Il Pane che sazia

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Il Pane che sazia
di Roberto Seregni.

Venerdi 4 Giugno 2010.

Il Rabbì di Nazareth e i dodici sono stanchi, si prendono un tempo di riposo e si ritirano nel deserto. Ma la folla li raggiunge anche lì. Gesù non si tira indietro. Il desiderio di annunciare il Regno e di guarire gli ammalati viene prima di ogni cosa.

Ormai è sera, il giorno comincia a declinare e i dodici si preoccupano per la folla.

“Che Gesù li faccia mettere in cammino, troveranno un alloggio e del cibo.”

Ma il maestro li (ri)chiama a giocarsi in prima persona: “Dategli voi stessi da mangiare”. I discepoli ribattono: hanno solo cinque pani e due pesci, un pranzo per due persone e poco più. Tutto quello che hanno è lì, a meno di andare a comprare qualcosa. I discepoli sono generosi. Svuotano le loro bisacce e i loro portafogli, non si fanno intimorire dalla folla così numerosa.

Il loro problema non è la generosità; di questa, a quanto pare, ne hanno in abbondanza.

Quello gli manca – e che forse manca pure a noi – è la logica del Regno. Non si tratta di comprare o acquistare un pane che sazia lo stomaco, ma di lasciarci appassionare in una logica di condivisione totale, che coinvolge tutta la mia persona e la mia storia.

Vorrei far notare che in nessun Vangelo compare il verbo “moltiplicare”, eppure questo brano di Luca e quelli degli altri evangelisti, vengono comunemente identificati come “miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci”.

Che si tratti di miracolo non c’è dubbio. Ma qui il vero miracolo non è il moltiplicare, ma il donare e il condividere. Il pane offerto da Gesù non è frutto di moltiplicazione, ma di donazione e di espropriazione.

E’ un pane lievitato d’amore e cotto di passione.

E’ l’Eucarestia che oggi la Chiesa ci invita a mettere al centro della nostra riflessione.

E’ il nutrimento del discepolo che non si accontenta del fast-food delle grandi distribuzioni che saziano di promesse vuote e deludenti.

E’ la sfida della comunità cristiana che riceve in dono ciò che è e ciò a cui deve tendere con coraggio e un pizzico di follia.

Molte delle nostre comunità celebreranno la processione del “Corpus Domini”. Lasciamo che Gesù percorra nuovamente le strade dove vivono e soffrono i suoi discepoli, lasciamo che il Maestro attraversi i vicoli delle nostre quotidianità e che apra in noi nuovi sentieri di speranza.

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2 pensieri riguardo “Il Pane che sazia

    Marta ha detto:
    6 giugno 2010 alle 4:43 pm

    Sì, è vero è la domenica della condivisione, del dare tutto per quanto poco sia.
    E’ il Vangelo che, calato nel personale e nel singolo, è identico a quella della vedova con la sua povera offerta al Tempio: povera, ma che era l’essenziale per lei, era tutto.

    Direi che il miracolo che “si vede” e che attira tutta la nostra attenzione su Gesù che “moltiplica” il pane è solo secondario o meglio è una giusta risposta divina ad altri miracoli veramente grossi che si sono verificati prima di questo e parlo
    1) della folla che ha dato tutta sé stessa, privandosi di tutto il necessario e addirittura non pensandoci. una folla che ha donato tutto a Gesù, alla Sua parola così saziante che la gente non isi rendeva conto di aver fame, non si rendeva conto del fatto che stava diventando sera … Non si rendeva conto perchè era entrata nella logica del dare tutto, la logica divina
    2) del legittimo proprietario di questi pochi pani e pochi pesci che aavrebbe potuto tenere tutto per sé ed al massimo condividerlo con i pochi vicino a lui, poteva condividerlo o darlo da mangiare a Gesù ed agli apostoli. Invece lo ha donato tutto fidandosi di Gesù ben sapendo che quel pane avrebbe avuto una destinazione spoporzionata alla sua quantità
    3) degli apostoli che avevano gli occhi puntati sulla folla, il cuore di Dio puntati sulla folla, un cuore che già era fasciato dallo Spirito Santo. Forse anche loro non avevano nulla per sé, ma ciò che li preoccupava era quella tanta gente che non aveva nulla, magari gente malata e sofferente. E cosa hanno fatto? Sono andati a chiedere a Gesù il minimo (quelli di lasciarli andare) anche se sapevano che la folla non se ne sarebbe andata neppure sotto i morsi della fame; sono andati a chiedere a Gesù il minimo con nel cuore la speranza e la preghiera del massimo. Solo Gesù poteva risolvere questa situazione e necessità NON non richiesta dalla folla.
    Inoltre, gli apostoli in questo frangente hanno – sotto un certo aspetto – lo stesso stile di Maria che ha avvertito una necessità prima del suo verificarsi ed ha chiesto (anche un po’ imposto) a Gesù un intervento, qualsiasi intervento per amore in qualsiasi modo.

    Il miracolo di Gesù è stato il riconoscimento di altri miracoli che sono nati nel cuore delle persone presenti, così rari, così poco rispettosi dell’istinto di sopravvivenza. Un miracolo che Gesù HA TIRATO FUORI con le Sue parole dette poco prima.
    Tutto quanto no scritto è una cosa che ho – per istinto sempre saputo – ma che non ho mai sentito – come questa mattina – in un’omelia.

    Come ho finalmente sentito ciò che davvero significa
    “fate questo in memoria di me”
    agganciato al
    “date loro voi stessi da mangiare”
    che non significa certo, distribuite il cibo, ma DISTRIBUITEVI COME CIBO, SIATE VOI STESSI IL LORO CIBO COME IO LO SONO STATO E LO SONO TUTT’ORA.

    E siate cibo dentro quel terribile “nella notte in cui fu tradito”, continuate ad essere dono anche per chi tradisce, dentro il tradimento, siate cibo al di là di tutto e niente e nessuno vi faccia ritirare il dono che – comunque sia – vi è stato donato gratuitamente.

    Questa “teoria” divina dirla o scriverla è bella e quasi eroica, ma qualcuno ha provato il sapore il sapore di questi chiodi di dare al traditore, continuare a dare con una gran tentazione di ritirare tutto?
    Qualcuno ha mai sentito questa duplice tentazione a cui corrisponde una Triplice (perchè viene da tutta la Trinità) forza di continuare sulla strada di dare e donare tutto?
    Se sì, allora sa di cosa sto parlando.

    La logica del dono è logica di Dio è (teo)logica e non (geo)logica, ma dentro ad un rispetto umano che è (bio)logica perchè la “fame” è (bio)logica.

    segreteria parrocchiale ha detto:
    6 giugno 2010 alle 7:12 pm

    Pensavo alla riflesione di don Roberto, stamane, quando, dopo la messa, ho portato l’Eucaristia sul Sagrato,
    accolto dalla fede della mia piccola Comunità,
    che sta aumentando con la prsenza di molti cristiani,
    che vengono da paesi vicini.
    Un scena evanelica, una grande occasione per ricordare che Gesù mantiene le sue promesse:” sarò con voi tutti i giorni”.
    Alla fine anch’i ho detto loro :” ora andate a casa e tracciate ovunque sentieri di spernza, perchè con voi Lui c’è sempre”.

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