Ricordando P. Gian Battista Maffi (F. Tadini)

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È difficile ricordare un amico quando la mente e la memoria sono ancora pervase dall’incredulità e dall’incapacità di accettare la sua scomparsa.

Mi è stato chiesto di ricordarlo, e desidero farlo anche a nome di tanti suoi amici della nostra comunità con cui Gian Battista è cresciuto.

Era un sacerdote, un padre missionario, una persona preparata, studioso della religione islamica, che ha portato un contributo significativo durante la sua missione terrena prima di raggiungere, troppo presto, il padre.

Ma per noi sarà sempre un amico, e lo vogliamo ricordare come tale.

I ricordi ci fanno rivivere gli anni della giovinezza trascorsa nel nostro piccolo paese come le spedizioni domenicali sulle prealpi bergamasche quando sistematicamente rimaneva a letto e regolarmente, nella fretta, dimenticava gli scarponi, lo zaino, i panini, tanto c’erano sempre quelli degli amici.

La sua fede incontrollabile nella provvidenza divina, ma supportata da quella terrena dei soliti amici, sopperiva comunque e quello che noi gli offrivamo ci veniva restituito con i suoi consigli elargiti a volte con ironia, sdrammatizzando i momenti difficili vissuti, che valevano dieci, cento volte i nostri piccoli aiuti.

Poi è arrivato il tempo degli studi, del lavoro, e per lui, l’Africa, il Mali, che a fatica riuscivamo a riconoscere sulla cartina. Quando tornava, passavamo ore a parlare della sua esperienza, con la mamma, le povere sorelle ad aspettarlo con il pranzo già pronto che finiva regolarmente scotto.

Tornato dal Mali, abbiamo condiviso nei diversi anni successivi le gioie, i dolori, le difficoltà della vita familiare nostra, la crescita dei figli, la perdita dei genitori, e da parte sua le aspirazioni, le delusioni e i problemi di salute, senza mai farci mancare, la sua presenza spirituale di conforto e sostegno, anche nella lontananza.

Viene trasferito a Roma, al Pisai, e ogni anno, con diversi amici, organizzavamo una spedizione romana di qualche giorno.

Prima della partenza era d’obbligo sentire la mamma e le sorelle perché immancabilmente avevano qualche cosa da portargli. Inoltre venivano aggiunti salami, formaggi e altri generi locali: servivano, a suo dire, per tentare di far cambiare il solito menù in vigore tra i confratelli, affinché si rendessero conto come i cibi di uno sperduto paesino della bassa bergamasca rappresentassero una seconda terra promessa, dopo l’Africa s’intende.

Come dimenticare le passeggiate romane, diurne e notturne, le discussione nelle trattorie di Trastevere, le sue spiegazioni sui palazzi nobili romani, le celebrazioni religiose in S.Maria in Trastevere, situata vicino alla sua abitazione al Pisai.

Già, il Pisai, ci passavamo le giornate nella biblioteca con le sue spiegazioni sulla lingua araba e sul terrazzo dove coltivava una serie di piante e fiori, senza rivelarci i trucchi della coltivazione. Che facevano l’invidia delle suorine che abitavano nel palazzo a fianco e che tentavano di carpire i suoi segreti.

Infine Tunisi, una scelta difficile, ma adottata con il suo spiriti, e senza indugio, già con un programma di lavoro duro e pesante per ridare valore ad una istituzione, l’IBLA, che necessitava del suo intervento, fino alla fine della sua corsa terrena.

La nostra corsa sta continuando ma siamo tutti certi che Gian Battista è sempre vicino, per renderci centuplicato quel poco che gli abbiamo dato.

F.Tadini

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Un pensiero riguardo “Ricordando P. Gian Battista Maffi (F. Tadini)

    Alessandro ha detto:
    20 aprile 2010 alle 3:17 pm

    Chi va in Paradiso non muore, non muore mai. Vive sempre in noi, in un altra dimensione, quella della Fede!

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