Parola di vita.

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S.E. Mons. Domenico Sigalini

Dio ci viene a cercare

+Domenico Sigalini

Sono tanti i ritratti che vorremmo farci di Gesù, è tanto il desiderio di farcene una immagine, di sentircelo evidente agli occhi, al cuore, alla vita che non smetteremo mai di immaginarcelo. Non siamo così fortunati come Veronica, la donna che nella tradizione s’è visto regalato il volto di Gesù su quella pezza di lino, con cui coraggiosamente ha affrontato la soldataglia per dare un minimo di sollievo a Gesù, ma abbiamo lo Spirito che delinea in noi i tratti dell’umanità di Gesù. E questa umanità si fa sempre più evidente anche alla nostra sensibilità se riusciamo attraverso le immagini del vangelo a rendercelo concreto alla mente, al cuore, agli occhi. Una delle immagini più frequenti è quella del pastore. Il pastore s’accorge della pecora che manca; le conta a una a una, non ha però criterio quantitativo, ma personale; non pensa all’efficienza, alla percentuale, ma alla relazione. Non si lascia incantare dalla massa anonima, ma stabilisce un rapporto a tu per tu.

Nella sua conta Lui vede che la pecora non c’è, gli manca troppo, non riesce a chiudere la giornata, non dice: “chi c’è, c’è. Io ho fatto tutto quello che dovevo fare, adesso tocca a lui. Riprende la strada, il tratturo che ha percorso faticosamente nella giornata, è pronto a ricominciare la ricerca. E’ l’amante del Cantico dei cantici che cerca il suo amato, innamorata persa che gira a chiedere a tutti se hanno visto il suo amore. E’ il padre del figlio scapestrato e del figlio troppo per bene: lo vede da lontano; è su quella lunghezza che ha consumato la vista ogni giorno, dal punto più alto dell’abbaino della casa, era lì che consumava la sua vecchiaia, la sua ansia e dava sfogo al suo amore. Questo buon pastore ci garantisce di starci accanto sempre, ci rincorre dove i nostri passi non avrebbero mai dovuto portarci, dove per una sbagliata concezione della nostra libertà siamo fuggiti. A un commerciante di agnelli da macello, a un mercenario non interessa dove sei finito, anzi ti rinfaccia solo con gusto sadico: hai visto quel che hai fatto? Arrangiati. Lui invece, il nostro pastore si accorge di te, di me, di ogni sconosciuto e riparte a cercare.

È bello sentirsi cercati, è bello quando ti appare un sms che ti dice: dove sei? smettila di scappare! quando ti troverò, non avrò altro da fare che abbracciarti, coccolarti, ridarti casa. Le novantanove che stanno qui, stanno bene, si sono dimenticati di te, ma non io. Ti vengo a prendere.

E dall’altra parte può esserci ancora una fuga, quasi il dispetto di essere stati trovati, la superbia di non ammettere solitudine e errore. E lui sempre a cercare fino a coinvolgerti nella festa della vita.

Dice sempre la Parola di Dio, narrando di un consiglio di famiglia piuttosto decisivo: chi manderò io e chi andrà per me? Eccomi manda me. Chi si metterà a far capire a questi uomini che abbiamo fatto a nostra immagine che s’allontanano dalla bellezza, dalla felicità, dalla gioia, che si fanno imbrogliare? Eccomi manda me. E Gesù si fa uomo. Il pastore che cerca la pecora smarrita è sempre Lui, lo è da sempre. E’ talmente delicato che il vangelo dice che se la prende in spalle, “se gli riesce di trovarla”. Non è certo che possa incontrare la pecora, o meglio, la ritroverà, ma non è detto che quella accetti di essere riportata nel calore della sua casa. Noi invece siamo in attesa che questo incontro si compia e superi ogni nostro desiderio. Il Natale è un incontro d’amore è una misericordia definitiva per gli uomini. La prima liberazione che Gesù compie è interiore, la prima attesa che viviamo di Lui è dell’animo, della giustizia profonda della vita, della salvezza e del perdono. Avvento è coltivare questa sete, questo anelito, questa consapevolezza di dover essere rifatti dentro. Il nostro cuore viene liberato dal male, dall’odio, dalla disperazione, dal ripiegamento su di sé. Abbiamo bisogno di strutturare il nostro vivere comune secondo amore e carità e non secondo sfruttamento e ingiustizia; tutti dobbiamo lavorare duro per vivere, ma non tutti abbiamo le stesse condizioni per riuscire. Quello che la vita non dà lo deve offrire il cuore, che si allarga fino a far posto a tutti quelli che aspirano alla salvezza. Con Gesù entra nel cuore dell’umanità un dinamismo nuovo, inarrestabile, che corre lungo tutta la storia, che si attua là dove l’uomo lo accoglie. Vogliamo stare allora al passo con Dio perché Dio riempie ogni nostra attesa.

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