L’uomo: il libro più misterioso

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L’uomo: il libro più misterioso

di Giuseppe Cremascoli

7 giugno 2010

La cultura – o meglio, la possibilità di accedervi – aumenta sempre più, e a molti è dato di conoscere le grandi opere del pensiero e della poesia o quanto si è creato, nel corso dei secoli, nella musica o nelle varie forme dell’arte. Eppure – a ben riflettere – il libro più denso di mistero e di fascino resta sempre l’uomo, intrico senza limiti di aneliti e di errori, di grazia e di peccato. Possiamo tornare così, col pensiero, allo sterminato numero di volti incontrati nei luoghi della nostra vita. Ogni sguardo, vivido o spento, ha sempre, dietro di sé, una vicenda inconfondibile, segnata da luci e da ombre, degna, in ogni caso, di attenzione e d’amore più di quanto si possa trovare nelle testimonianze della cultura. Queste, infatti, possono essere anche mirabili, ma, in realtà, hanno la funzione di copia, di artificio – pur sublime – rispetto alla verità della natura.

Sono raggiunto da questi fantasmi dell’intelletto soprattutto stando in treno, ove ormai la gente, specialmente nei lunghi viaggi, sceglie di rimanere in silenzio, mostrando spesso, però, di rincorrere pensieri di cui, nelle movenze o negli sguardi, fanno capolino le tracce. Mi ha colpito – fra moltissime altre – la scena di una madre in viaggio con molti bagagli e due bimbi, che si rivolgevano a lei ogni tanto ma quasi senza ottenere risposta. I passeggeri non erano molti e regnava, nella carrozza, un assoluto silenzio. La giovane madre stava immobile, con lo sguardo triste e perduto, sotto il peso di chissà quali ricordi o eventi. Tutto, ovviamente, era destinato ad avere su di sé il manto del più fitto mistero, ma come non avvertire, ancora una volta, i tratti caratteristici di tante vicende umane, segnate dallo smarrimento e dal dolore, forse dall’infrangersi dei sogni più amati?

In un’altra circostanza, su un traballante treno di provincia, mi trovai di fronte a un giovane di colore che, curiosamente, portava un paio di guanti di rozza fattura, mostrando, però, di tenerli con impegno e con amore. Accortosi – suppongo – che li notavo, mi disse a un certo punto del viaggio: «Me li ha dati mia madre, prima della mia partenza, dicendomi: dove andrai, fa molto freddo». Lo sguardo del giovane si portava lontano e non era possibile non cogliere, nel lampo degli occhi, l’intensità degli affetti che sono sempre i più vivi nell’anima.

Divertente mi risultò invece la scena creata da quattro persone – un uomo e tre donne – salite su un treno con l’aria tipica dei pendolari impegnati in viaggi relativamente brevi, ove si sta vicini nei posti a sedere, sentendosi anche quasi costretti ad avere qualcosa da dire. Tra i quattro teneva banco l’uomo, impegnato con tutte le forze a dare di sé l’immagine di un individuo sicuro, capace e, soprattutto, intelligente e colto. Parlava con enfasi e strisciando sulla erre, mostrandosi sicuro di essere irresistibile nei confronti delle tre ascoltatrici. Condannate all’ascolto per non so quale motivo, le tre sventurate non rispondevano né sì né no, e restavano in atteggiamento di totale passività.

Queste e simili vicende (se ne potrebbero narrare a migliaia) mostrano quanto c’è di doloroso o di patetico nella condizione umana, segnata da sofferenze misteriose e sottili o da debolezze comiche e disarmanti. È tutto? Non posso crederlo e mi sento irresistibilmente condotto sulle vie della fede nel compiersi di un mistero nel quale le piccole e le grandi cose umane sono solo una trafila di episodi e di tappe. Il traguardo sarà la creazione giunta al culmine della sua pienezza, nel regno senza lutto e senza pianto. Per ogni creatura di Dio e per ogni vicenda della storia si sarà, allora, al consummatum est.

Giuseppe Cremascoli

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Un pensiero riguardo “L’uomo: il libro più misterioso

    segreteria parrocchiale ha detto:
    8 giugno 2010 alle 9:16 pm

    Caro professore,
    mi sono divertito, leggendo questo tuo pezzo, da dove risulta che anche un profondo studioso dei testi medioevali ed un fecondo scrittore di quasi 500 pubblicazioni piò essere un sagace lettore dei volti umani, incontrati furtivamente sui treni.
    Complimenti !
    Credo che anche in sociologia avresti avuto grandi soddisfazioni.

    archim.Virginio

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