Papa Benedetto XVI: Guglielmo di Saint-Thierry, cantore dell’amore.

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Città del Vaticano, 2 dicembre 2009.
Guglielmo di Saint-Thierry è stato il protagonista della catechesi del Santo Padre per l’Udienza Generale di questo mercoledì, tenutasi in Piazza San Pietro.

Amico ed estimatore di Bernardo di Chiaravalle – ha detto il Papa – Guglielmo “nacque a Liegi tra il 1075 e il 1080. Di nobile famiglia, dotato di un’intelligenza viva e di un innato amore per lo studio, frequentò famose scuole dell’epoca, come quelle della sua città natale e di Reims, in Francia.  Divenne abate del monastero di Saint-Thierry, comunità dove incontrò non poche resistenze di fronte ai suoi tentativi di riforma, e così, nonostante il consiglio contrario dell’amico Bernardo, nel 1135, lasciò l’abbazia benedettina, (…), per unirsi ai cistercensi di Signy”, dove si dedicò alla composizione di scritti di letteratura spirituale, importanti nella storia della teologia monastica.

Nell’opera “De natura et dignitate amoris” (La natura e la dignità dell’amore), “è espressa” – ha proseguito il Papa – “una delle idee fondamentali di Guglielmo, valida anche per noi. L’energia principale che muove l’animo umano è l’amore. (…) In definitiva, un solo compito è affidato a ogni essere umano: imparare a voler bene, ad amare, sinceramente, autenticamente, gratuitamente. Ma solo alla scuola di Dio questo compito viene assolto e l’uomo può raggiungere il fine per cui è stato creato”.

“Imparare ad amare richiede un lungo e impegnativo cammino” – ha sottolineato il Santo Padre – “In questo itinerario la persona deve imporsi un’ascesi efficace, un forte controllo di sé per eliminare ogni affetto disordinato, (…) e unificare la propria vita in Dio, sorgente, meta e forza dell’amore, fino a giungere al vertice della vita spirituale, che Guglielmo definisce come ‘sapienza’. A conclusione di questo itinerario ascetico, si sperimenta una grande serenità e dolcezza”.

Guglielmo, nel parlare dell’amore di Dio, attribuisce “una notevole importanza alla dimensione affettiva. In fondo, cari amici, il nostro cuore è fatto di carne, e quando amiamo Dio, che è l’Amore stesso, come non esprimere in questa relazione con il Signore anche i nostri umanissimi sentimenti (…). Il Signore stesso, facendosi uomo, ha voluto amarci con un cuore di carne!”.

“Secondo Guglielmo, poi,” – ha spiegato ancora il Papa – “l’amore ha un’altra proprietà importante: illumina l’intelligenza e permette di conoscere meglio e in modo profondo Dio e, in Dio, le persone e gli avvenimenti. La conoscenza che procede dai sensi e dall’intelligenza riduce, ma non elimina, la distanza tra il soggetto e l’oggetto, tra l’io e il tu. L’amore, invece, produce attrazione e comunione, fino al punto che vi è una trasformazione e un’assimilazione tra il soggetto che ama e l’oggetto amato (…). E questo vale anzitutto nella conoscenza di Dio e dei suoi misteri, che superano la capacità di comprensione della nostra intelligenza: Dio lo si conosce se lo si ama!”, ha esclamato infine Papa Benedetto XVI.

Papa Benedetto XVI ha concluso la catechesi citando la “Epistola aurea”, indirizzata ai Certosini di Mont-Dieu, sintesi del pensiero di Guglielmo di Saint-Thierry sulla scienza dell’amore, nella quale scrive: “L’immagine di Dio presente nell’uomo lo spinge verso la somiglianza, cioè verso un’identità sempre più piena tra la propria volontà e quella divina. A questa perfezione, che Guglielmo chiama ‘unità di spirito’, si giunge non con lo sforzo personale (…), ma per l’azione dello Spirito Santo, che prende dimora nell’anima e purifica, assorbe e trasforma in carità ogni slancio e ogni desiderio d’amore presente nell’uomo. (…) In tal modo l’uomo merita di diventare non Dio, ma ciò che Dio è: l’uomo diventa per grazia ciò che Dio è per natura”.

(VIS)

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Un pensiero riguardo “Papa Benedetto XVI: Guglielmo di Saint-Thierry, cantore dell’amore.

    marta ha detto:
    4 dicembre 2009 alle 8:41 am

    L’amore umano è quello che ha tenuto insieme gli apostoli dopo la morte di Gesù. Non si sono dispersi solo perchè si volevano bene e sono stati insieme.
    La Chiesa sta insieme per legami, credo, sta insieme per l’amore.
    Ogni nostro dono lo è davvero se donato con amore ed illuminato dall’amore.
    La stessa nostra intelligenza serve per comprendere e non per giudicare, se usata così è mezzo e strumento dell’amore e genera sensibilità acuta e penetrante senza la quale l’intelligenza diventa un’arma mortale per sé e per il prossimo e anziché liberare sé stessi ed il prossimo rende schiavi.
    Qualsiasi dono può smettere di esserlo se non c’è amore nel donarlo e davvero rende schiavi noi stessi e schiavizza il prossimo.
    La nostra natura è ricercare l’amore, la vera nostra natura è cercare di amare.

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