: come arma o come mano tesa; come docentismo o come condivisione ed amore che anche il prossimo sappia e ri-conosca.

    Una scienza che cede il passo alla coscienza profonda di essere tutti figli di uno stesso Dio con nessuna “preferenza” intesa come “detentori della Rivelazione”.

    Una scienza e coscienza che però spezzano le ossa del “giudizio” arbitrario e che esclude. D’altra parte a coloro a cui Dio davvero si è rivelato donando la Sua Scienza sono stati anche inondati di umiltà e di Carità ed hanno immediatamente avvertito sia la potenza del dono dell’intelligenza che l’onnipotenza che acquista quando la nostra intelligenza viene consegnata e donata al Padre e – da qui – la certezza che tutto ciò che esce dalla nostra intelligenza non è più frutto nostro, ma è dono di Dio e la nostra intelligenza diventa un CANALE con cui il Padre comunica con tutti.

    Piccoli e parziali portavoce del Padre, se vogliamo, la cui prima Parola è sempre e solo Amore: amore donato e amore accolto … che è la cosa davvero essenziale per l’uomo.
    E quando parlo di amore non parlo solo di affetto, ma parlo di tutto, di condivisione, compartecipazione e donare tutto quello che si ha poco o tanto che sia, anzi con più è “poco” con più la possibilità che diventi “tanto” aumenta.

    Sembrerà assurdo, ma tutto lo scibile umano è in effetti un “poco” rispetto a Dio ed il “sapere e conoscere” diventa solo una ricerca di “fare la volontà del Padre”.

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